Larry Bond e Patrick Larkin.

FENICE ROSSA.

Parte 2.

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Titolo originale: Red Phoenix. 1989.
Traduzione di: Riccardo Valla.
1990 Interno Giallo, Milano.
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Scansionato by il BIlo.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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34. Il guado.
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31 dicembre. Sulla riva sud del fiume Han.
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McLaren mise a fuoco il binocolo sulla sponda opposta del fiume e tese l'orecchio alla cadenza delle cannonate. Cambiava: dalle retrovie si dirigeva verso il fiume, e aumentava d'intensit a mano a mano che l'artiglieria pesante si univa al fuoco. Annu tra s. Il suo istinto aveva avuto ragione. I nordcoreani cercavano di attraversare in fretta il fiume Han, senza un fuoco di sbarramento preparatorio.
Guard Hansen, disteso sulla neve accanto a lui. - Doug, assicurati che tutti i comandi siano pronti. Ormai, da un minuto all'altro ci sar l'attacco.
Con un cenno d'assenso, Hansen si diresse verso l'M577 del comando, nascosto dietro un filare di alberi. Dopo qualche minuto ritorn sulla neve accanto a lui.
- Tutti sono pronti, generale. - S'interruppe e si abbass; un proiettile fischi sopra di loro ed esplose a duecento metri di distanza. Quando torn a sollevare la testa, McLaren gli vide aggrottare la fronte e dire: - Senta, generale. Rimanere quaggi  una pazzia. Qui, lei non pu fare altro... tranne che farsi uccidere, naturalmente.
McLaren sapeva che l'aiutante di campo aveva ragione. Lui doveva comandare un esercito, e non poteva farlo in mezzo alle cannonate dei nordcoreani. Ma qualcosa gli imponeva di restare. Era stufo di veder spostare puntine da disegno su una carta geografica. Era diventata una cosa troppo clinica, lo allontanava eccessivamente dalla realt.
Era venuto a vedere la battaglia per condividere le sensazioni dei suoi uomini. E McLaren era convinto di avere bisogno di quelle sensazioni. Altrimenti, come avrebbe potuto valutare realisticamente se le varie unit erano in grado di obbedire ai suoi ordini? Una cosa erano le valutazioni date dallo stato maggiore, prima dell'inizio del conflitto, all'effetto del fuoco dell'artiglieria pesante sul morale e sulla coesione delle unit. Sentir arrivare i proiettili, vedere le esplosioni e assistere all'orribile carneficina era una cosa del tutto diversa. I suoi tre anni in Vietnam non l'avevano affatto preparato alla terribile realt di una guerra di trincea. In Vietnam i combattimenti erano stati di genere completamente diverso.
Karrump. Karrump. Karrump. I proiettili colpivano il ghiaccio sulla sponda del fiume, sollevavano nubi di fumo grigio che venivano presto portate via dal vento gelido. I nordcoreani cercavano di creare una cortina fumogena dietro cui nascondere la loro forza d'assalto.
Ma avevano avuto sfortuna con il vento. Era abbastanza teso da portare via qualsiasi cortina. McLaren continu a puntare il binocolo in direzione della riva di fronte a lui, in attesa che il vento aprisse un varco in mezzo al fumo dall'odore acre.
Eccoli. Veicoli tozzi, che nella forma ricordavano un battello, cominciarono a discendere l'argine per entrare nell'Han. Si mossero in fretta nel fiume, spinti dai doppi getti d'acqua azionati dal motore. Erano dei BTR-60: trasporti truppe anfibi, a ruote, con capacit di portare fino a sedici soldati. Poi svanirono dietro una nuova salva di proiettili fumogeni.
McLaren non era riuscito a contarli esattamente, ma se i nordcoreani seguivano la dottrina sovietica come avevano fatto fino a quel momento, nel fiume ci doveva essere almeno un battaglione di veicoli corazzati, che si dirigeva verso la sua posizione. Altri battaglioni nordcoreani stavano senza dubbio attaccando altre zone lungo lo Han: tutti alla ricerca del punto debole.
McLaren sorrise tra s, senza allegria. Se i nordcoreani avessero attraversato il fiume, si sarebbero accorti presto che la linea difensiva americana era debole sull'intera lunghezza. In alcuni settori, semplici battaglioni difendevano fronti che i teorici dello stato maggiore avrebbero giudicato troppo vasti perfino per una brigata. E questo significava che le sue forze non potevano permettersi di perdere la battaglia dello Han. Ogni assalto nemico doveva essere ricacciato nel fiume prima che i nordcoreani posassero ponti di barche su cui far passare i loro carri.
Scosse la testa. Se i suoi uomini fossero riusciti a fermare quell'attacco nordcoreano, lui avrebbe avuto un giorno in pi per rafforzare le sue difese e per schierare i rinforzi che arrivavano di ora in ora dagli Stati Uniti e dalle riserve sudcoreane.
Il rombo di motori proveniente dal fiume si poteva adesso sentire bene, in mezzo al rumore delle cannonate. McLaren si sollev in ginocchio, per esaminare le trincee della sua prima linea di difesa, dove erano nascoste le squadre dei Dragon e i soldati che le proteggevano. I Dragon avevano il mirino agli infrarossi, e potevano vedere chiaramente attraverso lo schermo di fumo nordcoreano. Sarebbero stati i lanciarazzi a respingere la forza d'assalto nordcoreana, mentre i suoi carri M-48 e M-60 sarebbero rimasti nascosti.
Trascorsero alcuni secondi. Su, su, sparate. Non lasciateli avvicinare troppo. La gittata utile dei Dragon cominciava dopo i trecento metri. McLaren si impose di pazientare. Doveva fidarsi dei comandanti di fanteria nascosti sotto di lui: conoscevano il loro mestiere.
Alla sua destra, una squadra spar improvvisamente verso un bersaglio invisibile, nascosto in mezzo al fumo. McLaren segu la scia e vide la parete grigia riempirsi per un attimo di un bagliore arancione. Colpito! Poi spar un altro Dragon. E un terzo. Da quel momento in poi, i razzi si susseguirono troppo velocemente perch lui li potesse guardare tutti.
Nella cortina fumogena si apr uno squarcio, e McLaren vide i resti della forza d'assalto nordcoreana. Tre BTR-60 galleggiavano nell'acqua, morti, e la corrente li trascinava via in fretta. Un altro si gir su se stesso e fin sott'acqua; le fiamme che lo avvolgevano si spensero in un sibilo di vapore. Un'increspatura sulla superficie segnava la tomba di altri APC. I superstiti cercarono invano di nuotare nell'acqua gelida, ma dopo qualche istante furono inghiottiti dal fiume, sopraffatti dal freddo e dal peso del loro equipaggiamento. Solo pochi BTR continuarono ad avanzare, avvicinandosi sempre pi alla riva.
Il primo veicolo nordcoreano usc rombando dall'acqua ed esplose, centrato dal proiettile di un M-60. Altri vennero colpiti e distrutti mentre ancora erano nel fiume. Fu un massacro. La corazza dei BTR era fatta per resistere al fuoco delle mitragliatrici, non per le cannonate dei carri armati... e infatti non riusc a resistere.
McLaren si sedette a guardare l'ultimo BTR-60, che bruciava sull'argine, mentre Hansen gli comunicava il risultato degli altri attacchi. Da ogni posizione veniva riferito un esito analogo. L'affrettato assalto dei nordcoreani era fallito. Ora avrebbero dovuto perdere tempo prezioso per radunare l'artiglieria pesante e i mezzi corazzati, prima di essere in grado di compiere un nuovo tentativo.
McLaren aveva ottenuto il giorno che gli serviva.
Sulla riva settentrionale del fiume Han
Il colonnello generale Cho abbass lentamente il binocolo. Il 27 Fanteria meccanizzata era stato uno dei suoi migliori battaglioni. Si gir a fissare il suo vice, che ora comandava il Secondo corpo d'armata appartenuto in precedenza a lui. - Temo che la cortina fumogena sia stata un errore.
Il tenente generale Chyong s'impose l'impassibilit e annu. - Sono d'accordo. Il fumo non ha ostacolato il puntamento dei missili nemici. Invece, ha impedito ai nostri carri e alle nostra artiglieria di fornire un sufficiente appoggio.
I due uomini si voltarono e scesero dalla collina, dirigendosi ai veicoli di comando che li attendevano. Non badarono alle ambulanze che passavano davanti a loro, piene di uomini massacrati nell'attacco fallito. La morte e le ferite erano la moneta contante della guerra, e n Cho n Chyong sapevano come evitarle.
- Sai che gli americani approfitteranno della sosta per rafforzare le loro difese.
- Certamente.
- Pyongyang vorr un completo rapporto su questa interruzione dell'offensiva. Posso assicurare lo stato maggiore e l'Amata Guida che il tuo prossimo attacco avr successo?
Chyong non esit. - S. - Poi, nell'accorgersi che Cho inarcava le sopracciglia, prosegu: - Con ventiquattr'ore per schierarsi e per colpire il bersaglio, la mia artiglieria pesante dovrebbe essere in grado di fare a pezzi le difese avanzate del nemico. Inoltre non ripeteremo l'errore di oggi. La prossima volta, non ci sar alcuno schermo fumogeno ad accecarci. Le squadre d'assalto avanzeranno con la copertura del fuoco dei nostri carri e delle nostre squadre missilistiche.
Cho annu, soddisfatto. - Eccellente. Informer Pyongyang della tua sicurezza.
Chyong sollev una mano. - C' ancora una cosa, per.
- S?
- Gli americani manderanno i loro aerei ad attaccare le mie unit del genio pontieri. Ho concentrato tutti i SAM e le batterie contraeree mobili per proteggerli, ma potrebbero non essere sufficienti. Sarebbe utile che la nostra aviazione ci desse una mano in questa battaglia.
Cho annu, questa volta pi lentamente. Chyang aveva ragione. In quel momento cruciale della campagna militare, una copertura aerea era pi importante che mai. E, fino a quel momento, i MiG nordcoreani erano ben lontani dal successo sperato. Abbattevano molti aerei degli americani e dei loro alleati del Sud, ma soprattutto le loro perdite erano enormi.
Fortunatamente, si cominciava a rimediare alle insufficienze dell'aviazione. Almeno, questo aveva promesso Pyongyang, negli ultimi dispacci al QG sul campo. Nel raggiungere il suo veicolo di comando, guard Chyong. - Far quel che potr, compagno. Di pi non posso prometterti.
Chyong sorrise e rispose in tono grave: - Di pi non posso chiederti.
Gir per un istante la testa verso gli ultimi fili di fumo portati via dal vento e poi salut. - Benissimo. Concedimi ventiquattr'ore per prepararmi e ti dar una salda testa di ponte sull'altra riva dell'Han.
Cho osserv un raggio di sole che si rifletteva sui gradi del suo subordinato. Per il proprio bene, si augur che la fiducia di Chyong fosse ben riposta. Di giorno in giorno, era sempre pi probabile che gli americani fiutassero la trappola in cui voleva farli cadere. Cho sapeva anche che ogni giorno che passava senza significative conquiste territoriali era considerato un giorno negativo da Kim Jong-Il. Era davvero una sfortuna che il concetto di successo militare dell'Amata Guida fosse cos ristretto. Una sfortuna, ma era troppo tardi per rimediare.
Cho restitu il saluto a Chyong e poi risal sul suo veicolo di comando per ritornare al quartier generale. Aveva altro lavoro, prima della riunione serale dello stato maggiore.
Base aerea di Koksan, Corea del Nord
Il colonnello Sergei Ivanovic Borodin sal con passo sicuro sul palco, e studi per un istante l'umore dei piloti della squadriglia. Quel che lesse nei loro occhi gli piacque: attesa, ansia, decisione. I nordcoreani non erano certo i migliori piloti da lui comandanti, ma erano insuperabili nella capacit di accettare le perdite senza perdersi d'animo. E adesso lui poteva dargli qualcosa che valeva il loro coraggio.
Si port al centro del palco e rimase in silenzio per un istante, consapevole di essere guardato da tutti. Infine sollev una mano e rivolse un segno ai cinque tecnici degli armamenti, che attendevano dietro le quinte e che vennero avanti, spingendo un carrello occupato da una singola cassa di legno, stretta e lunga.
Borodin attese che si spegnessero i mormorii della squadriglia. Poi prese la parola: - Compagni! Vi porto l'arma che ci aiuter a vincere la battaglia per il dominio dell'aria. Ci fa lei l'onore, capitano Kutusov?
Il tecnico di grado pi alto gli rivolse un cenno affermativo e si chin a sganciare la base della cassa; poi gli altri quattro armieri sollevarono il coperchio e tutti poterono vedere l'oggetto che vi era contenuto.
Il missile aria-aria era lungo due metri e pesava circa sessanta chilogrammi. Le quattro alette posteriori a delta gli davano la massima manovrabilit, cui contribuivano anche le quattro pinne rettangolari posizionate attorno alla testata a infrarossi.
Borodin si lasci trasportare dal proprio entusiasmo per l'arma. - Compagni, questo  l'AA-11, uno tra i pi perfezionati missili a guida termica! Ha un campo di ricerca frontale di otto chilometri, e un campo di ricerca posteriore di cinque. Non dovrete limitarvi a un attacco dalla parte della coda. Con questo razzo montato sul vostro aereo, avrete un'arma uguale al Sidewinder americano!
Borodin s'interruppe, e vide pian piano comparire sul volto di ciascun pilota un sorriso da squalo. Finora erano dovuti rimanere ad assistere senza poter fare niente, mentre i missili americani - capaci di colpire da ogni direzione - abbattevano i loro compagni. Ora, tutto questo sarebbe cambiato. Anche loro avrebbero avuto un'arma con una testata di guida talmente sensibile da dirigersi sul calore emesso dalla parte anteriore dell'aereo nemico. Nei duelli fronte a fronte non avrebbero pi dovuto fare solo da bersaglio.
Borodin ricambi il loro sorriso. - La prima partita di questi missili  arrivata dall'Unione Sovietica, compagni. Li porteremo nella nostra prossima missione!
Lasci il palco mentre il suo assistente nordcoreano procedeva a illustrare alle squadriglie le nuove tattiche da loro studiate per mettere a frutto la capacit dei nuovi missili. Mentre il nordcoreano parlava, Borodin pesc nella tuta di volo un piccolo notes e fin di stendere un breve rapporto sulla sua ultima azione. Con l'F-5E sudcoreano da lui abbattuto quella mattina, il suo punteggio era salito a quattro: due F-5, un F-16 americano e un F-4 Phantom. Ancora uno e sarebbe diventato un asso: uno dei pochissimi entrati nella graduatoria dopo la Grande guerra patriottica. Il pensiero dest un nuovo sorriso sulle labbra del pilota russo.
I gennaio. Capo Red Dog, sul Mar Giallo
Il capitano Kerwin Bouchard - "Corky" - della marina americana osserv il cielo attorno al suo F-14A Tomcat, contando gli aerei che decollavano dalla Nimitz e dalla Constellation e che orbitavano a otto chilometri dalle portaerei. Scosse la testa, meravigliato, nel vedere quanti aeroplani riempissero lo spazio aereo circostante. Dodici F-14 Tomcat e dieci F-18A Hornet come scorta. Dodici F-18 con missili antiradar Harm da usare contro i SAM e contro i sistemi di controllo del puntamento della contraerea nordcoreana. Altri otto Hornet per eliminare le batterie contraeree fisse, armati di file di razzi e di bombe a grappolo. Infine la forza d'attacco vera e propria, composta di ventidue A-7E Corsair e da diciotto A-6E Intruder. Tutti accompagnati da quattro EA-6B Prowler per la difesa elettronica. Sulla formazione volavano anche quattro tozzi aerei cisterna KA-6D, che rifornivano di carburante i velivoli partiti per primi. Infine, per controllare la battaglia, si era levato in volo un E-2C Hawkeye.
Novanta aerei ammassati per un singolo attacco contro i pontieri nordcoreani che si dirigevano verso il fiume Han. Ci sarebbe stato tempo solo per quell'unico, mastodontico assalto. I satelliti meteorologici americani in orbita geostazionaria avevano avvistato un fronte di perturbazione che scendeva dalla Siberia, portando vento forte e neve che avrebbero bloccato le operazioni aeree finch il cielo non si fosse schiarito.
- Capo Red Dog e Capo Duster, qui Roundup. Procedete. - Dalla cuffia, Bouchard sent la voce del controllore dell'attacco.
Fece scattare due volte il microfono per dare il Ricevuto e fece oscillare le ali del Tomcat per dare il segnale al resto della scorta. Poi vir a destra, dirigendosi a 450 nodi verso la costa della Corea, a 240 chilometri di distanza da loro. Gli F-18 scesero leggermente di quota e si portarono avanti, mentre i suoi F-14 rimasero alla stessa altezza. Due Prowler li seguirono, pronti a disturbare i radar e i missili radar nemici se fossero apparsi dei MiG a contendere loro il dominio dell'aria.
- Corky, continuo ad avere sullo schermo quel maledetto Mainstay. Anche con le interferenze, ci deve avere visto. - Il tenente Mike Esteban, suo intercettatore radar, pareva irritato.
La frustrazione di Esteban era comprensibile. Da ore l'aereo Awacs sovietico continuava a tenersi con arroganza ai limiti esterni della zona dichiarata di esclusione, scortato da un paio di caccia Su-27 Flanker venuti dalla base di Vladivostok. Le due portaerei americane sapevano che i dati raccolti dall'Il-76 convertito venivano immediatamente passati ai nordcoreani, ma non potevano farci niente, a parte assegnare un paio di Tomcat come scorta al Prowler che cercava di disturbare il potente radar del Mainstay. La cosa era gi spiacevole, ma, come se non bastasse, i sovietici avevano in volo anche un Tu-16 Badger F. Quest'ultimo era un aereo per lo spionaggio elettronico capace di raccogliere ogni segnale emesso dalla task force.
Bouchard fece scattare il microfono dell'intercom. - S. Gi,  uno schifo. Tieni gli occhi aperti. Quelli della porta accanto verranno a bussare da un momento all'altro, ormai.
A bordo del Mainstay, sul Mar Giallo
Il quadrimotore Ilyushin-76TD descrisse un altro leggero arco, volando a dodicimila metri, per mettersi sulla rotta che gli permetteva di mantenere fissa la distanza dalla task force. Quando l'Awacs s'inclin, il grande disco radar montato orizzontalmente sulla fusoliera riflett la luce del sole, e uno dei piloti dei Su-27 che lo scortavano dovette distogliere lo sguardo, abbagliato dal riflesso.
Invece, all'interno della cabina principale per il controllo aereo del Mainstay, nulla veniva a disturbare il buio.
- Le interferenze americane diminuiscono notevolmente l'efficienza dei nostri sistemi, compagno colonnello, ma abbiamo un contatto con pi di novanta aerei. Tutti diretti verso la costa. Si tratta chiaramente della manovra che aspettavamo.
Il colonnello Lushev aggrott la fronte, nell'udire il tono impertinente di Kornilov, ma si affrett a rimangiarsi la secca risposta che stava gi per dargli. Il tenente era senza dubbio il miglior operatore radar a bordo, e grazie a quest'abilit occorreva tollerare il suo comportamento poco ortodosso. Il colonnello si curv sullo schermo radar che aveva davanti a s, e cerc di interpretare le macchie verdi e i pennelli esplorativi rotanti che vi si scorgevano. Non riusc a farlo e fu costretto a scuotere la testa, perplesso. Davvero, quel Kornilov aveva un'abilit notevole.
Lushev gir il seggiolino verso l'addetto radio dell'aeroplano. - Trasmetti immediatamente l'informazione a Pyongyang. - Sperava che i piccoli musi gialli ne facessero buon uso. Gli americani avevano da tempo bisogno di una lezione.
Torn a osservare lo schermo radar, e sent di nuovo il desiderio di una buona sigaretta. Ma la strumentazione elettronica del Mainstay era troppo delicata per sopportare un ambiente saturo di fumo. Lui si sarebbe dovuto tenere la voglia fino al ritorno a Vladivostok.
Capo Red Dog
Bouchard sentiva aumentare la tensione, quasi tangibilmente. Erano a cento chilometri dalla costa e si avvicinavano rapidamente a essa. L'obiettivo era a soli venticinque chilometri all'interno e perci i nordcoreani sarebbero arrivati entro breve tempo. Si guard attorno. Gli altri undici Tomcat erano in formazione perfetta. Il sole scintill sui tettucci sotto di lui. Anche gli F-18 erano al loro posto.
- Red Dog, qui Roundup. - Bouchard s'irrigid nell'udire la voce del controllore. - Nemici multipli a 310, cento chilometri, livello quaranta. Chiudo. - Il radar dell'E-2C aveva scoperto una squadriglia aerea uscita dai monti della Corea.
Bouchard inser il microfono. Chiaramente, i nordcoreani conoscevano con esattezza la loro posizione. Inutile rimanere nascosti. - Volo Red Dog, qui Capo Red Dog. Accendete e facciamoli fuori.
I suoi F-14 avrebbero acceso il radar per colpire il nemico alla massima distanza con i missili AIM-54C Phoenix. Gli F-18, invece, avrebbero continuato a tenere spento il radar, e Bouchard si augurava che potessero avvicinarsi senza farsi avvistare dai nordcoreani.
Dietro di lui, Esteban azion gli interruttori che attivavano il radar AWG-9 del Tomcat e si curv sullo schermo. - Corky, vedo due gruppi di nemici. Ventidue nel primo, e venti in quello dietro, a quindici chilometri.
- Ricevuto. Agganciane due del primo gruppo. - Bouchard spinse il pollice verso il pulsante di comando dei missili. Ogni Tomcat del gruppo di scorta portava due Phoenix per una simile evenienza.
- Eseguito.
A bordo del Badger, sul Mar Giallo
I due turboreattori del Badger continuavano a ronzare da diverse ore, e alcuni uomini, nella cabina di pilotaggio, erano caduti in una sorta di sonnolenza dovuta sia alla noia, sia alla stanchezza. C'era poco da vedere. Solo qualche nube nel cielo intensamente turchino. E i due F-14 che non li lasciavano mai. L'equipaggio del Badger conosceva gi quegli aerei americani. I Tomcat non si staccavano mai da loro, quando il bombardiere convertito si trovava nei pressi di una portaerei americana per una missione.
Viceversa, nessuno degli interpreti di segnali seduti alle consolle stipate nella fusoliera del Badger era minimamente annoiato. Un'occasione come quella capitava una volta sola, nella carriera di un uomo. Erano indaffarati a intercettare e a registrare ogni emissione elettromagnetica degli americani. Fasci radar. Trasmissioni radio. Tutto. Guardare due portaerei americane da cui partiva una vera missione di guerra era stato estremamente istruttivo.
All'improvviso il capotecnico smise di battere con le dita sulla consolle e si rizz a sedere. - Compagno maggiore! Ho raccolto segnali di guida di missili americani! Missili Phoenix diretti contro i nostri caccia!
Il maggiore era un uomo intelligente: non perse tempo a seguire la gerarchia. Balz lui stesso alla radio.
Capo Fulcrum, sulla Corea del Nord
Borodin sent il suono caratteristico del radar del missile americano che passava sul suo MiG-29 e sorrise. Il suo piano cominciava a funzionare. Aveva schierato due squadriglie di MiG-21 davanti ai suoi MiG-29, sperando che gli americani sprecassero i missili a lunga gittata sugli aeroplani pi vecchi e meno efficienti. Era dura per i piloti dei MiG-21, ma chi se ne frega. Mica erano russi.
- Capo Fulcrum, qui Badger Quattro! Missili in avvicinamento!
Borodin fece scattare il microfono e poi cambi frequenza. - Capo Fishbed, qui  Capo Fulcrum. Settore Rosso! - Comunic la frase in codice che avvertiva i MiG-21 del pericolo. Nello stesso tempo diede alimentazione al MiG-29, per avvicinarsi al primo gruppo. Gli altri Fulcrum lo seguirono, a una velocit prossima ai seicento nodi.
Intendevano mescolarsi ai superstiti del primo gruppo, una volta giunti a portata di missile radar dalla scorta americana.
Capo Fishbed, sulla costa nordcoreana
Il colonnello nordcoreano che guidava le squadriglie dei MiG-21 osservava con attenzione il cielo quasi privo di nuvole, cercando disperatamente qualche segno dei Phoenix in avvicinamento. Con una velocit massima di 3800 chilometri/ora, il missile avrebbe raggiunto il suo aereo entro novanta secondi dalla partenza.
Eccoli. Vide le scie sullo sfondo turchino, e nello stesso istante il suo ricevitore radar emise un acuto beep-beep-beep. Almeno uno dei missili si era agganciato sul suo caccia.
- A tutti gli aerei! Azione evasiva, subito! - Il colonnello fece bruscamente innalzare il MiG-21 a sinistra, con una manovra a sette gravit, mettendo in pratica la teoria dei sovietici. Questi affermavano che con una rapida manovra ascensionale si potevano sconfiggere i Phoenix. I ventuno aerei da lui comandati s'impennarono a destra o a sinistra per evadere i razzi nemici.
Gran parte degli aerei riusc a farlo. LAIM-54C Phoenix era stato costruito per abbattere lenti bombardieri, non agili aerei da caccia. Il suo motore di potenza incredibile gli dava una gittata e una velocit tremende, ma in poco tempo si esauriva. Di conseguenza, al missile mancava a volte lo scatto occorrente per seguire un aereo da caccia in salita.
La teoria, comunque, valeva finch valeva, e sei piloti non furono abbastanza svelti o abbastanza fortunati. Morirono quando i missili colpirono il bersaglio.
Capo Red Dog
- Capo Red Dog, qui Roundup. Eliminati sei nemici. - Bouchard scosse la testa, con irritazione. Aveva sperato che i Phoenix riuscissero ad abbatterne di pi. Davanti a loro c'erano ancora trentasei aerei nemici, che adesso erano ancor pi vicini. Avrebbe dovuto far entrare in gioco gli F-18 prima del previsto.
Da dietro di lui, Esteban lo chiam: - Corky, il gruppo alla retroguardia si unisce a quello della prima linea. Adesso la distanza  di settanta chilometri. Velocit di avvicinamento mille nodi. - I due gruppi di aerei si stavano avvicinando a una velocit incredibile: ogni minuto, la loro distanza diminuiva di quasi diciassette miglia nautiche.
Fece nuovamente scattare il microfono, questa volta per chiamare il comandante degli Hornet. - Capo Black Dog, qui Capo Red Dog. Attaccate il nemico alla massima distanza.
Sent due scatti: gli F-18 segnalavano di avere ricevuto il messaggio. Dietro di lui, Esteban sceglieva brontolando nuovi bersagli per i quattro missili AIM-7M Sparrow del Tomcat. L'attacco sarebbe stato meno facile che con i Phoenix. Lo Sparrow aveva una guida radar semiattiva. In altre parole, il missile si dirigeva sul raggio radar inviato dal pilota che lo aveva lanciato. E questo significava che l'aeroplano che lanciava gli Sparrow doveva "illuminare" il suo bersaglio con un raggio radar finch il missile non l'avesse colpito. Tutto ci richiedeva di volare direttamente, senza deviazioni, in bocca al nemico. Esteban diceva sempre che era davvero un modo antipatico di guadagnarsi la paga di battaglia.
Capo Fulcrum
Borodin accost il suo Fulcrum al MiG-21 del colonnello nordcoreano e gli rivolse il cenno convenuto, mostrandogli il pollice. Poi si mise dietro di lui, a sinistra, mentre la formazione si allargava, per poter svolgere le complesse manovre evasive di cui avrebbero avuto bisogno presto. L'ultima trasmissione del Mainstay aveva detto che stavano entrando nell'involucro di lancio dei missili Sparrow americani.
Abbass in fretta lo sguardo sul proprio schermo radar. Niente. Solo una miriade di macchioline in rapido movimento. Gli aerei americani che interferivano con i radar erano davvero buoni. Comunque, presto avrebbe raggiunto il punto in cui i radar del suo Fulcrum sarebbero stati in grado di superare le interferenze e di agganciare i caccia nemici, davanti a lui. E allora lui avrebbe fatto agli americani un regalo: i due missili AA-7 Apex a guida radar portati da ciascun MiG-29.
Beep-beep-beep. Merda. Gli americani l'avevano agganciato. Borodin sollev la testa e cominci a guardare il cielo, nella direzione da cui, secondo il suo ricevitore, doveva giungere l'attacco.
Capo Red Dog
- Capo Red Dog, qui Capo Black Dog. Mescolati con i MiG-21, vediamo anche dei MiG-29. - Era la voce tranquilla del comandante della squadriglia degli F-18. "MiG-29! Corky, ragazzo mio" pens "oggi devi lottare con i migliori di tutti."
Esteban lo chiam. - Presi. Agganciati. Distanza cinquanta chilometri.
S. Bouchard schiacci due volte il pulsante e sent vibrare l'F-14 quando gli Sparrow si sganciarono dalle ali e si accesero. Segu le due scie di fumo e di fiamma che correvano verso i MiG ancora invisibili. Altre scie si staccarono dai suoi Tomcat e dagli Hornet. Buon anno, zio Kim.
Capo Fulcrum
Borodin lo vide venire dal cielo verso di lui. Un puntino che diventava sempre pi grande. Contrasse i muscoli dell'addome e tenne la rotta, guardando il missile a lui destinato. Nel cielo si scorgevano altre scie, ma per lui non avevano importanza. Con quel tipo d'attacco, ogni pilota doveva pensare per s.
Ora! Borodin diede un forte strattone alla cloche, tirandola indietro e a sinistra, e il Fulcrum sal con una stretta curva a molte gravit. Il russo grugn quando fu colpito dall'accelerazione, ma tenne piegata la testa per vedere il missile americano. Nello stesso tempo continu a schiacciare il pulsante che liberava i falsi bersagli, e scaric dietro di s vari mucchi di "stagnola": sottili pellicole di Mylar metallizzato che sui radar nemici sarebbero state scambiate per aeroplani.
Ecco! Borodin vide che la scia del missile si allontanava all'inseguimento di una delle sue nubi di stagnola. Girando il collo, scorse lo Sparrow: era esploso lontano dal suo aereo. Poi torn a guardare davanti a s, cercando altri missili puntati sul Fulcrum. Non ce n'erano.
Dalla radio gli giunsero voci disperate. Dieci, vira a destra. Destra! Ne hai uno dietro!
Non riesco a togliermelo!
Vira di pi, idiota!
Borodin guard alla propria destra e vide un MiG-29 allontanarsi a tutta velocit, con il postbruciatore acceso. Una scia di fumo bianco pass all'improvviso davanti a lui e raggiunse il MiG in fuga. Lo Sparrow esplose in una sfera di fiamma rossa-arancio e la voce s'interruppe.
Il capitano russo raddrizz le ali e si guard attorno. Il cielo era pieno di scie di fumo e di aerei in manovra. Guard in basso e vide precipitare in mare un altro MiG incendiato. Maledetti.
Quando la squadriglia si rimise in formazione, sempre diretta verso i caccia americani, Borodin fece rapidamente la conta dei presenti. Avevano perso tre MiG-29 e altri due MiG-21. Undici aerei perduti senza buttare gi neppure un bastardo americano.
Si sent invadere da una fredda rabbia e si impose di vincerla. Non impazzire, Sergei, si disse. Il tuo turno sta arrivando. E, come per esaudire questo desiderio, sull'HUD apparve un quadratino, a destra in alto. Il suo radar aveva finalmente agganciato un aereo americano! La distanza era adesso ventotto chilometri: dentro l'involucro dei suoi AA-7. Borodin schiacci due volte il pulsante e sorrise nel vedere i suoi missili dirigersi verso il nemico. Adesso avrebbe restituito il colpo, e forte. Anche gli altri Fulcrum stavano lanciando.
Capo Red Dog
- Oh, Cristo! - Bouchard fece sollevare il Tomcat per evitare l'Apex. Il missile gli pass sotto e poi cominci a virare per ritornare su di lui. - Fa' qualcosa, Mike!
- Lo sto facendo! - Esteban stava gi scaricando una nube di stagnola per confondere il missile russo.
Bouchard restrinse la virata e si accorse di perdere velocit. Maledizione, avrebbero potuto evitare quel missile, ma sarebbero stati troppo lenti per sfuggire a un altro. Innest il postbruciatore.
Anche gli altri Tomcat e Hornet manovravano per allontanarsi dai missili lanciati dai MiG-29. Esteban girava il collo, praticamente di 180 gradi, per guardare l'Apex che si rimetteva alla loro caccia. - Il razzo continua a seguirci, Corky!
Maledizione. Bouchard sal ancor di pi e vir nella direzione opposta. Il missile perse la traccia dell'F-14 e spar nel nulla.
Due Tomcat e un F-18 non furono altrettanto fortunati e caddero nell'oceano, avvolti dalle fiamme. I nordcoreani stavano pareggiando il conto. Ora c'erano diciannove aerei americani a combattere con i trentuno nemici. Gli Hornet ridussero la velocit per dare tempo ai Tomcat di raggiungerli. Si sarebbero presentati in battaglia tutti uniti.
Capo Fulcrum
Dodici chilometri. Borodin cominci a ridurre la velocit. Presto sarebbero giunti a portata dei missili infrarossi, e lui non voleva emettere troppo calore, quando i missili avessero cominciato a partire. Si guard alle spalle per assicurarsi che Moskvin, il suo compagno di volo, fosse ancora in posizione. Soddisfatto, torn a studiare l'HUD del MiG-29, cercando il quadratino che il suo radar aveva collocato attorno all'aereo americano pi vicino. Dieci chilometri.
Ecco. Borodin strinse le labbra quando comparve l'aereo nemico, che si precipitava su di lui a pi di cinquecento nodi. Doppia coda, ali molto piegate all'indietro. Un F-14! Il suo quinto abbattimento confermato. Spost il pollice sull'interruttore che avrebbe sbattuto sul muso del Tomcat un AA-11 Archer.
Cinque chilometri. Il missile emise un ronzio nel suo auricolare. Il sensore aveva individuato il nemico e lo aveva agganciato. Fece fuoco, e vide un'identica scia di fiamma uscire dall'ala destra dell'F-14.
Capo Red Dog
- Dio! - Bouchard non riusciva a crederlo. Il Mig-29 gli aveva lanciato un missile termico dal davanti, e ora quel missile si dirigeva verso di lui. Dove s'erano procurati una roba simile, i bastardi? Vir a sinistra, con un gemito nel sentire che il suo peso si era quintuplicato in pochi secondi, e cerc di seguire il MiG e di allinearsi per colpirlo, mentre Esteban lanciava dei razzi illuminanti per attirare il missile nemico. Il razzo si allontan ed esplose a un centinaio di metri dal Tomcat. Bouchard sent l'onda d'urto che scuoteva l'F-14, e la ignor, mentre cercava di portare l'aereo sulla scia del MiG.
"Su, bello, fa' il giro" lo incit Bouchard. C'era quasi. Il suo pollice si avvicin al pulsante di sparo.
- A sinistra! - Il grido frenetico di Esteban gli fece girare di scatto la testa, mentre comparivano nel cielo, davanti alla sua traiettoria, le scie bianco-arancione dei traccianti. Tir la cloche a sinistra, per affrontare il nuovo nemico. Eccolo. Un MiG con vernice mimetica color grigio chiaro gli pass davanti. E il primo MiG si era perso nel riverbero del sole, e chiss dove era finito. Cristo, che casino.
La "palla di pelo", sul Mar Giallo
Il cielo era coperto di jet che viravano, si tuffavano, salivano, cadevano in fiamme. La battaglia aerea tra i MiG e i caccia americani si era trasformata in una successione di duelli individuali, mortali e ravvicinati, che cambiava da un momento all'altro. Mossa e contromossa. Fuoco e risposta al fuoco. A cos breve distanza, il vantaggio numerico nordcoreano e sovietico compensava la leggera inferiorit dei loro aerei e dei loro armamenti. Un F-14 fin sul percorso di un AA-11 e scoppi, scagliando i propri pezzi su un arco di centinaia di metri. Pochi istanti pi tardi, un F-18 vendic il compagno con una raffica di cannoncino contro un Mig-21. Un secondo MiG cadde preda di un Sidewinder lanciato da un Tomcat, e un altro 9L fece volar via le ali a un Fulcrum.
Il vantaggio scomparve presto, per, perch un MiG-29 pilotato da un sovietico riusc ad allinearsi con un F-18 e gli fece a pezzi la carlinga; ruotando su se stesso, l'aereo precipit in mare.
Con il proseguire della battaglia aerea, altri aerei di entrambe le parti s'incendiarono o esplosero. Perdite, consumo di carburante, di missili e di munizioni giunsero a livelli inconcepibili. Ma gli F-14 e gli F-18 americani svolgevano il loro compito. Tenevano impegnati i MiG, proteggendo gli aerei d'attacco pesantemente carichi che si avvicinavano alla costa coreana.
Capo Duster, sulla costa della Corea del Sud
Il capitano John Piper - "Smokey" - della marina degli Stati Uniti guard in basso, dall'abitacolo del suo A-6E Intruder che passava in quell'istante, a duemila metri di quota, sulla linea di demarcazione tra la superficie grigia del mare e la terra coperta di neve. Azion il microfono e annunci: - Duster ha i piedi asciutti. - Questo messaggio confermava alle portaerei in mare e all'E-2C in volo che la squadra dell'attacco era sulla terraferma e a venticinque chilometri dall'obiettivo.
Guardando innanzi a s. Piper scorse una confusione di esplosioni bianche, grigie e nere, che presero a punteggiare il cielo non appena la contraerea nordcoreana avvist l'attacco in arrivo. Scorse centinaia di minuscoli lampi sul terreno e vide un F-18 che si allontanava dal punto dove aveva sganciato le sue bombe a grappolo. Un altro F-18, pi a destra, lanci un missile Harm contro qualche postazione radar invisibile, ma attiva. Il missile si accese sulla guida, poi parve scomparire, puntando verso l'alto. Si sarebbe precipitato sulla vittima da alta quota. Il gruppo d'attacco aveva colpito duramente la contraerea.
Le voci che giungevano dalla radio mostravano un altro aspetto della battaglia.
Strawman, qui Comanche. SAM a ore sei, vira a sinistra! Io colpisco il punto.
Sto virando! Ne vedi altri?
Negat... SAM! SAM! Ore cinque, basso. Continua a virare!
La voce del pilota tremava a causa della forte accelerazione. Non riesco a togliermelo! Non...
Fine. Un basso lampo all'orizzonte, seguito da una palla di fiamma arancione quando l'aereo americano urt il terreno a pi di cinquecento nodi.
Pirata, qui Comanche. Strawman  stato abbattuto. Niente paracadute.
Affermativo, Comanche. Attento al Triplo A sulla collina a sinistra. Adesso ci vado io.
Sull'HUD di Piper comparve una nuova indicazione dell'SNI. Non si cur pi della radio. Entro pochi secondi avrebbero dato inizio all'attacco. Si guard attorno, nell'affollata cabina dell'Intruder, e incroci lo sguardo con quello del suo bombardiere, capitano Mitch Parrish, nome in codice "Priest". Parrish sollev per un istante la maschera a ossigeno e gli sorrise. Poi si chin a studiare lo schermo radar, e con una mano continu a dare istruzioni al computer.
Piper controll che il suo compagno di volo fosse ancora in posizione, dietro di lui e a destra. "Orca" Jones vi sarebbe rimasto per tutto l'attacco, per proteggerlo dai SAM e da qualche batteria contraerea sfuggita alla ricognizione.
Il suo Intruder vir leggermente a sinistra, e dietro di lui altre diciannove coppie di A-6 e A-7 virarono a loro volta per portarsi sull'area del bersaglio da tutte le direzioni della bussola. L'attacco "a ruota di carro" aveva dato buoni risultati in Vietnam. Ora avrebbero visto come funzionava in Corea.
Piper cominci a cercare fra le basse colline e le risaie gli autocarri con i pontoni e i traghetti anfibi GSP che la sua squadriglia aveva il compito di distruggere.
QG avanzato del 2 Corpo d'armata, nei pressi del fiume Han
Il tenente generale Chyong si abbass ancor pi nella trincea, quando un aereo d'attacco americano pass a bassa quota sopra di loro, sganciando una fila di razzi illuminanti. Qualche secondo pi tardi, un altro aeroplano lo segu. Chyong imprec nel vedere che si dirigevano verso un piccolo boschetto occupato da alcune delle sue preziose unit pontiere.
Il primo aereo americano s'innalz e poi vir, sganciando un paio di bombe che finirono nel boschetto ed esplosero. Il secondo aereo cominci a virare per allontanarsi, ma sussult quando una batteria ZSU-23-4 trov finalmente il bersaglio: un po' tardi, comunque, per salvare i compagni nascosti tra i boschi.
Il jet americano colpito continu a volare per alcuni secondi, con una densa nube di fumo nero che gli usciva dalla parte inferiore; poi ruot su se stesso e si schiant contro una collina. Il suo compagno acceler per allontanarsi, rincorso inutilmente da vari SAM lanciati da tubi a spalla.
Chyong si mise in ginocchio e fiss gli alberi colpiti dalle bombe. Quattro delle sue preziose sezioni di ponte PMP erano state distrutte. Quante altre erano cadute preda dei jet americani dipinti di grigio che volavano sulla sua zona di operazione?
Fece per uscire dalla trincea al fine di assicurarsene, ma uno dei suoi aiutanti di campo lo spinse a terra, mentre un altro aeroplano americano sbucava da una piccola valle a sinistra e puntava contro di loro. Chyong e il giovane capitano rimasero in fondo alla trincea mentre il cannoncino dell'aereo apriva il fuoco, distruggendo un furgone radio mimetizzato a meno di cinquanta metri di distanza.
Poi, rapido com'era venuto, l'aeroplano scomparve. E Chyong, quando riprese a sentire normalmente, not per prima cosa il rumore dei jet che si allontanavano a ovest, e poi il crepitio delle fiamme che consumavano i suoi ponti. L'incursione aerea americana era finita.
Capo Duster, sul Mar Giallo
Piper attiv il microfono. - Duster ha i piedi bagnati.
Poi esamin lo spazio aereo attorno al suo Intruder, contando gli apparecchi a mano a mano che i bombardieri e gli aerei d'attacco riprendevano la formazione per il volo di ritorno alle portaerei. Cinque erano stati abbattuti, compreso Orca Jones, e altri sette lasciavano dietro di s una scia di fumo, colpiti dai cannoni o dai SAM dei nordcoreani.
Piper era sconvolto da quelle perdite. Inoltre, sette aerei della scorta di Corky Bouchard erano finiti in mare, e vari altri erano ritornati alla Nimitz o alla Constellation in cattive condizioni. I suoi A-6 e A-7 avevano colpito i bersagli loro assegnati, e in effetti avevano rispettato il piano. Ma il risultato era una vittoria di Pirro. Con dodici aerei abbattuti e un numero indeterminato di altri messi fuori combattimento, i due stormi che operavano dalla portaerei sarebbero stati degli strumenti di guerra alquanto fragili, finch non fossero giunti i rimpiazzi.
Si guard attorno e vide che Parrish si era finalmente staccato dal radar. Aveva chiuso gli occhi e serrava nella mano sinistra il crocifisso d'oro che portava sempre al collo. Piper riport immediatamente lo sguardo al cruscotto. Avrebbe avuto tempo pi tardi, per pregare. Per il momento doveva far atterrare sulla portaerei quell'uccellino.
QG avanzato del 2 Corpo d'armata
Chyong si allontan dall'ospedale da campo dove i medici curavano i feriti gravi.
- Allora, il tuo rapporto, colonnello?
L'ufficiale del genio era accigliato. Molti degli uomini che gemevano sotto il bisturi erano suoi. - Gli americani hanno distrutto pi di met dei miei pontoni e quasi met dei miei traghetti anfibi. Con il materiale che mi resta, non posso appoggiare tutt'e due le operazioni da te studiate.
- E il materiale proveniente dalla seconda linea?
L'ufficiale scosse la testa rasata. - Mi spiace, compagno generale. Se tu potessi rimandare l'attacco di un altro giorno, riusciremmo a farlo arrivare; altrimenti no.
Chyong riflett, ma solo per un istante. Da quanto gli aveva detto Cho, era chiaro che Pyongyang non avrebbe sopportato altri ritardi. Di conseguenza, lui avrebbe dovuto correre il rischio. In origine voleva sferrare un doppio attacco attraverso lo Han per dividere su due fronti le forze del nemico. Era un buon piano, ma le contingenze, come sempre nella guerra, lo costringevano a cambiarlo.
Fiss l'ufficiale. - Il materiale  sufficiente per attraversare in un singolo punto?
L'uomo gli rivolse un cauto cenno d'assenso.
- Bene. Attaccheremo questa notte. Come previsto. Assicurati che il tuo materiale e i tuoi uomini siano pronti. Voglio che alle prime luci dell'alba i carri pesanti siano al di l del fiume.
- E la tempesta, compagno generale?
Chyong osserv il cielo. Dal nord sopraggiungeva un fronte di nubi nere, e il vento si era nuovamente levato. Cominciavano a cadere i primi fiocchi ed erano previste forti nevicate. Il generale torn a voltarsi verso l'ufficiale del genio. - Il tempo sar lo stesso sulle due sponde dell'Han, colonnello. Attaccheremo come nei piani.
QG della 7a Divisione, nei pressi di Ch'ungju, Corea del Sud
Il maggiore generale Frank Connor si volt con irritazione verso il suo ufficiale operativo. - Dannazione, Art!  assurdo!
Il subordinato allarg le braccia. - Signore, sono d'accordo con lei. Ma il generale McLaren ha confermato di persona questi ordini.
- Cristo! - Qualcuno dava i numeri, pens Connor. Aveva visto le cartine aggiornate della situazione. Le forze alleate avevano bisogno di ogni uomo per difendere la riva dello Han, e presto. Invece, che cosa facevano lui e due terzi dei suoi? Rimanevano inattivi nei campi mimetizzati delle retrovie dove erano stati inviati fin dal loro arrivo in aereo dagli Stati Uniti. E questo, a sentire il suo ufficiale operativo, per ordine del generale.
Connor si diresse verso l'uscita della tenda, ma si ferm sulla soglia per osservare gli ultimi raggi di sole che giungevano dai monti attorno a Ch'ungju. Aggrott le sopracciglia. Che cosa aspettava, "Jack il Folle" McLaren?
2 gennaio. QG della compagnia Echo, a sud del fiume Han
- Signore?
Kevin Little si dest immediatamente e afferr l'M16. - Che c'?
Montoya infil la testa nella tenda. -  il maggiore Davidson, tenente. Alla radio.
Kevin usc a fatica dal sacco a pelo e cominci a battere i denti non appena fu colpito dall'aria gelida. Faticava a tenere gli occhi aperti e gli pareva d'avere la bocca piena di sabbia. Sei ore di riposo avevano contribuito a rimetterlo un po' in sesto, ma non gli avevano certo fatto recuperare tutto il sonno che aveva perso dall'inizio della guerra.
Si appoggi su un ginocchio, indoss l'eskimo e usc dalla tenda canadese, dietro Montoya.
La compagnia Echo si era acquartierata in una piccola depressione fra due colline, alcuni chilometri a sud del fiume. Le colline non erano granch, ma erano alte quanto bastava per fare da barriera al vento, e Kevin ormai apprezzava anche i piccoli favori. Quando erano stati portati via dalla prima linea, i suoi uomini erano esausti. Ancora poche ore senza riposarsi e non sarebbero pi stati in grado di imbracciare il fucile.
Tornava a nevicare. Kevin sentiva sulla faccia i fiocchi umidi, ma non riusciva a vederli. La luna era tramontata: sotto la coltre di nubi che copriva l'intero cielo, l'oscurit era assoluta.
L'unica luce visibile proveniva dal nord. Un bagliore quasi sovrannaturale: un riflesso sulle nubi. Un tempo Kevin avrebbe detto che era il lampo. Ma adesso sapeva che era l'artiglieria pesante nord-coreana, occupata a bombardare i poveri bastardi schierati sulla riva dell'Han.
Il rumore della battaglia pareva essersi intensificato, da quando lui era andato a dormire. E ora il crepitio dei fucili e delle mitragliatrici si mescolava con il tuono dei colpi di cannone.
- Ecco, tenente. - Montoya gli mostr un camion con il motore acceso. A quanto pareva, l'addetto radio aveva deciso di mettere la sua attrezzatura in un posto con il riscaldamento. Mica stupido, quel ragazzo.
Kevin sal in cabina e prese il ricevitore. - India Uno Due, qui Echo Cinque Sei. Passo.
- Echo Cinque Sei, aspettate - gli rispose una voce sconosciuta.
Poi parl Donaldson. - Kevin? Mi spiace di svegliarla, ma c' un'emergenza. Una situazione Romeo, capito?
Per un attimo, Kevin non cap affatto. Il suo cervello era pi lento del normale. Poi comprese. Romeo: la lettera "erre". Ritirata.
Schiacci il pulsante di trasmissione. - Due, qui Sei. Messaggio ricevuto. Passo. - Avrebbe voluto chiedere spiegazioni, ma non gli sembrava il momento di giocare ai quiz.
Donaldson gli diede la risposta senza che lui gliela domandasse. - I nordcoreani hanno attraversato il fiume, Kevin. Il comando diceva che non sarebbero riusciti a farlo senza trasferire altri pontoni dalle retrovie, ma sono riusciti ad attraversare lo stesso. Sono sbarcati in un punto solo, ma vi hanno riversato tutte le loro forze, e noi non siamo in grado di fermarli. La Seconda compagnia del 36 e un battaglione coreano sono stati distrutti nel tentativo. Entro questa mattinata i nordcoreani porteranno sulla nostra riva i carri pesanti.
Maledizione. - Capisco.
- Bene, Kevin. Faccia preparare i suoi. Dalla brigata ci ordinano di partire in venti minuti. La nuova linea di resistenza  sul punto Little Rock. Chiudo.
Kevin interruppe il contatto e poi si frug nelle tasche, per cercare l'elenco dei nuovi nomi in codice dei punti geografici, che gli era stato consegnato quella mattina. Fece scorrere il dito sulle varie colonne finch non trov il punto Little Rock. Cristo. Dovevano ritirarsi fino a Suwon, un'antica citt fortificata a sud di Seul.
Si appoggi al sedile del camion, e sent un brivido di freddo anche se dal motore continuava a giungere aria calda. Era un disastro totale. Perdevano Seul. Anzi, maledizione, perdevano la guerra.
1 gennaio. Sala situazione della Casa Bianca
Con il suo dolce accento della Georgia, la voce del generale, Carpenter accarezzava l'orecchio dei presenti. Le notizie da lui portate, per, non erano altrettanto gradevoli. - Inutile nascondercelo. Dalle nostre previsioni risulta che il numero di piloti perduti  salito al punto critico. Gli attacchi contro gli obiettivi fortificati della Corea del Nord ci dissanguano.
Il capo di stato maggiore dell'aeronautica pass a una nuova diapositiva. - Per mantenere nelle presenti condizioni le nostre squadriglie della Corea del Sud dovremmo cominciare a trasferire in Corea i piloti da combattimento che teniamo di riserva per un'eventuale crisi in Europa. - Carpenter si interruppe per guardare il suo pari grado della marina. - Mi pare che anche voi abbiate lo stesso problema.
L'ammiraglio Fox annu. - Qualche altra incursione come quest'ultima, e dovremo far arrivare piloti dalla flotta atlantica. - Il capo delle operazioni navali era un uomo di media statura, con i capelli bianchi tagliati a spazzola. Sull'uniforme aveva anche le ali del corso di pilotaggio.
Carpenter pass lentamente lo sguardo sui componenti del Consiglio di sicurezza nazionale, e misur con attenzione le proprie parole. - Detto in breve, signori, non abbiamo pi le risorse umane per essere dappertutto in ogni momento.
Nella Sala situazione si lev un mormorio. Le deduzioni che si potevano trarre dal rapporto di Carpenter erano chiare e preoccupanti. Pi a lungo si fosse protratta la guerra in Corea, pi piloti avrebbero perso. E pi deboli sarebbero state l'aviazione e le portaerei americane, nel caso che il conflitto si fosse esteso. E si sarebbe esteso certamente, se la guerra si fosse protratta ancora a lungo.
L'assistente del segretario di stato per gli affari dell'Estremo oriente e del Pacifico smise di caricare la pipa e sollev lo sguardo, con aria d'insofferenza. - Perch non mobilitate le riserve, generale? Ho sempre saputo che gran parte dei nostri piloti civili proviene dall'aeronautica. Penso che siate in grado di rintracciare quegli uomini.
Carpenter non fece una grinza. - Certo, siamo in grado di rintracciarli. Molti di loro fanno parte delle squadriglie della Guardia nazionale che abbiamo gi richiamato. Ma gli altri hanno bisogno di un corso d'aggiornamento piuttosto intenso. E la cosa richiede del tempo... che ci manca.
Blake Fowler si appoggi al tavolo. Il presidente gli aveva chiesto di presiedere il gruppo di crisi al posto di Putnam. Questi, nel frattempo, stazionava presso il Campidoglio, con l'incarico di tranquillizzare il Congresso, e il presidente gli aveva fatto capire che doveva rimanersene laggi fino a nuovo ordine. Il capo dell'Esecutivo non voleva che il suo presunto consigliere per la Sicurezza nazionale danneggiasse ulteriormente gli interessi della nazione. Nello stesso tempo voleva evitare un'antipatica crisi tra i suoi pi diretti collaboratori mentre era in corso una guerra. Perci Putnam conservava ancora ufficialmente il suo posto, anche se Blake l'aveva sostituito a tutti gli effetti.
A Fowler sembrava una posizione poco gradevole. Gli ricordava i piccoli intrighi che aveva sempre odiato. E si chiedeva se, ora che le manovre di corridoio erano andate a suo favore, fosse destinato a cambiare anche lui. Sperava di no. Meglio essere uno sconosciuto professore universitario che un'altra copia di George Putnam.
Rivolse un cenno d'assenso al generale dell'aeronautica. - C' altro, generale?
Carpenter scosse la testa. - No. Per ora no. Volevo solo far sapere al presidente che la situazione  tesa. Tra poco, questa guerra non sar pi una semplice crisi locale.
Blake annu. L'affermazione di Carpenter per quanto riguardava il suo settore concordava con il giudizio dello stesso Fowler sulla situazione complessiva. I sovietici aiutavano sempre pi apertamente la Corea del Nord. Le foto scattate dai satelliti mostravano i treni carichi di pezzi di artiglieria, di carri armati e di aerei che varcavano il confine a Hongui. E navi mercantili del Patto di Varsavia, cariche di forniture militari, affollavano i porti nordcoreani.
L'appoggio cinese all'invasione di Kim Il-Sung era un po' meno convinto. Ma c'era. I binari di Sinuiju erano affollati di treni cinesi carichi di munizioni. Blake aveva letto il rapporto sull'incontro fra il premier cinese e l'ambasciatore americano a Pechino. Il linguaggio in cui si era espresso il premier era involuto e intenzionalmente oscuro, ma il messaggio era chiaro. Finch i nordcoreani avessero vinto, i cinesi li avrebbero aiutati.
E adesso i nordcoreani avevano attraversato il fronte del fiume Han e si spingevano a sud. Dall'ultimo telex di McLaren, era chiaro che il generale si aspettava che Seul fosse completamente circondata entro poche ore. Per il futuro, Blake non sapeva che cosa aspettarsi. Fino a quel momento, i successi delle forze alleate erano stati solo provvisori: ogni piccola vittoria era stata seguita a poche ore di distanza da una nuova ritirata.
Blake scosse la testa e pass al nuovo argomento all'ordine del giorno. Stati Uniti e Corea del Sud dovevano mettersi a vincere, e presto, altrimenti quella guerra sarebbe sfuggita a ogni controllo.
35
 Punto di ebollizione
2 gennaio. La Casa Bianca
Idti napravo!
Smotri Pozadi!
Blake Fowler vide il presidente accigliarsi sempre di pi, mentre ascoltava le voci registrate e il fruscio delle scariche. Il capo dell'Esecutivo pareva invecchiato di dieci anni, nei nove giorni passati da quando erano giunti dalla Corea i primi rapporti sulle perdite umane; la stanchezza e la tensione gli avevano scavato nuove rughe sul volto, i capelli gli si erano ancor pi diradati e gli occhi che erano parsi cos franchi e aperti negli spot televisivi della sua campagna elettorale erano cerchiati di nero. Osservandolo, Blake pens che l'unica cosa ancor pi sgradevole che governare gli Stati Uniti durante una guerra doveva essere quella di governarli durante una guerra perduta.
Quando il nastro giunse alla fine, il presidente rimase immobile per alcuni istanti, con lo sguardo fisso lontano. Poi sollev un dito e tocc il foglio che aveva davanti a s. - E questa  la traduzione letterale di ci che ho ascoltato?
- S, signor presidente. Uno dei nostri aerei per la raccolta dei segnali nemici ha intercettato queste trasmissioni dei MiG-29 che hanno combattuto contro gli aerei della nostra marina, sul Mar Giallo, due giorni fa.
- Maledizione, perch mi sono arrivati solo adesso?
Blake non reag all'irritazione del presidente. Era comprensibile, anche se a torto. - Rivet intercetta migliaia di ore di comunicazioni nemiche, signore. Occorre tempo e molta esperienza per separare il grano dalla pula. Hanno trovato questa trasmissione stamattina alle due.
Il presidente guard Fowler con ira ancora per un secondo, poi annu stancamente. Si volt verso la finestra dello Studio Ovale. La neve copriva il roseto. Quando il presidente riprese a parlare, l'alto schienale della sedia ovatt leggermente le sue parole. - Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si riunisce di nuovo stasera per discutere la situazione coreana, vero?
- S, signore. Alle sette. I sovietici hanno cercato di ritardare il dibattito con una serie di mozioni procedurali, ma adesso non sanno pi che cosa trovare.
Il presidente si gir di nuovo verso Blake. Tocc il registratore a cassette che aveva davanti a s. - Be', che ne diresti di usarlo nel corso del dibattito?
Blake riflett attentamente sulla propria risposta. - I servizi di informazione protesteranno, signor presidente, ma...
- Non l'ho chiesto a loro. L'ho chiesto a te.
- S, signor presidente, ha ragione. - Si tolse gli occhiali e li pul con un fazzoletto, poi torn a infilarseli. - Penso che dovremmo far ascoltare l'intera intercettazione, istante per istante. Di solito  essenziale proteggere fonti e metodi del servizio informazioni, ma i nordcoreani sanno che abbiamo sistemi come il Rivet. Negandolo, non inganneremmo nessuno. Gi in passato ci siamo serviti di analogo materiale a sostegno di nostre affermazioni. La forza politica di questi nastri va al di l delle normali precauzioni di segretezza. - S'interruppe un momento, un po' imbarazzato nel parlare di politica con tanta indifferenza. Gli pareva di sentire Putnam. - In verit, signor presidente, questa guerra viene combattuta su molti livelli, e non solo su quello delle armi. Dobbiamo anche vincere battaglie di pubbliche relazioni internazionali e di politica globale.
Il presidente annu. - Certo. Diavolo, una volta tanto, mi piacerebbe vincere qualcosa anch'io.
Blake non fece commenti. Comprendeva la frustrazione del presidente, i suoi timori. Ma cominciava anche a capire la probabile strategia di McLaren e l'approvava. Si augurava che la situazione all'esterno della Corea rimanesse ferma per il tempo che occorreva al generale per realizzare i suoi piani.
- D'accordo, allora. Manderemo le registrazioni a New York con un corriere particolare. - Il presidente socchiuse gli occhi. - E non mander solo questo. Voglio far sapere ai russi che la considero una cosa molto grave. - Sollev il telefono. - June, passami il segretario di stato, per favore. - Copr con l'altra mano il microfono e fiss Blake. - Paul Bannerman ha contribuito a metterci in questo casino. Ora forse potrebbe aiutarci a uscirne.
Prima che potesse rispondere, Blake sent giungere una voce dal ricevitore. Rimase in silenzio ad ascoltare il presidente. - S, pronto, Paul... S, li ho ascoltati... Ecco, dobbiamo usarli... Quando? Be', diavolo, questa sera,  ovvio. Senti, Paul, ti voglio al dibattito del Consiglio di sicurezza... S, tu dovrai condurlo per noi... Istruzioni? Mettili sotto pressione... No, fa' come ti dico. Queste sono le mie istruzioni. Sai come fare. Buona fortuna, Paul. Ti guarder.
Il presidente pos con lentezza il telefono e torn a fissare Blake. - E ora vedremo fin dove arriva realmente il "sincero desiderio di pace" dei miei amici sovietici.
Missione permanente della Cina presso l'Onu
Una volta tanto, la linea telefonica di massima sicurezza con Pechino era libera dalle interferenze atmosferiche.
- Qualche domanda? - Dal tono del premier era chiaro che non se ne aspettava. Pareva stanco, dopo il dibattito che era durato per tutta la notte e che aveva portato a quella telefonata.
- No, compagno. Le sue istruzioni sono chiare e le eseguir senza esitazione. - Con la cornetta all'orecchio, l'ambasciatore pos lo sguardo sul traffico newyorkese dell'ora di punta che passava sotto il suo ufficio. Guard l'orologio. Una vera fortuna che quella telefonata dell'ultimo istante dalla Repubblica popolare cinese l'avesse trovato intento a prepararsi per la riunione del Consiglio di sicurezza. Ancora pochi minuti e lui sarebbe stato in viaggio per la sala del Consiglio e qualcuno avrebbe potuto intercettare la comunicazione.
- Ottimo. Mi riferisca dopo la riunione. In qualsiasi momento. - La comunicazione si interruppe.
L'ambasciatore riagganci lentamente e poi accese l'intercom sulla scrivania. - Mi mandi subito il compagno Chin. Dobbiamo fare alcune cose prima dell'inizio del dibattito.
Sala del Consiglio di sicurezza dell'Orni, New York
La sala dall'alto soffitto era piena di gente: diplomatici di tutto il mondo, giornalisti e agenti di sicurezza. Cento conversazioni a bassa voce si levavano tra la folla e si mescolavano per dare un forte mormorio simile a quello della risacca. Era la prima riunione del Consiglio di sicurezza che promettesse di essere qualcosa di pi di una serie di obiezioni procedurali.
Paul Bannerman, segretario di stato degli Stati Uniti, si accomod nella poltrona normalmente riservata al capo della delegazione americana accreditata all'Onu e si asciug lentamente la fronte con un fazzoletto di seta su cui erano ricamate le sue iniziali. La Casa Bianca aveva comunicato in segreto alle principali reti TV la notizia di aspettarsi per quella seduta un grosso petardo diplomatico, e tutte le reti erano venute. Il discorso sarebbe stato trasmesso in tempo reale a cento milioni di abitazioni americane e ad altre centinaia di milioni nel resto del mondo. E il sudore di Bannerman era il prezzo che doveva pagare per una cos vasta audience.
Le telecamere avevano bisogno di una forte illuminazione, e i parchi lampade portati dalle televisioni avevano trasformato la sala in un bagno turco. Nonostante questo, tutte le persone sedute al tavolo circolare dei cinque membri permanenti del Consiglio e dei dieci membri eletti portavano vestiti di lana dal taglio severo e di alta sartoria. Come sempre nella diplomazia, la comodit doveva cedere alla forma.
Bannerman continu a tenere gli occhi puntati sul segretario generale dell'Orni mentre alcuni membri del suo staff portavano le apparecchiature da lui richieste. Il segretario generale era stato informato delle sue intenzioni e non aveva potuto fare altro che dare l'assenso. Bannerman sapeva che il capo dell'Orni non amava i colpi di scena teatrali, ma anche lui aveva dovuto ammettere che la situazione era piuttosto anomala. Bannerman raddrizz la schiena quando l'irlandese si schiar la gola e si accost al microfono. - Signor segretario, il Consiglio di sicurezza  riunito. Proceda pure.
L'americano annu e pos lentamente sul tavolo i fogli degli appunti, per avere su di s gli occhi di tutti, prima di prendere la parola. Parl senza alzarsi, come prescrivevano le regole. Si pensava che il fatto di stare a sedere servisse a rendere pi calmi i delegati e a evitare che gli animi si infiammassero. Secondo Bannerman, quella precauzione non era mai servita a niente.
Inizi con semplicit. - Signor segretario generale, membri del Consiglio di sicurezza, uomini di tutto il mondo. Questa riunione ha luogo in un momento di grande crisi. Non solo crisi per il mio paese e per la tormentata Repubblica di Corea. No, non solo per noi. Gli avvenimenti della settimana test trascorsa riguardano tutti i membri delle Nazioni Unite che hanno a cuore la libert e la giustizia.
Bannerman s'interruppe per osservare la folla intorno a lui. L'ambasciatore sovietico sedeva tranquillamente, ostentando un'aria di disinteresse assoluto. Il segretario indur la voce e fiss con severit il russo. - Ci siamo riuniti per rispondere alla palese aggressione sferrata dalla Corea del Nord in violazione di un armistizio tutelato da questo stesso organismo. Ma prima - prosegu - devo parlare di un argomento collegato a questo, e di estrema gravit. Mi riferisco alle azioni svolte da un membro del nostro stesso Consiglio di sicurezza in appoggio all'aggressione nordcoreana... azioni che violano lo spirito, e probabilmente anche la lettera, delle delibere adottate dalle Nazioni Unite nel giugno e luglio 1950. - Bannerman s'interruppe di nuovo, tendendo l'orecchio ai mormorii che si erano levati nell'aula alle sue parole. Poi prosegu: - Per l'esattezza mi riferisco alla decisione dell'Unione Sovietica d'intervenire militarmente contro le forze delle Nazioni Unite che difendono la Repubblica di Corea.
A queste parole, nell'aula si lev un ruggito di offesa, di choc e di incredulit.
- Signor segretario generale! - Il rappresentante sovietico s era alzato in piedi, rinunciando a fingere disinteresse. - Questo  un insulto! Il mio paese non tollera simili assurdit, da chiunque provengano!
- Signor Vlasov - lo interruppe il segretario generale, con voce ferma - non  il suo turno. Adesso la parola spetta al delegato americano. Lei avr tempo di rispondere quando il microfono passer a lei. - Guard Bannerman. - Prego, continui, signor segretario.
Bannerman gli rivolse un cenno di ringraziamento. Il segretario generale non sempre era d'accordo con la politica estera americana, ma era sempre scrupolosamente onesto. Bannerman esamin la sala e poi pos gli occhi sull'ambasciatore sovietico.
- Nonostante le rimostranze del delegato russo, l'affermazione del mio governo non  infondata. Abbiamo la prova. Categorica e irrefutabile. La prova che piloti sovietici hanno combattuto contro quelli americani nello spazio aereo internazionale e in quello sudcoreano. Adesso faremo ascoltare questa prova. - Rivolse un gesto a un tecnico fermo accanto alle apparecchiature audio.
L'uomo fece scattare una leva e il nastro si mise in moto, tradotto simultaneamente nelle cinque lingue ufficiali delle Nazioni Unite. Prima, una voce americana priva di inflessioni descrisse l'origine delle voci. Le trasmissioni radio di questa registrazione provengono da aerei impegnati in combattimento con aeroplani della marina degli Stati Uniti al di sopra del Mar Giallo alle ore 13,15 del 1 gennaio.
Poi si udirono le voci: frasi in russo, pronunciate in tono concitato, che avvertivano dell'arrivo di missili o di aerei americani, o che annunciavano in tono trionfale gli abbattimenti. Nessuno fiatava pi, nella sala del Consiglio di sicurezza: tutti ascoltavano con attenzione i messaggi registrati. Solo l'ambasciatore sovietico non se ne curava, e scriveva un bigliettino che poi, come not Bannerman, venne trasmesso al delegato cinese. L'ambasciatore di Pechino lo lesse con volto impassibile e pass la nota a un assistente, senza commenti.
Quando la registrazione del Rivet termin con una serie di scariche, Bannerman lasci che il silenzio si prolungasse. Si accorse, con una certa sorpresa, che la cosa cominciava a piacergli. Gli sembrava di essere ritornato ai suoi giorni di avvocato dell'accusa, prima di entrare nel tenebroso mondo della politica. Si avvicin al microfono. - Signori membri del Consiglio di sicurezza. Quel che avete ascoltato non  un falso o un montaggio.  un argomento della massima preoccupazione per noi tutti. Con le proprie azioni, il governo dell'Unione Sovietica  entrato apertamente in conflitto con forze americane al servizio dell'Onu. Bannerman prese un foglio dal dossier che aveva davanti e si aggiust le lenti bifocali. - Pertanto, gli Stati Uniti chiedono al Consiglio di sicurezza di adottare la seguente delibera... - Il linguaggio della delibera era scarno e formale come tutti i documenti ufficiali dell'Onu, ma il significato era inequivocabile. Approvando la delibera, il Consiglio di sicurezza avrebbe dichiarato che l'Unione Sovietica violava la Carta dell'Onu e le precedenti delibere del Consiglio di sicurezza stesso. Questo avrebbe autorizzato ogni membro dell'Onu a intraprendere le azioni necessarie per costringere i sovietici a sospendere gli aiuti all'invasione nordcoreana, comprese le sanzioni economiche e militari. Bannerman dubitava fortemente che la delibera riuscisse a farlo, anche se fosse stata approvata.
Di solito le delibere dell'Onu non valevano la carta su cui erano stampate. Ma sarebbe stato certamente uno schiaffo per Mosca, e i membri non militaristi del Politburo sarebbero stati avvertiti dei rischi che correvano con la loro avventura coreana.
Termin di parlare e attese la risposta dell'ambasciatore sovietico. Non dovette aspettarla a lungo.
- Gli americani hanno parlato di prove e ci hanno fatto sentire alcuni minuti di una cassetta registrata, come se la cosa fosse sufficiente. Ma lo  davvero? Vi chiedo, cosa abbiamo ascoltato? Alcune voci che parlavano in russo. Qualche disturbo. E l'affermazione che tutto questo proveniva da aerei in combattimento. - Il russo s'interruppe, e lo stesso Bannerman fu costretto ad ammirare la sua padronanza di s. Il precedente scoppio d'ira di Vlasov era scomparso del tutto, come una tempesta d'estate, e adesso sulla sua faccia sottile si scorgeva soltanto un'espressione divertita. - Gli americani hanno una frase, amici: " successo davvero o  Memorex?" - Poi, dopo avere cos storpiato volutamente lo slogan pubblicitario, prosegu: - Be', per me quel che abbiamo sentito  Memorex... una falsa registrazione creata dagli specialisti in elettronica della CIA e della NSA.
Bannerman fece per obiettare, ma il russo sollev la mano e lo fece tacere. - No, no, signor segretario. Lei ha gi parlato. Lasci parlare me.
Bannerman alz le spalle e torn ad appoggiarsi allo schienale della sedia. Aveva pronta la risposta alle accuse sovietiche. Parti della stessa trasmissione erano state captate dalle postazioni d'ascolto giapponesi; il governo del Giappone aveva assicurato Washington di essere disposto ad appoggiare l'accusa americana di un intervento sovietico nella guerra.
- Ma anche se queste false accuse fossero vere, non avrebbero importanza, e questo Consiglio di sicurezza non avrebbe motivo di votare l'assurda delibera proposta dagli Stati Uniti.
Bannerman, con un sobbalzo, si accorse che Vlasov aveva terminato di parlare a braccio e che leggeva una dichiarazione gi preparata in precedenza. Aggrott la fronte. I sottintesi di questo nuovo sviluppo erano chiari, e poco piacevoli. Mosca aveva gi pronta la risposta, nel caso che la sua partecipazione alla guerra fosse divenuta di pubblico dominio. E questo indicava che i "duri" del Politburo erano pronti a correre dei rischi per appoggiare Pyongyang.
- Anche se singoli cittadini sovietici fossero impegnati nella difesa attiva di uno stato socialista fratello dalle mire aggressive della Corea del Sud, la loro attivit su una stretta base di volontariato non avrebbe niente a che vedere con l'Unione Sovietica stessa. I precedenti sono chiari e non devo essere io a ricordare agli Stati Uniti i casi pi ovvi: per esempio, la partecipazione della brigata americana Abramo Lincoln alla coraggiosa lotta contro il fascismo in Spagna. - Vlasov rivolse a Bannerman un sorriso odioso. - In ogni caso, la posizione del governo sovietico  chiara. Noi non siamo affatto coinvolti nel conflitto coreano, ma i nostri cittadini sono liberi di fare quello che vogliono. - Sollev la testa e allarg le braccia. - Questa, dopotutto, non  l'essenza di una societ libera? - Poi termin. - L'Unione Sovietica chiede di bocciare immediatamente questa proposta ridicola e offensiva. Siamo invece pronti a operare per una reale e duratura cessazione dell'aggressione contro la Repubblica democratico-popolare coreana.
Bannerman era senza fiato. I sovietici non solo avevano virtualmente ammesso il loro coinvolgimento, ma praticamente sfidavano il Consiglio di sicurezza ad adottare qualche misura. Si era aspettato un discorso molto pi lungo, mirante a confondere le carte in tavola.
Il suo capo assistente, seduto dietro di lui, gli tocc il braccio:
- Devono avere gi in tasca il veto cinese.
Il segretario annu. Nessuna delibera del Consiglio di sicurezza dell'Onu poteva essere approvata senza il tacito consenso dei suoi cinque membri permanenti: Stati Uniti, Unione Sovietica, Francia, Regno Unito e Cina. Stati Uniti e Russia erano direttamente interessati e pertanto non votavano, e Francia e Inghilterra erano chiaramente con gli Stati Uniti. Perci tutto dipendeva dai cinesi.
Bastava il veto cinese per bloccare la delibera. E i sovietici erano sicuri, almeno in questo caso, di avere i cinesi dalla propria parte. Talmente sicuri che non sentivano la necessit di prolungare il dibattito.
Per Bannerman non era una novit. La Cina non aveva appoggiato apertamente la guerra di Kim Il-Sung, ma non aveva fatto niente per nascondere le proprie forniture di munizioni. Gli specialisti del Dipartimento di stato valutavano al novanta per cento la probabilit di un veto cinese. Solo il tizio della Consiglio di sicurezza nazionale, Fowler, aveva avuto qualche dubbio. Per suggerimento di Fowler, avevano deciso di non mettere nell'imbarazzo la Cina, e Bannerman aveva tolto dalla risoluzione e dal suo discorso ogni riferimento agli aiuti cinesi alla Corea del Nord. Be', pens Bannerman, adesso il nuovo beniamino del presidente si sarebbe fatto la prima gaffe.
Torn ad ascoltare il dibattito. Non dur a lungo. Due satelliti sovietici, Cuba e Polonia, protestarono con forza, ma proforma, contro la delibera, e Bannerman non ebbe difficolt a rintuzzare le loro accuse. Altri paesi fecero le loro solite considerazioni per invitare le superpotenze alla pazienza e alla moderazione. E fu tutto. Nessuno dei due contendenti cercava di confondere le acque o di giungere a uno di quei complessi negoziati che spesso portavano a delibere di compromesso, prive di significato e senza ricorso alla forza. Gli Stati Uniti volevano un voto deciso, per il s o per il no, e l'Unione Sovietica non aveva alcun motivo di temerlo.
Il segretario generale pareva divertito (nei limiti del possibile) pens Bannerman. Presiedere le sedute di emergenza del Consiglio di sicurezza era spesso come correre la maratona, anzich come fare da supervisore a seri dibattiti. Ma non quella sera.
- Qualche membro ha altro da dire? No? Bene. Allora mettiamo ai voti la delibera proposta dagli Stati Uniti. - Il segretario generale inarc un bianco sopracciglio, in attesa di eventuali obiezioni contro la sua fretta. Nessuno parl. Il silenzio dur fino all'inizio dell'appello. - Brasile?
- La Repubblica federale del Brasile vota s.
- Polonia?
- La Polonia si oppone a questa delibera inutile e irresponsabile.
L'assistente di Bannerman prese ad annotare i voti su un foglio di carta.
- Regno Unito?
- Il governo di Sua Maest vota s.
Con questo avevano la maggioranza: nove voti. Ora, solo il veto della Cina poteva bloccare la delibera. Incroci le braccia e attese la mazzata. Se non altro era riuscito a procurare al presidente una buona vittoria propagandistica. E Bannerman sapeva che l'Onu, oggi come oggi, non poteva dare di pi. L'internazionalista di Harvard ancora presente in lui rimpiangeva questo stato di cose. Il realista che aveva imparato la politica nei corridoi del potere di Washington sapeva che quei rimpianti erano sciocchi.
- La Repubblica popolare cinese?
Bannerman guard l'ambasciatore cinese, dirimpetto alla sua posizione: un uomo alto e magro, vestito di un elegante abito grigio e con cravatta rossa. L'uomo lo fiss negli occhi e disse: - La Cina si astiene. Non ci opporremo a questa delibera, n ci assoceremo a essa.
Il segretario di stato americano si accorse di avere spalancato la bocca per la sorpresa e si affrett a richiuderla. Nella sala scoppi un piccolo pandemonio, non appena gli osservatori compresero che cosa era successo. La delibera dell'Orni era stata approvata. Uno dei suoi aiutanti batt cordialmente una mano sulla spalla di Bannerman, gli altri sorrisero. Vide anche l'espressione costernata di Vlasov, che prese per il braccio uno dei propri assistenti e s'infil nella folla per raggiungere la delegazione cinese.
In qualche modo, la voce dall'inflessione irlandese del segretario generale riusc a farsi sentire, in mezzo al clamore. - Con un voto di nove a quattro, la mozione  approvata e la delibera  adottata. Il Consiglio  convocato per domani alla stessa ora. All'ordine del giorno le misure per dare realizzazione pratica alla delibera.
L'ambasciatore cinese si alz tranquillamente in piedi e si avvi verso l'uscita, lungo il corridoio affollato, ignorando il chiasso attorno a lui: una massa di reporter che urlavano, di minitelecamere, di diplomatici sorpresi. Bannerman lo guard allontanarsi e vide una tarchiata guardia di sicurezza cinese allontanare il messaggero di Vlasov che cercava di parlargli.
Bannerman continu a sedere immobile, cercando freneticamente di riflettere sulla situazione, nonostante il bailamme che regnava attorno alla delegazione americana. Sentiva che le varie tessere della diplomazia internazionale, in quel momento, gli si stavano rimescolando sotto le mani. Non a causa della delibera. Quello era un semplice pezzo di carta, privo di potere reale. Ma l'astensione della Cina... quella era una cosa concreta.
Uffici esecutivi della Casa Bianca
Blake Fowler era d'accordo con la convinzione del segretario di stato: una cosa che avrebbe sorpreso e sconcertato entrambi gli uomini, se fossero venuti a saperla. La posizione della Cina pareva cambiata, per quanto in modo impercettibile, e la cosa doveva essere analizzata.
Si sporse sul tavolo e spense il televisore portatile posato sulla libreria. Poi torn a sedere e, facendo correre la sedia sulle rotelle, si spinse fino alla porta. - Katie - disse - mi puoi chiamare subito Bob Gillespie, Harry Helps e quello nuovo, Kruger? Diciamo... - guard l'orologio - ... tra dieci minuti?
La sua segretaria soffoc uno sbadiglio, annu e prese il telefono. Poi si ferm, perch Blake era tornato ad affacciarsi alla porta. - S?
- Digli di portare tutto quello che hanno in mano sulla Cina... dati politici, condizioni economiche, forza militare, eccetera.
- Va bene.
Fowler torn al lavoro, per prepararsi alla riunione. Faceva fatica a concentrarsi. I suoi pensieri balzavano da una possibilit all'altra. Aveva avuto un'intuizione sulla Cina, e i fatti gli avevano dato ragione. Cominci a sfogliare una serie di recenti analisi della politica interna cinese, provenienti dal Dipartimento di stato, dalla CIA e dall'universit, ma aveva la sensazione di avere dimenticato qualcosa.
Gli occorsero alcuni minuti per ricordarsene.
Si alz e torn ad avvicinarsi alla porta. - Ah, Katie? Grazie.
Lei sorrise, e termin di archiviare un'altra serie di intercettazioni della NSA. Blake riprese a lavorare, cercando di mettersi in testa una massa di informazioni sulla Cina: quelle che nei mesi precedenti aveva ignorato per concentrarsi sulle due Coree.
Nel segreto dei palazzi governativi cinesi stava succedendo qualcosa d'importante, e lui intendeva fare del suo meglio per capirlo.
3 gennaio. Quartier generale del Partito, Pyongyang
Kim Jong-Il sentiva l'odore della paura dell'uomo davanti a lui, e questo gli dava una cupa soddisfazione. L'odore malato e dolciastro gli ricordava il potere che aveva ancora in mano. Lo aveva aiutato a vincere la collera che l'aveva sopraffatto all'arrivo della notizia da New York. L'annuncio del tradimento pi nero. Kim serr strettamente le labbra, nel ripensarci. Doveva fare attenzione, si disse. Doveva controllare la rabbia che ribolliva ancora dentro di lui.
Almeno, finch non avesse trovato un opportuno bersaglio su cui sfogare la sua collera. Inutile dar ragione a quegli sciocchi medici facendosi venire un attacco cardiaco... non in quel momento cruciale. I suoi nemici politici avrebbero approfittato di ogni debolezza da lui mostrata.
Kim fece una smorfia. Non aveva tempo per questi pensieri inutili. Fiss l'uomo che aspettava le sue parole, rigidamente sull'attenti. - Allora? Parla. Che c'?
Al suo aiutante tremava la voce. - Scusa, Amata Guida, l'ambasciatore  arrivato.
Kim annu. - Fallo entrare. E di' al capitano Lew di tenerlo d'occhio. Non si  mai al sicuro, con creature di quel genere. - Con un gesto d'impazienza conged l'aiutante e si concentr sulle questioni immediate: l'ultimo rapporto del colonnello generale Cho.
- L'ambasciatore della Repubblica popolare cinese.
Kim sent entrare il diplomatico cinese, ma continu a leggere il rapporto come se niente fosse. Che aspettasse pure. Che rimanesse in piedi, a macerarsi nella vergogna, unica cosa meritata dalla sua nazione di traditori.
Le notizie dal fronte erano buone. La trappola si stava chiudendo su Seul, le forze di Cho inseguivano l'esercito nemico sconfitto, che era in rotta verso sud. Le perdite erano ingenti, naturalmente, ma questo era previsto. Comunque, la vita dei singoli individui aveva poca importanza, nel pi ampio schema di cose. S, le notizie erano buone, e Kim prov quasi il desiderio di sorridere, mentre esaminava il rapporto.
Poi sent tossicchiare davanti a s e il suo buonumore scomparve. Tutto andava bene, tranne che sul piano internazionale. Un atto di codardia dei maledetti cinesi aveva inutilmente posto in cattiva luce gli alleati sovietici e aveva reso loro pi difficile inviargli gli aiuti necessari. Continu a leggere.
Alla fine chiuse il dossier, con uno scatto secco. Il rumore parve echeggiare a lungo nel silenzio del suo ufficio. Lentamente, Kim Jong-Il alz la testa per fissare il diplomatico in attesa davanti alla scrivania.
Era deluso. Il cinese non dava segni di paura o di vergogna. Neppure imbarazzo o collera per essere stato trattato con maleducazione. Invece, rimaneva tranquillamente fermo a gambe un po' divaricate, come un contadino che si riposasse. Kim sent che la rabbia tornava ad accumularglisi dentro. Come osava, quello, presentarsi senza la minima contrizione per il tradimento del suo paese?
- Be'? Che cosa vuole? Ho da fare, come vede.
L'ambasciatore abbass la testa, pi per rivolgergli un cenno d'assenso che per fargli un inchino. - La ringrazio di avermi concesso il suo tempo prezioso, compagno Kim. Il mio premier e il Politburo mi hanno dato istruzione di consegnarle questo. - L'ambasciatore fece all'improvviso un passo avanti e giunse quasi alla scrivania, con qualcosa in mano.
Kim stava quasi per premere il pulsante dell'allarme, ma si ferm in tempo. Era un semplice pezzo di carta. Lo prese e scorse rapidamente le voci principali: munizioni, veicoli da combattimento corazzati, artiglieria. Sporse le labbra. Be', era una proposta cinese di aumentare notevolmente il proprio appoggio logistico allo sforzo bellico nordcoreano.
- Che cosa significa? - chiese Kim. - Questo foglio  in aperta contraddizione con il rifiuto di appoggiarci all'Orni.
L'ambasciatore cinese sollev impercettibilmente le spalle. - Le assicuro che le azioni del mio paese presso l'Onu non erano dirette contro il suo, compagno Kim. Semplicemente, non volevamo essere legati cos strettamente a un'indiscrezione sovietica. Il nostro sostegno alla sua guerra di liberazione  forte come sempre.
- Debole come sempre, vorr dire! - Kim sentiva che l'irritazione gli era ormai sfuggita di mano e che si avviava a diventare furia. Lasci che si sfogasse. - Per sua regola, signor ambasciatore, l'"indiscrezione" sovietica a cui si riferisce  la disponibilit dei russi a schierarsi apertamente con noi... invece di nascondersi nell'ombra come ha fatto il suo paese.
L'ambasciatore non s'impression. - Ci sono state altre considerazioni che...
- Non ne dubito - lo interruppe Kim, rinunciando definitivamente a controllarsi. - Considerazioni come l'onnipotente dollaro e le vostre genuflessioni capitalistiche davanti ai banchieri occidentali! Voi cinesi siete infine ritornati al vostro antico ruolo di loro servi!
- Quel che lei dice, compagno,  ingiusto. Vi abbiamo inviato migliaia di tonnellate di preziosi rifornimenti senza mai fare il sia pur minimo accenno a necessit di pagamento. E ora... - l'ambasciatore indic il foglio posato sullo scrittoio di Kim - ... siamo pronti ad aumentare anche quel livello di aiuto, gi pi che generoso.
Questo era davvero troppo. Pechino riteneva di poterlo comprare come una puttana di strada? Kim afferr l'offerta di armi della Repubblica popolare cinese e appallottol il foglio. - Ecco quel che penso del patetico tentativo di comprarvi la mia amicizia!
L'uomo lo guard senza alcuna espressione. - Devo informare il mio paese che la nostra offerta di ulteriori aiuti  stata rifiuta, compagno?
Davanti agli occhi di Kim, la stanza parve diventare rossa. Infuriato, gett in faccia all'uomo il foglio con le nuove cifre. - S! E lo informi di persona. La sua presenza nella Repubblica popolare di Corea non  pi gradita. Lei  espulso!
L'ambasciatore annu. - Come dice lei, compagno. Il mio governo le sottoporr senza dubbio il nome di un altro ambasciatore per farlo accreditare presso di voi il pi presto possibile.
Kim fatic a non esplodere. Quel maledetto cinese non aveva battuto ciglio, quando lui gli aveva tirato la pallina di carta. Trasse un profondo respiro, lo tenne per qualche istante nei polmoni, e poi lo emise lentamente. Disse con freddezza: - Il suo governo pu fare quel che gli pare. E pu darsi che io esamini la richiesta... anche se al momento la mia agenda  piuttosto piena di impegni. - Schiacci un pulsante sulla scrivania. - Mandami il capitano Lew.
Lew non portava i gradi, come si addiceva a un agente del Dipartimento di sicurezza politica dello stato. - S, Amata Guida?
Kim non sprec parole. - Scorta l'ambasciatore alla sua delegazione e di l all'aeroporto. Non potr parlare con nessuno, tranne i membri del suo corpo diplomatico. Chiaro?
Lew annu. L'ambasciatore cinese rimase immobile, senza dare visibilmente peso a quella gravissima infrazione delle normali buone maniere e dei protocolli diplomatici.
- Bene. - Kim strinse le labbra. - Toglimi dalla vista quest'uomo.
Non pens pi all'accaduto. Non aveva bisogno dei cinesi. I sovietici avevano armi assai migliori ed erano disposti a fornirgliele con generosit. Si erano meritati la sua fiducia. Si sarebbe appoggiato ai sovietici... almeno per ora.
Pechino
Il premier lesse con un sorriso sulle labbra il telex dell'ambasciata di Pyongyang. Kim Jong-Il era cos dolorosamente prevedibile... non come suo padre. Ossia, non come Kim Il-Sung nel momento di maggior potere personale. Scosse piano la testa. Il giovane Kim era cos sfrenato, cos arrogante.
Gli sorse un dubbio. Forse i nordcoreani credevano davvero di poter vincere la guerra senza l'aiuto cinese? Possibile. La loro ingenuit e la loro sicurezza di s erano state certamente esaltate dalle vittorie conseguite fino a quel momento. Dopotutto, l'esercito nordcoreano penetrava sempre pi nel Sud, a ogni giorno che passava.
Tutto in superficie, per...
Il sorriso del premier si allarg. Aveva conosciuto molti ingegneri inesperti che guardavano solo all'esterno di una diga di cemento, in apparenza solida, senza immaginare le pericolose fessure che potevano allargarsi all'interno. E il figlio artificialmente gonfiato di Kim Il-Sung era molto inesperto.
Be', il giovane aveva commesso il suo primo errore. Il premier pieg accuratamente il telex e lo infil nella borsa. Il suo contenuto sarebbe risultato molto interessante per vari suoi colleghi del Politburo: ne era certo.
Si alz agilmente e si diresse alla riunione del Consiglio di difesa. La danza cambiava, assumeva un aspetto diverso, e il premier si chiese se tutti i suoi partecipanti sarebbero riusciti a imparare in tempo i nuovi passi.
Chiss perch, pensava di no.
36
 La retroguardia
3 gennaio. Compagnia Eco, a ovest di Suwon
Kevin Little vide un mare di fiamme coprire Suwon quando la citt fu colpita dai proiettili nordcoreani, che distrussero le sue casette coperte di tegole e che aprirono grandi varchi nelle sue antiche mura di pietra. Altre esplosioni fecero tremare il Colle Paltal, nei pressi dell'antico centro cittadino. Templi, padiglioni e fortezze la cui costruzione aveva richiesto anni di duro lavoro venivano distrutti in pochi istanti. Il giovane scosse la testa. Le truppe alleate che difendevano Suwon erano a pi di un chilometro di distanza dal fuoco di sbarramento del Nord. Avevano abbandonato il centro storico della citt in un vano tentativo di salvarla dalla distruzione. Ma i nordcoreani non erano cos accomodanti.
- Ehi, tenente? Non possiamo fare in fretta? Non sono qui per turismo, lo sa. Non posso tornare dal mio comandante senza il suo riverito autografo su questo foglio per dimostrargli che ho portato la roba all'unit giusta. Va bene?
Kevin distolse lo sguardo dal cannoneggiamento per osservare il sergente grasso e con il doppio mento che attendeva in preda al nervosismo, nella mano il blocco delle consegne. C'era qualcosa di strano, nell'aspetto di quell'uomo, ma Kevin non era riuscito a capire bene che cosa fosse. Ora comprese. La tenuta da combattimento del sergente era nuova e senza grinze. Cosa ancora pi strana, l'uomo era pulito. Per uno come lui, che da giorni non vedeva una doccia funzionante, scorgere la faccia lustra e ben sbarbata del sergente magazziniere era come incontrare una creatura di un altro pianeta.
Scosse la testa. - No. Non va proprio bene, sergente. Io non firmo niente finch non sono certo che il carico soddisfa il mio fabbisogno militare.
L'altro aggrott la fronte e Kevin cerc di spiegarsi meglio. Aveva la vaga tendenza a cadere nelle frasi fatte. Colpa della stanchezza.
- Senta, non posso combattere come devo, senza una buona quantit di munizioni, e me ne avete portato met della mia dotazione di base.
Sulla citt esplosero altri proiettili, e il sergente rabbrivid. Pareva sulle spine. - Diavolo, mi spiace, tenente. Ma non ho munizioni da darvi. Nessuno ne ha pi.
Maledetto esercito. Kevin cominci a infuriarsi. Non c'erano abbastanza uomini. Non c'era abbastanza tempo. E adesso non c'erano neppure le munizioni per combattere decentemente. Cerc di non tradire la sua irritazione. La colpa non era del sergente: lui era solo un sintomo. Strinse i denti e guard con aria torva le casse che i suoi uomini stavano scaricando in fretta da un paio di camioncini sporchi di fango.
Nel vedere la sua faccia, il sergente alz le spalle per scusarsi.
- Dalla brigata ce ne hanno promesse altre, prima di questa sera. Ma le strade sono un disastro: non so se ci si pu fidare.
- Merda.
- Proprio cos, tenente. - Il sergente guard lungo il pendio, dove i soldati scavavano trincee e cercavano di aprirsi un angolo di tiro in mezzo ai cespugli. Kevin attese in silenzio, mentre l'uomo pareva giungere a una sorta di decisione dolorosa. - Senta, ho due casse di claymore. Non devo consegnarle a nessuno. Forse posso dargliele.
- Le prendo - disse Kevin, senza esitare. Lo schieramento della compagnia Eco era piuttosto debole, e un po' di mine claymore piazzate nei punti strategici potevano fargli davvero comodo. Se ben usata, una claymore poteva causare gravi perdite a un'unit di fanteria nemica. E non era difficile capirne il motivo. Quando scoppiava, il mezzo chilogrammo di C4 contenuto nella claymore scagliava seicento biglie d'acciaio su un angolo di sessanta gradi: tagliava come una falce tutto quel che aveva davanti. Alla Eco poteva venire comoda quella potenza di fuoco.
Il sergente si pizzic il mento, pensieroso. - Sono sue. - Fece un cenno d'assenso. - Vado a dire ai ragazzi di darsi una mossa. Devo finire i miei giri, e non voglio starvi troppo tempo tra i piedi, dopotutto.
In realt, pens Kevin, non voleva essere coinvolto nel prossimo attacco nordcoreano, e lui non poteva dargli torto. Nessuno, nelle sue piene facolt mentali, sarebbe rimasto in un posto dove poteva essere preso a fucilate.
Restitu il saluto al sergente e lo vide scendere verso i camioncini, ora quasi vuoti. Poi si gir dall'altra parte, per cercare la sua squadra e i capi plotone. Doveva finire di schierare gli uomini e aveva poco tempo per farlo.
2 Battaglione, 91 Reggimento, Uiwang, a nord di Suwon
Il capitano Chae Ku-Ho dell'esercito popolare nordcoreano attendeva pazientemente che il comandante del suo battaglione finisse di osservare l'orizzonte con un binocolo fabbricato nella Germania democratica. Il maggiore andava molto orgoglioso di quel binocolo, e Chae comprendeva il suo orgoglio. Era un ottimo strumento.
- Magnifico, magnifico! Tu lo vedi, capitano?
- S, compagno maggiore. - Il fumo di cento incendi velava Suwon e saliva nell'atmosfera, mescolandosi con le nubi grigie e pesanti che coprivano ancora la citt. Tra poco sarebbe ripreso a nevicare, pens Chae.
- E guarda quella nuvola pi scura che s'innalza dietro la citt. Quella  nafta che brucia, insieme al kerosene degli aerei. Devono avere dato fuoco alla loro base aerea per impedirci di catturarla. Li abbiamo messi in fuga, capitano. Nella loro mente sono gi sconfitti.
Chae era d'accordo con il suo comandante, ma non vedeva il motivo di fare quel genere di commenti. Il nemico poteva essere gi sconfitto nella mente, ma doveva ancora essere distrutto sotto l'aspetto fisico, perch la cosa avesse davvero importanza. Attese con pazienza che il maggiore terminasse l'osservazione al binocolo.
Alla fine l'uomo abbass lo strumento e si gir verso di lui. - Benissimo, Chae. Non perdiamo altro tempo. I tuoi ordini sono semplici. - Il maggiore indic le collinette basse, coperte di alberi, che s'innalzavano a ovest di Suwon. - L'asse di avanzata della divisione passa laggi. E noi siamo stati scelti come punta della colonna. - S'interruppe.
- Un grande onore, compagno maggiore.
L'uomo annu. - Certo. Comunque, Chae, voglio che la tua compagnia guidi il battaglione. Il servizio informazioni mi assicura che dobbiamo aspettarci solo una debole opposizione da forze isolate nemiche poste alla retroguardia. Il resto  in fuga lungo l'autostrada alla massima velocit possibile.
Chae aveva molti dubbi sui rapporti del servizio informazioni, ma non disse niente. Gli agenti dell'amministrazione politica avevano sistemi sgradevoli di occuparsi degli ufficiali sospettati di disfattismo o di scarso ardore militare.
- E l'appoggio dei carri armati, signore?
Il maggiore non prest orecchio alla domanda. - I carri passano a est, dove il terreno si presta meglio al loro impiego. Noi non ne avremo bisogno, Questa  una pura operazione di fanteria, Chae. Sbaraglieremo il nemico con un assalto alla baionetta!
- S, compagno maggiore. - Chae non lasci trapelare alcuna emozione. - Ritorno dai miei uomini, allora.
- Certo, capitano - disse il maggiore, in tono pi gelido. Forse aveva capito che Chae non aveva molta stima di lui. - Mi aspetto che la tua colonna sia in marcia entro venti minuti.
Chae salut e fece ritorno al bivacco della sua compagnia, in mezzo alle rovine di Uiwang, ancora fumanti. Rabbrivid per il vento e fece una smorfia. Almeno, lui e i suoi uomini avrebbero potuto riscaldarsi con un'allegra marcia di sei chilometri, prima di attaccare. I camion dell'esercito popolare erano troppo preziosi per rischiare di esporli al fuoco nemico.
Compagnia Echo
Erano pronti quanto lo si poteva umanamente essere. O cos si augurava, pens Kevin. Comunque, non c'era stato il tempo di preparare meglio la postazione. Controll il caricatore del suo M16. Era pieno, ma ne aveva solo altri sei nella tasca attaccata alla sua rete da combattimento. Si tocc la riserva di munizioni per controllare che fosse al suo posto e maledisse per la millesima volta la confusione che doveva esserci al servizio di approvvigionamento. Dove diavolo erano tutti gli aeroplani carichi di munizioni e di altro materiale che dovevano arrivare ogni pochi minuti dagli Stati Uniti?
Sette caricatori non sarebbero durati molto, nel tipo di scontro in cui si sarebbero trovati di l a poco.
Un PO di due uomini, posizionato lungo la trincea a nord, aveva riferito che numerose colonne di fanteria marciavano verso di loro. E il comando del battaglione aveva comunicato analoghi rapporti provenienti dalle altre compagnie che difendevano quella parte di fronte. Non c'era dubbio. Presto sarebbero stati investiti dai nordcoreani.
Kevin avanz faticosamente nella neve alta fino alla caviglia, per controllare la sua compagnia un'ultima volta. Aveva schierato gli uomini dietro la cresta della piccola collina alberata che dovevano difendere. La collina non avrebbe permesso ai nordcoreani di vederli: il loro comandante sarebbe stato costretto a mandare le proprie forze allo sbaraglio, senza avere un'idea precisa della posizione dei suoi.
Non che ce ne fossero molti. Il maggiore Donaldson gli aveva mandato alcuni rimpiazzi, ma lui disponeva, complessivamente, di meno di sessanta uomini per difendere una posizione pi adatta a una compagnia con tutti gli effettivi e con rinforzi. Non avendo soldati a sufficienza, era stato costretto a schierarli tutti in prima linea, per non lasciare aperture. L'idea di combattere senza una squadra di riserva gli dava i brividi. Gli ricordava Malibu West. Anche laggi aveva fatto quell'errore.
Cerc di non pensarci. Non era n il luogo n il momento. Forse pi tardi. Forse dopo la guerra, se fosse vissuto fino ad allora.
I capi dei suoi due plotoni, caporale McIntyre e sergente Geary, si limitarono a un cenno d'assenso quando si ferm accanto alla loro trincea. Erano esausti e avevano gli occhi infossati. Ma quello era l'aspetto di tutti gli uomini della sua compagnia. Cinque giorni e cinque notti all'aperto, sotto costante tensione e a quella temperatura glaciale, avevano portato i suoi uomini al limite della resistenza. Molti avevano bronchite, raffreddore di petto, polmonite. Kevin sapeva che un buon terzo dei suoi uomini si sarebbe dovuto trovare all'ospedale. Il guaio stava nel fatto che non poteva rinunciare a loro, cos come non poteva rinunciare a se stesso.
Continu ad avanzare nella neve, diretto verso il punto pi debole del suo schieramento: una gola coperta di cespugli, posta fra i suoi uomini e la compagnia Alpha di Matuchek. In fondo alla gola scorreva un fiumiciattolo tortuoso, coperto di ghiaccio, che si dirigeva approssimativamente a sud, e gli alberi, i cespugli e l'erba alta non permettevano di tenere sotto osservazione l'intera gola. Era il punto pi adatto per un'infiltrazione nordcoreana entro la sua posizione.
Tra il saperlo e il conoscere i provvedimenti da prendere c'era di mezzo il proverbiale mare, ma Kevin aveva cercato di fare del suo meglio. Aveva tolto al Secondo plotone una mitragliatrice e quattro fucilieri e li aveva portati laggi. Li aveva messi sui due lati della gola, pronti a colpire con fuoco incrociato i nordcoreani che si fossero mossi in mezzo ai fitti cespugli.
Inoltre aveva dato a quegli uomini sei claymore da piazzare nella gola: 3600 sfere d'acciaio spinte dalla potenza dell'esplosivo al plastico. Quanto bastava per dare una buona accoglienza al primo attacco nordcoreano. Ma inutile se gli attacchi fossero stati pi di uno.
Be', ci avrebbe pensato pi tardi. Kevin risal il pendio, per ritornare alla trincea che gli serviva da PC. Montoya era gi laggi, e si era coperto le orecchie con una spessa sciarpa prima di mettersi l'elmetto. Il giovane scosse la testa quando Kevin gli chiese se fossero giunti nuovi ordini dal battaglione.
- E Rhee? Non si sa niente di lui?
- Neanche una parola, tenente. Forse gli hanno proposto un bel lavoro da imboscato.
Kevin sorrise a Montoya, ma la cosa non gli parve affatto divertente. Quel mattino, Rhee era stato chiamato al QG provvisorio della brigata, a Yongju-sa - "Tempio dei Gioielli del Drago" - un complesso di santuari buddisti, vari chilometri a sud di Suwon. Negli ordini non si diceva perch si dovesse recare laggi, e Kevin non aveva idea di quando potesse ritornare. Maledetti imboscati delle retrovie, pens con ira. Probabilmente avevano avuto bisogno di Rhee per riempire qualche inutile scrivania. E adesso Kevin era privo del suo vicecomandante, poco prima che iniziasse la battaglia.
L'idea gli dava una certa preoccupazione. Ormai si era abituato a combattere con Rhee al fianco, ad affidarsi alla calma, alla sicurezza e al coraggio del sudcoreano.
- Tenente. Ehi, tenente. - Montoya gli pos la mano sulla spalla. - Stanno ritornando gli uomini del posto di osservazione.
Kevin prese il radiotelefono. - Echo Cinque Sei a Echo Occhi. Fate rapporto. Passo.
- Echo Cinque Sei, qui Occhi. - L'uomo ansimava. Lui e il suo compagno stavano ritornando di corsa. - Ritorniamo da voi. I primi November Charlie erano a quattrocento metri dalla nostra posizione. Forza stimata un, ripeto un, battaglione. Niente carri, niente trasporti.
- Ricevuto. Chiudo. - Kevin riconsegn il radiotelefono a Montoya. - Passa la parola che i nemici stanno arrivando, preceduti da due dei nostri. Di' a tutti di non fare fuoco fino al mio ordine.
Whoosh. Whamm. Whamm. Al primo sibilo dell'artiglieria, Montoya e Kevin si gettarono in fondo alla trincea... azione che venne immediatamente copiata dal resto della compagnia Echo. Occorsero vari secondi per capire che i proiettili non cadevano attorno a loro, e vari altri prima che qualcuno sollevasse la testa.
Kevin usc dalla trincea e, strisciando a terra, arriv fino alla cresta della collina. Gran parte della visuale era coperta da pini di quarant'anni, querce e salici, ma vedeva quanto bastava per comprendere che i proiettili nordcoreani si erano abbattuti sulla parte settentrionale dell'altura. Fu quasi tentato di sorridere. Il maggiore Donaldson aveva avuto ragione. Cercare di difenderla da laggi sarebbe stato un suicidio. Era un bersaglio troppo facile per l'artiglieria nemica.
Ritorn al suo PC e diede alcuni ordini ai capi plotone. Dopo il bombardamento della foresta, la fanteria nordcoreana sarebbe uscita dagli alberi e sarebbe venuta verso di loro, preceduta da qualche esploratore. Kevin voleva dare loro una buona accoglienza. McIntyre e Geary dovevano schierare una squadra lungo la cresta, pronta a sparare sui primi nordcoreani che si fossero mostrati ai piedi della collina.
Fatto questo, ritorn nella trincea per attendere. Non poteva fare altro.
1a Compagnia, 2 Battaglione
Chae si arrampic su un grosso tronco abbattuto dall'artiglieria e attese di essere raggiunto dal suo gruppo di comando. I tre plotoni della sua compagnia erano gi a cento metri da lui e si immergevano nella foresta. Sent che tutto era tranquillo, a parte lo scoppiettio dei fuochi appiccati dalle bombe, e la cosa gli piacque poco.
Chiam il suo vicecomandante per un breve scambio di opinioni, dietro la protezione di un pino che aveva perso i rami a causa di un proiettile. La situazione piaceva poco anche al tenente Koh. Anche lui aveva l'impressione che stessero infilandosi in una trappola.
- D'accordo. Perci prendi una squadra e va' a esplorare. Non cercare di combattere contro di loro a distanza ravvicinata. Scopri dove sono: ci penser poi l'artiglieria.
Koh annu e corse tra gli alberi per raggiungere il Primo plotone. Chae lo segu a passo pi tranquillo, con il sergente e i portaordini. Non vedeva il motivo di correre a gettarsi nelle fauci del leone... maggiore o non maggiore.
Compagnia Echo
Kevin pass da un uomo all'altro, lungo la cresta della collina, per dare a tutti lo stesso avviso. - Sparate raffiche di tre colpi. Fate durare le munizioni. Niente raffiche lunghe. I caricatori che avete in tasca solo tutti quelli che avete. Se li finirete dovrete combattere a palle di neve contro quei bastardi. Capito? - Aspettava il cenno d'assenso e poi ripeteva la frase dall'inizio.
Arriv alla fine della fila, fece il discorsetto a un uomo che lo guard con occhi sbarrati; poi si gir per allontanarsi. All'improvviso il soldato scelto gli tocc lo stivale e indic un cespuglio, ai piedi della collina, che s era mosso. Kevin si butt a terra e si gir su se stesso per puntare in quella direzione l'M16.
Un elmetto di foggia russa emerse dai cespugli, seguito dal resto del soldato a cui apparteneva, e che era armato di AK. Guardando con attenzione, Kevin scorse alcuni nordcoreani schierati in linea di attacco ai piedi della collina. Ne cont almeno dieci: una squadra, dunque, che probabilmente era seguita da altre.
Cerc di non respirare, aspettando che i nordcoreani risalissero il pendio. Dio, fa' che nessuno apra il fuoco troppo presto, prima che siano all'aperto, preg in silenzio. Sent il soldato accanto a lui deglutire rumorosamente e gli venne quasi voglia di dargli un pugno. Sotto quegli alberi, i rumori si sentivano a grande distanza. Venite pi vicino, bastardi.
Adesso. Kevin grid: - Fuoco! Fuoco!
Gli otto uomini sulla cresta cominciarono a sparare, e lo stesso Kevin spar tre colpi. Il suo bersaglio - il primo nordcoreano che aveva visto - rotol lungo il pendio. L'elmetto gli sfugg dalla testa e fin contro il tronco di un salice.
Caddero altri soldati, colpiti dalla prima salva degli americani. Alcuni superstiti si gettarono sulla neve e presero a sparare alla cieca, verso la cima della collina.
Kevin fu colpito alla faccia dalla neve: un proiettile che lo aveva mancato. Prese attentamente di mira uno dei nordcoreani sdraiati a terra. Premette il grilletto e sent sobbalzare l'M16. Colpito! Sulla spalla del nordcoreano comparve una macchia di sangue; l'uomo si alz involontariamente in ginocchio, portandosi la mano alla ferita. Qualcun altro, dalla cima della collina, lo colp e lo uccise.
Kevin si guard prima da una parte e poi dall'altra, cercando nuovi bersagli. Niente. Solo alcuni corpi insanguinati, stesi sulla neve. I nordcoreani superstiti erano indietreggiati e si erano messi al riparo.
Alla sua sinistra, una breve raffica di M16. Poi un'altra. Spari senza bersaglio. Kevin sussurr: - Cessate il fuoco! Maledizione, non sprecate i colpi!
Gli spari terminarono e furono sostituiti da un silenzio innaturale, interrotto soltanto da una serie di gemiti che proveniva dalla foresta. Kevin attese che il suo cuore cessasse di battere a martello.
Tese l'orecchio. Mormorii. Scricchiolii di piedi sulla neve ghiacciata, tintinnio di armi. Fra gli alberi c'erano molti altri nordcoreani, che si preparavano all'attacco.
Kevin non poteva resistere a un forte assalto. - Indietro! Ritorniamo nelle trincee.
Le due squadre americane tornarono indietro e si unirono al resto della compagnia Echo. Avrebbero affrontato i nordcoreani sulla cresta della collina.
1a Compagnia, 2 Battaglione
Il tenente Koh era sdraiato a terra, pallido come uno straccio, mentre l'infermiere cercava di tamponargli le ferite. - Come sospettavi, ci stavano aspettando. Almeno un plotone, forse pi di uno. - Emise un gemito quando l'infermiere serr la benda.
- Cerca di rimanere immobile, compagno - disse Chae, posandogli la mano sulla spalla. - Ti sei comportato bene. Ora staneremo il nemico con qualche salva di artiglieria, eh?
Koh gli rivolse un cenno d'assenso e chiuse gli occhi. Chae guard l'infermiere, che si limit ad alzare le spalle. Non era in grado di medicare le ferite del tenente, e l'ospedale da campo pi vicino era ad almeno un'ora di marcia. Tutto era in mano al destino: Koh sarebbe sopravvissuto o morto, a seconda dei dettami del fato.
Chae si alz e osserv la piccola radura che ospitava il gruppo di comando e i resti della forza d'esplorazione. I suoi primi due plotoni erano gi schierati ai piedi della collina difesa dagli americani. Gli uomini del Terzo plotone, le riserve, attendevano nei pressi della radura, in posizione di riposo.
Diede un ordine al sergente e torn indietro. Prima dell'attacco, gli occorreva l'appoggio dell'artiglieria, e solo il comandante del battaglione poteva prendere gli accordi relativi.
QG del 2 Battaglione
- Assolutamente no! Non c' tempo per queste sciocchezze. Sarebbe uno spreco di tempo e di munizioni preziose. Allontana il nemico dalla collina con un attacco fulmineo.
Chae era stupefatto. Sapeva che il suo comandante era troppo sicuro di s, ma fino a quel momento non si era mai accorto che era un completo idiota. - Compagno maggiore, il nemico ha una posizione fortissima. Un semplice attacco di fanteria non  sufficiente. Occorre l'appoggio dell'artiglieria.
Il maggiore aggrott la fronte. - Compagno capitano. I miei ordini sono espliciti, no? Intendi disobbedire a un ordine?
Chae sapeva di rischiare l'arresto e l'esecuzione. Una morte valeva l'altra; non aveva alternative. Scosse la testa. - No, compagno maggiore. I tuoi ordini saranno eseguiti.
Il maggiore sorrise. - Eccellente, capitano. - Gli pos la mano sulla spalla. - Lass c' solo un piccolo gruppo. Un attacco della tua compagnia lo schiaccer e ci permetter di avanzare.
Chae pot solo annuire.
- Benissimo, Chae. - Il maggiore guard l'orologio. - Fa' partire il tuo assalto fra venti minuti, ci conto. Oggi abbiamo ancora molta strada da fare. Al comando di divisione si aspettano che raggiungiamo la Stazione agricola sperimentale prima di sera. E non intendo deluderli. Chiaro?
- Chiarissimo, compagno maggiore. - Chae salut e si affrett ad allontanarsi. Dentro di s, si sentiva ribollire. Lui e i suoi dovevano limitarsi a fare del loro meglio e a sperare. Avrebbe mandato all'assalto i primi due plotoni. Forse sarebbero riusciti a raggiungere senza troppe perdite gli americani che difendevano la collina. E se l'attacco fosse fallito, gli sarebbe rimasto il Terzo plotone per tentare qualcosa d'altro.
Compagnia Echo
L'acuto, dissonante squillo di tromba si riflett sui tronchi attorno a loro.
- Arrivano i bastardi! Pronti a sparare! - Kevin tolse la sicura all'M16 e controll che fosse regolato sul fuoco semiautomatico. Abbass la testa.
Whummp! Terra e neve sollevate da una granata nordcoreana si sparsero sulla cresta della collina. Altre granate esplosero in rapida successione, illuminando gli alberi attorno a loro. Kevin sent fischiare una scheggia. E la tromba continuava a suonare.
Eccoli. Kevin scorse le prime figure stagliarsi sullo sfondo del cielo: assalto alla baionetta. Dalle trincee americane giunse il crepitio degli M16 e delle mitragliatrici M60, e i nordcoreani vennero uccisi o respinti. Altri si gettarono a terra e cercarono di rispondere al fuoco.
Gli spari degli AK, pi rumorosi, si mescolarono al secco crepitio degli M16.
Con un gorgoglio, un soldato americano si port le mani alla gola ferita. Un altro grid e cadde, stringendosi il braccio spezzato. Ma i nordcoreani erano stati sorpresi all'aperto, senza ripari, e venivano eliminati in fretta.
Kevin colp un uomo che cercava di strisciare dietro un albero e sfil dal fucile il caricatore vuoto, per inserirne uno nuovo. Gliene rimanevano cinque. Vide giungere in volo un oggetto rotondo, che colp un albero dietro di lui. Non se ne cur, e prese di mira un nordcoreano in piedi, con il braccio ancora levato dopo avere scagliato la bomba.
- Granata! - esclam Montoya, tirando Kevin verso il fondo della trincea.
Whuummp! Il terreno sobbalz, e l'esplosione tolse loro il respiro, facendogli ronzare le orecchie. Qualche frammento fischi sopra le teste.
- Idiota! - Kevin sollev il fucile e colp con una raffica di tre colpi il nordcoreano che si preparava a gettare un'altra bomba. L'uomo mor, sulla faccia un'espressione di estrema sorpresa.
Un'altra granata esplose in mezzo alle trincee, e Kevin sent urla di dolore. Dei suoi uomini. Soffoc un'imprecazione e riprese a sparare. Vuoto. Sfila. Inserisci. Gli rimanevano solo quattro caricatori.
Gli spari dei nordcoreani si erano diradati. La visibilit era ridotta a pochi metri, ma fra gli alberi si scorgevano pochi bagliori. Il pendio era coperto di corpi.
Vide un nordcoreano che cercava di allontanarsi dalla cresta della collina e gli spar, sollevando una tempesta in miniatura attorno all'uomo. Non cap se l'avesse colpito. Un altro nordcoreano cerc di mettersi a correre. Quattro colpi lo centrarono nello stesso istante e lo scagliarono contro una quercia segnata dai proiettili.
Kevin sfil dal fucile un altro caricatore vuoto e ne inser uno nuovo. Nella tasca gliene rimanevano tre.
Poi si guard attorno, per cercare nuovi bersagli. Attese che il fumo e la polvere si diradassero. Non vide alcun nemico. La tromba aveva smesso di suonare. I nordcoreani erano spariti.
- Cessate il fuoco! - L'udito gli stava ritornando, ma con lentezza. Riusciva a malapena a sentire McIntyre e Geary che gridavano ai loro uomini di non sparare. Gli parevano lontanissimi.
Kevin scosse forte la testa, cercando di liberarsi le orecchie dal fastidioso ronzio. Stacc il dito dal grilletto dell'M16 e si appoggi alla parete della trincea per tirare finalmente il fiato. La compagnia Eco e il suo inesperto comandante avevano vinto un altro scontro. Sent una grande soddisfazione, un senso di trionfo, e prov quasi la tentazione di ridere di gioia. Ma si affrett a soffocare quelle emozioni.
Purtroppo i nordcoreani sarebbero tornati presto, e i suoi uomini avevano gi consumato met delle munizioni. Un altro attacco, e le avrebbero finite. E poi? Kevin non sapeva come rispondere a questa domanda, ma doveva trovare la risposta, e subito. Nella foresta c'era un comandante nemico che stava gi studiando la prossima mossa.
1a Compagnia, 2 Battaglione
Chae fiss con collera i resti dei suoi due plotoni. Quasi settanta uomini sprecati inutilmente, massacrati perch il comandante del battaglione era uno sciocco di prima grandezza. Gli americani si erano trincerati troppo bene, e un attacco frontale non era in grado di sloggiarli. Occorreva raggiungerli da un altro lato.
Aggrott la fronte. I gemiti dei feriti non gli permettevano di concentrarsi. Si gir verso il sergente del comando e gli diede un ordine. - Porta i feriti al punto di pronto soccorso e poi ritorna da me.
"Tu... - prosegu, indicando il caporale che comandava i resti del Primo plotone - ... porta ai piedi della collina gli uomini ancora in grado di combattere e tieni occupati gli americani. Non esponetevi, e non lasciate capire di essere cos pochi. Chiaro?"
Il caporale salut e corse a riunire gli uomini per il nuovo attacco. Chae sent nuovamente salire la propria irritazione. Quegli uomini erano troppo buoni per essere comandati da un incompetente come il maggiore, un idiota borioso con un bel binocolo. Con un brontolio, si fece dare da un soldato il suo fucile AK. Aveva al fianco la pistola Makarov che indicava il suo grado di ufficiale, ma non era l'arma adatta per quel tipo di scontro.
Attese che la squadra avanzata aprisse il fuoco che doveva immobilizzare il nemico. Poi si volt verso il tenente che comandava il Terzo plotone. - Seguitemi. E fate silenzio. Il primo che fiata terminer la sua miserabile esistenza a spaccare pietre in un campo di lavoro.
Senza attendere la risposta, Chae si allontan in mezzo agli alberi, dirigendosi verso la gola che aveva visto in precedenza e che poteva servirgli per aggirare gli americani. Se fosse riuscito a portarsi dietro a loro, avrebbe potuto fargli pagare caro il massacro dei suoi uomini. Il Terzo plotone lo segu in fila per due.
Compagnia Echo
I colpi di fucile impedivano l'ascolto.
- Ripetete l'ultimo messaggio, India Uno Due. Passo.
Per un istante, gli spari cessarono, e Kevin riusc a sentire la voce di Donaldson, in mezzo alle interferenze. - Mi serve un rapporto sulla situazione, Cinque Sei. Passo.
- Ricevuto, Due. Attaccati da una compagnia. Siamo ancora sotto il fuoco di qualche fucile, ma non di armi pesanti. Ho due morti e quattro feriti da portare via. Passo.
- Va bene, Kevin. Vi mandiamo una jeep. L'elicottero non pu scendere in mezzo a tutti quegli alberi; occorrer qualche minuto.
Kevin imprec tra s. Uno dei suoi feriti sarebbe potuto morire, prima che una jeep riuscisse a percorrere i sentieri stretti e pieni di buche che in quella parte della Corea del Sud erano chiamati strade. Spinse il pulsante di trasmissione. - Ricevuto, Due. Cercate di fare in fretta. E per quella richiesta di colpi?
- Conosco la vostra situazione, ma in questo momento non ho niente da darvi. Ne stiamo cercando, Kevin, ma non posso promettere niente. - Donaldson sembrava preoccupato. Probabilmente aveva ricevuto la stessa richiesta da tutte le altre unit di prima linea.
Kevin serr il pugno. Per difendere la sua posizione aveva bisogno di caricatori. Possibile che al quartier generale non lo capissero? - Due, posso resistere ancora a un attacco, ma poi sar senza munizioni.
- Capito. Fate tutto quel che potete. Chiudo.
Kevin consegn a Montoya il radiotelefono e s'infil a tracolla l'M16. Aveva perso troppo tempo in chiacchiere inutili con l'alto comando. Meglio ispezionare lo schieramento per controllare se c'erano punti deboli, prima che i nordcoreani facessero una nuova mossa. E la gola era il punto pi probabile, per sferrare un nuovo attacco. S incammin in fretta, con irritazione, rimorchiando Montoya al proprio seguito.
1a Compagnia, 2 Battaglione
Chae strisciava con molta attenzione nella stretta gola, cercando di non toccare i cespugli coperti di neve che lo circondavano da entrambi i lati. Si ferm per asciugarsi il sudore dalla fronte, e solo allora not tutti i piccoli rumori fatti dai suoi soldati nell'attraversare la gola per portarsi dietro le linee nemiche. Dal punto dove l'altro plotone teneva occupati gli yankee giungeva qualche sparo, e Chae preg tra s che l'inganno riuscisse. Poi pos la mano sulla neve e riprese ad avanzare. Presto sarebbero riusciti a sorprendere gli americani da dietro e li avrebbero cacciati dalla collina.
Compagnia Echo
Kevin lo sent per primo: un leggero fruscio, e vide la neve cadere da un ramo. Si guard attorno; non c'era vento, anche se, dall'aspetto del cielo, capiva che si sarebbe levato presto. E ogni animale, per un raggio di molti chilometri, doveva essere fuggito a causa degli spari. Restava una sola possibilit.
Si sdrai a terra e fece segno a Montoya di imitarlo. Con una mano tocc la spalla del caporale che comandava il gruppo di uomini che difendeva la gola, con l'altra serr l'M16.
Il caporale - un negro alto, chiamato Reese - gli fece un cenno d'assenso e agit lentamente la mano per richiamare l'attenzione delle sentinelle stazionate sull'altro lato. Gli uomini risposero al suo segno e si nascosero nella trincea.
Kevin continu ad attendere.
Dieci metri sotto di loro, c'era qualcosa che si muoveva. Cambi forma e divenne un soldato nordcoreano che strisciava con grande attenzione fra i cespugli. Reese pos il pollice sul comando delle claymore, ma Kevin scosse la testa. Era solo un uomo mandato in avanscoperta. Dietro di lui dovevano essercene degli altri, e Kevin voleva cogliere tutto il gruppo, se possibile.
Il nordcoreano si avvicin, e ora Kevin cominci a scorgere molti altri segni di movimento: un cespuglio che si scuoteva, un tintinnio metallico, un'ombra che si spostava, tra altre ferme. Trattenne il respiro e lo esal lentamente. L'uomo si avvicinava. Adesso erano visibili numerosi nordcoreani, che si portavano lentamente entro tiro.
Uno dei mitraglieri nascosti dietro un albero caduto diede un colpo di tosse: il rumore si sent distintamente. Kevin vide che il primo coreano spalancava gli occhi per la sorpresa e stava per lanciare un grido di avvertimento.
- Reese!
Il caporale schiacci il pulsante delle claymore: l'intera fila esplose con un ruggito di tuono. Una cortina di shrapnel spazz l'intera gola a livello del terreno, lacerando con la stessa facilit la vegetazione e la carne umana, poco al di sopra del livello del suolo, in un orribile schizzo caleidoscopico di verde, bianco e rossiccio. Le mine uccisero quasi tutti i nordcoreani compresi nel loro arco di tiro; i superstiti caddero nello sgomento.
Gli altri soldati di Kevin aprirono il fuoco nello stesso istante, scagliando nella gola una raffica dopo l'altra. Altri nordcoreani caddero. In mezzo al crepitio della M60 e agli spari degli M16 si lev il grido dei feriti.
- Fuoco! Abbiamo inchiodato quei bastardi! - Kevin infil un nuovo caricatore e riprese a sparare.
E sent che Reese ripeteva a bassa voce, mentre sparava: - Beccati questo, s! Beccati questo!
L'M60 smise di sparare. Si era inceppata quando il nastro si era attorcigliato fra le mani dell'addetto al caricamento.
1a Compagnia, 2 Battaglione
Nel sentire che la mitragliatrice americana aveva cessato di sparare, Chae tolse la sicura a una granata. La tenne in mano ancora per un secondo e poi la scagli verso la trincea nemica. Tre. Vol perfettamente nell'aria e cadde tra i due americani che cercavano freneticamente di rimettere in funzione l'arma. Due. Un americano la vide, cerc di afferrarla, la manc. Uno.
La granata esplose, e lo scoppio catapult fuori della trincea i due uomini, colpiti in una decina di punti.
A Chae parve che il fuoco degli americani, senza la mitragliatrice, si fosse subito alleggerito. Il capitano nordcoreano si guard attorno. Il terreno era coperto di morti; in certi punti erano addirittura finiti uno sopra l'altro. Ma c'erano dei superstiti, che gi rispondevano al fuoco degli americani nascosti in cima alla gola. Chae li cont in fretta. Gli rimaneva quasi mezzo plotone. Se fossero riusciti a sfondare, avrebbero potuto ancora vincere quella battaglia.
Compagnia Echo
Un colpo di AK sollev la polvere davanti a Kevin, che si affrett a spostarsi. Gli era andato maledettamente vicino.
Trovata un'altra posizione, prese la mira. Il fucile spar un colpo, due, e poi il percussore batt a vuoto. Kevin sfil il caricatore e fece per sostituirlo con un altro. Non lo trov. Oh Dio, e adesso?
- Tenente! Prenda questo! - grid Montoya, gettandogli un caricatore.
- Di' a McIntyre che ci occorre un'altra squadra! - Kevin scorse un nordcoreano che cercava di avanzare strisciando sulla neve e lo colp alla testa.
- Infermiere! - Uno degli uomini di Reese era stato ferito e sanguinava dalla bocca e dal petto. Kevin cominciava a vedersela brutta. Gli rimanevano quattro soli soldati e il fuoco dei nordcoreani diventava pi intenso. Qualcuno doveva cedere.
E cos fu.
All'improvviso, sul ciglio della gola comparvero alcuni uomini in tuta mimetica verde, con elmetti americani di vecchio modello, che presero a sparare contro i nordcoreani. Tutti erano orientali. Kevin stacc il dito dal grilletto e li fiss a occhi sbarrati. Sudcoreani? E da dove arrivavano?
Rhee gli si gett accanto e gli rivolse un largo sorriso. - Terzo plotone a rapporto, tenente Little.
- Cristo, da dove arriva questa gente?
Rhee si abbass mentre una raffica di AK gli passava sulla testa. Continu a sorridere. - Quaranta Katusa assegnati alla nostra compagnia, tenente. Per questo mi hanno chiamato al QG. Per prendere gli uomini e portarli al fronte.
- Fantastico. - I "Katusa" erano soldati sudcoreani in forza presso l'esercito americano, ed erano esattamente quel che serviva alla compagnia Eco. Kevin riprese a tirare il fiato nel vedere che gli uomini di Rhee respingevano l'attacco nemico. Gli spari si diradarono sempre pi: i nordcoreani si ritiravano, portandosi via i feriti.
Kevin si sedette sulla neve. - Quante munizioni avete?
- Non molte. - Rhee era tornato serio. - Le retrovie sono un manicomio. Nessuno riesce a trovare pi niente.
- Ah. Va bene. Richiami i suoi uomini e metta un paio di squadre a difendere la gola. Ne lasci libera una. - Kevin sorrise. - Sar la nostra riserva.
Rhee annu e and a eseguire gli ordini.
- Montoya? - Kevin cerc il suo addetto radio e vide che cercava di rimettere in funzione l'M16 inceppato. - Montoya! Chiama il battaglione. Devo fare un certo discorso con il maggiore.
QG del 2 Battaglione
Chae entr con passo zoppicante nella piccola radura, seguito da un gruppo male in arnese di quindici uomini, tutti fasciati e sporchi di sangue. Con una spallata allontan una sentinella e si diresse verso il maggiore, fermo a esaminare una mappa posata su un tavolino pieghevole.
Il maggiore sollev lo sguardo, sorpreso. Strinse le labbra. - Chae, perch sei qui? Perch non sei all'attacco con la tua compagnia?
-  la mia compagnia; almeno, quel che ne resta - disse Chae, con voce piatta e priva di emozione. - L'attacco  fallito.
Il maggiore fiss il piccolo gruppo di soldati. Qualcosa che compariva nel loro sguardo parve spaventarlo. - Io... - S'interruppe per passarsi la lingua sulle labbra. - Capisco. Be', allora, dovremo provare qualche altra strada, capitano. - Rivolse loro un sorriso forzato. - Sono certo che i tuoi uomini hanno combattuto coraggiosamente. Meritano un encomio.
Chae sent che la mano stava per corrergli alla pistola, ma la ferm in tempo. Non ne valeva la pena. - S, hanno combattuto bene, maggiore. Adesso li ho riportati indietro perch hanno bisogno di riposo. Mi occorreranno dei rimpiazzi al pi presto possibile.
Il maggiore attese che proseguisse, ma Chae aveva finito. Si volt senza salutare e si allontan, verso i soldati in attesa.
- Capitano...
Chae si volt. - S, maggiore?
L'uomo era ancora pallido. - E la collina? Cosa...
Chae gli rispose brutalmente, senza badare al fatto che aveva varcato il limite dell'insubordinazione. - Non ne ho idea, maggiore. Ma sono certo che qui al quartier generale saprete trovare un sistema. - Gir sui tacchi e si allontan, quasi aspettandosi un proiettile alla schiena.
Il proiettile non arriv.
Compagnia Echo
- Siete in grado di resistere, Echo Cinque Sei? - chiese Donaldson, in mezzo alle interferenze.
- Negativo, Due. Abbiamo meno di due caricatori per uomo e un nastro per mitragliatrice. Non  sufficiente. - Kevin si gir a guardare i suoi uomini che andavano a spogliare i nordcoreani uccisi, stesi sulla collina. Prendevano loro i fucili e le munizioni. Se ci fosse stato un altro attacco, la sua compagnia avrebbe dovuto usare contro i nordcoreani le loro stesse armi. Era una situazione inaccettabile.
Passarono quasi dieci minuti, prima che Donaldson lo richiamasse. - Va bene, allora, Sei. Foxtrot, Alpha e Bravo sono nella stessa situazione. Ho sentito il comando di brigata, e ci ritiriamo per rifornire le nostre scorte. Tutto chiaro, per ora?
- Affermativo, Due.
- Bene. La compagnia Charlie coprir la ritirata; state pronti ad allontanarvi al suo arrivo. Ci schiereremo accanto ai templi di Yongju-sa e cercheremo di organizzare una nuova linea di difesa laggi. Capito?
- Forte e chiaro. Due. - Kevin era lieto di andarsene, ma lo preoccupava l'idea di cedere ai nordcoreani un'altra decina di chilometri. Scosse la testa. Peccato. Avrebbero potuto fermare il nemico, se avessero ricevuto i rinforzi e i rifornimenti che occorrevano per farlo. Interruppe la comunicazione e si alz per organizzare la ritirata della compagnia Echo.
Base aerea di Kunsan
I C-5 e i C-141 che rullavano sulla pista coprivano di ombre gigantesche le luci che illuminavano l'aeroporto di Kunsan. Il rumore dei jet rendeva difficile conversare, e anche ragionare.
McLaren fiss incollerito l'ufficiale davanti a lui. - Non voglio sentire altre maledettissime scuse, Frank. Voglio che questo casino sia risolto. E deve essere risolto ieri. Mi hai capito?
L'uomo fece per dire qualcosa, ma venne interrotto da un C-5 che passava lungo la pista e poi prendeva il volo. Quando il rumore diminu, disse: - Generale, facciamo del nostro meglio. Ma arriva un aereo ogni tre minuti, e ogni volta sono da trenta a cento tonnellate di merci che dobbiamo scaricare e immagazzinare prima di poter girare la testa e dedicarci al successivo.
McLaren fece una smorfia. - Senti, ho battaglioni che finiscono i caricatori nel peggior momento possibile. Carri armati che non hanno il carburante per muoversi. E batterie d'artiglieria che non hanno neppure i proiettili per fermare una squadra di boy scout nordcoreani. - Si avvicin all'ufficiale della sussistenza e gli punt il dito contro il petto. - Perci, anche se i tuoi uomini devono farsi venire l'ernia, voglio che i miei soldati ricevano i rifornimenti che servono, o, per Dio, ti caccio all'inferno subito, personalmente.
L'uomo fece un passo indietro. - Ma, generale, la cosa non  cos semplice. Noi riusciamo a scaricare gli aerei senza problemi.  solo questione di braccia. Il guaio sta nel suddividere il carico. Alla partenza, negli Stati Uniti, mettono di tutto nello stesso aereo: dai medicinali ai proiettili e alle uniformi di ricambio.
- E con questo?
Uno Starlifter tocc terra e fren, fermandosi con un forte stridore. Prima ancora che si fosse fermato, alcuni camion stavano gi dirigendosi verso l'aereo.
- Riusciamo a sbarcare il carico, ma abbiamo solo il tempo di accumularlo da una parte, prima che arrivi un altro volo. - L'ufficiale alz le spalle. - Non ho n le persone n i computer occorrenti per seguire ogni cassa dopo che  stata scaricata.  questo che ci blocca, generale.
McLaren lo fiss. - Allora, chi  che non fa il suo dovere?
- Normalmente, le istruzioni per le consegne provengono dall'ufficio logistico di Seul. Laggi sanno cosa c' in ogni cassa e chi ne ha bisogno. I miei ragazzi prendono le casse dall'aereo, le mettono sul giusto camion e il gioco  fatto.
- In altre parole - sugger McLaren - voi vi limitate a scaricare e a caricare.
- Sissignore. - L'ufficiale sorrise. - Non ho gli uomini e l'organizzazione per scoprire che cosa contiene ciascun aeroplano e per andare a vedere chi l'ha richiesta. Il personale di Seul  stato evacuato. Si trova qui alla base, mi pare. Domattina parte per il Giappone, e laggi... - Si accorse che McLaren lo fissava con attenzione. - S, signore. Canceller quell'ordine.
- Ottima idea. Non voglio altri intasamenti. Se sono le persone capaci di risolvere questo casino, mettile subito al lavoro. - McLaren indic la pista, dove i carrelli a forca erano indaffarati a prelevare il carico dalla stiva del C-141 che faceva rifornimento. - E riferisci ai tuoi ragazzi i miei complimenti per il loro lavoro.
- Grazie, generale.
Con un cenno d'assenso, McLaren fece per allontanarsi. Poi si ferm e disse: - Oh, Frank?
- S, signore?
- Non voglio essere costretto a ritornare qui. Chiaro?
L'ufficiale si mise sull'attenti. - Certamente, signore.
McLaren gli restitu il saluto e si diresse verso l'elicottero che lo attendeva. Scorse l'espressione sulla faccia di Hansen. - Pensi che sia stato tropo duro con quell'uomo, Doug?
- Be', generale... - Hansen non prosegu, ma era chiaro che lo pensava.
McLaren gli sorrise. - Prerogative del grado. Quando un generale fa una scenataccia perch  in collera per gli affari suoi, la cosa prende il nome di "esercizio dell'autorit di comandare ". - Sal sul Cobra, al posto del copilota, e si allacci le cinture. - Ritorniamo al QG. Qui abbiamo perso fin troppo tempo.
L'elicottero da battaglia si sollev e spar nel cielo notturno. Entro mezzanotte era prevista un'altra bufera di neve.
Terminal militare, Kunsan
Anne osservava il disordine attorno a lei. I suoi compagni non ne facevano parte, fortunatamente. Si erano adattati bene a quella situazione assurda e il terminal sembrava diventato la loro casa. Quasi tutti dormivano, raggomitolati come meglio potevano. Erano laggi da quattro giorni, presi nell'ingorgo logistico che loro stessi, teoricamente, avrebbero dovuto risolvere.
Prima c'erano stati problemi per farsi raggiungere a Kunsan dai documenti dell'ufficio. Poi c'erano stati problemi di priorit, e alla fine erano sopraggiunti dei feriti da evacuare. Il maltempo rendeva tutto pi complicato. Se lei non avesse conosciuto bene il funzionamento del sistema dei rifornimenti, l'avrebbe giudicato impossibile.
L'aeroporto era nella confusione pi assoluta. Scatole, casse, attrezzature erano impilate dappertutto. Ogni ora di ritardo peggiorava il caos che avrebbero dovuto affrontare al loro arrivo in Giappone.
Intanto, se ne stavano l seduti a far niente. La cosa le ricord l'aeroporto di Kimpo, l'attesa di un altro aeroplano. Ragionevolmente, sapeva di essere al sicuro, laggi a Kunsan, ma nella sua immaginazione le pareva di vedere colonne di fumo dovunque posasse gli occhi.
Continu ad attendere l'aeroplano, augurandosi che Kunsan fosse ben difesa.
Tony le aveva detto che lo era davvero, quattro giorni prima, a pranzo. Erano arrivati poco dopo mezzogiorno e, dopo avere dato l'addio al capitano Hutchins e ai suoi uomini, erano stati invitati a pranzo al circolo ufficiali. Tony e Anne avevano preso un tavolino appartato, a qualche distanza dal gruppo principale. Anne era sicura che i suoi collaboratori stessero spettegolando su di loro, ma da laggi non li sentiva e dunque non gliene importava.
Senti, Anne, non devi temere le incursioni aeree. Il campo di Kunsan non  pi stato colpito, dopo il terzo giorno di guerra. Abbiamo perfino una batteria SAM di Patriot per proteggerci.
Non dovrebbe essere un segreto?
Non importa aveva risposto lui, parlando con una forchettata di insalata in bocca. I nordcoreani lo hanno gi scoperto... a proprie spese.
Oh.
Sedevano a un tavolo con la tovaglia e le posate, mangiavano l'insalata e i sandwich speciali del bar, e ad Anne pareva di vivere un'esperienza del tutto nuova. Aveva pensato a come si dovevano trovare gli uomini della prima linea, che ormai da pi di una settimana erano al freddo, nel fango.
Avevano parlato soprattutto di ci che Anne avrebbe fatto in Giappone, e delle esperienze di Tony in quel paese. Tony aveva cercato di suggerirle i posti pi interessanti da visitare. A Misawa c' un sacco di bei ristoranti. Basta uscire dal cancello principale del campo e prendere a sinistra...
Tony, quando arriveremo laggi dovr lavorare ventiquattr'ore al giorno. Non so neppure se avr il tempo di mangiare. Pu darsi che sia talmente indaffarata da non sentire neppure la tua mancanza. Nel dirlo, per, aveva sorriso.
Allora, sarai troppo indaffarata per pensare a noi. Le aveva sorriso anche lui, ma era serio.
Senti, Tony, sono successe troppe cose. Lasciamo che la situazione si normalizzi.
Lui aveva aggrottato la fronte. Pu darsi che occorra molto tempo.
Non preoccuparti, ti telefoner, e ti scriver tutti i giorni. Era stata lei, a quel punto, ad aggrottare la fronte. Ho paura per te.
Lui aveva alzato le spalle. Non preoccuparti. Non ho nessuna intenzione di farmi beccare. Dicono che se superi le prime dieci missioni, non corri pi il rischio di essere abbattuto. Io ho fatto la decima tre giorni fa. Inoltre, i nordcoreani cominciano a essere senza aerei. Aveva guardato l'orologio e aveva tratto un sospiro. Ho una riunione di istruzioni tra venti minuti. Devo andare.
Chiss quando riusciremo di nuovo a vederci aveva detto lei.
Prestissimo, Anne. Si era alzato per andarsene, e anche lei si era alzata. Poi la ragazza aveva fatto il giro del tavolo e gli aveva gettato le braccia al collo.
Sorpreso, lui l'aveva abbracciata, ma aveva detto: Ehi, non c' un po' troppa gente?
Non m'importa.
Be', a me s, invece. Andiamo fuori.
Quando erano usciti, Anne si era sentita molto triste - pi di quanto non fosse disposta ad ammettere - perch doveva andare in Giappone e lasciare Tony.
Davanti al circolo c'era un giardinetto con qualche albero spoglio. Passava molta gente, ma erano degli estranei, troppo presi nelle proprie faccende per badare a una coppia che si dava il bacio d'addio.
Anne si chiese dove fosse finito il capitano Hutchins e poi torn a preoccuparsi per Tony. Era venuto a trovarla due volte, ma si erano visti di corsa, e lei era sempre pi preoccupata. Del resto, lui non poteva evitare che lo fosse. Pilotare un aereo da caccia...
Si accorse che un ufficiale dell'aeronautica veniva verso di lei, seguito da un gruppo di ufficiali subalterni e di soldati. Era stanco, ma deciso, e chiaramente pareva la persona a capo di tutto. Si diresse verso Anne, che fu quasi tentata di rivolgergli il saluto militare.
- Signorina Larson? Sono Frank Sheffield, responsabile logistico della base. - Vide che Anne lo aveva riconosciuto. - S, sono il colpevole del disastro che c' qui fuori. I vostri ordini sono cambiati. Ritornate al lavoro qui a Kunsan. - Alzando leggermente il tono di voce, aggiunse: - Spiacente, amici, ma per questa volta niente viaggio in Giappone. Tenente!
Un ufficiale basso e tozzo si fece avanti. Sheffield lo present: - Il tenente Pettigrew. Sar l'ufficiale di collegamento tra me e il vostro gruppo... Signorina Larson, la situazione dei rifornimenti  critica. Le unit di prima linea sono prive di tutto, mentre il materiale si accumula nei porti e nei campi di volo, e i veicoli di trasporto restano inutilizzati. - Indic la finestra. - Questa scena si ripete in tutta la Corea, e ho bisogno di lei e del suo gruppo per risolverla. Non possiamo permetterci neppure un altro minuto di ritardo. - Poi addolc il tono. - Potete chiedere tutto quel che vi occorre, e il tenente  qui per procurarvelo. Vi abbiamo dato gli ex uffici del Registro manutenzione aerei. Del resto, nessuno riesce pi a controllare quelle manutenzioni. A lei, tenente.
Senza aspettare la risposta di Anne, Sheffield e il suo seguito si allontanarono, lasciando solo il tenente e due soldati. Il giovane ufficiale fece un passo avanti e tese la mano ad Anne. - Tom Pettygrew, signora. Se lei e il suo gruppo volete venire con me, fuori ho alcuni autobus...
Il tenente non riusc a capire perch tutti lanciassero un grido, a queste parole. Per fortuna fu una breve corsa all'interno della base, che dur quanto bastava per informare il giovane ufficiale delle peripezie del gruppo. E gli autobus erano riscaldati.
Anne cerc di mettere un freno alle sue emozioni. Un altro cambiamento: ora dovevano rimediare alla confusione di Kunsan. Se la cosa era cos importante, pens, avrebbero potuto metterli al lavoro fin dal loro arrivo, Anne aveva il sospetto di doversi aspettare altri cambiamenti.
Sperava che fosse una sistemazione definitiva, comunque. Trovarsi nella stessa base di Tony! Sembrava troppo bello per essere vero.
Met del suo gruppo era con lei sul primo autobus. Cominci a dare alcuni ordini. - Claire, tu guarda il Centro computer e dimmi in che condizioni . Bill, fa' una piantina dell'edificio e assegna a ciascuno il suo posto di lavoro. Tieni da parte come dormitorio qualche grossa stanza.
Si fermarono accanto a una costruzione in cemento armato e corsero all'interno, ansiosi di togliersi dal freddo e di vedere i loro nuovi uffici. I precedenti inquilini stavano ancora sloggiando, segno che se n'erano dovuti andare in fretta e furia.
Anne cominci a studiare gli uffici. La possibilit di compiere il suo lavoro, risolvere problemi di rifornimento, la eccitava. Si annunciava come una notte lunga e dura, la terza di fila. Aveva un elenco di cose da fare lungo come il suo braccio. Ma prima doveva telefonare a Tony.
37
 Difficolt tecniche
5 gennaio. Su Sibyon, Corea del Nord
Tony aveva l'impressione che le cose andassero troppo bene. Vedere Anne quasi tutti i giorni, rinforzi in arrivo, pochi aerei nemici. Qualcosa doveva andare storto, prima o poi.
La missione di quel pomeriggio non era una bazzecola; gli aeroporti non lo sono mai. Non era una missione di routine. Per conservare l'effetto della sorpresa non erano stati preceduti da ricognitori o da aerei per le interferenze radar. Mantenendosi vicino ai fianchi della valle, i Falcon di Tony dovevano compiere un solo passaggio, sganciare le bombe e poi fuggire prima che le difese entrassero in pieno allarme. Sembrava un buon piano, pens Tony. L'aveva studiato lui, l'aveva descritto ai suoi uomini e adesso guidava l'attacco.
Quando le pareti di una valle sfrecciano ai lati dell'aereo non c' pi tempo per i pentimenti, ma Tony sapeva di correre dei rischi. L'unica misura di sicurezza da lui adottata era stata quella di posizionare due F-16 lungo la loro via d'uscita. Armati per il combattimento aria-aria, avrebbero coperto la fuga del suo gruppo e forse avrebbero potuto colpire eventuali aerei nordcoreani decollati con l'intenzione di vendicarsi.
Il sistema di navigazione inerziale mostrava che l'ultimo punto di riferimento stava per passare sotto di lui. Avevano fatto rotta verso il Nord, evitando le aree difese e servendosi delle valli per rimanere al di sotto dei radar nemici. Dopo avere osservato lo schermo, controll la cartina che teneva sulle ginocchia e guard le colline che lo circondavano. A destra c'era un'apertura; Tony vir verso di essa.
Dietro di lui c'erano dieci altri Falcon: cinque coppie, distanziate di tre chilometri tra loro. La sua posizione era la pi comoda: in testa. Normalmente si sarebbe messo in coda, ma aveva la responsabilit di navigare fino al bersaglio, e lo si poteva fare solo dalla posizione di testa.
La guerra nell'aria andava piuttosto bene. I caccia americani facevano il loro lavoro, e gli aerei forniti dai sovietici non potevano sostituire i piloti perduti dai nordcoreani. Tony aveva attualmente a proprio credito diciannove abbattimenti, ma nei due ultimi giorni non aveva pi abbattuto alcun nemico. Non si aspettava di abbatterne neppure quel giorno. Era una missione aria-terra, dall'inizio alla fine.
Il loro bersaglio era un aeroporto nei pressi del confine. Il servizio informazioni diceva che, tra le altre cose, laggi c'era anche la base di una squadriglia di aerei d'attacco.
Ora che il numero degli aerei nemici era diminuito, le forze aeree dell'Orni venivano impiegate per colpire obiettivi oltre le linee nemiche, installazioni che servivano a rifornire l'offensiva nordcoreana. Questo comprendeva nodi stradali, ponti, arsenali e campi di volo. Soprattutto campi.
L'aeroporto che costituiva il loro attuale obiettivo era collocato sul fondo di una valle dove terminavano tre catene montuose. Gli aerei erano tenuti in hangar rinforzati scavati sul fianco di uno dei monti. Erano fortemente difesi, con batterie di cannoni e di missili situate vicino alle piste e sui monti circostanti. Per quanto fosse difeso, era meglio attaccare il campo, anzich aspettare che gli aerei venissero sulla Corea del Sud. Il nemico si serviva di quegli aerei per appoggiare gli attacchi e per sfruttare i punti di rottura. Nonostante le difese contraeree sudcoreane, gli aerei del Nord potevano fare gravi danni, una volta decollati.
Era stato un volo lungo. C'era molta turbolenza, sia per il vento che soffiava tra le montagne, sia per il sole, che non riscaldava il terreno in modo omogeneo. Tony intendeva attaccare nelle ultime ore del pomeriggio, quando la luce era sufficiente per mostrare l'obiettivo ai piloti, ma non per la contraerea che doveva distinguere gli aerei sullo sfondo del cielo scuro.
Interruppe le sue riflessioni per controllare prima l'ora, poi l'indicatore delle armi. L'HUD era regolato per il combattimento aria-terra, le due bombe da 425 kg erano gi armate. Dovevano essere sganciate insieme in un rapido passaggio, e oltre al cannoncino, sempre presente, e ai Sidewinder, erano le uniche armi a bordo.
L'apertura si era allargata fino a diventare una valle, e Tony ebbe la sensazione di trovarsi su un ottovolante, nel seguire i saliscendi del terreno. Fece oscillare le ali e cominci a scendere. La cartina diceva che la valle, da quel punto al loro obiettivo, era piatta. Avrebbero ridotto a trenta metri la loro attuale quota di sessanta, e Tony avrebbe fatto il possibile per tenersi ancora pi basso.
Raggiunsero il punto di inizio: per segnalarlo, Tony accese le luci di manovra a terra e le spense subito. Vir leggermente e si alline con il bersaglio a lui assegnato. Si guard per un istante alle spalle e vide con soddisfazione che Hooter era esattamente al suo posto, poi spost il comando dell'alimentazione sul pieno flusso militare.
Il jet balz in avanti, precipitandosi lungo la valle come un proiettile di cannone. Dietro di lui, a intervalli di dieci secondi, le altre coppie di aerei uscivano dalle montagne.
Il segnale del suo ricevitore radar si accese immediatamente. Tony regol sull'AUTOMATICO le contromisure: da quel momento, e fino a nuovo ordine, l'aereo avrebbe continuato a scaricare, a intervalli prestabiliti, razzi illuminanti e mucchi di stagnola. Le batterie contraeree avevano i radar accesi, e questo era prevedibile. Ma gli addetti radar li stavano osservando? E i rilevatori, dove erano puntati?
Tony cercava il suo bersaglio: una serie di porte mimetizzate, sul pendio est di una catena. Le lunghe ombre del sole al tramonto aiutavano a trovarle, ma  difficile soffermarsi sui particolari, quando si  su un jet che vola a pi di seicento nodi. Specialmente a soli trenta metri dal terreno.
- Hooter, l'ho visto. Accosto leggermente a sinistra. - Sent due scatti e si augur che anche il suo compagno di volo avesse inquadrato il bersaglio.
Sul fianco del monte si scorgeva un semicerchio nero. Le porte metalliche erano rientrate di un metro, e il bordo della galleria proiettava su di esse la propria ombra. Perfetto. Sollev il cursore e agganci il radar all'apertura pi vicina.
Erano sul campo di volo da dieci secondi, e la spia del ricevitore era ancor pi luminosa. Sent un beep-beep, seguito all'istante dalla voce di Hooter: - SAM a sinistra! Contro la coppia Due!
Hooter aveva scorto una scia di fumo diretta contro uno degli aerei che li seguivano. Dish e Ivan.
Tony non poteva fare niente per loro. Lui e Hooter erano gi sull'obiettivo. Lungo il suo HUD si rincorrevano i simboli luminosi che indicavano il bersaglio, la rotta, tutto l'occorrente per piazzare due bombe entro un metro e mezzo dal punto voluto. Ancora dieci secondi e l'avrebbero raggiunto.
- Saint, vedo la batteria.  un Gecko a ore sette.
L'SA-8 Gecko era un moderno missile su postazione mobile. Era un pericoloso nemico, con un sistema di puntamento ottico nel caso che il suo radar fosse disturbato. Hooter grid: - Ivan  colpito!
Tony fece scattare due volte il microfono. Era troppo occupato per parlare. Meno cinque secondi. Cominciavano a vedersi gli scoppi e i traccianti della contraerea, ed erano pi vicini del solito. Dopo diversi giorni di guerra, gli artiglieri erano divenuti esperti.
E le batterie erano collocate con intelligenza. Qualcuno aveva previsto la direzione di un eventuale attacco. La batteria SAM era stata collocata in modo da intercettare gli aerei al loro arrivo, e i cannoni coprivano la parte della valle dove gli attaccanti dovevano procedere in linea retta.
Ecco. Il segnale era sceso fino a raggiungere il bersaglio. Sull'HUD comparve la scritta FUOCO; Tony schiacci il pulsante sulla cloche. Nello stesso tempo port l'alimentazione al massimo. L'accelerazione lo spinse contro il sedile mentre le bombe lasciavano l'aereo.
Due bombe BLU-109 si diressero verso il bersaglio. Erano in grado di penetrare nel cemento armato, avevano una camicia spessa e dura. Se una avesse colpito la porta larga sei metri, l'avrebbe attraversata e sarebbe esplosa all'interno.
Sal di quota e vir a destra, rapidamente, e vide l'indicatore salire a sette volte la forza di gravit. Tendeva i muscoli per resistere, quando scorse una scia di fumo che passava davanti al suo aereo.
Quel bastardo l'aveva quasi colpito. Il suo primo pensiero fu la batteria vista da Hooter, ma il razzo veniva da un'altra direzione. Probabilmente un'unit diversa. Avevano lanciato con la guida ottica per non mettere in allarme il bersaglio. Avevano atteso che l'aereo finisse il passaggio; poi avevano fatto partire il SAM mentre lui saliva, sperando che fosse troppo indaffarato a manovrare per accorgersene.
Era stata solo la fortuna a salvarlo. Hooter stava ancora virando, e di conseguenza non aveva potuto vederlo. Invece di raddrizzare l'aereo e di ritornare indietro per colpire la batteria, Tony continu a salire. - Hooter, batteria SAM a destra. Ci vado io.
Sent i due scatti mentre inseriva il comando del cannoncino. Allungando il collo, Tony segu fino all'origine la scia del missile. La batteria era ferma su un piccolo spiazzo, "sopra" di lui e a destra.
Vir a destra, riportando cielo e terra nelle loro posizioni ordinarie. Era un colpo difficile, ma spar e vide che aveva centrato il bersaglio. I veicoli SAM non erano corazzati: bastava colpire i delicati circuiti elettronici per mettere fuori combattimento i razzi, anche senza distruggere la postazione.
Si raddrizz, a una quota superiore a quella preventivata, e si avvi verso l'uscita dalla valle. Guardandosi indietro, not che dagli hangar uscivano nuvole di fumo. Mentre cercava Hooter, vide esplodere una serie di nuvolette nere. L'aereo vibr, come se avesse urtato qualcosa, e s'inclin a sinistra. Sulla parte destra del tettuccio si aprirono tre fori.
- Sono colpito! Tuba, prendi il comando. - Tuba era il vicecomandante della missione. Gli diede il Ricevuto facendo scattare due volte il microfono.
Tony corresse automaticamente la sua posizione e riport le ali sull'orizzontale, ma per un istante non ebbe il coraggio di guardare il cruscotto. Era paralizzato. Era stato colpito, ma che danni aveva?
Prov a muovere i comandi: prima i flap e poi la deriva. Tutt'e due rispondevano normalmente. Scese di quota e si diresse a sud, che del resto era la rotta di uscita. Regola numero uno per un aereo danneggiato era di uscire dal territorio nemico.
A seicento nodi non gli occorse molto tempo per allontanarsi dal campo di volo nordcoreano. La contraerea si concentrava sugli aeroplani che attaccavano: l'unica preoccupazione di Tony era quella di fare ritorno a casa. Un'occhiata al cruscotto gli mostr subito il danno. La pressione dell'olio stava scendendo.
Ritornando al flusso di crociera, chiam il suo compagno di volo. - Hooter, sono stato colpito, perdo pressione dell'olio. Da' un'occhiata al mio lato destro.
- Ricevuto, Saint. - L'aereo di Hooter si fece rapidamente avanti, fino a volare a fianco di quello di Tony, a una quindicina di metri di distanza e a sessanta metri di quota.
- Hai due grossi buchi nella fusoliera - rifer Hooter. - Sali un poco: fatti controllare anche sotto.
Tony sal di cinquanta metri. Hooter scivol sotto di lui e lo osserv. - S, c' una larga scia nera che esce da un foro. Sei stato colpito da un grosso calibro, forse un 57.
- Ricevuto, Hooter. Probabilmente  la pompa dell'olio.
Senza pressione, il motore non sarebbe stato lubrificato a sufficienza; i cuscinetti si sarebbero surriscaldati e presto si sarebbero bloccati. Non sarebbe successo immediatamente, ma le probabilit di atterrare alla base erano quasi nulle.
Intanto, sentivano alla radio che i loro compagni continuavano ad attaccare e poi ad allontanarsi. Tuba, il nuovo comandante, li aveva condotti lungo la rotta prevista, mentre Tony e Hooter ne avevano preso un'altra, per evitare eventuali aerei nemici che fossero decollati all'inseguimento del gruppo.
In un caso come quello, si chiamava il recupero piloti, ma lui, per il momento, era ancora troppo a nord. Doveva volare ancora per un quarto d'ora, prima di essere a portata degli elicotteri.
Tony non poteva fare altro che portare quanto pi possibile a sud il suo aereo danneggiato. L'F-16 era una macchina di valore, e se lui fosse riuscito a raggiungere un campo di volo, l'avrebbero riparata. Inoltre, un atterraggio - anche se su una strada o un tratturo di mucche - era meglio che finire a testa in gi in una risaia o gettarsi con il paracadute.
E pi a lungo fosse rimasto sull'aereo, pi si sarebbe avvicinato al territorio sudcoreano. Un minuto in aria valeva un giorno di cammino a terra. Su terreno aperto, s'intende. La Corea era composta soprattutto di valli e di monti e per attraversare quel genere di territorio occorrevano settimane.
Anche se aveva seguito i corsi di sopravvivenza, Tony preferiva restare sull'aereo fino all'ultimo istante. Cominci leggermente a salire, senza aumentare i giri del motore e senza diminuire la velocit, sfruttando quella di crociera.
Consult la cartina e vide che l'aeroporto pi vicino era Taejon. Per raggiungerlo, naturalmente, doveva oltrepassare Seul e il fronte, ma una cosa alla volta.
Sal al di sopra della valle e si diresse a sud. In pochi minuti avrebbe superato la vecchia ZS.
Controll la temperatura del motore e si disse che probabilmente disponeva solo di quei pochi minuti. Calcol mentalmente l'aumento della temperatura e cap che non sarebbe riuscito ad arrivare alla base. Sotto l'aeroplano, il territorio saliva e scendeva come un mare in tempesta. Non c'era alcun punto dove tentare un atterraggio di fortuna. - Hooter, il motore mi sta mollando.
Il suo compagno cerc di incoraggiarlo, ma nella sua voce c'era gi un sottofondo di disperazione. - Resisti, Saint. Finch il motore tiene, resta l.
- Certo, amico, ma mi preparo a lanciarmi, finch ne ho la possibilit. - Sent due scatti, come risposta.
Osserv l'aereo di Hooter. Volava leggermente al di sopra di lui. Dall'abitacolo, il giovane gli fece il segno del pollice.
Dunque, oggi lasciava il lavoro un po' in anticipo. Per prima cosa fece scattare l'interruttore che cancellava i codici IFF. Se la scatola nera fosse sopravvissuta all'impatto con il terreno, il nemico avrebbe imparato troppe cose. Gli unici documenti contenuti nell'abitacolo erano un cartoncino con i nomi in codice e la cartina. Se li infil in tasca. Avrebbe fatto a pezzi il cartoncino e l'avrebbe seppellito non appena toccato terra.
Non appena toccato terra. Tony si costrinse a pensare con ottimismo. L'Aces II era un seggiolino molto funzionale e dall'inizio della guerra aveva gi lavorato molto. Se il pilota sopravviveva al colpo ed era in grado di tirare l'anello, il seggiolino lo faceva uscire sicuramente dall'aeroplano.
Il problema stava nel fatto che per allontanarsi da un jet che volava veloce, il sedile doveva muoversi ancor pi veloce. Altrimenti il pilota sarebbe finito contro la coda del proprio aeroplano e sarebbe certamente morto.
Circa met dei piloti che si erano catapultati fino a quel momento si era ferita nel corso dell'espulsione: frattura delle vertebre, spalle slogate, commozione cerebrale.
A seicento nodi, l'aria  quasi dura come il terreno. Un oggetto scarsamente aerodinamico, come un uomo su un seggiolino, viene colpito all'improvviso da un vento che farebbe impallidire qualsiasi uragano. Si consideri inoltre la mancanza di ossigeno e la temperatura glaciale, e si capisce perch i piloti sono poco propensi a lasciare la tranquillit del loro aereo guasto.
Tony, per, aveva molti elementi a proprio favore. Non era ferito, poteva portare il suo aereo alla velocit e alla quota ottimali, e aveva il tempo di prepararsi all'espulsione.
Guard l'indicatore e vide che la temperatura era ancora salita. Meno rapidamente di prima, ma presto il motore si sarebbe fermato. Abbass la visiera e strinse al massimo la vite, poi serr il sottogola dell'elmetto. Successivamente, controll gli attacchi a baionetta tra l'elmetto e la maschera a ossigeno. A molti piloti volava via la maschera, ma lui ne aveva bisogno per proteggersi la faccia dal vento.
Il flusso di carburante era ancora sulla tacca della velocit di crociera, cinquecento nodi. Tir indietro la leva, fin quasi al minimo. Avrebbe percorso meno chilometri, ma un'espulsione a cento nodi invece che a cinquecento era meno brutale.
Con la diminuzione della velocit, cominci a perdere quota. Per compensare, sollev la parte anteriore finch la quota non rimase fissa. Adesso l'aereo era inclinato di trenta gradi rispetto all'orizzontale.
Tony si sentiva assai vulnerabile. Lento, con poca potenza, su territorio nemico... doveva limitarsi a sperare che nessuno si accorgesse della loro presenza. Anche Hooter correva un grave rischio. Se fossero stati attaccati da pi di due aerei, John avrebbe fatto fatica a difendere Tony e a coprirsi le spalle.
Si mise a sedere con la schiena ritta, si appoggi con forza contro lo schienale e si assicur che i suoi piedi fossero ben fissi sui pedali di gomma.
Spinse ancora la nuca contro il poggiatesta, fissando innanzi a s, per non avere la testa inclinata di lato.
A questo punto era a due soli passi dal lancio. Senza muovere la testa, con la coda dell'occhio, guard l'indicatore della temperatura. Saliva ancora, ma non era al massimo. Gli parve di sentire una nota diversa, nel ruggito del motore dietro di lui.
Al diavolo la posizione della testa. Cerc l'aereo di Hooter e vide che volava ancora davanti al suo. Probabilmente, il suo compagno di volo rimpiangeva di non avere un cavo per rimorchiarlo. Con una certa preoccupazione, Tony osserv il terreno sottostante. Monti e valli, laghetti e qualche albero sul poco terreno libero che si riusciva a scorgere.
In un certo senso, questo giocava a suo favore. Gli istruttori dell'aeronautica dicevano che quando ci si trovava dietro le linee nemiche, bisognava gettarsi in una zona accidentata. I monti rallentavano le squadre nemiche e offrivano molte possibilit di nascondersi, ma non costituivano un problema per gli elicotteri.
E se non c'erano elicotteri? Occorreva farsela a piedi. Controll l'indicatore della temperatura e torn immediatamente ad appoggiare la nuca contro il poggiatesta.
- Hooter,  quasi ora.
- Ricevuto, Saint. Posso fare qualcosa per te?
- Segna la mia posizione e poi scappa via a tutta velocit. Un jet che vola in cerchio riuscirebbe solo a farsi notare. Io cercher di dirigermi a sud per farmi prendere dalle squadre di salvataggio.
- Ricevuto. Altro?
- Dillo ad Anne.
Tony sent due scatti. Il motore adesso emetteva un brontolio diverso dal solito, ma lui rimase ancora a bordo. Ogni istante di volo lo avvicinava alla salvezza. L'indicatore della temperatura aveva oltrepassato la linea rossa, ma questo non voleva dire nulla. Sostanzialmente, significava che da un momento all'altro qualche pezzo del motore poteva decidere di andarsene a spasso per conto suo.
Sent una vibrazione e dovette correggere l'assetto dell'aereo. Meglio non rischiare un'imperfetta espulsione. Disse: - Mi lancio - e tir indietro i gomiti. Le mani gli finirono sulla maniglia a strisce gialle e nere, posta fra le sue gambe. La afferr, respir a fondo e diede uno strattone.
Non successe niente. Merda! I proiettili dovevano avere danneggiato il circuito. Occorreva passare al piano B.
Tenne con la mano destra la manopola e continu a tirare. Spostando solo il braccio sinistro, dal gomito in gi, pass la mani sotto il bordo del tettuccio. Conosceva la posizione dell'interruttore; non ebbe bisogno di girare la testa per cercarlo.
Trov il coperchio e lo apr. Sotto c'era una semplice leva. Veniva usata a terra, per sollevare il tettuccio. La fece scattare.
Si ud il ronzio di un motorino elettrico, e Tony si affrett a riportare la mano sulla maniglia. Vide che il telaio del tettuccio cominciava a muoversi; dal basso filtr la luce del cielo.
Il vento esterno colse all'improvviso il lembo sollevato della calotta di plastica. Il meccanismo era fatto per alzare la capote - poche decine di chilogrammi - e non per resistere a una pressione di numerose tonnellate. Il meccanismo si spezz, le cerniere posteriori si spaccarono e il tettuccio venne spazzato via.
Per qualche millesimo di secondo, Tony rimase esposto a un vento di cento nodi. Due corti cavi collegavano il tettuccio alle cariche poste sotto il sedile. Diversamente dal circuito primario, che era guasto, questo funzionava. I cavi si tesero.
Tony sent muoversi il sedile sotto di lui. Abituato a resistere a sette e pi gravit durante le manovre violente, il seggiolino port via il pilota con un'accelerazione di trentatr gravit.
La forza dell'esplosione fece perdere i sensi a Tony, per un istante. Poi, lui si accorse che l'urto della prima esplosione finiva, ma immediatamente sent un'altra spinta, data dal motore a razzo posto alla base del sedile. Rimase acceso per pochi decimi di secondo, ma le cinghie sul petto di Tony si tesero: il razzo serviva a smorzare la velocit, e lo spingeva all'indietro e verso l'alto. Tony vide l'abitacolo allontanarsi da lui e si trov improvvisamente nel cielo aperto.
Abbass gli occhi sull'aereo che si allontanava da lui. La cabina pareva vuota e strana, senza il tettuccio, e la guida per l'espulsione del sedile sporgeva dalla linea della fusoliera. L'aereo era ruotato leggermente su se stesso, a sinistra, e non si vedevano i danni dell'esplosione.
Tony era un po' deluso; avrebbe voluto la conferma che i danni del Falcon erano irreparabili, che non c'era stata alcuna possibilit di arrivare alla base. Quell'aereo era indispensabile, quasi come l'uomo che lo pilotava, e la sua perdita avrebbe reso pi difficile il lavoro, a tutti.
Il vento lo colpiva ancora, ma era quasi inavvertibile. Tony sent muoversi qualcosa sotto di lui: era il sedile, che si staccava dopo avere esaurito il suo compito. Ud un fruscio e vide il paracadute aprirsi, come in una ripresa al rallentatore.
Non riusciva quasi a crederci. Quel maledetto sedile funzionava davvero! Il paracadute era per met verde, e per un quarto arancio e un quarto bianco. Tony lo guard, incuriosito dal modo in cui veniva illuminato dal sole al tramonto...
Il tramonto. La notte. A terra! Tony si scosse dai suoi sogni a occhi aperti e osserv sotto di s. Il fianco del monte veniva verso di lui. Si guard attorno per alcuni istanti, cercando di studiare il territorio.
Era un pendio coperto di neve; nei punti dove il terreno era particolarmente scosceso si scorgevano aree di colore scuro. E qua e l spuntavano i pini: proprio sotto di lui ce n'era una vasta macchia.
Tir i due cavi rossi, e nella parte posteriore del paracadute si apr una fessura. Forse sarebbe riuscito ad allontanarsi dagli alberi. Guard in che direzione tramontava il sole, cercando di ricordarsi l'angolo tra l'ovest e un picco assai visibile.
Il terreno sotto di lui scendeva verso un fiume. A parte le rocce, quella valle pareva il vero paradiso dell'agricoltore. Il fiume correva approssimativamente da nord a sud: per Tony poteva essere un'ottima guida.
Dall'alto, sent giungere un ruggito: era il Falcon di Hooter, che passava un'ultima volta. Riusc a scorgere il segno di saluto di John; sollev le braccia sopra la testa e congiunse le mani. Oltre alla posizione, il suo compagno avrebbe riferito alla squadriglia che Tony era sano e salvo.
L'aereo si allontan lungo la valle; Tony rimase solo. Gli mancava la libert del volo, la sensazione di avere il pieno controllo del suo destino. Abbass lo sguardo sul terreno che si avvicinava velocemente. Per il momento, il suo controllo era assai limitato.
Base di Kunsan
Dopo il rapporto sulla missione, si era lavato e cambiato. Entrare nell'ufficio di Anne con ancora addosso la tuta di volo gli pareva un po' troppo melodrammatico. Hooter sapeva dove trovare la ragazza. Lui e Tony erano andati due volte a salutarla, nelle mattine in cui non volavano.
Nonostante l'ora tarda, l'edificio era illuminato e pieno di gente che correva da tutte le parti. Vista dall'esterno, sembrava una qualsiasi palazzina di uffici della base, ma adesso c'era un cartello scritto a mano, LOGISTICA, sopra il vecchio REGISTRO MANUTENZIONE AEREI. Sotto la targa con la singola parola, qualcuno aveva attaccato un bigliettino: "Si assume personale. Rivolgersi all'interno".
La segretaria di Anne, Gloria, gli disse che la ragazza era in riunione, ma dopo avere visto la faccia di John corse immediatamente a chiamarla. Non era la prima volta che Hooter era costretto a portare notizie sgradevoli, anche peggiori di quella, e la cosa non gli era mai stata facile. Come sempre, cerc di assumere l'espressione impassibile che riservava per simili occasioni, e attese.
Anne arriv da una porta in fondo al corridoio; indossava bluejeans e maglione. Aveva l'aria stanca e preoccupata. Nel vedere Hooter si blocc per un attimo, ma poi si fece forza e si avvicin a lui.
- Dov' Tony? - gli chiese, prima ancora di averlo raggiunto. Nel vedere che il giovane non le rispondeva immediatamente, cap la risposta. Con molta difficolt, cerc di controllare le proprie emozioni.
Hooter attese che fosse ferma, poi le disse: - Andiamo nel tuo ufficio.
- Cos' successo? Dov' Tony?
- Anne, per favore, andiamo a parlare nel tuo ufficio. - Immediatamente, la ragazza cambi espressione; la sua faccia divenne ancor pi rigida di quella di John.
Si avviarono verso un corridoio laterale. Giunti davanti a un piccolo ufficio, John si ferm sulla soglia per lasciar passare Anne, poi entr dietro di lei e chiuse la porta.
Lei lo guard attentamente e, dopo avere atteso per una frazione di secondo, disse: - Il suo aereo  stato colpito. - Era una constatazione, non una domanda.
- S, ma l'ho visto catapultarsi. Per quanto ho potuto capire, non si  fatto niente.
Lei trasse un profondo respiro. - Grazie al Cielo. Prima, ho temuto il peggio. - Neanche ora riusciva a dire che Tony poteva essere morto.
Hooter le descrisse la missione, a grandi linee. Come Tony era stato colpito, l'espulsione con il seggiolino di emergenza. Il sollievo di Anne lasci di nuovo il posto alla preoccupazione quando Hooter le descrisse la localit in cui era sceso: in montagna, dietro le linee nemiche, d'inverno. Inoltre era fuori portata dalle squadre di salvataggio.
John cerc di parlare di piccole cose: il lavoro di Tony con la squadriglia, le normali procedure per il recupero dei piloti, la guerra aerea in generale.
Lei accett il suggerimento e continu a parlare con lui per alcuni minuti. Poi, quando tutt'e due compresero che era inutile proseguire, Anne disse che la aspettavano alla riunione e lui si scus per averla trattenuta cos a lungo.
La ragazza non fece ritorno alla riunione. Dopo che Hooter se ne fu andato, sedette alla scrivania e cerc di capire che cosa provasse veramente. Sapeva di essere esausta. La responsabilit, l'importanza del suo lavoro, l'avevano costretta a dedicargli venti ore al giorno. I pochi istanti piacevoli dei precedenti due giorni erano state le visite di Tony.
Il giovane veniva a trovarla durante la mattinata, a volte subito dopo la prima colazione. Parlavano per qualche minuto, e poi lui faceva ritorno alla squadriglia. Ma, ora che lavoravano alla stessa base, lui non si allontanava mai per molto tempo. Inoltre, tutti sapevano dove trovarlo.
Avevano parlato dei loro interessi comuni, delle loro esperienze, delle loro convinzioni e delle loro speranze. In quei brevi incontri lei aveva imparato a conoscerlo molto meglio che in tutti i pomeriggi trascorsi insieme a Seul.
E adesso lei era costretta ad andare avanti senza il suo aiuto, e si chiedeva se fosse in grado di farcela. C'erano diverse cose che lei gli aveva taciuto, nel viaggio verso Kunsan e l nel suo ufficio. La prossima volta si ripromise di dirgliele.
6 gennaio. A ovest di P'ochon, Corea del Sud
Mentre continuava a marciare, Tony si chiedeva se si dovesse considerare fortunato o no. Per quanto riguardava i lati negativi, aveva perso il suo aereo da sedici milioni di dollari, si era dovuto lanciare nel bel mezzo di una zona occupata dal nemico e adesso doveva attraversare una lunga serie di montagne coperte di neve, prima di riguadagnare le proprie linee.
Se invece si volevano guardare i lati positivi, lui era sano e salvo, a parte il braccio che gli faceva male perch aveva urtato contro un maledetto albero. Era a sud della ZS, almeno di trenta chilometri. Questo significava che era in territorio amico, anche se occupato, e che presumibilmente gli abitanti del luogo non lo avrebbero rincorso con il forcone.
Pi o meno, gli aspetti positivi erano tutti qui. Di negativi, per, ce n erano degli altri. Era notte e lui non sapeva dove fosse finito.
In senso approssimativo, conosceva il luogo. Camminava da tre ore lungo quella montagna dimenticata da Dio ed era ragionevolmente sicuro di essersi diretto verso sud.
In senso pi preciso non sapeva dove stesse andando. Aveva la cartina, ma non era in grado di consultarla senza luce.
Probabilmente, pens, era meglio fermarsi. Era sopravvissuto senza danni al lancio con il seggiolino, ma sapeva che l'esperienza gli aveva tolto gran parte delle forze. Si sentiva la testa leggera e ogni pochi minuti doveva fermarsi per riposare. Se aveva continuato a camminare, l'aveva fatto per allontanarsi il pi possibile dal relitto dell'aereo.
Continu a procedere verso sud per un'altra ora, prima di trovare un luogo dove nascondersi. Una sorta di nicchia scavata dalla piena, sotto l'argine di un torrente, grande a sufficienza per accoglierlo.
Tony si serv del coltello contenuto nello zaino di sopravvivenza per tagliare alcuni rami di pino. Nonostante la stanchezza, si ricord di prenderli da diversi alberi, e di non lasciare eccessive tracce sulla neve.
Nel tagliare i rami prov una grande soddisfazione. Uno di quei maledetti alberi gli aveva afferrato il paracadute e gli aveva fatto sbattere contro il tronco il braccio destro, procurandogli un grosso livido. Il braccio non si era rotto, ma gli faceva male. Molto male.
Il pino era molto pi alto del suo paracadute, e lui era rimasto l a penzolare, a sei metri da terra. Una situazione molto ridicola: il battellino pneumatico si era gonfiato e pendeva sotto di lui; lo zaino con il suo equipaggiamento di sopravvivenza gli era sfuggito ed era caduto sulla neve.
Fortunatamente, l'aeronautica americana aveva previsto quel genere di situazione, e nell'attacco del paracadute c'erano quindici metri di cavo di nailon, con nodi e anelli che permettevano al pilota di calarsi a terra. Naturalmente, la cosa non era molto facile, al buio e con un braccio dolorante, ma in dieci minuti ce l'aveva fatta.
In altri venti minuti aveva sgonfiato e nascosto il battello, fatto a pezzi e sepolto il cartellino dei codici, recuperato il paracadute e lo zaino. Adesso, a ogni movimento, il braccio gli dava ancora una fitta di dolore, e per afferrare i rami degli alberi occorrono moltissimi movimenti.
Tagli una quantit di rami sufficiente a coprire il terreno e a nascondere la presenza della nicchia. Poi si avvolse nel paracadute, lasciando all'esterno la parte verde. A questo punto era pronto per la notte, era relativamente al caldo e si trovava in una comoda posizione orizzontale.
Lo dest la luce del sole che filtrava tra i rami di pino. Per alcuni istanti, disorientato, si guard attorno; poi s'immobilizz, nel ricordarsi dove si trovava. Guard l'orologio e scopr di avere dormito quasi nove ore.
Sollevandosi con cautela sui rami, tese l'orecchio per cogliere eventuali movimenti, voci, ogni sorta di rumore. Nella sua nicchia, i rami lo nascondevano, ma gli impedivano di vedere la zona circostante.
Continu ad attendere e ad ascoltare, e dopo cinque minuti fu relativamente certo di essere solo. Mentre attendeva, cominci ad accorgersi del dolore al braccio. E in pi gli era venuto un forte appetito.
Una volta accertatosi di non correre rischi, risolse l'ultimo problema pescando nello zaino qualcosa da mangiare. Masticando una tavoletta di cioccolato alla frutta, apr la carta geografica.
Tenuto presente che non aveva mai seguito corsi per orientarsi in territori sconosciuti, che usava una carta per la navigazione aerea, e che ignorava la propria posizione, nel complesso pot dirsi soddisfatto di quel che riusc a capire. Era quasi certo di avere riconosciuto la valle su cui si era lanciato, e ricostru il percorso da lui compiuto durante la notte. Sulla scala della carta era una lunghezza microscopica.
Tra lui e le linee alleate c'erano almeno ottanta chilometri. Se fosse riuscito a percorrerne una trentina e ad avvertire il Servizio recupero piloti, avrebbero potuto servirsi della sua trasmittente come radiofaro su cui puntare. Lui si guardava bene dall'accenderla, per ora. Oltre che dagli alleati, poteva essere facilmente triangolato anche dai nordcoreani.
Dunque, due giorni di viaggio come minimo; come massimo sette. Meglio partire. Avrebbe avuto molto tempo in seguito, per trovare il modo di avvertire il Servizio recupero piloti.
Con un certo rimpianto perch doveva lasciare il calore e la sicurezza del nascondiglio, si alz e si stir, guardandosi attorno per cercare segni di movimento. Il passaggio da predatore a preda era quasi uno choc, ma decise di prendere la cosa con fatalismo. Anzi, si sentiva piuttosto ottimista sulla propria situazione.
Intendeva dirigersi a sud finch non avesse incontrato la strada statale est-ovest che tagliava la catena di monti alla sua destra. Oltre che a sud, doveva anche spostarsi a est, per non finire nei pressi di Seul, che in quel momento non era un posto molto gradevole.
Cammin in fretta, perch l'esercizio fisico gli permetteva di vincere il freddo. Dopo circa due ore scorse la strada, all'orizzonte, e si gett a terra per osservare il movimento dei veicoli.
Trascorse un quarto d'ora, e Tony non vide alcuna vettura. A giudicare dalla dimensione delle cittadine che sorgevano ai piedi di quei monti, probabilmente non c'era molto traffico fra P'ochon e Sinpai. Per, una strada  sempre una strada. Ci sono delle pattuglie.
Si avvicin con circospezione, a meno di met della sua normale velocit di marcia. Alla fine si accorse che non c'era bisogno di arrivare alla strada. L accanto c'era un'altura, che costituiva un buon punto di osservazione. Poteva salire lass senza lasciare il riparo degli alberi. Nel primo pomeriggio si trov in cima e pot osservare con attenzione il territorio circostante.
Oltre ai monti coperti di alberi, vide un gruppetto di costruzioni. Si mise in ginocchio e cerc di distinguerle meglio, ma riusc solo a capire che erano piccole e che dovevano trovarsi laggi da molto tempo. Coloro che vi abitavano erano quindi sudcoreani, e presumibilmente amici.
Gli occorse quasi tutto il pomeriggio per raggiungere le case, passando da un nascondiglio all'altro. Meglio cos, si disse, perch preferiva arrivare con il crepuscolo.
Si nascose a una ventina di metri da una delle abitazioni, ai bordi del villaggio. Nelle vicinanze c'erano tre piccole case, una stalla lunga e bassa, addossata al fianco del monte, e qualche capanna. Dietro le finestre si scorgeva la luce; dal camino si levava il fumo.
Nel pomeriggio aveva visto alcune persone: donne e vecchi. Facevano dei lavori agricoli, ed entravano e uscivano dalla lunga stalla.
Giunse il momento in cui Tony dovette prendere una decisione. Poteva entrare in uno degli edifici e nascondersi laggi per la notte, oppure rivolgersi direttamente a una delle persone.
Nel primo caso rischiava di essere scoperto, e forse gli abitanti del luogo potevano dargli delle informazioni. Per esempio, se c'erano nordcoreani.
Vide giungere una vecchia. Era infagottata in abiti pesanti per proteggersi dal freddo, e portava due secchi. Si dirigeva di buon passo verso la stalla.
Tony aspett che entrasse, poi corse alla porta. La apr lentamente, e scorse che all'interno era buia, era fatta di assi di legno e conteneva una fila di stalli per gli animali. La vecchia era vicino alla mangiatoia e stava per versarvi il contenuto di un secchio. Nel sentire che la porta si apriva, si gir da quella parte.
- Nu gu sayo... - cominci a dire, rivolta alla persona che, secondo lei, era entrata nella stalla. Quando scorse l'americano, molto pi alto di lei, s'immobilizz e dovette afferrarsi al bordo della mangiatoia per non perdere l'equilibrio. Tony sorrise e le rivolse un inchino; lei cominci a inchinarsi a sua volta, senza pensarci, ma subito s'interruppe.
Si mise a parlare in fretta in coreano, e Tony, naturalmente, non ne cap una parola. Cerc di calmarla, chiedendole a bassa voce se qualcuno capiva l'inglese. La donna si tranquillizz e alla fine gli mostr col dito una balla di paglia e fece il gesto di sedere. Non appena Tony si fu seduto, la coreana pos il secchio e corse via.
Tony poteva solo attendere. La donna era andata a chiamare aiuto, oppure a mettersi d'accordo con i nordcoreani". Nel caso che la seconda eventualit fosse quella giusta, Tony si alz e si accost alla parete, a fianco della porta. Prese la pistola e mise un colpo in canna.
Pochi minuti dopo, la donna ricomparve, accompagnata da un uomo anziano. Perplessa, guard la paglia vuota, poi scorse un movimento sulla propria destra e vide Tony, che rimetteva la pistola nella fondina e si faceva avanti. La donna aggrott la fronte, ma si limit ad alzare le spalle e a spostarsi di lato.
Tony rivolse un inchino all'uomo, che sorrise e disse: - Lei  tra amici. Sono Sook Yon-Gil. La donna  mia cognata. - La vecchia si inchin e usc.
Tony era stupito. A Seul aveva incontrato molti coreani che parlavano bene l'inglese, ma l si era in un villaggio delle montagne, e non in una metropoli. - Lei parla bene la mia lingua.
Il signor Sook sorrise e gli rivolse un nuovo inchino. - Nell'ultima guerra ho lavorato con l'esercito americano. Cosa posso fare per lei?
Tony spieg chi era. Quel che gli serviva era ovvio.
Il signor Sook non perse tempo. - Maggiore, lei pu passare qui la notte. Mia cognata le porter la cena; lei pu dormire nella stalla. Siamo i soli a sapere della sua presenza.
Tony comprendeva il pericolo a cui si esponeva quell'uomo. - Ci sono unit nordcoreane, qui attorno?
- No, dopo il loro passaggio. - L'uomo aggrott la fronte. - Noi non abbiamo niente che gli interessa, e sono rimasti dei barbari. Per colpa loro, mio fratello ha adesso un braccio rotto.
La donna fece ritorno con un cestino coperto da un tovagliolo e cominci a servire la cena a Tony. Il signor Sook prosegu: - Mangi e si riposi. Devo parlarne con mio fratello e con mio cognato. Torner pi tardi. Qui non arrivano molte notizie della guerra.
Tony trasse un respiro di sollievo e cominci a mangiare lentamente. Le razioni di emergenza erano nutrienti, ma non erano calde e non saziavano. Invece, il cibo che la donna gli aveva portato era caldo; gli parve delizioso. Il signor Sook torn quando Tony aveva quasi finito; questa volta era accompagnato da due uomini. Al loro ingresso, il pilota si alz per salutarli.
I tre uomini entrarono, si misero in fila e gli rivolsero un inchino. Anche Tony si inchin e attese.
Il signor Sook era evidentemente il pi vecchio dei tre e il capofamiglia. Aveva un'aria molto seria, quasi contrita. - Maggiore Christopher, mi vergogno di me. I miei fratelli mi hanno ricordato che non ho ringraziato per quello che fa per noi. Tutti e tre abbiamo combattuto nell'ultima guerra. Due miei fratelli sono morti. I nostri due figli sono stati richiamati quando i comunisti ci hanno invaso.
"Possiamo aiutarla a raggiungere la salvezza - prosegu - molto pi in fretta che con un viaggio a piedi. Noi abbiamo... mandato un messaggio'. Con un po' di fortuna, per domani sera arriver la risposta."
Non gli vollero dare altre spiegazioni, ma gli chiesero notizie della guerra. Tony forn loro un riassunto generale, e Sook lo tradusse, poi i coreani cominciarono a rivolgergli domande particolari.
Vollero sapere di alcune citt, e di talune unit militari. A Tony spiacque di doverli informare che certe citt erano state occupate. Le notizie giunte da quei luoghi erano in genere estremamente sgradevoli.
Poi presero a parlare del pi e del meno, e alla fine, quando si accorsero che Tony cominciava a sbadigliare, i suoi ospiti si accomiatarono da lui.
Il letto era un'alcova in mezzo alle balle di paglia, disposta in modo da nasconderlo completamente una volta che lui fu dentro. Si addorment dopo pochi secondi.
Fu destato da una forte luce che gli colpiva gli occhi e da voci che parlavano gutturalmente in coreano. Le balle di paglia che lo coprivano erano state tolte, e un uomo in tuta nera, armato di pistola, lo esaminava attentamente alla luce della lampada portatile.
Tony si rizz a sedere, e l'uomo fece un passo indietro. Lo sconosciuto era accompagnato da due altri uomini vestiti come lui; da una parte, nella stalla, c'erano il signor Sook e tutta la sua famiglia.
Gli uomini vestiti di nero dovevano essere dei soldati, e probabilmente erano coreani. Non solo indossavano le tute invernali nere, ma avevano tutta la faccia coperta da un passamontagna, tranne gli occhi. Uno, forse il capo, parlava seccamente con il signor Sook, mentre un altro era accanto a Tony e il terzo faceva da sentinella alla porta. Erano armati di fucili AK-47 di fabbricazione sovietica.
Tony sent un tuffo al cuore e si chiese che cosa dovesse fare. Aveva la pistola a portata di mano, ma la possibilit di uccidere tre persone era alquanto remota, e molti familiari di Sook sarebbero rimasti feriti, ma forse gi sarebbero stati arrestati per avere collaborato con il nemico, eppure il pensiero di farsi catturare senza colpo ferire...
Nel vedere che Tony si era mosso, il capo del gruppo si avvicin. Si mise sull'attenti e disse, parlando in un inglese approssimativo: - Buon giorno, maggiore. Sono il tenente Kim delle forze speciali sudcoreane. Possiamo riportarla al suo reparto.  in grado di viaggiare?
- S, certo - rispose Tony, automaticamente, faticando ancora a riprendersi. Detto questo, i coreani raccolsero le sue cose, Tony salut la famiglia Sook e part nella notte con i suoi nuovi accompagnatori.
Tony aveva un mucchio di domande da fare. - Non capisco. Le nostre linee sono a varie decine di chilometri di distanza. Come siete arrivati qui?
- Non siamo "arrivati" qui, signore. Siamo rimasti indietro quando i comunisti sono avanzati.
- Ma il contadino diceva che c'era da aspettare fino a domani sera, per avere soccorsi.
- Abbiamo un accordo con gli abitanti di qui. Sanno che se lasciano un avviso in un certo punto, possono avere "aiuto". Gli abbiamo detto che occorrono ventiquattr'ore per arrivare. In realt siamo ben pi vicino, ma i contadini non hanno bisogno di saperlo.
- E adesso - chiese Tony - che cosa succede?
I coreani glielo dissero.
Camminarono per tutto il resto della notte, circa tre ore, e alle prime luci dell'alba Tony fu bendato. Segu un'altra mezz'oretta di cammino: Tony fu aiutato a camminare da due degli uomini, che lo tennero per le braccia.
Alla fine, quando gli tolsero la benda, Tony si trov in un robusto bunker sotterraneo. C'erano un dormitorio, una sala mensa e cucina, magazzini e varie altre stanze che non gli vennero mostrate. Anzi, Tony non vide mai l'entrata, n dall'interno n dall'esterno.
Attesero per tutto il giorno, e al calar della notte fecero un'altra passeggiata. Questa volta camminarono per un paio d'ore.
Il tenente Kim si era servito delle comunicazioni via satellite per predisporre un incontro. Con chi, non volle dirglielo. Continuarono a camminare, facendo di tanto in tanto il punto su una cartina topografica della zona. Alla fine, Kim prese un piccolo apparecchio e cominci ad andare avanti e indietro. Tony comprese che era una bussola inerziale. Dunque, l'incontro doveva svolgersi in un punto ben preciso, con un possibile errore di poche decine di metri.
Alla fine, Kim diede l'alt e schier i suoi uomini attorno alla zona perch facessero da sentinella. Continuarono ad attendere.
Tony non vide l'elicottero - e neppure ne ud il rumore - finch non gli fu davanti. Arriv da dietro una piccola altura, volando a non pi di sei metri da terra, e si diresse verso di loro. Kim punt in direzione dell'elicottero un oggetto che assomigliava a una torcia elettrica; non ne scatur alcuna luce.
Comunque, ottenne il risultato voluto. La macchina volante rallent e cambi rotta per dirigersi verso il sudcoreano.
Tony sapeva che era un elicottero, ma alla luce delle stelle gli parve un mostro o un drago. Su tutta la parte anteriore c'erano delle protuberanze, una lunga antenna sporgeva dal davanti, e anche di lato si scorgevano strani rigonfiamenti.
Kim gli fece segno di avvicinarsi. - Ecco chi la riporter a casa, maggiore. - Gli strinse la mano e gli consegn un pacchetto. - Sono messaggi e lettere personali. Ci pu fare il favore di consegnarli?
- Certo, tenente. Posso fare altro, per voi?
- No, signore, grazie. Uccida i comunisti. Addio. - Si scambiarono un saluto.
Anche ora, mentre stava atterrando, l'elicottero era silenziosissimo. Tony riusc infine a riconoscerlo: era un Pawe Low per operazioni speciali. Scorse i grossi serbatoi ausiliari accanto ai pattini, le mitragliatrici montate sui portelli; c'era perfino un Sidewinder!
Ne aveva gi sentito parlare, e di tanto in tanto ne aveva visto qualcuno sulle piste. Avevano la TV a infrarossi, il radar per mantenere invariata la distanza dal terreno, corazza, sistemi elettronici Per disturbare i radar nemici, e armi sufficienti a togliersi da qualsiasi impiccio. Venivano usati per le operazioni speciali, per portare e prelevare uomini dietro le linee nemiche...
Come lui.
L'elicottero tocc terra e nello stesso istante si apr un portello: l'interno era illuminato da una luce rossastra. Dopo l'oscurit della notte, gli parve luminosissima. Un uomo dell'equipaggio gli rivolse un gesto, e Tony corse in quella direzione. Il vento del rotore lo colp con violenza, ma Tony non se ne accorse neppure.
L'uomo lanci alcune casse ai sudcoreani, poi afferr la mano di Tony e lo aiut a salire. Il portello si chiuse e l'elicottero prese a innalzarsi. Dopo pochi istanti si mosse in avanti e non sal pi.
Tony si guard attorno. L'originale CH-53 era in grado di trasportare un camioncino, ma l'interno di quello in cui si trovava Tony era pieno di consolle elettroniche e di casse di munizioni.
L'uomo gli diede una cuffia e Tony se la infil. Qualche istante pi tardi, sent dall'auricolare: - Salve, maggiore. Sono il capitano Wells. Lieto di riaverla con noi.
Mentre gli giungevano all'orecchio queste parole, Tony cercava disperatamente di afferrarsi a qualche appiglio. L'elicottero si era abbassato all'improvviso, aveva scartato di fianco e poi aveva ripreso a salire. Non appena fu in grado di rispondere, Tony disse: - Il piacere  tutto mio, capitano. Ci sono dei problemi?
- Nossignore. Non siamo stati avvistati da nessuno e siamo in perfetto orario. Perch non viene davanti? - L'elicottero cominci a salire e a scendere come sulle montagne russe.
- Certo. - Preso dalla curiosit, Tony stacc il filo della cuffia. Pass avanti, e apr la tenda che impediva alla luce rossa di giungere nella cabina di pilotaggio.
Quando i suoi occhi si furono abituati al buio, scorse i due piloti, illuminati dalla debole luce degli strumenti. Dapprima non riusc a distinguere la loro faccia, poi cap che portavano maschere, o visori. Dovevano essere visori agli infrarossi, per vedere con la luce ridotta o al buio.
Quando guard dal finestrino, rimase a bocca aperta: le montagne passavano accanto a loro, a pochi metri di distanza e a quasi duecentocinquanta chilometri l'ora.
Il pannello degli strumenti era assai pi complicato di quello del suo caccia. Riconobbe lo schermo del radar per mantenersi a distanza fissa dal terreno, un televisore a immagine termica, una mappa computerizzata dell'area sotto di loro. Sembrava di essere sull'astronave di Star Trek.
E c'era davvero bisogno di quel genere di strumenti. Una montagna comparve davanti all'improvviso, e l'elicottero la evit con agilit, senza rallentare e senza cambiare quota. Mentre l'elicottero manovrava, il pilota tese la mano per stringere quella di Tony. - Lieto di conoscerla, maggiore. - Indic il cruscotto e le montagne. - Mi spiace che lo spettacolo non sia emozionante come su uno dei vostri aerei.
Tony dovette fare uno sforzo per non tradire il suo nervosismo. - Oh non se ne preoccupi. Per quanto tempo rimarremo ancora cos bassi, prima di salire alla quota di crociera?
- Rimarremo a questa quota per tutto il viaggio. Il pilota automatico  in grado di tenerla senza difficolt, e non vogliamo che la gente si accorga delle nostre operazioni, neppure tra gli alleati. Tra un'ora e mezzo lei potr riabbracciare la sua squadriglia.
Il volo di ritorno fu la parte pi dura dell'intera missione.
38
 Stretti pericolosi
7 gennaio. A bordo dell'O'Brien, stretto di Tsushima
Al suo arrivo sul ponte, il comandante Richard Levi diede un'occhiata al barometro. La lancetta non si era mossa, e l'indicazione era confermata dall'assenza di nuvole nel cielo e dal leggero rollio dell'O'Brien che faceva rotta per Pusan a dodici nodi. La massiccia figura del comandante non aveva difficolt a seguire il rollio del ponte.
Gli ufficiali s'irrigidirono leggermente, ma non reagirono in altro modo alla sua presenza. Gi in tempi normali, Levi non amava i movimenti inutili, e li amava ancor meno in condizioni di guerra. Le persone troppo indaffarate a salutare e a battere i tacchi finivano per non accorgersi in tempo dell'arrivo di un missile o di un siluro.
Rivolse un cenno al suo ufficiale esecutivo e si accost alla ringhiera per osservare i tre mercantili che seguivano placidamente il suo cacciatorpediniere della classe Spruance. Uno era dipinto di grigio come tutte le navi da carico della marina militare, ma gli altri avevano colori vivaci che servivano ad appagare l'occhio e ad attirare clienti.
Nel loro complesso, i tre mercantili portavano un carico prezioso: gran parte delle armi pesanti della 25a Divisione di fanteria. Gli uomini della 25a erano stati aviotrasportati in Corea del Sud nel corso della settimana precedente, ma la loro presenza non sarebbe servita a nulla, finch non avessero avuto i carri armati, l'artiglieria e gli APC stivati a bordo dell'Andrew T. Thomas, della liberiana Polar Sea e della danese Thorvaldsen. Gli ordini della Settima flotta erano chiari. Dovevano arrivare tutt'e tre.
Le forze dell'Onu combattevano duramente sulla penisola coreana, ma erano costrette a indietreggiare, allontanandosi dalla citt di Seul, che adesso era assediata. Le voci correnti affermavano che alla fanteria occorreva tutto l'aiuto disponibile per non essere ricacciata in mare. E le armi pesanti della 25a facevano parte di quell'aiuto.
Levi gir la schiena al vento di cinque nodi che soffiava sul cacciatorpediniere e guard verso est, cercando l'altra nave da lui comandata: la piccola fregata Duncan, della classe Perry. Eccola. Si riusciva a stento a distinguerla: era una macchia leggermente pi scura sullo sfondo del mare grigiastro. Levi aveva collocato la Duncan a quattro miglia di distanza per proteggere il fianco del convoglio. Laggi, il sonar SQS-56, montato sulla chiglia della fregata, poteva scoprire pi facilmente un sottomarino diesel nordcoreano che cercasse di colpire di sorpresa all'interno della scia dell'O'Brien: l'area a poppa di un cacciatorpediniere, dove il rumore delle eliche e dei motori rende inservibile il sonar.
Il vento si alz e cambi direzione, facendo vibrare le antenne radio e radar al di sopra del ponte della nave. Levi non bad al rumore e guard in direzione del sole del mattino che si alzava dietro la fregata. Un raggio si riflett su un tettuccio di plexiglas. Uno dei due elicotteri SH-60B Seahawk della Duncan era in volo, e calava in mare una scia di boe sonar passive, a nord e a est della rotta del convoglio: la direzione da cui poteva giungere un sommergibile nemico alla ricerca di una facile preda.
Ma non era la sola direzione pericolosa. Ai margini del suo campo visivo comparve un'ala argentea che subito spar. La Settima flotta gli aveva assegnato un P-3C Orion, e Levi l'aveva collocato a nord, a venti miglia dal piccolo gruppo di navi diretto a Pusan. Il P-3 aveva continuato a calare regolarmente file su file di boe passive, per aprire la strada all'O'Brien e al suo prezioso convoglio.
Nord ed est erano coperti nel miglior modo possibile. E Levi, nel passare accanto a Tsushima, si era tenuto nei pressi dell'isola. In quella zona l'acqua era talmente bassa che un maledetto sommergibile nordcoreano, per non emergere, si sarebbe dovuto seppellire per met nel fango. Poteva perci escludere quella direzione, almeno finch non si fossero allontanati dall'isola. A quel punto avrebbe dovuto dare un altro schieramento alle navi e alla loro scorta aerea. La zona di mare che si lasciava alle spalle, invece, lo preoccupava molto meno. Un sottomarino diesel venuto da sud, all'inseguimento dal convoglio, avrebbe consumato le batterie o sarebbe stato costretto a fare un tale rumore, con lo snorkel, che sarebbe stato facile rilevarlo e distruggerlo.
Levi batt rapidamente le palpebre per cancellare l'immagine che il sole gli aveva lasciato sulla retina. Con un'ultima, rapida occhiata all'orizzonte, si volt e ritorn in plancia. Stavano per entrare nella zona pericolosa, ed era giunto il momento di ritornare nel CIC della nave. Era anche il momento di agire con la massima cautela. Levi non intendeva cadere in un'imboscata con gli occhi chiusi o con i sonar non efficienti al cento per cento.
- Signor Keegan?
- Signore?
- Riduca la velocit a otto nodi e segnali al resto del convoglio di imitarci.
- S, signore. - L'ufficiale esecutivo rivolse un cenno al marinaio fermo accanto al segnalatore ottico. L'O'Brien intendeva mantenere il silenzio radio. Non era il caso di informare gratuitamente i nordcoreani della posizione del convoglio. Dovevano faticare, per procurarsela.
A bordo del Grande Guida, a ovest di Tsushima
Il capitano anziano Chun Chae-Yun studi attentamente la carta, ben consapevole di doversi mostrare tranquillo e rilassato. La guerra era gi stata lunga, per il Grande Guida e per il suo equipaggio. Molti marinai cominciavano ad accusare la fatica di mantenere una costante disciplina del rumore e un elevato stato di all'erta. Perci era essenziale che lui desse il buon esempio, mostrandosi sereno e imperturbabile, qualunque cosa succedesse.
Ma lo stesso Chun faticava a frenare il timore e l'eccitazione che provava alla prospettiva di agire. Dopo alcune vittorie nei primi giorni di guerra, il Grande Guida aveva dovuto dedicare la maggior parte delle sue manovre alla pura sopravvivenza... e molti sottomarini della sua flotta non erano stati altrettanto fortunati. Uno alla volta erano stati affondati dagli aerei americani e sudcoreani o dai gruppi di corvette e di fregate nemiche. Certo, i sommergibili si erano fatti pagare un notevole pedaggio sotto forma di mercantili e di navi da guerra colate a picco, ma il tasso di scambio era poco soddisfacente e pendeva nella direzione sbagliata.
Ora l'ultima segnalazione dell'alto comando offriva la possibilit di vendicare quelle sconfitte. Gli agenti di spionaggio installati nel porto giapponese di Yokosuka avevano segnalato la partenza di un convoglio piccolo, ma importante. Le navi potevano avere una sola destinazione: la base imperialista di Pusan. Cos, il Grande Guida e due sommergibili pi vecchi, della classe Romeo, si erano nascosti sulla rotta pi probabile delle navi nemiche, pronti ad affondare il convoglio americano nello Stretto di Tsushima. Una piccola squadra costituita di tre motoscafi d'assalto - imbarcazioni della classe Osa, armati di missili sovietici terra-terra SS-N-2C Styx - attendevano a nord dell'isola, pronti a balzare sui superstiti dell'attacco dei sommergibili.
Chun aveva collocato il suo sommergibile della classe Kilo, pi moderno e pi pericoloso, in una posizione da cui copriva la rotta ovest per Pusan. I due Romeo attendevano invece a est di Tsushima, costretti dai loro sonar poco efficienti a ricorrere all'osservazione periscopica per scoprire un nemico in avvicinamento. Era impossibile che gli americani passassero senza farsi avvistare. Almeno, cos sperava Chun.
Guard di nuovo la carta nautica, strofinandosi pensierosamente la mascella. Forse sarebbe stato meglio concentrare l'intera forza a nord dell'isola, pi vicino alle altre rotte per Pusan. Avrebbe corso il rischio di essere scoperto, ma avrebbe avuto maggiori possibilit di colpire il convoglio americano prima che raggiungesse la sicurezza del porto. Chiss... Chun scosse quasi impercettibilmente la testa. Quel genere di pentimenti era inutile, ormai. Il suo primo piano era senza dubbio il migliore. I rimpianti erano solo uno spreco di tempo e di energia. Doveva prepararsi a una battaglia...
La voce dell'ufficiale di rotta venne a interrompere le sue riflessioni. - Abbiamo raggiunto il punto ovest del nostro circuito di ricerca, compagno comandante.
Chun sollev lo sguardo dalla carta. - Benissimo. Rotta 090. Velocit cinque nodi. - Incroci lo sguardo con quello del suo primo ufficiale. - Effettua una nuova ispezione della nave. Assicurati che tutti i compartimenti siano pronti per la disciplina del rumore e per il possibile controllo danni.
Da un momento all'altro potevano entrare in contatto con il nemico. E il Grande Guida voleva essere pronto.
A bordo del Liberatore, a est di Tsushima
Il comandante Min Sang-Du fiss il cronometro appeso alla parete della minuscola sala nautica del Liberatore. Dove diavolo erano gli americani? Aveva rifatto infinite volte i calcoli, mentalmente e sulla carta. Conoscendo la rotta precedente e la velocit del convoglio americano, ormai avrebbe dovuto avvistarlo. Che cosa avevano combinato?
Che fossero passati a ovest di Tsushima? La possibilit non lo preoccupava affatto. Una simile rotta li avrebbe portati in bocca ai siluri del Grande Guida. Certo, questo avrebbe privato Min e il suo equipaggio di parte della gloria, ma la gloria personale non aveva molta importanza, quando era in ballo il destino di una nazione. No, la possibilit che angustiava Min era ben diversa. Era la possibilit che gli americani fossero passati pi a est del previsto, e che fossero gi dietro di lui, in rotta per Pusan, senza nessuno a ostacolarli. Il comandante che si fosse lasciato sfuggire il nemico in un modo cos sciocco si sarebbe dovuto aspettare il peggio, da parte del servizio sicurezza marina, e quel peggio sarebbe toccato a lui.
Min rabbrivid, nell'aria fredda e viziata della nave. All'interno del piccolo scafo del Liberatore, l'aria diventava sempre pi irrespirabile e carica di umidit. Le paratie erano coperte di condensa, le goccioline cominciavano a formarsi anche su parte degli impianti. Si chin sulla carta ancora una volta, per segnare un'ipotetica nuova rotta delle navi americane - una rotta che le allontanava dal suo percorso - e poi rizz la schiena per contemplare il proprio lavoro. S, gli sembrava giusto. A dodici nodi, gli americani potevano essere... l. Segn il punto e prese una decisione. Non erano nel punto previsto; dunque, dovevano essere nell'altro.
Il comandante nordcoreano ritorn nell'affollata sala comando. Il suo primo ufficiale lo fiss con aria interrogativa.
- Compagno Sung, rotta 035.
Il sommergibile s'inclin leggermente per virare a nordest.
Sierra Cinque, sullo stretto di Tsushima
Il P-3C Orion vibr leggermente nell'entrare in una piccola zona di turbolenza. Sierra Cinque volava basso, in un'area dove l'aria calda proveniente dall'isola di Tsushima incontrava l'aria fredda ferma sull'oceano. L'aereo dava la caccia ai sommergibili e si manteneva su una fila di boe sonar lunga trenta miglia, ascoltandole una alla volta per scoprire un eventuale suono che meritasse un siluro Mark 46.
L'Orion vibr di nuovo, e questa volta alcune gocce di caff bollente si rovesciarono sulla tuta di volo del secondo addetto sonar, che stava ritornando al suo posto. L'uomo lanci una bestemmia e cerc di pulirsi con l'angolo di una carta di navigazione.
Il primo addetto non si cur di lui. Era troppo indaffarato a premere il pulsante dell'intercom. - Capitano! Ho qualcosa sulla numero dieci, un segnale molto debole. Potrebbe essere una nave diesel che si muove a bassa velocit.
Sierra Cinque effettu una strettissima virata per ritornare indietro. Il secondo addetto sonar si rovesci dell'altro caff sulla tuta.
Nella cabina, il pilota raddrizz la rotta e si abbass. Erano diretti a pi di trecento nodi verso la posizione della boa 10.
- MAD attivato?
- MAD attivato - conferm il coordinatore tattico del Sierra Cinque. In quelle acque rumorose, le piccole boe Lofar avevano una portata cos ristretta che i sommergibili da loro scoperti dovevano trovarsi molto vicino. Talmente vicino che il rilevatore dell'anomalia magnetica - il MAD - dell'Orion aveva ottime possibilit di trovare la piccola distorsione del campo magnetico terrestre causata dallo scafo metallico del sommergibile.
- Siamo sulla numero 10... adesso!
Il P-3 era sceso ancor pi vicino alla superficie del mare. All'improvviso, la lancetta di un quadrante scatt a fondo scala.
- Contatto positivo! Segnalazione fumogena! - Una boa fumogena usc dalla stiva dell'Orion e si accese mentre era in volo, per poi posarsi sull'acqua e marcare la posizione del bersaglio.
- Cala una Dicas. - Il coordinatore tattico voleva la posizione esatta, e la voleva subito. Una boa Dicas emetteva un segnale attivo e poteva dare direzione e distanza del bersaglio.
L'Orion vir di nuovo, perdendo quota e velocit per poter ritornare sul punto dell'avvistamento. La boa usc dalla stiva e scese nell'acqua.
- Nuova boa numero 15 attivata. Contatto! Direzione 135, distanza 400 metri! - L'addetto sonar faticava a vincere l'emozione.
Il pilota raddrizz ancora la rotta. Questa volta l'aereo si diresse verso il sottomarino scoperto dalla sua boa sonar attiva.
- Fuori l'arma!
Nessuno a bordo dell'Orion vide lo schizzo sollevato dal siluro Mark 46 che colpiva l'acqua. Tutti erano troppo occupati a prepararsi per un altro passaggio.
A bordo del Liberatore
- Siluro in mare! Direzione 330!
Il grido dell'addetto sonar lasci impietrito Min per una cruciale frazione di secondo. Poi il comandante si volt e grid al timoniere:
- Barra a dritta! Tutta velocit!
Il sommergibile s'inclin nel virare e nell'accelerare verso la sua miserabile velocit massima di quattordici nodi. Min lasci la sala comando ed entr in sala navigazione. Trasse un lungo sospiro. Proprio come aveva pensato. L'acqua troppo bassa non permetteva di manovrare seriamente nel piano verticale. Doveva cercare di battere in velocit il siluro americano e sperare di sfuggirgli. Anche se la cosa era alquanto improbabile.
- Siluro ancora in avvicinamento, compagno comandante! - Min sent la nota di paura nella voce del suo primo ufficiale. Anche lui provava la stessa disperazione. Eppure, dovevano provare.
- Barra a dritta, allora!
Il Liberatore s'inclin nella direzione opposta: il timoniere aveva eseguito immediatamente l'ordine. Se non altro, c'era almeno un uomo che non si era fatto prendere dal panico. Era gi qualcosa. Attese, facendosi forza per prepararsi allo scoppio.
- Siluro in allontanamento, compagno comandante! Gli siamo sfuggiti! - Un coro di Evviva! fece seguito alle parole dell'addetto sonar.
Min sorrise. I poveri sciocchi potevano far festa finch volevano. Ma presto avrebbero scoperto la verit.
Sierra Cinque
- Capitano, il primo siluro ha mancato il bersaglio. Viaggia ancora, ma si allontana dal contatto.
Il pilota del P-3, un robusto capitano della riserva della marina con il nome LAMBROS sulla tuta di volo, guard l'aiuto pilota e sorrise. - Sai qual era il grosso errore dei giapponesi, nel dare la caccia ai sommergibili durante la Seconda guerra mondiale? Mollavano la caccia troppo presto. E io non voglio fare lo stesso errore. - Spinse la cloche per fare una nuova virata.
- Contatto! Contatto!
- Fuori l'arma!
A bordo del Liberatore
I rallegramenti lasciarono il posto a un gemito collettivo.
- Barra a destra! - Min si volt verso il primo ufficiale. - Solleva l'antenna radio.
- Ma... - Sung pareva confuso. - Compagno capitano, il nemico pu avvistarla... soprattutto a questa velocit!
- Idiota! Credi che abbia importanza? Ascolta? - I ping! di molte boe sonar attive erano perfettamente udibili, anche in mezzo al rumore delle eliche del Liberatore. - Segnala a tutte le unit che siamo attaccati. E fallo finch ne hai il tempo.
Min guard il suo ufficiale entrare nella sala radio e si appoggi a una paratia per attendere il suo destino. Erano stati fortunati una volta. Non lo sarebbero stati una seconda.
Sierra Cinque
- Colpito!
L'acqua schizz verso il cielo, sotto forma di una colonna di schiuma bianca, pesci morti, olio nero come la pece. A quello spettacolo, il pilota del P-3 rabbrivid leggermente. Aveva molta immaginazione, e con l'occhio della mente vedeva la testata ad alto esplosivo del Mark 46 uccidere il sottomarino nemico: squarciarlo e aprirlo come un pesce da sbudellare. Guard le onde sporche di olio nero che si allontanavano dalla zona dello scoppio. Non c'erano superstiti. Impossibile, dopo una simile esplosione.
Con uno sforzo distolse gli occhi e la mente dal sottomarino colato a picco. - Segnala all'O'Brien. Digli che abbiamo eliminato il cattivo soggetto.
- S, s, comandante. - Il coordinatore tattico era euforico. - Abbiamo fatto fuori il primo, e adesso tocca agli altri.
A bordo del Rivoluzione
Il comandante Sohn Chae-Hwan studi la velina del messaggio. - Sei certo che non hanno trasmesso altro?
L'addetto radio annu. - S, compagno comandante. Solo il codice di chiamata del Liberatore e queste parole: "Siamo attaccati". - Rabbrivid quando fu colpito da uno schizzo di schiuma che era giunto sul ponte aperto del motoscafo portamissili della classe Osa. Era abituato al caldo della sua piccola cabina sottocoperta e non gli piaceva stare all'esterno, esposto al freddo del mare.
Sohn lo conged con un gesto e torn a studiare la carta con l'ultima posizione nota del Liberatore. Doveva pensare che il sottomarino fosse stato affondato dal nemico che lo aveva attaccato. Dunque rimaneva solo un vecchio Romeo sulla rotta pi probabile del convoglio americano. Sbuff in segno di disprezzo. Impossibile che un singolo, antiquato sottomarino diesel riuscisse a fare molto.
Sollev lo sguardo dalle carte nautiche e fiss gli altri due portamissili che componevano la sua squadra. Il piano originale prevedeva che attaccassero solo dopo il primo colpo sferrato dai sommergibili, ma il piano originale era appena andato in fumo. Il Liberatore era affondato senza far pagare al nemico la perdita. Che vergogna.
Ma forse un improvviso attacco da parte dei dodici missili SSN-2C Styx portati dai suoi motoscafi avrebbe creato sufficiente confusione da dare all'ultimo Romeo la possibilit di colpire. Valeva la pena di tentare.
Grid un ordine. - Segnala alla squadra. Nuova rotta 335. Avanti a tutta velocit!
Sohn sent il Rivoluzione scattare sotto i suoi piedi, quando il diesel a tre alberi entr in funzione. I tre motoscafi portamissili virarono a sudest, verso la punta settentrionale dell'isola di Tsushima, lanciandosi poi sull'acqua alla velocit di trentasei nodi.
A bordo dell'O'Brien
Levi guard il marinaio incaricato di aggiornare la mappa del CIC, la quale segnava adesso la nuova posizione del P-3, che si era spostato a nord per stendere un'altra linea di boe sonar lungo la punta settentrionale dell'isola di Tsushima. Un altro marinaio segn la posizione del convoglio.
Il comandante si gir verso l'ufficiale antisommergibili. - Allora, cosa ne dici, Bill?
- Credo che la caccia cominci adesso, comandante. Non credo che quel sommergibile nordcoreano fosse qui da solo. Da qualche parte doveva avere dei compagni.
- Lo penso anch'io. Allora, facciamo scendere l'elicottero della Duncan perch faccia rifornimento. Ma di' a Vandermeier che prima deve mettere in volo il suo cambio. Voglio una costante copertura della zona est. Chiaro?
L'ufficiale annu.
Levi guard la situazione dello spazio aereo. Non era stata ancora aggiornata. Aggrott la fronte. - Quali sono le ultime notizie sui nostri elicotteri?
- Hotel Tre  a pi cinque. Pronto a partire al nostro ordine. - L'ufficiale segu lo sguardo di Levi e aggrott a sua volta la fronte.
Qualcuno batteva la fiacca.
- E il Due?
- Ancora fermo. Cercano di togliere quella flangia rotta per ripararla, ma pare che ci voglia tutta la giornata.
Levi aggrott la fronte ancor di pi. Il loro secondo SH-2F Sea Sprite era stato quasi sempre guasto, da quando avevano lasciato Pearl Harbor due settimane prima. A che serve un elicottero che non vola? - Be' cerca di mettergli un po' la miccia al culo, Bill. Conosci anche tu la filastrocca: "Per un elicottero che mancava..."
L'ufficiale sorrise. - S, s, comandante. Consideri la miccia gi accesa. - Cess di sorridere. - Comunque, non credo che serva a molto.
- Pu darsi. Ma mi sentir pi tranquillo. Perci, fallo. - Levi torn a guardare la carta, cercando di capire da che parte sarebbe giunto il nuovo attacco nordcoreano.
A bordo del Grande Guida
Il capitano anziano Chun riflett sul messaggio che gli era stato trasmesso dal comando della flotta orientale di Wonsan. - E non ci sono stati ulteriori contatti con il Liberatore!
- No, capitano.
Con un gesto, Chun conged l'uomo. Min e il suo sottomarino erano stati certamente affondati. Se fossero sopravvissuti, il Liberatore avrebbe inviato un rapporto pi particolareggiato, nel tempo trascorso da allora. Min era - anzi, era stato - un comandante esperto, uno dei migliori. Nel frattempo, il Grande Guida, nel suo pattugliamento lungo la costa occidentale di Tsushima, non aveva avvistato il nemico.
La possibilit a cui da tempo pensava si doveva essere realizzata: gli americani erano passati a est dell'isola. E lui e il suo sottomarino erano nel posto sbagliato. Chun si chin sulla carta nautica.
Tracci una rotta che gli avrebbe permesso di intercettare gli americani a nord di Tsushima e poi aggrott la fronte, calcolando i tempi e le distanze. Occorrevano almeno sei ore di viaggio a dieci nodi: una corsa che avrebbe pericolosamente intaccato la capacit delle batterie del Grande Guida.
I sottomarini diesel-elettrici erano i pi silenziosi del mondo, quando viaggiavano con i motori elettrici, ma i lunghi tragitti ad alta velocit non erano precisamente il loro forte. Le batterie dei sommergibili della classe Kilo come il suo avevano duecento ore di autonomia, ma, all'aumentare della velocit, il consumo cresceva in misura sproporzionata. A dieci nodi, i motori elettrici del Grande Guida consumavano dieci ore di carica per ogni ora di operazione. E il conto saliva. Un'ora a quindici nodi consumava cinquanta ore di carica, e alla massima velocit del sommergibile, sedici nodi, le batterie si esaurivano in due sole ore. Le batterie potevano essere ricaricate viaggiando con i diesel e con la presa d'aria, ma i diesel erano rumorosi. E i sottomarini rumorosi avevano la vita corta.
Comunque, lui aveva poca scelta. Gli ordini dell'alto comando erano chiari. Il convoglio doveva essere fermato: a tutti i costi. Chun guard i suoi ufficiali. - Barra a sinistra. Nuova rotta 003. Velocit dieci nodi.
Per un istante, gli ufficiali rimasero immobili, sorpresi dall'improvvisa decisione di abbandonare l'area di perlustrazione assegnata al Grande Guida. Poi si affrettarono a obbedire. Il sommergibile vir verso nord.
Sierra Cinque, a nord di Tsushima
- Boa 22 lanciata e registrata. Punto di lancio Boa 23 in avvicinamento... Lancio!
- Boa lanciata! - Un piccolo paracadute si allarg sotto il P-3 e scese verso l'oceano. Nell'aereo, il coordinatore tattico osservava lo schermo del computer su cui compariva un piccolo simbolo, accompagnato dal numero 23. In quel momento, Sierra Cinque passava davanti al villaggio di Toyo, sulla punta nordest dell'isola di Tsushima, e calava in mare una nuova fila di boe sonar, da sudovest a nordest. Per completare la fila mancavano quattro boe: calate quelle, il P-3 avrebbe cominciato a volare avanti e indietro sopra la fila per cogliere i piccoli suoni - un'elica rumorosa, un portello chiuso troppo in fretta, uno strumento metallico caduto su un ponte di metallo - che potevano tradire un nemico in avvicinamento.
- Uh... capitano? - Era uno degli uomini addetti all'osservazione visiva dai finestrini laterali.
Il pilota attiv l'intercom. - S, Charlie, che cosa c'?
- Mi pare di avere visto qualcosa a nord. Lontano. Ma era solo un lampo o un riflesso di luce. - L'uomo pareva volersi vagamente scusare per averlo disturbato.
Qualcosa a nord? Sulla superficie? Forse, spegnere il radar del P-3 era stato un errore. Il capitano non aveva giudicato necessario il radar, e non aveva voluto avvertire della propria presenza tutti i nemici dotati di ESM, intercettazione elettronica. Azion nuovamente l'intercom. - Accendi il radar, Mike.
- Si sta riscaldando. - A prua, nel compartimento elettronico dell'Orion, il sottufficiale assegnato al radar di superficie APS-115 mosse una serie di leve e ascolt il basso ronzio dell'apparecchiatura che entrava in funzione. In pochi secondi, il radar pass dallo stato di attesa a quello attivo. Subito, sullo schermo, apparvero alcuni puntini. - Contatto! Ho uno, no, tre contatti radar: direzione 016, distanza circa 37 chilometri. Piccoli contatti di superficie, non periscopi.
Nella cabina, il pilota guard il suo aiuto. - Che siano dei pescherecci coreani o giapponesi?
Il copilota controll alcune carte, contenute in uno spesso fascicolo di mappe e fotocopie di ordini, poi sollev gli occhi e disse: - Non in questo settore. Almeno, non legalmente. Le rotte marine per Pusan sono state interdette alla navigazione fin dal giorno d'inizio della guerra.
- Capitano! - Era l'addetto radar. - Nuova posizione contatti 0220. Rotta contatti 235, velocit 36 nodi!
Quelli non erano pescherecci. Viaggiavano troppo in fretta. Il P-3 fece una stretta virata per disporsi su una rotta di intercettazione. - Sparks, riferisci all'O'Brien la lieta novella. Frank, prepara gli Harpoon. Pare che abbiamo trovato dei bersagli.
- S, capo. - Il coordinatore tattico studiava su uno schermo ripetitore radar la natura dei contatti che si apprestava a colpire. Tre imbarcazioni, distanziate di un miglio l'una dall'altra. Tre bersagli... e solo due Harpoon sotto le ali del Sierra Cinque. Be', meglio due che niente.
- Distanza trenta chilometri e contatti in avvicinamento.
Il copilota aveva sollevato il binocolo e studiava con attenzione il mare. - Li ho visti. Davanti a noi. Tre piccoli battelli. Probabilmente Osa, dal loro aspetto. E certo non sono amici.
- Va bene, mi basta - disse il pilota del P-3, con decisione. Frank, inchiodami quei bastardi.
A bordo del Rivoluzione
- Aereo a sud!
Al grido della vedetta, il comandante Sohn si volt in tempo per scorgere i due piccoli lampi sotto le ali del P-3. - Missile in arrivo! Barra a destra! Nuova rotta 270. Avvertite il Ritorsione e il Vendetta!
Sohn si tenne con entrambe le mani al parapetto mentre il Rivoluzione si metteva sulla nuova rotta. Vide che le altre due imbarcazioni la imitavano, sollevando bianchi baffi di schiuma.
Con un cigolio, le torrette del Rivoluzione ruotarono verso sud. Il comandante nordcoreano fece una smorfia. Anche se aveva ordinato la virata per poter sparare con i due cannoncini da 30 mm, sapeva che sarebbe stato difficile centrare il missile. Nelle istruzioni a lui fornite si diceva che l'Harpoon sfiorava le onde a pi di cinquecento nodi. Poich i suoi cannoncini avevano una gittata di 2500 metri, avrebbero avuto meno di dieci secondi per distruggere l'Harpoon in arrivo. Non erano molti.
Stacc una mano dalla ringhiera e si sporse verso un portello aperto per gridare al segnalatore: - Rompi il silenzio radio. Informa il comando della flotta e tutte le unit che siamo sotto attacco aereo e che pensiamo che il convoglio nemico faccia rotta a est dell'isola di Tsushima.
Senza attendere la risposta, Sohn si volt e cerc di scorgere gli Harpoon che venivano verso di lui. Eccoli. Due ombre che correvano sull'acqua, talmente veloci che l'occhio non riusciva quasi a scorgerle. Una stava salendo, per prepararsi a piombare sul Rivoluzione.
Da poppa e da prua, i cannoncini da 30 mm cominciarono a scagliare proiettili traccianti contro il missile che s'innalzava sul mare. Sohn si afferr alla ringhiera per rimanere perfettamente immobile. Ecco! Un 30 mm centr il missile americano, e lo trasform in una palla di fuoco che colp l'acqua a duecento metri di distanza da loro.
Per una frazione di secondo, Sohn vide la forma lunga e bianca dell'altro Harpoon passare su di lui e sparire. Nel girarsi dopo qualche istante, barcoll sotto l'onda d'urto che fece tremare il Rivoluzione. A meno di un miglio di distanza, alcuni frammenti continuavano ancora a cadere sul punto dell'esplosione. Quando il fumo e la schiuma svanirono, Sohn vide che il motoscafo centrale del suo schieramento, il Ritorsione, era svanito: fatto a pezzi dalla testata da 227 chilogrammi del missile.
Stacc lo sguardo dalla macchia lasciata dallo scoppio sull'acqua e cerc l'aeroplano nemico. Sospeso a mezz'aria, osservava con arroganza i risultati del suo attacco. - Barra a sinistra! Rotta 180 gradi. Voglio arrivare a portata di quel bastardo! - Si guard attorno, con ira. - Compagno Lee!
Il massiccio ufficiale agli armamenti si alz. - S, compagno comandante?
- Prepara i SAM! Devi abbattere l'aeroplano!
Il Rivoluzione e il suo compagno superstite, il Vendetta, continuarono a fare rotta verso sud, per avvicinarsi al P-3 e alle spiagge rocciose dell'isola di Tsushima.
A bordo dell'O'Brien
- Mi spiace, comandante. C' l'isola in mezzo. Da qui non possiamo colpire quegli Osa.
Levi annu. Il suo ufficiale tattico aveva ragione. I motoscafi nemici erano al riparo. Per un attimo si domand se il capitano nordcoreano l'avesse fatto apposta, ma poi rinunci a chiederselo. La cosa non aveva importanza. Quel che era importante, invece, era trovare il modo di colpire i motoscafi d'attacco prima che lanciassero i missili.
Levi esamin la mappa, mentre dal P-3, a venti miglia di distanza, continuava a giungere una serie ininterrotta di rapporti. C'era una sola manovra possibile. Si avvicin all'intercom. - Signor Keegan, rotta 030 e velocit venti nodi. Segnala alla Duncan di portarsi dietro di noi e ordina al convoglio di fare rotta 090 gradi.
- S, comandante.
Levi si avvicin all'ufficiale tattico. - Giungeremo a portata di tiro pi presto. E terremo pi lontano dal nemico i mercantili, nel caso che cominciassero a volare i razzi.
L'uomo sorrise, ma l'ufficiale antisommergibili non parve altrettanto soddisfatto.
- S, Bill?
- Se laggi c' un sommergibile, comandante, siamo nei guai. A questa velocit, i nostri sonar sono inutili.
Levi annu. - Lo so. Ma dobbiamo correre il rischio. I nostri elicotteri ci dovranno proteggere finch non avremo eliminato quei portamissili. - S'interruppe, augurandosi di non doversi rimangiare queste parole nella corte marziale che avrebbe inevitabilmente fatto seguito a una sconfitta.
Sierra Cinque
- Continuano ad avvicinarsi, capitano.
Il pilota del P-3 sorrise. - Forse credono di poter arrivare talmente vicino da colpirci con le mitragliatrici. Teneteli d'occhio, per. L'O'Brien e la Duncan possono fare buon uso di ogni informazione.
Sierra Cinque continu a volare pigramente, e a osservare i due motoscafi che si avvicinavano. Secondo i rapporti del servizio informazioni della marina, gli Osa nordcoreani non portavano armi contraeree.
A bordo del Rivoluzione
Sohn continuava a guardare prima l'aeroplano americano e poi la squadra dei SAM SA-7 china dietro la torretta di prua. Erano quasi a tiro... questione di poche centinaia di metri. Si avvicinavano ancora... ancora. Sollev il braccio, pronto a dare il segnale di attaccare.
Sierra Cinque
- Distanza otto chilometri, capitano.
Il pilota del P-3 colse il tono interrogativo del suo addetto radar e decise di dare retta ai dubbi che aveva da qualche tempo. Adesso i motoscafi nordcoreani erano visibili a occhio nudo. - Va bene. Non  necessario avvicinarsi di pi. Allontaniamoci e torniamo a posare le boe.
Mentre lo diceva, stava gi spingendo la cloche per una stretta virata che li avrebbe portati lontano da quei lanciamissili.
A bordo del Rivoluzione
- Si sta allontanando!
Sohn vide che il grosso quadrimotore cambiava forma: aveva invertito la rotta, rinunciando a descrivere il pigro "otto" attorno al bersaglio. - In piedi! - grid. - Fuoco! Fuoco!
- Compagno comandante... - L'ufficiale addetto agli armamenti cerc di fermarlo, balbettando di angoli d'attacco e di distanze. Ma era troppo tardi.
Il marinaio che imbracciava il tubo del lanciarazzi SAM SA-7 Grail si era gi alzato e se lo era portato alla spalla. La testata ricercatrice del missile aveva captato il calore dei motori del P-3 e lo aveva agganciato. Il marinaio fece fuoco, premendo con le gambe contro il ponte mentre il missile si accendeva e partiva fulmineamente verso il cielo.
Sierra Cinque
- Cristo! - Il pilota del P-3 vide la scia di fumo che veniva verso di lui e spinse avanti la cloche. "Un maledetto missile" pens. "Avevano dei SAM su quelle dannate barche. Chi l'avrebbe mai pensato?" E un'altra voce, dentro di lui, rispose: "Tu, avresti dovuto pensarlo". Per molti, lunghi istanti non stacc gli occhi dall'indicatore della velocit, che saliva con lentezza esasperante, mentre il SAM era sempre pi vicino, con la sua velocit di quasi mille nodi.
Sierra Cinque fu fortunato.
L'SA-7 si avvicin in fretta al P-3, puntando verso il calore disperso dai due motori di sinistra. Poi, a duecento metri dal bersaglio, il missile nordcoreano s'inclin e cadde in mare: il suo propellente era finito e la sua velocit non era sufficiente a tenerlo in volo. Virando e accelerando, il P-3 si era portato fuori gittata.
Il pilota trasse un profondo respiro. Tremava. C'era mancato poco. Guard nello specchietto. Lontano, dietro di lui, i due battelli nordcoreani superstiti si allontanavano in direzione sudest.
- Di' all'O'Brien che tra pochi minuti avr compagnia. I nordcoreani si dirigono verso di loro. - Poi azion l'intercom per parlare a tutto l'equipaggio. - Va bene, ragazzi, ci siamo divertiti. Ma adesso torniamo al nostro lavoro: affondare sommergibili.
Alle sue parole fece eco un sospiro di sollievo. I sottomarini non rispondono al fuoco.
Sull'O'Brien
Levi si gir verso l'ufficiale tattico. - Aziona il radar. Segnala alla Duncan di approntare le armi.
La risposta fu immediata. - Due piccoli contatti di superficie! Direzione 351. Distanza 18,4 miglia.
Nello stesso tempo, Levi sent uno degli addetti radar gridare: - Rapporto ESM! Forti emissioni radar, direzione 351!
- Lanciare quattro Harpoon! Due contro ciascun contatto! Quattro missili uscirono con un ruggito da uno dei due lanciarazzi Mark 141 della nave.
A bordo del Rivoluzione
- Cinque contatti radar, compagno capitano. Due di media dimensione, direzione 170, distanza 29,5 chilometri. Due grandi e uno medio, direzione 169, distanza 35 chilometri.
Sohn sorrise. Aveva ragione. Aveva trovato il convoglio americano. - Informa tutte le unit della posizione, rotta e velocit del nemico.
- Missili in arrivo! Quattro missili lanciati dal primo gruppo di navi nemiche!
Sohn batt la mano sul parapetto, facendo sobbalzare tutti i suoi ufficiali. - Benissimo! Devono essere le scorte del nemico. Se le affonderemo, i nostri compagni dei sottomarini riusciranno facilmente a eliminare le tinozze mercantili rimaste sul mare. - Guard il grasso ufficiale addetto alle armi pesanti. La faccia dell'uomo era bagnata... forse di schiuma, forse di sudore. - Spara i nostri missili contro la prima nave nemica. Il Vendetta colpir l'altra.
L'uomo si volt per obbedire, e Sohn e gli altri si allontanarono, mentre i quattro missili SS-N-2C Styx uscivano tuonando dai lanciarazzi e si dirigevano verso le navi americane ancora invisibili, tra lingue di fiamma e spesse nubi bianche di fumi di scarico.
A bordo dell'O'Brien
La voce dell'operatore radar assunse un tono stridulo che in altre circostanze sarebbe suonato ridicolo. - Missili in attacco! Ne conto... sette, otto piccoli contatti ad alta velocit!
Levi rimase calmo. Aveva gi calcolato il rischio. - Avverti la Duncan. Faremo fuoco quando i missili saranno alla nostra portata.
La situazione che si presentava a lui e alla sua nave richiedeva un gioco di squadra. Come tutte le fregate della classe Perry, la Duncan non aveva i grossi cannoni da 125 mm e il lanciamissili Asroc del cacciatorpediniere. Per i suoi SAM Standard erano di gran lunga superiori ai Sea Sparrow dell'O'Brien. Essenzialmente, Levi sapeva, il cacciatorpediniere era la spada della scorta. E la Duncan era lo scudo.
Continu a osservare gli schermi del CIC mentre i missili dell'una e dell'altra parte cercavano il bersaglio. Per il momento lui era un semplice spettatore, come se non avesse mai fatto parte della marina. La battaglia era nelle mani dei computer e degli uomini che li usavano.
Vide i sei Standard della Duncan dirigersi verso il primo gruppo di quattro missili nordcoreani. I due gruppi rivali si congiunsero dopo trenta secondi e tre degli Styx scomparvero come se non fossero mai esistiti. Il quarto prosegu la corsa. Due altri Standard lo intercettarono mentre era ancora a pi di dieci miglia dall'O'Brien. Quattro altri SAM si diressero versa la seconda ondata di Styx e ne distrussero due. I due superstiti riuscirono ad arrivare a sette miglia dal cacciatorpediniere prima di essere abbattuti dai suoi Sea Sparrow.
Nello stesso tempo, i quattro Harpoon dell'O'Brien continuavano a sfiorare le onde, diretti verso gli Osa nordcoreani. Consapevoli della minaccia, i due motoscafi virarono e si diressero verso nord, zigzagando rapidamente sulle onde nel vano tentativo di liberarsi della coppia di missili americani che seguiva ciascuno di essi. Ogni misura difensiva risult inutile, e Levi vide sullo schermo radar che gli Harpoon colpivano i loro bersagli e li eliminavano in serie di esplosioni. Sugli schermi, da un momento all'altro, ogni contatto spar. Ma sessanta marinai nordcoreani erano morti.
Levi sent il sospiro di sollievo dei suoi ufficiali del CIC. Bene, ma troppo rilassamento sarebbe stato un pericolo. Li riport alla normale vigilanza con alcuni ordini. - Segnalate al convoglio di riprendere posizione, rotta e velocit precedenti. Signor Keegan?
- S, comandante?
- Rallenta a dodici nodi e riportaci in testa al convoglio.
- S, signore.
Soddisfatto nel vedere che i suoi uomini ritornavano ai loro compiti, anche Levi si concesse un sorriso.
L'intera azione aveva richiesto poco pi di due minuti.
A bordo dell'Ammiraglio Yi, a est di Tsushima
- Rapporto sonar. Esplosioni multiple, direzione 343, compagno comandante.
La faccia butterata del comandante nordcoreano si sollev, con un'espressione di fastidio perch era stato interrotto. Era intento a prendere appunti per il suo prossimo discorso politico. Il comandante non era mai stato un oratore particolarmente abile, e trovava difficile seguire il filo del discorso, soprattutto quando doveva usare il gergo politico del Partito. Di conseguenza, cercava di prepararsi in tutti i ritagli di tempo, anche quando il suo sommergibile dava la caccia a un convoglio nemico.
- Esplosioni? Ci sono stati altri rumori, come eliche, sonar, quel genere di cose?
- No, compagno comandante. Solo le esplosioni.
Il comandante brontol. Non era affatto sorpreso che il suo addetto sonar non avesse sentito altro. In quelle acque basse, il sonar passivo Feniks della classe Romeo poteva dirsi fortunato se riusciva a cogliere qualche suono entro i cinque chilometri.
- Bene. Vengo in plancia.
Con un gemito si alz dal minuscolo scrittoio e raggiunse la cabina di comando. C'erano gi tutti, in attesa del suo arrivo. Guard il primo ufficiale. - Altro da riferire?
- No, compagno comandante. Non ci sono state ulteriori esplosioni o contatti sonar.
Capisco. Be', diamo un'occhiata a quel che  successo. Solleviamo il periscopio.
Il comandante attese che il periscopio fosse fermo, prima di chinarsi a guardare negli oculari. Qualcosa, nel cattivo men dell'Ammiraglio Yi, gli aveva fatto causato bruciore di stomaco, e a muoversi di scatto il fastidio era ancora peggiore. - Qui, niente.
Cominci a ruotare il periscopio per descrivere un cerchio completo. Gi che c'era, tanto valeva controllare l'intero orizzonte...
Hotel Tre
- ... e allora gli ho detto: "Senti, bamboccio, sono uscito appena adesso". Dovevi vedere la faccia di quel pivello. Incazzata  dir poco... - Il pilota dell'Hotel Tre s'interruppe nel vedere qualcosa di strano, a sinistra dell'elicottero. - Dio santo! Un maledetto periscopio!
L'SH-2F Sea Sprite si abbass e gir su se stesso per osservare meglio il sottile oggetto cilindrico che sporgeva per un palmo dalla superficie del mare. Un raggio di sole si riflett sulla lente. Non potevano esserci dubbi: era davvero un periscopio!
- Vuoi una boa attiva? - chiese il copilota, ancora stupito per la subitaneit della cosa. Nessuna delle loro boe passive aveva rilevato la presenza del sommergibile. Nessuna.
- No, diavolo! Tiragli un siluro! Ricerca a sinistra - rispose il pilota, portando l'elicottero sul sommergibile.
- Arma lanciata! - L'elicottero balz in alto, quando il Mark 46 si stacc e piomb nel mare. In pochi secondi agganci il sommergibile e si diresse verso di esso.
Il comandante e l'equipaggio del sommergibile Ammiraglio Yi della marina nordcoreana morirono senza accorgersi dell'attacco e senza sapere di avere trovato il convoglio americano.
A bordo del Grande Guida, a nordovest di Tsushima
Chun sedeva con la schiena rigida e teneva fra le dita, appallottolato, l'ultimo rapporto giunto dal Rivoluzione. Il suo piano era fallito. Le sue forze avevano attaccato tutte insieme, ed erano state sconfitte tutte insieme. Peggio ancora, gli americani erano davanti a lui, e questo rendeva difficile, se non impossibile, intercettarli.
- C' qualche cambiamento negli ordini, signore? - Il suo primo ufficiale pareva preoccupato. Chun strinse le labbra. L'uomo aveva ragione di esserlo. Un insuccesso avrebbe cancellato il ricordo di tutti precedenti successi di Chun e li avrebbe probabilmente privati del comando, del grado e di tutti i privilegi connessi.
Scosse la testa. - No. Prosegui come ora, compagno. - Cerc di sorridere, e in parte riusc a farlo. - Riusciremo a prenderli.
Il primo ufficiale sorrise a sua volta e annu. - Certo, compagno comandante. - Fece per allontanarsi, ma si gir ancora per dire: - Vuoi un po' di t, compagno?
Questa volta il sorriso di Chun fu pi genuino. Una tazza di t lo avrebbe calmato e gli avrebbe tenuto occupata la mente nel corso del lungo inseguimento. - Grazie. E ordina al cuoco di prepararne per tutti. Sai che non amo bere da solo.
La battuta dest una risatina tra i suoi ufficiali.
Sierra Cinque
- Sentito niente?
L'addetto sonar tese i muscoli indolenziti delle spalle. La schiena gli faceva male. - No, capitano. Non un fiato, da nessuna delle boe. Forse li abbiamo beccati tutti.
- Forse. - Il pilota del P-3 non pareva troppo convinto. - Comunque,  per questo che lo zio Sam ci manda un pingue assegno tutti i mesi. State attenti, ragazzi. Ci restano solo quattro ore, prima di atterrare per fare rifornimento.
Come previsto, l'annuncio sollev un coro di gemiti. Erano in volo gi da otto.
A bordo del Grande Guida
Il cuoco brontolava tra s, mentre lavorava nella piccola cambusa del Grande Guida. Gli ufficiali! Prima devi fare questo. Poi devi fare quello. E nessuno si rendeva conto delle difficolt in cui era costretto a lavorare. Adesso volevano il t. Per tutti. Be', lui era pronto a scommettere che nessuno di loro s'era mai preoccupato di sapere che quei piccoli fornelli elettrici erano in grado di far bollire solo due bricchi la volta. S, era pronto a scommetterci un mese di tessere alimentari.
Senza smettere di imprecare in silenzio, frug negli armadietti, cercando il particolare t che gli ufficiali chiedevano sempre. Dietro di lui, uno dei bricchi cominci a bollire. Troppo presto, maledizione! Il cuoco si gir per spegnerlo.
Successe un finimondo. Nel voltarsi, colp col gomito una pila di pentole metalliche posate sul ripiano. Invece di cadere sulla gomma che copriva il ponte del Grande Guida, batterono rumorosamente tra loro. Il cuoco, spaventato dal rumore improvviso, perse l'equilibrio. La mano gli fin contro il bricco in ebollizione. L'urlo dell'uomo echeggi in tutto il sommergibile.
Chun reag immediatamente. - Rallentare a cinque nodi! Motori insonorizzati! E dite a quell'idiota di fare silenzio!
Sierra Cinque
- Un transitorio! Ho ricevuto un transitorio metallico e altri rumori dalla numero 40! - Al grido dell'addetto sonar, l'Orion vir strettamente, orbitando attorno alla posizione della Boa 40.
- Qualcosa d'altro?
L'uomo scosse la testa, sovrappensiero, prima di ricordarsi che il capitano non poteva vederlo. - Negativo, signore. Chiunque ci sia l sotto, ha deciso di rimanere tranquillo. E intendo proprio tranquillo. Tira a darci l'impressione di essere una vecchia, innocente molecola d'acqua!
Nella cabina, il pilota del P-3 riflett sull'accaduto. Un sommergibile che riusciva a mantenere un cos assoluto silenzio costituiva una grave minaccia; inoltre, era impossibile localizzarlo con i soli sensori passivi. D'altra parte, se era cos silenzioso, non poteva muoversi molto in fretta. E dunque era ancora l. Spinse la levetta del microfono. - Frank?
- S, capitano? - gli rispose il coordinatore tattico dell'Orion.
- Metti in mare una Dicas. Credo che troveremo il nostro amico.
- Certo.
La boa attiva scese silenziosamente sulla superficie marina e cal l'idrofono.
- Attivare.
Le onde sonore si irradiarono nell'acqua, alla ricerca di qualcosa di solido che le riflettesse. Lo incontrarono presto.
- Trovato! Contatto radar direzione 145. Distanza 1500 metri!
A bordo del Grande Guida
Pitting!
- Ci hanno localizzati, comandante.
Chun annu. Il suono era troppo forte perch si potesse trarne qualsiasi altra conclusione. - Portaci a quota periscopica, compagno. Scrolliamoci di dosso questa pulce. - Si augur che la sua voce fosse rimasta ferma.
Anche se erano stati scoperti da un velivolo antisommergibili americano, avevano ancora una possibilit di salvarsi. Nel costruirlo, i sovietici avevano dotato il Grande Guida di mezzi con cui far fronte a una simile emergenza. L'antenna periscopica del sottomarino portava un sistema SAM SAN-8. Ora Chan e il suo equipaggio avrebbero scoperto se l'innovazione era valida.
Piinng!
- Sollevare il periscopio!
Sierra Cinque
- Contatto in avvicinamento. Distanza mille metri.
Il pilota del P-3 tir indietro la cloche per prepararsi all'attacco.
- Avanti!
Guard nella direzione indicata dal copilota. Il loro obiettivo aveva sollevato il periscopio ben al di sopra della superficie. Era un ottimo bersaglio. Ma che cos'era la scatola che affiorava insieme al periscopio stesso?
- Dio! - Al suo grido di sorpresa fece seguito quello del suo aiuto pilota, quando dalla scatola usc all'improvviso un dito di fiamma arancione.
Il missile si diresse verso il motore esterno dell'ala di destra dell'Orion e scoppi, scagliando frammenti arroventati contro i condotti di alimentazione e contro le pale del turboelica. Il motore esplose in una palla di fuoco. Il P-3 cominci a perdere quota, con l'ala destra in fiamme.
- Blocca il numero quattro e attiva gli estintori! - Il pilota continu a tenere l'Orion sulla rotta mentre il suo aiuto e l'ingegnere di volo cercavano freneticamente di spegnere l'incendio.
- Distanza cinquecento metri. - Gli uomini del sonar erano ancora ai loro posti.
- Lanciate quel siluro!
Il pilota sent l'Orion sobbalzare, quando il Mark 46 usc dalla stiva. Tir la cloche per prendere quota.
- Capitano, il fuoco  incontrollabile. Arriver al ser... Sierra Cinque esplose in volo.
A bordo del Grande Guida
Chun guard i pezzi dell'aereo americano che cadevano in mare e sorrise. - L'abbiamo preso! Abbiamo ucciso i bastardi americani!
- Comandante! Eliche ad alta velocit, direzione 325! In avvicinamento!
Chun stacc gli occhi dal periscopio e mormor: - E loro hanno ucciso noi... - Poi si riprese e grid: - Barra a sinistra! Massima velocit!
Doveva cercare di salvare la propria nave... non solo per lui e per il suo equipaggio, ma anche per il suo paese. Il Grande Guida era il pi moderno ed efficace sottomarino della Corea del Nord. Senza di esso, i nordcoreani avrebbero dovuto rinunciare alla battaglia, gi in gran parte perduta, per bloccare le rotte di rifornimento marine. I rinforzi e i rifornimenti americani sarebbero affluiti senza colpo ferire ai porti del Sud.
Chun sent inclinarsi il ponte del Grande Guida mentre il sommergibile virava e prendeva progressivamente velocit.
Ma era ancora troppo lento. Quando il siluro americano raggiunse la zona bersaglio, il Grande Guida viaggiava a nove nodi esatti. Non sufficienti per creare - all'improvviso ordine di Chun di virare nell'altro senso - il "nodo" di acqua disturbata che doveva confondere il sonar del siluro.
Invece, l'arma entr nell'area di media turbolenza, corresse leggermente la rotta e poi si diresse senza esitazioni verso il Grande Guida, che venne colpito leggermente a poppavia della torre di comando.
Il Mark 46 esplose e produsse un grande squarcio nello scafo del Grande Guida. Il sottomarino fu allagato nel giro di pochi istanti e si pos di fianco sul fondo, fra una scia di bolle d'aria, relitti e nafta.
Con esso colava a picco l'intera strategia navale prebellica della Corea del Nord.
A bordo dell'O'Brien, nel porto di Pusan
Il comandante Richard Levi pos gli occhi sulle file di mercantili ancorati nel porto di Pusan e poi guard i tre pi vicini all'O'Brien. Andrew T. Thomas, Polar Sea e Thorvaldsen. Ce l'aveva fatta. Lui e i suoi uomini avevano condotto a destinazione il pericoloso carico loro affidato. Ora le squadre di scaricatori sudcoreani sciamavano sulle tre navi per portare a terra il materiale, che doveva raggiungere immediatamente il fronte. Levi si concesse di curvare un poco la schiena. Adesso poteva riposare.
- Comandante?
Si gir e vide un marinaio segnalatore. - S?
- Messaggio dalla Settima flotta, signore. Segnato "urgente".
Levi prese il messaggio e lo lesse. Si raddrizz in modo impercettibile. Prima che potesse rilassarsi, pens, sarebbe passato ancora del tempo.
- Nuovi ordini, comandante? - chiese il suo ufficiale esecutivo.
- S, signor Keegan. - Pos di nuovo gli occhi sul mare affollato di navi e fiss un gruppo di trasporti della marina, dipinti di grigio, ancorati nei pressi del principale molo di Kusan. - Siamo assegnati al gruppo anfibio che si sta costituendo laggi. Ci uniremo alla scorta quando partir per il Nord.
Per un attimo guard i massicci trasporti anfibi e i portaelicotteri all'ancora. Era tempo di restituire il colpo. Tempo di segare le gambe ai nordcoreani. Poi Levi si volt dall'altra parte. Lui e i suoi ufficiali avevano ancora un mucchio di lavoro da fare, prima che l'O'Brien fosse pronto a ripartire, e le ore non erano sufficienti. Non aveva tempo da perdere.
39
 Alta marea
7 gennaio. QG delle forze Onu, a sud di Ch'onan
McLaren si ferm per un istante ad ascoltare il soffio del vento che giungeva dall'esterno della tenda di comando. Il suo fiato formava una nuvoletta bianca che resisteva per qualche istante prima di svanire. L fuori faceva cos freddo che neppure le migliori stufe a kerosene riuscivano a riscaldare pi del minimo indispensabile l'interno della tenda. Sbuff, ricordandosi che le condizioni erano infinitamente peggiori per i soldati che combattevano in prima linea. Quegli uomini erano in una specie di inferno di ghiaccio: per loro era impossibile riscaldarsi se non si muovevano, ma se si muovevano rischiavano di essere colpiti dal fuoco nemico. Scosse stancamente la testa. Cristo, se quella guerra fosse stata combattuta da popoli civili, da tempo si sarebbero accordati per una tregua a causa del maltempo. In quella situazione, entrambi i contendenti rischiavano di perdere pi soldati per congelamento che per il fuoco nemico.
Si accost a lui il terzo in comando delle forze combinate, maggiore generale Barret Smith. Nel camminare, riempiva di tabacco la pipa.
- Quanto ci vorr ancora, Barney? - gli chiese il generale.
Smith accese un fiammifero e lo accost al tabacco, aspirando alcune boccate. - I meteorologi dicono che quest'ondata di freddo dovrebbe sparire con il mattino. I satelliti hanno visto un fronte caldo: dovrebbe arrivare per quell'ora e alzer la temperatura di qualche grado.
- Non sar sufficiente per sciogliere il ghiaccio, vero? Il severo ufficiale del New England scosse la testa.
- E si aspettano nuove nevicate?
- S.
McLaren aggrott la fronte. Ora che le forze dell'Onu avevano raggiunto la superiorit aerea quasi assoluta, la neve gli dava fastidio. Il maltempo limitava l'appoggio a poche squadriglie capaci di volare in qualsiasi condizione atmosferica, che per, a causa delle continue perdite, erano diventate quasi inutili. Voleva che il cielo si schiarisse, perch i suoi cacciabombardieri potessero colpire dall'aria le colonne nordcoreane e scorgessero i SAM lanciati contro di loro da terra. Ogni ora di scarsa visibilit permetteva ai nordcoreani di rimettersi dai precedenti bombardamenti aerei, e McLaren non voleva dare loro neppure un minuto di tregua.
Queste riflessioni vennero interrotte dalla voce di Smith. - Jack, gli ufficiali sono pronti per le istruzioni.
- Arrivo. - Gir sui tacchi e fece ritorno al tavolo principale, coperto di carte topografiche che mostravano i monti attorno a Ch'onan. Aggrott la fronte nel vedere le posizioni difensive studiate dal suo stato maggiore, ma non fece commenti. Invece, osserv il volto dei suoi ufficiali superiori. Erano stanchi, ma non esausti come nei primi giorni dopo l'attacco a sorpresa lanciato dai nordcoreani. Come tutte le occupazioni umane, anche la guerra aveva i propri ritmi, e i suoi ufficiali cominciavano ad abituarsi a essi. - Va bene, signori, mettiamoci al lavoro.
Smith si port sotto la luce. - Certo, generale. - Si accost al tabellone delle mappe. - Ora, come puoi vedere, abbiamo alcune proposte...
- Aspetta, Barney. - McLaren scosse la testa. - Cominciamo dall'inizio. Voglio conoscere la situazione complessiva, prima di passare ai dettagli.
L'ufficiale, sorpreso, si sfil di bocca la pipa. Ma si riprese subito. - Certo, Jack, come vuoi tu. Colonnello Logan?
Logan prese il posto di Smith sotto la luce e si lanci in una dettagliata descrizione della situazione militare lungo l'intera penisola coreana. L'ufficiale parl con molta semplicit, ricorrendo solo occasionalmente alle proprie note quando McLaren gli rivolgeva una domanda inattesa. Di tutti gli ufficiali del quartier generale era quello a cui la guerra aveva recato i maggiori cambiamenti. S'era scrollato di dosso l'atteggiamento indifferente di un tempo, e svolgeva ogni compito con grande decisione, senza risparmiare il lavoro e le vite umane per giungere a conoscere la verit, come se dentro di lui bruciasse una fiamma che lo puniva per non avere previsto l'invasione nordcoreana.
Nella situazione da lui descritta c'erano degli alti e dei bassi.
Per prima cosa, Seul non era stata attaccata seriamente, anche se era circondata da tutti i lati. Le cinque divisioni di fanteria provenienti dalle retrovie nordcoreane che assediavano la capitale si erano limitate a pesanti bombardamenti di artiglieria, che avevano per bersaglio le possibili posizioni difensive delle forze dell'Orni, e ad attacchi non del tutto convinti contro i rifornimenti d'acqua e d'elettricit della metropoli. Tutti erano stati respinti. Tuttavia, le perdite di civili nella citt di Seul erano in continuo aumento, e i tentativi di rifornirli con dei ponti aerei erano falliti. Il comandante della guarnigione sudcoreana di Seul riteneva di poter resistere per varie settimane, nelle presenti condizioni. E le incursioni delle sue forze speciali tenevano inchiodata una notevole quantit di soldati nordcoreani destinati al fronte.
Le condizioni erano pressappoco analoghe lungo la parte orientale della ZS, molto accidentata. Laggi le unit della Corea del Sud avevano respinto ogni attacco nordcoreano contro le loro posizioni ed erano in grado di resistere indefinitamente all'assedio. Nello stesso tempo, i loro comandanti non vedevano grandi possibilit di passare all'offensiva. Nessuno riteneva di poter guadagnare terreno in una zona cos ricca di postazioni difensive, sia naturali sia artificiali.
Le notizie provenienti dal fronte aereo erano pi soddisfacenti. Dopo quattordici giorni di sgradevoli sorprese e di pesanti perdite, la superiorit dell'Onu nei velivoli e nell'addestramento al duello aereo cominciava a dare i suoi frutti. Le pi moderne squadriglie nordcoreane di caccia e di attacco contro bersagli a terra erano state decimate, e la piccola forza di piloti e di aeroplani superstiti della Corea del Nord era stata ritirata quasi completamente dal combattimento, per difendere Pyongyang e le altre citt. Chiaramente, Kim Jong-Il e il suo stato maggiore si aspettavano che gli americani ripetessero le campagne di bombardamenti strategici che avevano avuto tanto successo durante la prima Guerra di Corea. A queste parole, l'ufficiale di collegamento tra McLaren e l'aeronautica americana fece un sorriso triste. Aveva appena ricevuto una telefonata dal suo capo di stato maggiore. La crescente tensione con l'Unione Sovietica aveva costretto il presidente a cancellare il trasferimento dall'Europa di uno stormo di bombardieri F-111. Perci non ci sarebbe stato alcun bombardamento delle citt della Corea del Nord, almeno per il prossimo futuro. La guerra aerea sarebbe stata combattuta solo al livello tattico.
Anche la guerra sul mare era ormai vinta. Gli stormi delle portaerei Constellation e Nimitz erano ritornati ai loro pieni effettivi e la scorta di navi da guerra della marina assicurava un continuo flusso di rifornimenti lungo le rotte per Pusan e per Pohang. Davanti alla tecnologia, all'addestramento e al numero superiori, la marina nordcoreana aveva virtualmente cessato di esistere come arma vitale di combattimento.
Tutto questo riport Logan al teatro principale della guerra: la battaglia delle forze di terra, lungo la costa occidentale sudcoreana. Ogni cosa dipendeva dal risultato di quella battaglia. La vittoria contro le punte avanzate della Corea del Nord avrebbe ratificato le vittorie del comando Onu in mare e in cielo, ottenute con tanta difficolt. La sconfitta le avrebbe rese inutili.
La conclusione di Logan fu breve e dolorosamente chiara. - Ed  proprio qui che stiamo prendendo una batosta, generale. Le forze che abbiamo in quest'area sono in ritirata. Ormai combattono da quattordici giorni e hanno bisogno di rinforzi. Oh, certo, finalmente i rifornimenti arrivano come si deve, ma questo non cambia il fatto che i nostri ragazzi sono inferiori di numero, hanno una minore potenza di fuoco e hanno avuto sfortuna.
Molti ufficiali sudcoreani brontolarono per la mancanza di tatto di Logan, ma McLaren si limit a sorridere. Il colonnello aveva perfettamente ragione. McLaren guard Smith. - Qualche suggerimento, Barney?
L'allampanato ufficiale del New England ritorn alla carta topografica. - Semplicemente questo, generale. Continuiamo a cedere da otto a dieci chilometri di terreno al giorno, solo per evitare di essere circondati e schiacciati. La cosa deve finire, e noi... - indic gli altri ufficiali - ... crediamo che questo sia il luogo pi adatto. - Con la pipa, indic sulla mappa le alture attorno a Ch'onan.
- Oh?
- S, signore. Abbiamo fatto dei calcoli, e crediamo che, servendoci delle divisioni tenute finora di riserva, si possano difendere queste posizioni indefinitamente. - Segu con il dito la catena montuosa. Poi fece un passo indietro e attese la risposta.
McLaren scosse con decisione la testa. - No. Vari ufficiali si fecero avanti, protestando. - Ma, generale, se lei ci ascol...
- Potremmo bloccarli...
- Dobbiamo fare qualcosa...
McLaren sollev la mano. - Signori. - Tutti si azzittirono. - A me non interessa tenere le nostre posizioni.  stato appunto questa decisione, presa nel '52 e nel '53, a metterci negli attuali pasticci. Non voglio che si ripeta nuovamente quella situazione di stallo. Voglio la vittoria. - Si volt verso una figura che attendeva pazientemente da un lato. - Doug, vieni avanti e aiutami a preparare il mio spettacolino di variet. - Mentre il suo aiutante di campo si avvicinava, McLaren continu: - Signori, quanto sto per dirvi non deve uscire da questa tenda. Le cartine che vi mostrer il capitano Hansen contengono la traccia generale di un'operazione a cui ho dato il nome in codice Thunderbolt. E se sentir fare questo nome da uno di voi, fuori di questa stanza, verr personalmente a prenderlo a calci. Chiaro?
Tutti annuirono.
Hansen termin di stendere le carte e fece un passo indietro, perch gli altri potessero studiare il suo lavoro. McLaren sent che diverse persone, attorno al tavolo, restavano senza fiato.
Sorrise. - Comincer col dirvi che il guaio non  che i nostri soldati hanno ceduto troppo terreno. Il guaio  che ne hanno ceduto troppo poco. Ora, ecco quel che intendo dire quando parlo di...
McLaren parl per quasi un'ora, senza appunti, pienamente convinto delle proprie parole, e di tanto in tanto punt il sigaro spento contro la cartina, per sottolineare alcuni particolari. Mentre parlava continu a fissare tutti in faccia, pronto a balzare contro il minimo segno di dubbio o di dissenso. Sapeva di dover convincere quegli uomini. Per motivi di sicurezza aveva tenuto all'oscuro gli ufficiali del suo quartier generale, nel formulare Thunderbolt, ma ora gli occorreva il loro aiuto per metterlo in pratica. Gli sarebbe gi stato difficile far approvare quel piano dai capi di stato maggiore e dai due presidenti, e non voleva avere degli oppositori tra i suoi stessi subordinati.
Termin con un'ammonizione. - Taejon  la chiave, signori.  l che i bastardi dello zio Kim si accorgeranno di urtare contro un muro. - Pos la mano sulla mappa, coprendo la citt di Taejon. - Proprio qui. Afferreremo i nordcoreani per le orecchie, e nello stesso tempo li prenderemo a calci in culo.
Sorrise nell'udire i loro mormorii di approvazione. Erano tutti con lui, proprio come si era augurato. In tutti, il desiderio di controbattere, di restituire il colpo, si era fatto sempre pi forte, a ogni nuovo chilometro che avevano dovuto abbandonare. Ma adesso anche i suoi ufficiali sudcoreani parevano disposti a cedere altro territorio in cambio dei guadagni promessi da Thunderbolt. - D'accordo. Per ora, fermiamoci qui. Ognuno di voi sa gi quel che deve fare. Prossima riunione alle cinque di domani, e voglio vedere qualche programma logistico preliminare, qualche piano di copertura e la proposta di qualche punto di convergenza. Ci sono domande?
Hansen incroci il suo sguardo e gli indic la radio per le comunicazioni via satellite, posta in un angolo della tenda. McLaren annu e torn a guardare il suo stato maggiore. - Nessuna? Bene. Siete liberi, signori. E voglio vedervi nella magica ora che precede l'alba.
Alcuni uomini risero, ma gli altri si limitarono a salutare e a raggiungere la loro scrivania nella tenda principale o nelle roulotte del comando.
McLaren si volt verso Hansen. - Che succede?
- C' Washington in linea, signore. L'ammiraglio vuole parlare con lei. Il Consiglio per la sicurezza nazionale vuole dagli stati maggiori un rapporto sulla Corea, prima della sua prossima riunione serale. E Simpson vuole includervi le sue considerazioni.
Per un attimo, McLaren fu sul punto di montare in collera a causa di quell'interruzione imprevista. Poi si rasseren. Phil gli era stato prezioso per tenergli lontano dai piedi i burocrati di Washington. E lo stesso discorso valeva per il presidente. Entrambi avevano fatto il possibile per evitare di micro-gestire la guerra da diecimila miglia di distanza. Ma era giunto il momento di comunicare i suoi piani al buon ammiraglio e al comandante in capo.
Prese il telefono.
8 gennaio. QG della prima forza d'urto, Songt'an
Il colonnello generale Cho Hyun-Jae scese dal suo veicolo di comando mimetizzato e sorrise nello scorgere il cielo bianco, pieno di fiocchi di neve. Il comandante del Secondo corpo d'armata lo attendeva accanto al portello. - Ah, Chyong, vedo che hai portato con te il bel tempo.
Il tenente generale Chyong sorrise. Di solito il suo superiore lasciava a lui i tentativi di umorismo. E con buone ragioni, pensava.
All'improvviso, il sorriso di Cho scomparve. - Facciamo due passi, Chyong. Che notizie dal fronte?
- Buone notizie, signore. Le mie punte sono avanzate di pi di undici chilometri, e questa mattina riferiscono di avere incontrato un'opposizione molto ridotta. La resistenza del nemico pare crollare.
Cho smise di camminare e fiss attentamente il suo subordinato.
- Si ritirano in ordine o sono in preda al panico?
- Non in preda al panico - fu costretto ad ammettere Chyong.
- Ma hanno abbandonato senza veri e propri combattimenti posizioni difensive naturali fortissime. - S'interruppe, e dopo un istante aggiunse: - Il loro comportamento  difficile da definire. Non  una vera ritirata in combattimento, ma non danno segni di avere perso la voglia di lottare.
Cho alz le spalle. - Fortunatamente non dobbiamo analizzare il comportamento del nemico. L'Amata Guida  soddisfatto quando il nostro esercito avanza. - Aggrott la fronte. - Ma ammetto che sarei pi tranquillo se sapessi che cosa ha in mente questo McLaren. Dallo spionaggio sono giunti alcuni preoccupanti rapporti sull'esistenza di forze di riserva.
- Che cosa dice la nostra ricognizione aerea?
Cho rise, e poi prosegu con amarezza: - I nostri compagni dell'aeronautica non hanno potuto soddisfare le mie richieste. A quanto pare, il loro ultimo MiG-21R dotato di macchine fotografiche  stato abbattuto nei pressi di Pusan tre giorni fa. Naturalmente mi hanno assicurato che i russi ci consegneranno al pi presto moderni aerei da ricognizione. E che allora prenderanno in esame le richieste dell'esercito. - Scosse la testa. - Perci, Chyong, per sapere quanto sta succedendo a Pusan siamo costretti a dipendere dal Dipartimento ricerche e dalle sue spie. Auguriamoci che qualcuna di loro sia riuscita a evitare il controspionaggio di quelli del Sud.
I due uomini continuarono a camminare in silenzio per qualche minuto, ai bordi dei veicoli del QG accuratamente mimetizzati, sotto una fitta nevicata. Di tanto in tanto, lontano, giungeva il rombo dell'artiglieria. Infine Cho fece ritorno al suo veicolo di comando. Si ferm ai piedi degli scalini coperti di neve e rizz la schiena. - Posso fare qualcosa per te, Chyong? O per i tuoi uomini?
Chyong studi attentamente il suo comandante. - Il mio stato maggiore sta formulando un elenco di richieste da sottoporti, signore.
- Lascia perdere le scartoffie, Chyong. Dimmi i punti essenziali.
In seguito, i burocrati potranno occuparsi dei particolari.
Il tenente generale chin la testa, soddisfatto. Aveva sempre apprezzato la preferenza di Cho per l'azione. Si accordava bene al suo temperamento. - Bene, allora. Soprattutto, mi occorre una maggiore quantit di rifornimenti, e una maggiore regolarit nelle consegne. Al momento i miei fanti e i miei carristi devono ricorrere alle scorte catturate al nemico, e le mie unit di artiglieria hanno munizioni per un solo giorno.
Cho aggrott la fronte. Non immaginava che la situazione fosse cos tesa. Quando avevano studiato il piano Fenice Rossa, avevano previsto qualche problema di rifornimento. Anzi, l'avevano giudicato inevitabile, perch il nemico avrebbe certamente distrutto ponti, strade e linee ferroviarie. Ma nelle valutazioni prebelliche si era sempre pensato di superare le difficolt grazie alla rapidit dell'avanzata e all'attenta gestione delle risorse.
Il capo della Prima forza d'urto fu quasi tentato di sorridere. Gi in partenza avrebbe dovuto capire che le previsioni sono una cosa, ma la realt  un'altra. I suoi esperti di logistica dovevano avergli nascosto una parte della realt per non ammettere il proprio fallimento. Se le cifre di Chyong erano giuste, le incursioni aeree nemiche stavano lentamente strangolando la capacit dell'esercito popolare di proseguire la sua offensiva. Ma in quel momento era inconcepibile limitarsi a difendersi per portare al fronte una nuova scorta di cibo, munizioni e ricambi. Perdendo l'iniziativa, avrebbero perso la guerra.
Comunque, c'era una soluzione. Un sistema che aveva dato buoni risultati durante il primo tentativo di liberazione compiuto dal Nord. Era lento, certo, e richiedeva una straordinaria quantit di uomini. Ma otteneva il risultato.
Guard Chyong, che attendeva immobile, con la neve che gi gli copriva le stelle sulle spalline. - Hai fatto bene a parlarmi di questa situazione, compagno. Adotter subito le misure occorrenti per procurarti i rifornimenti necessari. - Nel vedere che il suo subordinato alzava le sopracciglia, Cho spieg: - Da questo momento in poi, i rifornimenti viaggeranno solo di notte e in giorni come questi. E i convogli eviteranno i tragitti che sono gi stati colpiti dal nemico. Costruiremo nuovi ponti e all'occorrenza ci serviremo di portatori. Infine, ordiner di rafforzare le nostre difese.
Chyong annu. Con quei sistemi, i cinesi erano stati in grado di rifornire i grandi eserciti che avevano invaso il Sud, dal 1951 al 1953, nonostante la schiacciante superiorit aerea degli americani. Quando era un giovane ufficiale, lo stesso Chyong aveva studiato approfonditamente il sistema ed era rimasto impressionato sia dalla sua efficacia, sia dal suo uso eccessivo di braccia umane. Quest'ultimo particolare, difatti, dest in lui un sospetto.
Cho parve leggergli nella mente. -- Vuoi sapere da dove verranno gli uomini necessari per farlo? Non li toglier a te, puoi stare tranquillo. L'alto comando mi ha assegnato altre due divisioni di fucilieri, la 12a e la 31a. Li useremo come animali da soma umani, invece che come soldati di prima linea. Servendo con le loro spalle la Liberazione, saranno per noi una preoccupazione in meno.
Chyong sorrise, divertito.
Cho non si concesse alcun dubbio sulla propria decisione finch il suo subalterno non si fu allontanato. In origine, aveva pensato di impiegare le due nuove divisioni per rafforzare i fianchi del suo schieramento. Era giusto rinunciare all'ulteriore sicurezza che potevano offrirgli? Si ferm accanto al portello del veicolo, tormentato dall'indecisione. Forse doveva annullare quel piano e limitarsi a rafforzare i sistemi di rifornimento gi esistenti.
Poi riflett. Era inutile portare in prima linea nuove forze, se non era in grado di rifornirle. Aveva bisogno di potenza di fuoco, non di bocche inutili. Il generale volt la schiena al cielo plumbeo ed entr nel veicolo. L'ora della prima riunione del mattino era vicina.
9 gennaio. Compagnia Echo, a nord di Choch'iwon
Il suono sordo, breve, della doppia esplosione dilag nella pianura ed echeggi sulla parete rocciosa che sorgeva accanto alla strada.
- Bel tiro, soldato Park! - Kevin pos la mano sulla spalla del riservista sudcoreano che portava il lanciarazzi Dragon del Terzo plotone.
L'uomo sorrise timidamente e chin la testa per ringraziare del complimento.
A mille metri da loro, due carri armati T-62 nordcoreani avvolti dalle fiamme testimoniavano l'abilit di Park. Il suo razzo ne aveva colpito uno ed era esploso, e il secondo era stato investito dalle fiamme e si era incendiato a sua volta. Attorno ai due carri colpiti, gli altri veicoli nemici si affrettavano a disperdersi; alcuni si erano avvolti nelle dense nubi bianche dei fumogeni di bordo. Gli uomini degli APC si affrettavano a balzare a terra e a nascondersi in qualche fosso.
Kevin studi con piacere tutta quella confusione. L'imboscata, come previsto, aveva costretto i nordcoreani a schierarsi per la battaglia... una manovra che faceva loro sprecare tempo e carburante, entrambi preziosi. Continu a guardare per un paio di minuti, per maggiore sicurezza, e poi abbass il binocolo. Era tempo di andarsene.
- Tenente Rhee! - Da dietro un masso, spunt la testa dell ufficiale coreano. - Porti i suoi uomini nella posizione successiva. Qui abbiamo fatto abbastanza.
Il sudcoreano annu e cominci a dare ordini. Kevin si mise di lato mentre le file di soldati in tuta mimetica bianca gli passavano davanti, diretti alla valle che si stendeva dietro quell'ultimo monte. Torn a guardare in direzione della strada. I nordcoreani reagivano pi in fretta, questa volta?
No. La colonna nordcoreana cercava ancora di superare la sorpresa e di disporsi in formazione di attacco. A quanto pareva, sarebbero passati altri dieci minuti, prima che avanzassero contro quella che, per quanto ne sapevano, era una collina difesa dal nemico. E lo stesso Kevin avrebbe preferito difenderla, anzich ritirarsi. Il terreno era perfetto, troppo ripido per i carri e con pochi ripari per un assalto della fanteria. Pochi difensori sarebbero riusciti a tenere in scacco una forza d'assalto molto superiore.
Sospir. Gli ordini erano ordini.
Anche quando non avevano senso.
Negli ultimi sette giorni si erano ritirati praticamente senza interruzione: si fermavano quanto bastava a costringere i nordcoreani a interrompere l'avanzata, infliggevano loro qualche perdita e proseguivano nella fuga. In quel tipo di combattimento in corsa, le loro perdite erano minime. Ma con il proseguire della ritirata, tutti cominciavano a chiedersi se gli alti comandi non avessero perso la ragione. Le forze dell'Orni continuavano ad abbandonare ottime posizioni difensive. Perch? E dov'erano i rinforzi che dovevano arrivare dagli Stati Uniti e dalle enormi riserve di militari addestrati della Corea del Sud?
L'ultima ritirata era la pi assurda di tutte. Superata quella catena di montagne, le punte nordcoreane si sarebbero nuovamente trovate su una pianura aperta: il terreno ideale per i carri e gli altri veicoli corazzati. E la successiva posizione dove si poteva allestire una difesa era lungo il fiume Paekma, trenta chilometri a sud della loro attuale, poco prima della citt di Taejon. Cristo, fin dove pensava di lasciar arrivare i nordcoreani, l'alto comando, prima di fare qualcosa?
Stancamente, Kevin si pass la mano sulla faccia, lieto che la temperatura fosse leggermente salita. Si era potuto togliere la sciarpa improvvisata che era stato costretto a portare sulla bocca e sul naso quando era giunto l'ultimo fronte di freddo siberiano, che aveva abbassato la temperatura a molti gradi sotto lo zero. Uno dei suoi uomini era morto assiderato, in quella notte infernale, mentre era di guardia. Come si chiamava? Costello. Per quanto si provasse, Kevin non riusciva a ricordarsi che faccia aveva. Ma non si sarebbe mai scordato quel cadavere patetico, raggomitolato in fondo alla piccola trincea, rigido e bluastro. Neppure in mille anni.
Segu i propri uomini lungo la discesa che li allontanava dalla collina.
10 gennaio. Autostrada 1, nei pressi di Taegu
Le lunghe colonne di camion dipinti di verde riempivano tutte le corsie, costringendo i gruppi di profughi a porsi sul bordo della strada. Tutti i tendoni erano accuratamente chiusi, per proteggerli dal freddo e dagli occhi indiscreti, ma molti autocarri portavano il contrassegno della Terza divisione dei marine.
Uno dei profughi, un vecchio contadino dalla faccia coperta di rughe, pos sulla strada lo zaino e rizz la schiena nel veder passare i camion. Da giovane aveva combattuto con i marine nella battaglia per il perimetro di Pusan. Facendo ricorso all'inglese che aveva imparato all'epoca, grid: - Ehi, capo! Dove andate?
Un giovane caporale dei marine sporse la testa dal finestrino di un camion e gli grid, in risposta: - A prendere a calci in culo i comunisti!
Un coro di Bene! Bravi! segu i camion diretti a Pusan.
11 gennaio. Nei pressi del molo d'imbarco, Pusan
Shin Dal-Kon era un realista. E, come tale, si rendeva conto che ben difficilmente sarebbe sopravvissuto fino all'indomani. Ma Shin era votato al suo compito, e aveva un dovere da compiere. Un dovere che l'avrebbe certamente portato alla morte.
Si umett le labbra e guard di nuovo dalla finestra, contando le navi e i veicoli. Il piccolo negozio di souvenir di Shin era ben posizionato, a poca distanza dalla stazione ferroviaria di Pusan e a meno di cinquecento metri dal molo principale del porto. Nei mesi estivi il negozio era sempre pieno i turisti stranieri che acquistavano cartoline e piccoli oggetti: situazione che facilitava enormemente gli altri suoi scambi, meno trasparenti.
In effetti, i superiori di Pyongyang consideravano oggi Shin Dal-Kon il loro principale agente di Pusan. O cos gli avevano sempre detto, pens con un sorriso obliquo. Certo uno di coloro che avevano avuto la vita pi lunga. Shin - un uomo di bassa statura, calvo e dall'aria molto ordinaria - era al servizio del Nord fin dal 1963.
Ma ora la sua attivit pareva destinata a una brusca fine. Tutto per la disperata necessit di Pyongyang di essere informata sull'attivit degli americani. L'ultimo segnale del suo controllore gli aveva ordinato di riferire per radio, e senza perdere tempo, ogni scoperta importante.
Chiss se i burocrati del Nord si rendevano conto di avergli inviato, con quello stesso segnale, la sua sentenza di morte? Shin era sopravvissuto per pi di venticinque anni grazie a una sola, ottima ragione: era sempre stato attento. Nessun messaggio aveva mai seguito la stessa strada, o era passato per meno di tre mani, prima di partire per il Nord. E Shin non aveva mai usato le radio che gli erano state affidate. Le unit sudcoreane mobili addette alla triangolazione erano troppo abili: con loro non si poteva scherzare. Riuscivano a trovare in pochi minuti una radiotrasmittente illegale. Era una lezione che Shin aveva imparato da altri e che non aveva mai dimenticato. Ma ora doveva ignorarla.
Nonostante le notevoli misure di segretezza, l'attivit degli americani era troppo ovvia. Interminabili colonne di autocarri che affollavano i moli; navi da guerra ancorate al largo, navi da trasporto che si accostavano alle grandi gru di carico; la sicurezza militare ferma a tutti gli angoli; e l'aspetto pi significativo: la totale scomparsa dei chiassosi marinai americani che un tempo affollavano bar e postriboli di Pusan. Per l'agente nordcoreano, tutto questo significava una cosa sola: un'invasione con navi da sbarco. Presto la flotta americana sarebbe partita e Pyongyang se la sarebbe vista comparire lungo le coste.
E Shin doveva lanciare l'allarme. E poi morire, all'arrivo delle forze di sicurezza sudcoreane nel suo negozio.
Pos il taccuino su cui aveva trascritto in codice il suo messaggio e scese nel piccolo giardino della sua abitazione. Scav con attenzione nel terreno gelato, in un angolo, s'inginocchi e sollev un pesante vaso di terracotta, del tipo usato per la fermentazione del kimchee. Se lo iss sulla spalla e lo port nella casa, prima di aprirlo per estrarre l'ultramoderna radiotrasmittente nascosta al suo interno.
Poi, lavorando in fretta sia per la paura sia per l'impazienza di concludere tutto, innalz la sottile antenna e cominci a trasmettere.
Unit mobile 67, presso l'area d'imbarco
Il furgoncino ammaccato non aveva niente di diverso dalle migliaia di analoghi veicoli diffusi in tutte le strade della Corea del Sud. Ma invece di pesce secco, olio di semi o riso, conteneva una grande quantit di sofisticatissimi strumenti di ricezione.
L'agente della stazione di Pusan dell'Agenzia per la sicurezza nazionale si sporse sull'operatore radio: - Ancora niente?
L'uomo gli rivolse un cenno d'assenso, mentre dall'auricolare giungeva una serie di deboli beep-beep. - S, comincia ora a trasmettere.
L'agente sorrise e accese il walkie-talkie. - A tutte le unit. Rapporto e pronti per il segnale.
Dall'auricolare gli giunsero vari Ricevuto. Soddisfatto, l'uomo della sicurezza nazionale si rivolse al suo compagno. - Allora?
- Sta ancora trasmettendo, signore. O  molto lento, o ha poca pratica.
- Poca pratica, penso - disse l'agente. - Quest'uomo non  una delle solite spie.  un pesce grosso, e come tutti i pesci grossi ha nuotato per anni nel profondo. Credo che non sia per niente soddisfatto di essere dovuto affiorare alla superficie. - S'interruppe, accorgendosi all'improvviso di avere parlato troppo.
Ma l'operatore radio non era stato ad ascoltarlo. - Ha smesso!
- Ne sei sicuro?
Un vigoroso cenno d'assenso.
L'agente riaccese il walkie-talkie. - Prendetelo.
Nel negozio di souvenir
Il capitano delle forze speciali fin di attaccare l'esplosivo al plastico a miccia corta, l'accese e si tolse di mezzo mentre la porta del negozio veniva abbattuta. Due uomini con la maschera antigas e i mitra spianati entrarono dall'apertura, un istante dopo l'esplosione. Gli altri attesero all'esterno, tenendo d'occhio ogni possibile uscita.
Passarono alcuni istanti. Poi il capitano sent esplodere una granata del tipo usato per stordire e si lanci a sua volta all'interno. Due uomini con una barella lo seguirono.
Nel precipitarsi lungo la scala che portava al piano superiore, l'ufficiale colse alcune impressioni. Fumo. Tappezzeria bruciata. E poi una piccola stanza con i suoi soldati, una radio e un corpo.
Il capitano si tolse la maschera e colse nell'aria l'odore di mandorle. - A rapporto.
-  morto, signore. Ha preso il cianuro prima che tirassimo la bomba.
Come prevedibile. Quelle spie erano sempre espertissime. E fidatissime. - Non pensateci. Abbiamo ottenuto quello che cercavamo.
Ministero della Difesa, Pyongyang
Il riscaldamento del bunker sotterraneo del comando funzionava fin troppo bene, diversamente da tanti altri prodotti dello stato nord-coreano dei lavoratori. Di conseguenza, Kim Jong-Il e gli altri membri della Commissione militare sudavano, immersi in una temperatura quasi estiva, mentre le strade di Pyongyang, sopra di loro, erano sepolte sotto mezzo metro di neve e di ghiaccio. Il sudore che gli colava lungo la fronte non contribuiva certo a rendere ben disposto Kim Jong-Il.
- Allora, il colonnello generale Cho riferisce che le sue truppe hanno attraversato il fiume Paekma in non meno di tre punti. Questa dovrebbe essere una notizia abbastanza buona per te.
- Certo, Amata Guida, ma...
Kim aggrott la fronte. Da tempo sospettava che quell'uomo, il segretario del ministero delle Comunicazioni, propendesse segretamente per la fazione cinese del partito. Per non era mai riuscito a dimostrarlo in modo sufficiente per convincere suo padre. Be', il vecchio era agli sgoccioli. Entro poco tempo, tutte le redini del potere sarebbero state in mano sua. - "Ma" cosa? Via, via, compagno segretario, non fare il riservato con noi. Che cosa ti preoccupa, adesso?
- Cho riferisce anche di avere subito gravi perdite per gli attacchi dell'aviazione americana e che le sue linee di rifornimento sono tese al limite. Io metto in dubbio la sua capacit di proseguire l'avanzata finch non abbiamo riacquistato la supremazia aerea...
- Sarebbe una follia! - esclam Kim, con rabbia. - Ovviamente, essendo un civile, non puoi ricordare il ruolo vitale della forza d'urto nel conseguimento della vittoria, ma io non me ne sono certo dimenticato. - Vide il segretario arrossire di fronte a quell'accusa ingiustificata. Da ragazzo aveva combattuto nella Prima guerra di liberazione... guadagnandosi varie medaglie per l'eroica dedizione al dovere. - Comunque sia - prosegu - ho dato istruzioni al nostro ambasciatore di Mosca di chiedere ai russi nuovi aerei da combattimento e piloti. Con quelli spazzeremo dal cielo l'aviazione americana.
Molti dei vecchi che sedevano al tavolo parevano francamente scettici, e Kim si prese mentalmente un appunto di farli sorvegliare con maggiore attenzione.
Entr un aiutante che si chin a bisbigliare qualcosa all'orecchio del direttore delle Ricerche. Questi rivolse un cenno a Kim per richiamare la sua attenzione. - Amata Guida, ho informazioni urgenti dal nostro agente di Pusan. Il suo rapporto conferma le conclusioni a cui erano giunti i nostri analisti sulla base delle foto dei satelliti sovietici. Gli americani preparano uno sbarco lungo le nostre coste. Hanno raccolto navi sufficienti a portare almeno 35 mila uomini.
Un coro di mormorii si lev attorno al tavolo. Molti dei presenti ricordavano la catastrofe di Inchon e la successiva penetrazione nella Corea del Nord delle forze dell'Orni. Non volevano una ripetizione di quell'incubo.
Kim Jong-Il li fiss con odio. Quei vecchi sciocchi e fifoni! Tremavano e si agitavano al primo segno di difficolt. Si volt verso l'ammiraglio che comandava la flotta. - Non dovrebbero esserci difficolt. Riunisci i sottomarini e colpisci gli americani mentre fanno rotta a nord. Li seppelliremo nel mare!
La frase fu accolta da un improvviso silenzio, che venne infine interrotto dalle parole pronunciate sottovoce dall'ammiraglio: - Non posso inviare nessun sottomarino, Amata Guida. Tutti quelli che si trovavano nel Mar Giallo settentrionale sono stati affondati.
Affondati? Tutti? Kim rimase senza parole. - Perch non mi  stato detto? Perch non hai fatto rapporto?
- L'ho fatto, Amata Guida. - La faccia del vecchio era imperscrutabile. - I miei rapporti sulla situazione della nostra marina sono stati consegnati tutti i giorni al tuo quartier generale.
E probabilmente tenuti l fermi da qualche subordinato che temeva la sua collera, pens Kim. Per la prima volta da vari mesi cominci ad avere qualche dubbio. Le cose potevano a sfuggirgli di mano, e questo sarebbe stato fatale. Molti di quegli uomini lo odiavano. Con uno sforzo riprese la padronanza di s. - Capisco. La nostra strada  chiara. Dobbiamo farci dare dai russi le forze navali necessarie. I sovietici hanno tutti i sottomarini che ci occorrono.
Il pi vecchio uomo seduto al tavolo, un superstite incartapecorito della lotta partigiana contro i giapponesi, sollev la mano sottile, dalle vene azzurre, e toss delicatamente. - Prima gli aerei, e adesso anche le navi. Che cosa pretenderanno i sovietici, in cambio? Dobbiamo rinunciare alla nostra rivoluzione e alla nostra sovranit per qualche bel giocattolo?
- Questi "giocattoli", compagno Choi, ci occorrono per vincere la guerra. - Kim cerc di controllarsi, con grande difficolt. Choi era uno dei migliori amici di suo padre. - E una volta vinto questo conflitto, domineremo l'intera Corea. Noi. Non i russi. Non i cinesi. Solo il Partito e la sua Grande Guida!
Nessuno fece obiezioni, ma Kim sent che erano ancora impauriti e indecisi. Chiuse bruscamente il dossier che aveva davanti agli occhi. Benissimo, allora. Quando  basta,  basta. Per oggi non si sarebbe combinato pi niente. - La riunione  aggiornata, compagni. Ci rivedremo domani per esaminare le misure da adottare contro questo attacco navale.
Lasci la stanza senza attendere i loro commenti. Doveva comunicare urgentemente con Mosca.
Ministero della Difesa, Mosca
I due uomini sedevano a poca distanza l'uno dall'altro nell'immensit dell'ufficio dal soffitto altissimo. Quadri a olio che mostravano i trionfi delle armi russe - Borodino, Stalingrado, Kursk e altri - coprivano con il loro splendore marziale le pareti. Spessi tendaggi nascondevano le vie di Mosca, vuote a causa dell'ora notturna.
Su un vassoio d'argento, accanto ai due uomini, c'erano una bottiglia di vodka, aperta, e una pagnotta di pane nero sbocconcellata per met. Tutt'e due gli uomini amavano ricordare la loro provenienza da un umile ceppo contadino. In realt, tutt'e due erano giunti al loro posto grazie ai favoritismi e per l'anzianit di servizio, che li avevano fatti salire sempre di pi nei ranghi del Partito, moderna versione sovietica dell'antica aristocrazia zarista.
- D'accordo, allora, compagno? - chiese il ministro della Difesa. Il capo del KGB lo fiss negli occhi. - Certo, amico mio. Occorre esaudire le richieste di Kim Jong-Il. Questa guerra  troppo equilibrata perch si possa prendere un'altra decisione.
- Ma il Politburo tentenner. Pu darsi che occorrano dei giorni, perch i nostri "colleghi" vedano chiaro in questo. E il ritardo potrebbe esserci fatale.
Le parole del ministro della Difesa rimasero sospese a lungo nell'aria, senza destare obiezioni. E alla fine il direttore del KGB gli rivolse un cenno d'assenso.
Il ministro sorrise e mostr al collega il foglio di carta posato sul tavolino, davanti a loro. - Sono lieto che tu comprenda la necessit di agire in fretta, Viktor Ivanovic. Ho preparato un ordine che dovrebbe soddisfare le necessit immediate del nostro amico Kim. Dagli un'occhiata.
L'altro uomo fece come gli veniva detto, e poi appoggi la schiena alla spalliera della sedia. Sul suo viso comparve un'espressione preoccupata. - Sei certo, compagno, che questo ordine possa rimanere, ehm, segreto?
Il ministro della Difesa intrecci le dita sullo stomaco e annu gravemente. - Senza dubbio. - Allung la mano a sfiorare il foglio di carta. - Se le cose dovessero andare male, questo ordine pu sempre essere sconfessato. Tutto potrebbe essere spiegato come un tragico errore di posizione.
- E per gli aeroplani?
- Purtroppo, non possiamo pensare di trattarli in modo cos... discreto. Il movimento di intere squadriglie dei nostri migliori aerei da combattimento sarebbe una cosa molto pi, ehm, pubblica. No, temo che la decisione vada lasciata all'intero Politburo.
- E questo? - Il direttore del KGB sfior con il tozzo dito il foglio di carta.
- Sar trasmesso al quartier generale della flotta di Vladivostok entro un'ora.
Ciascuno sollev il bicchiere verso il compagno e poi ne bevve il contenuto in un sorso solo.
Sala situazione della Casa Bianca
Il silenzio era interrotto soltanto dal ronzio del proiettore. Le due fotografie mostrate una accanto all'altra erano straordinariamente nitide e piene di particolari, soprattutto se si teneva presente che erano state scattate da un satellite posto a duecento chilometri d'altezza, che si muoveva a quasi trentamila chilometri all'ora.
- Va bene, Blake. Qual  la tua interpretazione di queste foto? - La voce del presidente interruppe il silenzio. - Diavolo, confesso che mi sembrano solo due comunissimi treni.
Blake Fowler scosse la testa, prima di ricordarsi che al buio non lo si poteva vedere. - Non due treni, signor presidente. Un solo treno.
- Spiegati.
- La prima fotografia, quella a sinistra, mostra un treno cinese carico di munizioni, fermo su un binario di Pyongyang. E la seconda, a destra, mostra lo stesso treno, ancora carico, che attraversa il confine con la Manciuria.
- E allora? - Putnam non cerc di nascondere il proprio disprezzo. Tutta quell'intimit fra Blake e il presidente era per lui una ferita aperta. - Un treno del cavolo se ne torna in Cina. Perch farci perdere tempo a mostrarcelo?
- Perch quel treno ha attraversato il confine sette giorni fa. E da allora non abbiamo pi visto spedizioni di armi e di munizioni dalla Cina alla Corea del Nord. Io e i miei analisti pensiamo che questo sia un'effettiva rinuncia della Cina a sostenere ulteriormente l'invasione nordcoreana. - Blake trasse un profondo respiro. - E crediamo che apra la possibilit di un grosso spostamento di forze contro la Corea del Nord. - S'interruppe.
Il presidente cominciava a essere interessato. - Continua, Blake.
- Se i cinesi hanno sospeso i loro aiuti, ci deve essere stata una ragione di attrito fra loro e i nordcoreani, forse temporanea, forse permanente. Se i cinesi non sono pi amici di Kim, potremmo intervenire noi.
- Che cosa hai in mente?
- Un'apertura verso i cinesi, signore. Una richiesta della loro collaborazione per porre fine a questa guerra, rapidamente e in termini accettabili per tutti.
Putnam sbuff in segno di derisione. - Cristo, Fowler! Ti aspetti che andiamo dai cinesi a implorarli con il cappello in mano? E pensi che vedranno improvvisamente la luce e si metteranno dalla parte degli angioletti?
Blake arross per l'irritazione. - No, non lo credo affatto. Ma penso che il governo cinese sia in grado di agire per il proprio interesse. E credo di poterli convincere che hanno tutto l'interesse a mettersi con noi.
- Come?
- Offrendo accordi commerciali, prestiti, crediti e il genere di tecnologie militari difensive che non possiedono: moderni missili terraaria e razzi anticarro.
Molti dei presenti cercarono di parlare tutti insieme, ma la voce del presidente super quella degli altri. - Hai gi parlato di questa proposta con i sudcoreani?
- Solo a livello di funzionari, signor presidente. Non a livello pi alto.
- Capisco. - Nella penombra, Blake scorgeva solo la sagoma del presidente. Non riusciva a leggere la sua espressione. - E quali sarebbero i tempi di questa proposta? Non possiamo andare a Pechino mentre stiamo ancora perdendo. George ha ragione. Sembrerebbe di andare a chiedere la carit.
- Certo, signore. Per questo suggeriamo che il Dipartimento di stato, il Tesoro, il Commercio e la Difesa studino il problema mentre attendiamo i risultati del piano Thunderbolt. Se il piano del generale McLaren dar i risultati sperati, avremo la base occorrente per recarci dai cinesi.
Il presidente annu e si gir a guardare il suo segretario di stato. - Senti, Paul. Che cosa pensi dell'idea di Blake? S o no?
Bannerman pass attentamente lo sguardo dall'uno all'altro, ignorando Putnam che lo tirava con insistenza per il braccio. Aveva gi scorto da qualche tempo lo spostamento di poteri avvenuto alla Casa Bianca. Il segretario di stato si schiar la gola e parl: - Sono pienamente d'accordo con il piano del dottor Fowler, signor presidente. Credo che sia la miglior possibilit che ci rimane per impedire a questa guerra di estendersi in modo incontrollabile.
Il presidente annu. - D'accordo. Blake, scrivi la tua proposta e fammela avere sulla scrivania entro domattina. Poi potremo farla circolare un poco, mentre vediamo se il Thunderbolt funziona. - Guard l'orologio. - Ora, mi dovete scusare, signori, ma devo correre. Ho l'opportunit di farmi fotografare con il boy scout dell'anno e non voglio perdermela. - S'interruppe con un sorriso cinico. - Come sapete, il lavoro di chi governa non si ferma mai.
Il gruppo di crisi del Consiglio per la sicurezza nazionale si alz con lui e rimase in piedi finch il presidente non lasci la sala.
12 gennaio. Compagnia Echo, nel centro di Taejon
Kevin toss e sent che l'acre fumo gli entrava nei polmoni. Si asciug le lacrime e imprec in silenzio. Impossibile evitare il fumo... quando tutta la citt sta bruciando. Raggiunse il punto dove era inginocchiato Montoya, tenendosi basso per non farsi scorgere da chi stava all'esterno della finestra protetta da sacchetti di sabbia.
- India Uno Due, qui Echo Cinque Sei, passo. - L'addetto radio stacc il dito dal pulsante di trasmissione e alz le spalle. - Niente. Non ricevo niente. Ci sono troppe case in mezzo.
Kevin annu. Quando si combatteva in una citt, di regola non ci si poteva servire delle comunicazioni. Almeno, cos diceva il manuale. I radiotelefoni MF in dotazione dei battaglioni richiedevano un orizzonte aperto, ed era impossibile trovarlo nella giungla di appartamenti, grandi magazzini e grattacieli di Taejon.
Allarg la cartina turistica della citt che poche ore prima gli era stata data al QG del battaglione e pass in rassegna le posizioni difensive della sua compagnia. Aveva pochi minuti per accertarsi di non avere trascurato niente, qualche debolezza fatale che i nordcoreani potessero sfruttare. Nelle sue ultime parole, il maggiore Donaldson aveva riferito che le unit della Riserva sudcoreana a difesa della periferia di Taejon erano state sconfitte. I nordcoreani si dirigevano verso la citt e potevano arrivare da un momento all'altro. Kevin osserv i simboli disegnati sulla mappa.
La compagnia Echo difendeva un gruppo di edifici posti sulla parte meridionale della via Chungang: il principale corso est-ovest della citt. Il caporale McIntyre e il Primo plotone difendevano il fianco destro della compagnia, e si erano collocati in un edificio di tre piani affacciato verso nord lungo la via Inhyo. Kevin aveva posto lass il suo PC perch offriva un miglior punto di osservazione. Le tre squadre a effettivi ridotti del sergente Geary erano distribuite in alcuni piccoli negozi al centro della posizione. E il Terzo plotone di Rhee - i Katusa - occupava alcuni edifici affacciati a nordovest, verso uno spiazzo aperto accanto al fiume Taejonchon, coperto di ghiaccio. Kevin aggrott la fronte. Avrebbe voluto occupare i grandi magazzini Chungang, di fronte alla posizione di Rhee, ma non aveva abbastanza uomini. Adesso l'edificio era vuoto, aperto ai primi nordcoreani che fossero arrivati. Nel poco tempo disponibile, i suoi erano riusciti soltanto a spargere un generoso assortimento di bombe antiuomo nei vari piani dei magazzini. La cosa avrebbe rallentato i nordcoreani, ma non li avrebbe fermati.
Su quella linea difensiva c'erano altre due compagnie del battaglione. La compagnia Alpha di Matuchek gli copriva il fianco sinistro, dal fiume a un posto chiamato Dabinchi Night Club. La compagnia Bravo gli copriva quello destro, in una posizione centrata sulla stazione ferroviaria di Taejon. L'altra unit provvisoria, la compagnia Foxtrot, era dietro di loro, come riserva del battaglione e come forza di pronto intervento.
Altri battaglioni di fanteria erano schierati nella citt: un conglomerato di unit americane e sudcoreane, consumate da settimane di lotta quasi continua. Kevin scosse la testa. Nelle istruzioni ricevute in fretta prima di partire con la compagnia Echo, gli era stato detto che quasi tre divisioni nordcoreane si muovevano verso Taejon: due di fanteria e una di carri. Perci il nemico li superava nella proporzione di quattro a uno, forse cinque a uno. Non era certo di poter resistere, anche se i pezzi grossi delle retrovie avevano detto che Taejon non sarebbe mai stata ceduta al nemico. Gli slogan come "Non passeranno" potevano piacere ai civili, ma i soldati di prima linea sapevano chi avrebbe pagato il prezzo di quelle belle frasi.
- Ehi, tenente - bisbigli Montoya. - Il PO sette riferisce che carri armati e soldati nordcoreani sono in fondo alla strada. Forza di una compagnia. - S'interruppe per ascoltare una comunicazione e poi prosegu: - Anche dal sei c' notizia di movimenti. Un'altra compagnia nordcoreana, se non di pi. Chiedono che cosa devono fare.
Kevin si avvicin alla finestra. - Riferisci di stare al loro posto e di non farsi scorgere. - Sollev lentamente la testa, fino a giungere all'altezza del davanzale. - Mettiti in contatto con i plotoni e digli di non sparare fino a mio ordine, chiaro?
- Certo, tenente. - Montoya prese a parlare piano al microfono, per trasmettere le istruzioni.
Kevin continu a guardare dalla finestra, in attesa delle colonne nordcoreane. Ma, prima di vederle, ne sent il rumore. Un rombo basso, persistente, che a un tratto rivel le sue varie componenti: lo sferragliare dei cingoli, il ruggito dei motori diesel e il rumore degli stivali in marcia. Ai margini del suo campo visivo comparvero delle forme.
2 Gruppo d'assalto, 1 Battaglione, 27 Reggimento
Al capitano Kang Chae-Jin sfugg un'imprecazione, quando scivol su una lastra di ghiaccio rimasta nel centro della strada. Poi riprese l'equilibrio e torn ad avanzare, spostandosi leggermente per rimanere al coperto, dietro l'ultimo dei tre carri T-55 assegnati alla sua compagnia.
Guard gli edifici che s'innalzavano da entrambi i lati e aggrott la fronte. La teoria del combattimento urbano diceva che i carri dovevano avanzare in formazione triangolare, con un veicolo al centro della strada e gli altri due un po' indietro e di fianco. Ma la teoria non diceva cosa fare, quando la strada era troppo stretta per quel genere di formazione, e Kang era stato costretto ad adottare un compromesso che non era mai stato collaudato. Uno dei suoi tre plotoni di fanteria era all'avanguardia, con i fucili spianati. Poi venivano i tre T-55, in colonna, e infine gli altri due plotoni del gruppo d'assalto.
- Compagno capitano? - Il tenente Sohn, capo del suo Primo plotone, si stava avvicinando.
- S?
Sohn si tir indietro l'elmetto e indic davanti a s. - Siamo arrivati a un importante incrocio. Quali sono i tuoi or...
La domanda del tenente venne improvvisamente coperta da fucilate, da scoppi di granate e da colpi di cannone provenienti da un punto indeterminato alla loro sinistra.
Kang si gett a terra e grid: - Mettersi al riparo!
Compagnia Echo
- Maledizione! - Kevin batt il pugno sul muro nel vedere che i soldati nordcoreani lasciavano la strada per rifugiarsi nelle case. Ancora trenta secondi e i suoi uomini li avrebbero sorpresi all'aperto e massacrati. Ma qualche altra unit nemica era incappata nella compagnia Bravo, rovinandogli quella che sarebbe stata un'imboscata perfetta.
- Tenente, Rhee dice che stanno entrando nei grandi magazzini davanti a lui. Chiede il permesso di fare fuoco.
- S, ma solo il Terzo plotone.
Montoya lo ripet alla radio e a destra si lev il crepitio delle mitragliatrici di Rhee. Dall'altra sponda del fiume, accanto alle posizioni della compagnia Alpha, giunsero degli spari. O provenivano da una zona del tutto diversa? Kevin cominciava a perdere il senso della direzione, sia perch i suoni rimbalzavano lungo le strade di Taejon sia perch il fuoco raggiungeva intensit assordanti.
Diede un'altra occhiata dalla finestra e si affrett a tirarsi indietro. I soldati nordcoreani da lui visti si erano ritirati dentro gli edifici, ma i tre carri armati erano ancora fermi con arroganza a un incrocio della via Chungang, e la loro torretta ruotava avanti e indietro, alla ricerca di un bersaglio. Quei carri armati dovevano sparire. I suoi uomini potevano occuparsi dei soldati nordcoreani, ma quei T-55 erano un pericolo per le sue posizioni difensive. Doveva distruggerli. Ma come?
Valut mentalmente le distanze. I carri nordcoreani erano da sessanta a cento metri da lui. Troppo vicini per i Dragon: i missili dovevano percorrere almeno il doppio di quella distanza per poter essere guidati. Ma per i LAW portati dai suoi uomini la cosa era diversa. Di solito erano inutili contro la corazza dei carri armati veri e propri. Per, se venivano lanciati dall'alto, potevano forare l'armatura superiore di un carro, che era pi sottile.
Si alz in piedi e sal, lungo la scala dell'edificio, fino al terzo piano.
Vari uomini del Primo plotone avevano i LAW, e ognuno di loro voleva essere il primo a "beccare" il suo carro. Kevin ne scelse tre e li port in tre stanze diverse: uno per finestra.
Trasse un profondo respiro e poi grid: - Adesso! Sparate!
Mitragliatrici e fucili del Primo plotone aprirono il fuoco contro le finestre e le porte dell'edificio davanti a loro, cercando di eliminare i nordcoreani che si fossero gi messi in posizione di tiro. Nello stesso istante i tre soldati con il LAW si alzarono, presero la mira e spararono.
Due razzi su tre centrarono il bersaglio. Uno colp il T-55 sulla torretta, entr ed esplose nell'abitacolo. Il secondo entr nel serbatoio e lo incendi. Il terzo manc il bersaglio. Pass troppo in alto, tagli l'antenna radio e colp una porta dall'altra parte della strada, uccidendo i due soldati nordcoreani che si erano nascosti dietro.
Il cannoncino dell'ultimo T-55 rispose al fuoco: dietro le fiamme che avvolgevano il secondo carro armato incendiato, Kevin scorse una sorta di macchia solare arancione.
Crack. Karummp! L'edificio trem, quando fu colpito dal proiettile esplosivo. Una pioggia di mattoni cadde nella strada, l'aria si riemp di polvere, dal basso giunsero grida di dolore.
Kevin afferr il soldato pi vicino che portava un LAW e lo tir verso la finestra. - Fammi fuori quel bastardo, prima che spari di nuovo!
L'uomo sollev l'arma e prese la mira, ma non spar. -  scomparso, tenente. Se l' squagliata!
Kevin and a vedere di persona. Il T-55 non era pi al suo posto. Il fumo nero e denso che giungeva dai due carri armati distrutti non permetteva di vedere bene, ma si sentiva rumore di cingoli. Poi anche quello scomparve in lontananza.
2 Gruppo d'assalto
Nascosto dietro una porta butterata dai proiettili, il tenente Sohn guard in preda allo choc la sottile scia di carne insanguinata e di ossa macinate che fino a poco prima era il comandante della sua compagnia. Il T-55 in ritirata era passato su Kang senza fermarsi neppure per un istante, e Sohn aveva ancora nell'orecchio l'ultimo debole gorgoglio emesso dal suo capitano quando il cingolo era passato su di lui.
Vomit di nuovo, e poi rabbrivid quando un'altra raffica di proiettili americani colp lo stipite della porta, schizzandogli sulla faccia minuscole schegge di cemento. Il dolore acuto e improvviso lo aiut a schiarirsi la mente e gli ricord uno degli insegnamenti cardine della guerra: per prima cosa, cerca di sopravvivere; i morti li piangerai dopo.
Il tenente si nascose meglio e distolse gli occhi dai resti di Kang. Adesso aveva lui il comando e toccava a lui riportare ordine fra i suoi uomini.
Alcuni di loro si erano riparati in edifici posti di fronte alle posizioni americane e rispondevano al fuoco. Ma altri, come lui stesso, non facevano niente di utile, inchiodati dietro il primo riparo che avevano trovato. Occorreva cambiare questo stato di cose, e in fretta. Sohn si pul il vomito dal mento e non bad al sangue che gli colava dalla guancia. Poi si alz e corse avanti, in mezzo al fumo, per radunare i suoi uomini.
13 gennaio. Compagnia Echo, Taejon
La voce calma di Rhee giungeva chiaramente fra i disturbi della trasmissione radio. - Siamo sotto un intenso volume di fuoco proveniente dai grandi magazzini e dalle case di fronte.
Kevin chiuse automaticamente gli occhi quando un altro razzo si accese sopra di loro. Alla sua luce bianca e intensa si scorgevano strane ombre che correvano in mezzo a case distrutte e a strade piene di macerie. Da qualche punto posto a breve distanza da loro si levavano spari di fucile e raffiche di mitragliatrice.
- Perdite?
- Pesanti. - Si ud un forte schianto e Rhee s'interruppe per qualche istante. Quando il coreano riprese a parlare, Kevin sent dei gemiti sullo sfondo. - Hanno lanciato degli RPG contro le nostre feritoie. Questi comunisti sono poco sportivi.
- Riuscite a resistere?
Rhee pareva sicuro di s. - Finch abbiamo proiettili. Sarebbe utile, per, una salva di artiglieria contro i grandi magazzini.
Kevin, con un sospiro, schiacci il pulsante di trasmissione. - Ho provato a chiederlo, Rhee, ma il battaglione ha risposto negativamente. In citt ci sono ancora troppi civili. - Le regole di battaglia erano chiare. Gli americani non avrebbero usato l'artiglieria nei punti in cui c'era il rischio di colpire civili sudcoreani.
- I miei connazionali lo capirebbero. Questa  una guerra totale. Dobbiamo usare tutte le armi.
- Oh, la pianti, Rhee! - esclam Kevin. - Non sta a lei deciderlo. E noi due non possiamo farci niente. Chiaro? - Si pent subito di essersi lasciato trasportare dalla collera. Il tenente sudcoreano cercava solo di proteggere i suoi uomini.
- Messaggio ricevuto - disse Rhee, e chiuse la comunicazione, senza badare allo scoppio di collera di Kevin. L'americano gliene fu grato. Aveva gi troppe cose di cui preoccuparsi, per correre il rischio di offendere involontariamente il suo miglior capo plotone.
Il vento si spost leggermente a ovest, e a Kevin venne il voltastomaco nel sentirne l'odore: una sconvolgente mescolanza di legno carbonizzato, carne bruciata e benzina. Nel corso dell'ultimo attacco della giornata contro le posizioni del suo Secondo plotone, i nordcoreani avevano usato un lanciafiamme. La loro folle carica era stata fermata, ma il combustibile sparso dal lanciafiamme aveva dato fuoco a un intero isolato. Il Secondo plotone era stato costretto a fuggire e a ripararsi nelle case dietro la via Chungang. Diversi uomini mancavano, e Kevin si augurava di cuore che fossero stati colpiti da un proiettile, anzich essere rimasti intrappolati dalle fiamme.
Il bengala si spense e subito se ne accese un altro per prendere il suo posto. Muovendosi lentamente sotto quella luce pericolosa, Kevin riconsegn la radio a Montoya e scese con lui al PC che avevano allestito in una stanza senza finestre. La delicata tappezzeria in seta del precedente inquilino era stata strappata dalle pareti ed era adesso sostituita da piantine approssimative, tracciate a mano, dell'area circostante, con evidenziati i bersagli e i punti ciechi. Il pavimento lucido in noce della stanza era pieno di sacchetti vuoti di cibo e di cassette di munizioni. Alcune macchie scure contrassegnavano il punto dove un ferito era morto prima che l'infermiere riuscisse a raggiungerlo.
Kevin attravers i rifiuti e si tolse di spalla l'M16. Pos l'arma accanto alla parete e si stir i muscoli intorpiditi. Gli parve una cosa cos bella che per un momento rimase immobile, con le braccia larghe e la schiena inarcata. Chiuse gli occhi ed ebbe l'impressione che la stanza si allontanasse da lui...
- Tutto a posto, tenente?
Riapr gli occhi e vide che Montoya lo guardava con aria preoccupata. Cristo, aveva sentito parlare di persone che si addormentavano in piedi, ma non si era mai aspettato che capitasse a lui. - S, tutto a posto. Un po' di stanchezza.
L'addetto radio lo accompagn a un piccolo materasso e lo aiut a sedere. - Accidenti, tenente, perch non prova a dormire. Ormai, per un po' di tempo, non succeder niente di importante.
Kevin cerc di resistere alla tentazione. - Non posso. Gli uomini di Rhee sono sotto il fuoco, e...
- Cristo! - Montoya pareva disgustato. - Tutti sono sotto il fuoco da stamattina. Senta, tenente, lei deve recuperare un po' di sonno.
Kevin sapeva che il suo addetto radio aveva ragione. Si appoggi al muro. La stanchezza lo stava trasformando in una specie di robot, torpido e lento. Proprio il tipo di comandante che poteva commettere l'errore capace di far morire i suoi uomini all'ingrosso, anzich al dettaglio. Tenne gli occhi aperti ancora per un momento e disse a Montoya: - Va bene, far un sonnellino. Ma continua a tenere una sorveglianza radio e di' a tutti di svegliarmi se succede qualcosa di importante. D'accordo?
Montoya annu e si allontan.
Kevin chiuse di nuovo gli occhi e cerc di non pensare ai massacri della giornata. La compagnia Echo era stata impegnata per tutto il giorno, e adesso anche per buona parte della notte. Compreso l'assalto con il lanciafiamme, aveva gi respinto almeno cinque attacchi nordcoreani in forze e chiss quanti altri piccoli attacchi esplorativi. E sulla strada si vedevano i risultati. Era coperta di cadaveri di nordcoreani e di macerie. E anche le perdite della compagnia erano sconvolgenti. Dei novanta uomini che erano entrati in battaglia con lui gliene rimanevano circa sessanta.
Il resto del battaglione non era in condizioni molto migliori. La compagnia Bravo era ancora abbarbicata a quel che rimaneva della stazione ferroviaria, nonostante il fuoco di sbarramento dei mortai nordcoreani, che aveva ucciso il comandante e due dei suoi tre capi plotone. Sull'altra sponda del fiume Taejonchon, Alpha era stata costretta a indietreggiare di un centinaio di metri a causa di una serie di attacchi fanatici a valanga umana, ma difendeva ancora i resti carbonizzati del Dabinchi Night Club. Le perdite laggi e alla stazione erano state talmente forti che il maggiore Donaldson era stato costretto a mandare come rinforzo due plotoni della Foxtrot, e ora il reggimento aveva come riserva un unico plotone a ranghi ridotti.
Non una bella situazione, da qualsiasi parte la si guardasse, pens Kevin. Ma forse erano riusciti a fermare l'assalto. Certo nelle ultime ore il nemico non aveva pi tentato di scacciare la compagnia dalle sue cantine e dalle sue case. Forse, anche i nordcoreani erano stanchi come lui.
Con quel pensiero in mente, si addorment.
2 Gruppo d'assalto
Sohn sfior con la mano un tizzone ancora caldo e dovette mordersi il labbro per non gridare. Tir via il braccio di scatto e poi s'immobilizz, temendo che il movimento improvviso fosse stato visto da qualche sentinella americana, nell'edificio oscurato che sorgeva davanti a lui. Attese il grido e la raffica di mitragliatrice che gli avrebbero annunciato un simile disastro, ma non successe niente.
Il nordcoreano esal lentamente il fiato e osserv il terreno, su entrambi i lati. Dal punto in cui si trovava, gli altri uomini del suo gruppo scelto parevano soltanto delle ombre. Si erano coperti mani e faccia di grasso nero per mimetizzarsi. Avevano coperto di nero anche ogni superficie lucida delle loro armi, e avvolto i fucili nella tela per non fare rumore mentre passavano accanto agli avamposti e alle feritoie americane.
Sohn e i suoi uomini avevano cominciato a muoversi dopo il tramonto, distraendo l'avversario con un ultimo attacco diversivo e con una cortina fumogena. Al loro iniziale attraversamento, rapido e silenzioso, della via Chungang aveva poi fatto seguito il lentissimo passaggio tra le rovine fumanti rimaste sulla scia del lanciafiamme. Erano riusciti a passare, anche se con qualche bruciatura, e adesso erano quasi in vista del loro obiettivo. Sul loro cammino rimaneva un singolo edificio occupato dagli americani. Se fossero riusciti a oltrepassarlo senza che si levasse l'allarme, sarebbe stato facile raggiungere la loro meta: un massiccio palazzo da cui si dominavano le linee americane di comunicazione e di rifornimento.
Sohn riprese a strisciare, muovendosi con tale pazienza che nessuno, posando l'occhio di lui senza sapere della sua presenza, si sarebbe accorto che non era fermo. I suoi uomini strisciarono dietro di lui, appesantiti da casse di munizioni di scorta.
Cinque soli metri alla salvezza.
Un rumore dalla casa, voci che mormoravano. S'irrigid di nuovo, questa volta per vari minuti. Le voci sparirono.
Ancora due metri. Lentamente, lentamente, si disse. Non correre.  la tua possibilit di vendicarti degli americani: non sprecarla.
Pancia a terra, Sohn gir attorno all'ultimo angolo, si appoggi al muro e si sollev, con tutti i muscoli doloranti. A uno a uno, i suoi uomini passarono davanti a lui e si fermarono sul marciapiede. Sorrise. La parte difficile era finita. Ora dovevano soltanto occupare il palazzo e prepararsi a difenderlo da tutti i lati.
L'indomani mattina avrebbero fatto sapere ai loro avversari dove si trovavano: glielo avrebbero fatto sapere con una vendetta. E a quel punto gli americani avrebbero dovuto scegliere tra due alternative: o ritirarsi sotto il fuoco dei suoi fucili, o cercare di scalzarlo dalla sua posizione. In entrambi i casi avrebbero perso un buon numero di uomini. Quanto alle proprie possibilit di sopravvivenza, Sohn si faceva poche illusioni, ma nelle precedenti settimane aveva visto morire troppi uomini perch la prospettiva della morte lo allontanasse dal suo dovere. Occorreva spezzare la situazione di stallo lungo la via Chungang, e lui e i suoi uomini erano l'incudine su cui gli americani e quelli del Sud sarebbero andati in frantumi.
Il tenente nordcoreano us i segnali manuali per riunire gli uomini. In pochi istanti si misero in fila dietro di lui; poi l'intera colonna si allontan di buon passo lungo la strada.
Compagnia Echo
- Tenente?
Kevin sollev lo sguardo dalla colazione. - S?
- India Uno Due al telefono, signore. Vuole parlare direttamente con lei.
Vengo. - Kevin pos la razione e corse per le scale, due scalini la volta. Montoya aveva finalmente collegato un'antenna dal secondo piano al tetto, e adesso non si rischiava pi di essere colpiti dalle fucilate tutte le volte che si parlava per radio. Prese l'apparecchio che il giovane gli porgeva. - Qui Echo Cinque Sei.
- Com' la situazione, Kevin? - Dalla voce, Donaldson pareva stanco e invecchiato.
Prima di rispondere, Kevin ascolt attentamente i rumori attorno a lui. Qualche sparo isolato a sinistra, dalla posizione di Rhee. Silenzio completo al centro. Una fucilata dal suo edificio, da una stanza del primo piano, seguita immediatamente da una raffica di AK che proveniva dall'altra parte della strada. - Abbastanza tranquilla, maggiore. Qualche sparo isolato. Dobbiamo averli colpiti duramente, ieri e questa notte.
- Bene. Senta, Kevin, le ho inviato alcuni uomini con un rifornimento di munizioni e non voglio che vengano colpiti per sbaglio. Dalla sua posizione riesce a vedere la via Inhyo?
Kevin pass a una finestra sul pianerottolo, che dava sull'altra via. Qualcuno aveva rotto il vetro. - Affermativo, maggiore.
- Bene. Arriveranno da quella parte. Metta di sentinella qualcuno. E non trattenga i miei uomini come cambio. Sono i soli che ho, per questo genere di commissioni. Chiaro?
- S, signore. - Kevin si accorse di sorridere e si chiese come potesse ancora farlo. - Diavolo, se mi portano delle munizioni, glieli rimando in Rolls-Royce.
- A piedi mi basta. Chiudo.
Kevin decise di occuparsene personalmente. I suoi uomini erano gi di guardia nelle altre direzioni, o erano esausti e dormivano. Si appoggi al muro e osserv la strada sotto di lui.
La via Inhyo era l'emblema della distruzione. Le auto e le persone che normalmente la affollavano erano scomparse. Al loro posto c'erano crateri dai bordi irregolari, che si scorgevano di tanto in tanto, quando si diradava il fumo degli incendi scoppiati nell'intera Taejon. La strada pareva deserta, morta.
Kevin rabbrivid.
In fondo alla strada comparvero alcuni uomini, diretti verso di lui. Kevin prese il binocolo per osservarli meglio. Erano varie coppie di soldati, ciascuna con una cassetta di preziose munizioni. Facce sudate, giovani e pallide. Spaventate dal fatto di trovarsi cos vicino alla prima linea.
- Cristo! - Kevin sent le raffiche di mitragliatrice e vide con orrore i portamunizioni cadere a terra, falciati in massa. Sollev il binocolo e scorse le fiammate che giungevano da un edificio della via. I fucili continuarono a sparare ancora per qualche istante, per assicurarsi di avere ucciso tutta la squadra, e poi tacquero.
Kevin si gir di scatto e vide Montoya, fermo dietro di lui, a bocca aperta. - Chiama Donaldson! Immediatamente! E di' ai capi plotone che li voglio qui!
Torn alla finestra e osserv senza parole i corpi stesi sulla strada. All'improvviso, la situazione si era complicata.
2 Gruppo d'assalto
Quando vide muoversi il giovane americano ferito, Sohn prese con attenzione la mira, appoggiando il fucile al davanzale. Poi schiacci leggermente il grilletto dell'AK e sorrise nel vedere che l'uomo sobbalzava un'ultima volta e poi rimaneva immobile, in una pozza di sangue.
- Bel colpo, compagno tenente.
Sohn si volt a guardare chi aveva parlato. Il sergente Yi era un leccasuole, ma di tiro al bersaglio se ne intendeva. -  tutto pronto?
- S, compagno tenente. Abbiamo barricato le entrate e le finestre del piano terreno. Ogni possibile via d'accesso  coperta da un fuoco incrociato. Occorrerebbe un battaglione, per mandarci via da questo palazzo.
Sohn concesse al sergente un cenno di approvazione. - Ottimo, Yi. Torna al tuo posto. Adesso gli americani sanno dove siamo, e da un momento all'altro verranno a controllare il tuo schieramento.
Con un secco saluto, Yi lasci la stanza.
Sohn si inginocchi a terra, pronto a sparare. Era certo che la reazione del nemico non sarebbe tardata.
Compagnia Echo
Kevin picchi la matita contro la cartina topografica. -  questo l'obiettivo, ragazzi. Se non riusciamo a togliere ai nordcoreani quell'edificio, l'intero battaglione  fottuto. - Guard i suoi capi plotone per accertarsi che l'avessero capito.
Rhee annu, ma Geary e McIntyre non parevano del tutto convinti. Per primo parl il capo del Secondo plotone. - Cristo, tenente, perch dobbiamo cercare di riprenderglielo? I nordcoreani possono rimanerci finch vogliono. I rifornimenti li facciamo passare da una di queste strade. - Con il dito tozzo, tracci una linea immaginaria a ovest della posizione nemica.
Kevin scosse la testa, irritato. - Non  cos semplice, sergente. Di sicuro hanno qualche mitragliatrice che copre quelle vie. Quando i nostri portamunizioni usciranno dal riparo delle case, i nordcoreani h vedranno e li colpiranno. - S'interruppe. - Inoltre, anche se riuscissimo a rifornirci da quella parte, la compagnia Bravo non potrebbe farlo. La Inhyo  il loro unico collegamento con le retrovie. Ogni altra uscita dalla stazione  sotto il tiro nemico. Perci tocca a noi liberare l'edificio, o la Bravo  bloccata. E il maggiore non vuole che succeda.
McIntyre era irritato. - Cristo, il maggiore pu andare al diavolo, tenente. Perch non manda la Foxtrot? Perch tutti i lavori di merda toccano sempre a noi?
- Perch siamo gli unici, Mac. Questa mattina la brigata si  fatta mandare l'ultimo plotone della Foxtrot. Ne aveva bisogno per tappare un buco a ovest di qui.
Tutti aggrottarono la fronte. La situazione era davvero brutta, quando non c'erano pi riserve nelle retrovie. Inoltre, tutti sapevano che riprendersi l'edificio occupato dai nordcoreani sarebbe stato difficile. Maledettamente difficile. Senza parlare, tornarono a osservare la carta.
Fu Rhee a prendere poi la parola. - Quando vuole che attacchi, tenente?
Kevin fece una smorfia. Sapeva gi di dover arrivare a quello, ma avrebbe preferito evitarlo. Rhee era un amico, un ultimo legame con il passato, con i giorni prima della guerra. Accidenti, Rhee era molto pi di quello. L'elegante, allegro sudcoreano gli aveva salvato la vita. Era questo il ringraziamento? Mandarlo a farsi massacrare contro una postazione nordcoreana che lo aspettava per ucciderlo?
Ma Rhee era il suo miglior capo plotone. Aveva il senso tattico e il coraggio necessari. Forse era una scelta obbligata: la missione veniva prima di tutto, prima di ogni considerazione di rischio o di amicizia.
- Attaccher tra quindici minuti, tenente - disse Kevin. - Prenda una delle sue squadre e una di quelle di McIntyre. Il battaglione ci ha promesso di coprirci con una cortina fumogena. Se non altro, potr proteggersi con quella.
Il sudcoreano sorrise. - Bene, signore. Con il suo permesso, andr a preparare i miei uomini. Inutile regalare altro tempo ai comunisti.
Con sforzo, Kevin gli restitu il sorriso. - Giusto. Buona fortuna, tenente. Vi copriremo le spalle.
Rhee annu e poi fiss Kevin negli occhi. Gli tese la mano e parl con voce pi bassa. - Volevo dirle, tenente Little, che  stato un onore combattere con lei.
Confuso, Kevin gli strinse la mano e guard Rhee che scendeva di corsa le scale per radunare i suoi uomini.
Compagnia Echo, a ovest della via Inhyo
Kevin schiacci il pulsante di trasmissione. - Kilo November Sette Due, qui Echo Cinque Sei. Ho una priorit per uno schermo fumogeno. Coordinate Yankee Delta 387190. Passo.
L'ufficiale di artiglieria rispose: - Ricevuto, Echo Cinque Sei.
Una pausa di cinque secondi, poi la radio parl di nuovo: - Salva di prova.
Kevin allung il collo per osservare meglio l'edificio deserto, a trenta metri da lui. Si sentiva nudo, completamente esposto a qualsiasi tiratore scelto nordcoreano alla ricerca di un bersaglio. I secondi trascorsero lentamente. Avanti, avanti, dov' l'artiglieria?
Un proiettile scese fischiando dal cielo e scoppi sulla strada, spargendo fumo grigio in tutte le direzioni. Kevin si affrett a ritirare la testa. - November Sette Due! Bersaglio centrato! Continuate il tiro!
Altri proiettili presero a cadere attorno all'edificio occupato dai nordcoreani, e presto la nube di fumo sal fino ai tetti.
- Avanti! Avanti! - L'ordine di Rhee fece scattare gli uomini della forza d'assalto. Con il sudcoreano in testa, si lanciarono nella fitta nebbia.
All'improvviso, il fondo della nebbia si illumin di bagliori rossastri: i nordcoreani avevano aperto il fuoco. Centinaia di proiettili colpirono la strada, spaccando i mattoni, sbriciolando il cemento, trapassando la carne. Grida acute si levarono fra le raffiche di mitragliatrice e i colpi di fucile.
Kevin s'irrigid: aveva compreso all'istante che l'attacco era fallito. La cortina fumogena non era servita a niente. I nordcoreani si erano schierati troppo bene. Avevano collocato le armi in modo da coprire ogni possibile via d'accesso. Quei bastardi non avevano bisogno di vedere il bersaglio. Gli bastava schiacciare il grilletto, sicuri che i loro proiettili sarebbero finiti in una zona di passaggio ben calcolata. La zona in cui erano entrati Rhee e i suoi uomini.
Maledizione. Kevin non poteva limitarsi ad ascoltare. Doveva andare a vedere. Corse in strada, e si gett a terra per evitare una raffica che gli pass sopra la testa. Adesso, gli urli avevano lasciato il posto ai gemiti. Anche il fuoco dei nordcoreani stava cessando: si limitava a brevi raffiche e a singoli spari.
Kevin sent un rumore davanti a s e alz la testa per guardare. Due uomini uscivano dal fumo, strisciando, e trascinavano un compagno. Un quarto soldato li seguiva barcollando, senza armi, e si teneva con la mano lo stomaco insanguinato. I primi due passarono davanti a Kevin, che si sent torcere le viscere. Il ferito era Rhee. Attese l'arrivo di altri superstiti, ma non ce ne furono.
Indietreggiando lentamente, torn al coperto, cercando di non guardare il punto dove gli infermieri della Echo cercavano freneticamente di medicare il ferito. Rhee. Chiuse gli occhi, cercando di non pensare. Non era colpa sua.
Eppure lo era, e lui lo sapeva. Dodici uomini erano entrati nello schermo di fumo. In un battito di ciglia, otto erano stati uccisi o mortalmente feriti. Lui avrebbe dovuto aspettarselo. Evitare il disastro. Invece aveva sperato in un miracolo che non era successo. E Rhee aveva pagato per il suo errore.
- Ehi, tenente? - Era Montoya. - Kilo November chiede se devono continuare le salve. Cosa gli dico?
- Digli... - Kevin fatic a frenare un conato di vomito. - Digli di smettere.  finita.
- No - protest una voce roca, sofferente.
Kevin apr gli occhi. Rhee si era sollevato su un braccio, nonostante gli sforzi dell'infermiere per tenerlo fermo. Il sudcoreano era una vista orrenda, con almeno due ferite al petto. Da una usciva ancora il sangue.
- Non deve... cessare... l'attacco - ansim Rhee, senza fiato. Respirava da un polmone solo. - Li uccida, tenente... uccida per noi quei bastardi. - Ricadde a terra, esausto.
Kevin si avvicin al sudcoreano. Rhee aveva chiuso gli occhi, ma respirava ancora, con ansimi corti e secchi. L'infermiere gli infil nel braccio una siringa. Kevin lo prese per il polso. - Ce la far?
- Cristo, tenente, come posso saperlo? Deve essere evacuato subito. Io posso solo cercare di farlo respirare ancora per un po'.
- Oh, Cristo. - Non potevano evacuare i feriti, perch i nordcoreani bloccavano la strada verso le retrovie. Se non avessero preso quell'edificio, Rhee sarebbe morto, e con lui la compagnia Bravo e molti degli uomini di Kevin. Ma quel maledetto palazzo era difeso troppo bene. Non poteva essere preso, con la potenza di fuoco di cui disponeva la Echo. Per aprirsi un varco, sarebbe stato necessario un carro armato.
Un carro armato. Kevin cominci a formulare un piano. Avrebbe dovuto pensarci fin dal primo momento. Non poteva avere un carro, ma aveva a disposizione un buon sostituto. Si sollev e impugn l'M16. Il combattimento era appena iniziato. - Montoya!
- S, tenente?
- Di' a McIntyre di mandare una squadra in una delle case dietro l'obiettivo. Al mio ordine, devono aprire un fuoco di sbarramento. Poi chiama Geary e digli di mandarmi immediatamente Reese e la sua squadra. E tutti devono avere un LAW. Chiaro?
Con un cenno d'assenso, Montoya cominci a trasmettere. Kevin torn accanto a Rhee.
2 Gruppo d'assalto
Sohn si strofin gli occhi pieni di lacrime, lieto che lo schermo fumogeno si fosse finalmente diradato. Sorrise nel contemplare la carneficina sotto di lui. Il fumo era stato un inconveniente, ma non aveva impedito ai suoi soldati di fare a pezzi gli americani. Cont i corpi e rise Almeno otto nemici morti! E nessuno dei suoi era stato ferito. Quelli potevano essere forti a difendersi, ma quando passavano all'attacco erano ridicoli.
Nell'udire un'esplosione, il sorriso gli scomparve immediatamente dalle labbra. Un nuovo attacco, cos presto?
Sent esplodere altri proiettili di artiglieria.
- Compagno tenente! - Il sergente Yi entr di corsa nella stanza.
- Un nuovo schermo fumogeno. Questa volta a nord!
Si ud una raffica di mitragliatrice, seguita dal secco crepitio degli M16. Gli americani avevano spostato l'asse d'attacco.
Sohn corse alla porta, passando davanti al sergente. - Sposta met degli uomini a nord, e raggiungimi laggi!
Prosegu lungo il corridoio, sfilandosi di spalla l'AK.
Compagnia Echo
Kevin sent gli spari dell'attacco diversivo di McIntyre e grid: - Adesso! Colpiteli!
Sei LAW scaturirono da alcune posizioni riparate, sui due lati della strada, e si avventarono contro le finestre barricate dai nordcoreani. A contatto con il bersaglio, scoppiarono con grandi schizzi di fiamme color arancio.
Adesso. Kevin corse verso l'edificio. Sent che i suoi uomini lo seguivano. Gridando. Un grido selvaggio, riflesso dalle alte pareti di cemento che li circondavano. Si appoggi l'M16 al fianco e spar; sent il fucile sobbalzare; vide una serie di nuvolette di polvere attorno a una delle finestre infrante, fumanti.
All'improvviso si accorse di essersi messo a gridare con gli altri.
Dentro! Si tuff attraverso la finestra e rotol a terra per fermarsi, tra un mucchio di macerie. In un angolo, un nordcoreano si contorceva, coperto di una decina di ferite di scheggia. In una mano stringeva il fucile. Kevin gli spar; poi infil un nuovo caricatore.
Reese entr dalla stessa finestra e si stese a terra, puntando il fucile contro la porta.
- Prendi la tua squadra e libera questa parte!
Il caporale negro annu e si alz in piedi. Si affacci per un istante alla porta e spar.
Kevin lo segu nel corridoio e si diresse dall'altra parte, verso un angolo. Sent che davanti a lui c'era qualcuno che correva, e si mosse pi in fretta. Doveva arrivare all'angolo per primo.
Riusc ad arrivarci prima dei nordcoreani. Ne scorse quattro, a pochi metri da lui. Facce annerite dal nerofumo, fucili sollevati, occhi sorpresi nel vederlo comparire.
Beccatevi questo! - Con l'M16 sul tiro automatico, tenne premuto il grilletto fino alla fine, scaricando tutt'e venti i colpi. I quattro uomini vennero scagliati contro il muro, tra schizzi di sangue. Un AK spar un colpo, e Kevin sent uno strappo al gomito. Un proiettile. Aveva il fucile scarico e dovette ritirarsi dietro l'angolo, mentre le sue vittime cominciavano a gemere. Tolse la sicura a una bomba a mano e la lanci.
Whummp! Il corridoio trem e scomparve in una nuvola di polvere. Silenzio, interrotto da qualche esplosione, a mano a mano che i suoi uomini ripulivano le stanze dietro di lui.
Si affacci all'angolo. Non si scorgevano altri nordcoreani che venissero all'attacco. Occorreva stanarli a uno a uno. Kevin si appoggi al muro, in attesa di rinforzi, e infil un nuovo caricatore nell'M16.
2 Gruppo d'assalto
Sohn non riusciva a capire. La ruota era girata cos improvvisamente. Come erano entrati gli americani? Come aveva potuto permetterlo?
Scosse la testa, disperato, e guard Yi. Il sergente era un rottame. Aveva una decina di squarci sull'uniforme, sulla fronte un lungo taglio slabbrato. Era ancora sotto choc dopo l'esplosione del razzo che per poco non l'aveva ucciso. Sohn aggrott la fronte. In quelle condizioni, l'uomo non gli serviva a niente.
Dal corridoio giunsero altre voci, questa volta pi vicine. Furono seguite da una nuova esplosione. Gli americani continuavano ad avanzare, eliminando i suoi uomini inchiodati dal fuoco che giungeva dall'esterno.
Sohn si gir di scatto verso Yi. - Porta al primo piano tutti gli uomini in grado di camminare. Li massacreremo sulle scale! - Cerc di parlare in tono tranquillo e sicuro di s, e vide che il sergente riprendeva coraggio.
Quella battaglia non era ancora perduta.
Compagnia Echo
- Granata! - grid Reese, e si gett a terra. Anche Kevin si appiatt contro il muro e sent fischiare le schegge quando la bomba esplose. Raggiunse Reese, che si tastava tutto il corpo per controllare se era stato colpito.
- Sei ferito?
Il massiccio caporale sorrise. - No, tenente. Hanno solo sprecato un'altra bomba.
- Gi - disse Kevin, tossendo per la polvere. - Abbiamo avuto delle perdite?
Il negro cess di sorridere. - Due morti. Watkins e Lonnie Smith. E due feriti. Ma leggeri.
Kevin aggrott la fronte. Quattro uomini in meno. Ne restavano solo cinque, oltre a lui. Non erano sufficienti. Si tir indietro, mentre una nuova raffica di AK colpiva il fondo della scala. Guard Reese. - C' qualche possibilit di riuscire a salire di corsa al piano di sopra, caporale?
L'uomo riflett per un attimo, e poi sput sul pavimento di legno, pieno di polvere. - Nemmeno una, tenente. L'hanno coperta troppo bene.
- Bombe a mano?
Reese scosse lentamente la testa. - Ce le tirano indietro. Lonnie l'hanno fatto fuori in quella maniera.
Kevin prese un'altra bomba dalla sua rete di combattimento e si alz, schiacciandosi contro la parete. - Raduna i tuoi uomini, Reese, e t'insegno un vecchio trucco che ho imparato da un sergente di mia conoscenza. - Nel dirlo, cominci a sudare.
Con le spalle protette dalla squadra, Kevin si avvicin alla scala. Si ferm a pochi centimetri dal passaggio e tese l'orecchio. Dall'alto giungevano bisbigli, rumore di passi. Sollev la bomba a mano e strapp l'anello di sicurezza, contando in silenzio i secondi. "Mille e uno. Mille e due. Mille e tre..."
- Cristo, tenente, la tiri! - Reese era spaventato.
Kevin scosse la testa e continu a contare. "... Mille e cinque. Adesso." Fece un passo verso l'apertura e scagli la bomba verso l'alto.
2 Gruppo d'assalto
Sohn vide la bomba a mano arrivare dalla scala e rotolare verso di lui. Si allung per prenderla. Un'altra bomba da rilanciare in faccia agli americani. Sorrise all'idea, mentre le sue dita si stringevano sul metallo. La bomba esplose.
Compagnia Echo
Kevin spost con la punta della scarpa il corpo dell'ufficiale nordcoreano. Nel vederlo, fece una smorfia. Doveva essergli scoppiata proprio in faccia.
- Tenente?
Alz gli occhi. Era Reese, senza fiato.
- Li abbiamo beccati tutti, signore. La casa  libera.
Kevin annu e all'improvviso si sent stanchissimo. - Altre perdite?
Il caporale scosse la testa. - No, tenente. Grazie a Dio.
- S, e a un sergente chiamato Pierce. - Kevin si mise a sedere.
- Tutto a posto, tenente? - Reese era preoccupato. - Non  mica stato colpito?
Kevin dovette fare uno sforzo, per riuscire a rispondere. - No. Solo esausto. - Rizz la schiena. - Senti, cerca Montoya e digli di avvertire il battaglione che il lavoro  fatto.
Reese rimase fermo ancora per un istante, poi salut. Kevin gli rivolse un cenno e chiuse gli occhi, ascoltando il rumore dei passi del caporale che scendeva le scale. Avevano vinto.
14 gennaio. Collina 435, a sud di Taejon
McLaren guard l'orologio. Era passata da poco la mezzanotte. Prese il binocolo e osserv la scena a nord.
Taejon bruciava, sinistramente illuminata dai bengala. Nel centro della citt, i proiettili di artiglieria esplodevano con un lampo, e anche a quella distanza si udiva chiaramente il crepitio delle armi automatiche. I traccianti volavano pigramente nell'aria, diretti verso bersagli invisibili.
McLaren si volt verso il maggiore generale sudcoreano, fermo accanto a lui sulla neve alta trenta centimetri. - Allora, generale, potete resistere?
L'altro uomo non si mosse, continu a fissare la citt semidistrutta. - S, possiamo resistere. I miei uomini hanno gi eliminato tre delle migliori divisioni comuniste. I loro morti coprono le strade di Taejon.
Un elicottero rugg su di loro, per portare i feriti all'ospedale da campo ai piedi della collina.
- E le vostre perdite?
Il maggiore generale alz le spalle. - Anche le nostre sono pesanti. Quasi il cinquanta per cento. - S'interruppe. - Ci servono rinforzi, generale. Quegli uomini hanno combattuto duramente. Hanno bisogno di riposo.
McLaren annu. - Li avrete. Ma solo una brigata. Ho bisogno di tutti gli altri uomini.
- Una brigata  sufficiente. Inchioderemo i nordcoreani quaggi.
- Eccellente, generale. - McLaren torn a guardare gli incendi che divoravano progressivamente Taejon. Altri bengala si accesero sulla citt, e il suono di fucileria divenne pi intenso. "Un altro attacco nordcoreano" pens. "Altri morti." - Doug!
Hansen usc dall'ombra. - S, signore?
- Comunicato a tutti i comandi. Si preparino al piano Thunderbolt.
I sacrifici dei difensori di Taejon non sarebbero stati vani.
Statale 38, nei monti attorno a Ch'ungju
La colonna avanzava lentamente sulla strada tortuosa, muovendosi nell'oscurit a passo d'uomo. La PM, stazionata lungo la strada con lampade schermate, guidava il convoglio: molti chilometri di carri armati, camion e cannoni con motrice. Quando un veicolo andava in panne, squadre di meccanici e di soldati si affrettavano a spingerlo lontano, al coperto. La colonna non poteva subire ritardi. Doveva essere nascosta e mimetizzata prima del passaggio del satellite-spia sovietico.
E non era il solo convoglio che si muoveva nella notte. Tutti si dirigevano verso est, verso le pianure vicino al mare.
I preparativi per Thunderbolt erano iniziati.
40
 L'incidente del sommergibile
14 gennaio. A bordo della Constellation, Mar Giallo
L'ammiraglio Thomas Aldrige Brown guard lo schermo pieno di simboli. Al suo occhio allenato mostrava una portaerei, una corazzata, una quindicina di navi anfibie della marina, dieci mercantili e trenta vascelli di scorta. Naturalmente, pens Brown, occorreva sapere che cosa si osservava. Per esempio, un circoletto azzurro con le lettere ANCH rappresentava l'anfibio da sbarco Anchorage. La rotta e la velocit erano date dalla linea che partiva dal centro di circoletto stesso.
Brown sorrise nel vedere che lo schermo luminoso variava leggermente, aggiornando le informazioni mostrate. Gli era tornato in mente il deputato che, nel visitare la nave, aveva commentato che la mappa elettronica dello Constellation era "il videogame pi costoso del mondo".
L'ammiraglio era d'accordo con lui. Era costoso. Ma era anche utile. Con una sola occhiata permetteva di osservare la posizione delle sue navi e di tutti i nemici individuati. Ossia i dati necessari per prendere rapidamente le decisioni in caso di battaglia.
Il quel momento, comunque, lo schermo mostrava solo un gruppo di navi che faceva placidamente rotta a nord, lungo la costa della Corea del Sud. La Constellation, la corazzata Wisconsin, le navi anfibie e i mercantili erano al centro, circondati da un anello di incrociatori portamissili. Questi a loro volta erano circondati da cacciatorpediniere e fregate che dovevano dare la caccia ai sommergibili.
Brown guard attentamente le navi del suo schermo antisommergibili, cercando le debolezze nel loro schieramento, anche se quei vascelli, probabilmente, non avrebbero avuto molto lavoro. Il servizio informazioni riteneva che - a giudicare dal numero di sommergibili affondati nelle precedenti settimane - il rischio di incontrare sottomarini nordcoreani fosse alquanto ridotto. Alcuni ufficiali sotto il suo comando pensavano addirittura che l'intera flotta sottomarina della Corea del Nord fosse stata eliminata, ma Brown non condivideva tanto ottimismo. E stare all'erta era sempre utile.
La mappa elettronica indicava che la formazione faceva rotta verso nord a dieci nodi. Le singole fregate e i cacciatorpediniere dello schermo viaggiavano a velocit diversa: alcuni si spingevano avanti a venticinque nodi, esaminando il mare con i loro sonar attivi, mentre altri procedevano lentamente a soli cinque nodi, per ascoltare con i loro sistemi passivi. Lo schermo, con i suoi cerchietti e le sue linee in lenta evoluzione, aveva un effetto quasi ipnotico.
Brown osserv un altro schermo, che mostrava i mari e le terre intorno alla sua task force, per una distanza di duecento miglia nautiche. Alcuni puntini luminosi intermittenti mostravano gli aerei cinesi e sovietici che si mantenevano ai bordi della zona di esclusione. E un altro puntino intermittente vicino a un angolo mostrava la direzione da cui sarebbe comparso entro pochi minuti il satellite sovietico di sorveglianza oceanica Rorsat.
L'ammiraglio sorrise, nel notare le facce sorprese dei suoi subordinati: invece di infuriarsi, lui continuava a osservare tranquillamente lo schermo. Tutti sapevano che i sovietici trasmettevano ai nordcoreani ogni informazione che riuscivano a spiare. E gli ufficiali della sala tattica si erano preparati ad ascoltare una delle sue filippiche contro i maledetti ficcanaso russi.
Del resto, la task force da lui comandata non poteva sperare di sbarcare con successo, se era costantemente osservata. Se i nordcoreani e i loro sponsor sovietici avessero continuato a tenere d'occhio le navi, i marine avrebbero trovato sulla spiaggia un forte contingente di nemici. E questo significava la sconfitta, nonostante gli attacchi aerei partiti dalla Constellation e le cannonate da 400 mm della Wisconsin. Lo stato maggiore di Brown non vedeva il modo di aggirare l'ostacolo, salvo che con l'abbattimento dell'aereo-spia, presunto neutrale.
- Ammiraglio?
Brown si volt. Il capitano Sam Ross, della Sezione informazioni, aveva un foglio in mano e pareva pi agitato che mai.
- Ammiraglio, ho l'ultimo rapporto dei satelliti e dei ricognitori.
I nordcoreani sono stati certamente informati del nostro arrivo. Secondo le valutazioni, almeno due divisioni nordcoreane si stanno muovendo per bloccare ogni possibile punto di sbarco.
Brown sorrise ancor di pi. - Benissimo, Sam. Lo zio Kim  preoccupato per la nostra presenza. - Poi il suo sorriso scomparve. - Va bene, fammi avere una relazione pi approfondita entro un'ora. Siamo qui per evitarli, non per uscirne con delle ammaccature. - Torn a studiare la mappa.
A bordo del Konstantin Dribinov, Mar Giallo
Sdraiato sulla sua cuccetta, senza scarpe, il comandante Nikolai Mikhailovic Markov leggeva un manuale di tattica. Guard senza sorpresa l'ufficiale alle comunicazioni che, dopo avere bussato, entr nella sua piccola cabina.
Gi da qualche minuto si aspettava la visita del michman. Il Dribinov aveva appena terminato il suo periodo di comunicazione e aveva ricevuto i messaggi del giorno, mentre viaggiava a quota periscopica con l'antenna emersa. Ogni giorno Petrov gli portava i messaggi, non appena li aveva decifrati.
Oggi, per, l'ufficiale non era impassibile come sempre. Gli tremavano le mani nel porgere a Markov un foglio sottile. - Compagno comandante, uno dei messaggi  in codice speciale!
Markov pos con calma il manuale. - Bene, Petrov. Chieda al capitano Koloskov di venire subito da me.
L'uomo si allontan in fretta: senza correre, naturalmente, ma con tutta la rapidit possibile.
Markov si sedette sulla cuccetta e torn ad allacciarsi le scarpe. Tutto il suo torpore di prima era sparito senza lasciare tracce. Cominciava a pensare che lui e il Dribinov erano stati condannati a sorvegliare indefinitamente le acque fangose del Mar Giallo, come punizione per il loro insuccesso di qualche settimana prima. Il messaggio appena giunto forse lo avrebbe liberato della monotonia di continuare a contare i vaporetti cinesi per il piccolo cabotaggio. Il codice speciale veniva usato solo per i messaggi supersegreti, per le comunicazioni di guerra urgenti.
Per, sarebbe passato ancora qualche tempo, prima che lui sapesse cosa volevano gli ammiragli di Vladivostok. Secondo il regolamento, il comandante e il suo vice, lo zampolit o ufficiale politico, dovevano essere presenti alla decifrazione di un messaggio scritto in codice speciale. La regola delle due persone serviva non soltanto a evitare gli errori di interpretazione, ma anche a testimoniare che le istruzioni erano state ricevute, dato che si trattava sempre di istruzioni importanti. Fin di allacciarsi le scarpe e si alz, chinando la testa per non battere contro il basso soffitto.
Sent che qualcuno bussava alla porta, e disse: - Avanti.
Era Koloskov. - Ha chiesto di me, compagno comandante?
- S, Andrei Nikolaiev, abbiamo un messaggio da decifrare.
- Certo, compagno comandante. - Senza battere ciglio, si sedette accanto a Markov e prese il foglio bianco che questi gli porgeva.
Servendosi di un elenco dei codici appesantito con piombi, i due uomini lavorarono in silenzio, traducendo in parole normali le frasi incomprensibili del messaggio.
La comunicazione era breve:
FLPAC 4457-1096QR. Inizio messaggio: Task force di navi da sbarco Usa in rotta sul Mar Giallo. Posizione 261-651 1400 ora di Mosca. Rotta 025, velocit 10 nodi. Si ordina al sommergibile Konstantin Dribinov di attaccare, ripetiamo attaccare. Bersagli primari: portaerei e navi anfibie. Armi nucleari non autorizzate. In nessun caso l'identit del Konstantin Dribinov dovr essere compromessa. Fine del messaggio. FLPAC 5423-0998XV.
Markov trasse un profondo respiro e controll di nuovo i codici di autentificazione del messaggio. Erano assolutamente corretti. Poi confront il messaggio con la copia dello zampolit. Erano identiche.
Il contenuto era eccitante. Lui aveva gi visto messaggi come quello, decine di volte, ma solo durante le esercitazioni. Mai in tempo di pace. Lo lesse di nuovo e controll l'originale per assicurarsi di non avere dimenticato qualche frase importante. No, era giusto. Il messaggio della flotta non diceva "simulare l'attacco". Diceva di attaccare.
Koloskov pareva ancor pi scosso di lui. - Compagno comandante,  la guerra?
Markov riflett, prima di rispondere. - Non credo, Andrei Nikolaiev. - Si accarezz il mento e cominci a elencare i motivi: - Per prima cosa, non c' stato un messaggio generale di guerra. Inoltre, la flotta non ci ordina di attaccare tutte le navi americane, indiscriminatamente. Solo gli anfibi della task force. Perci, direi che ci siamo appena arruolati come volontari per un breve turno di servizio nella marina nordcoreana. - S'interruppe di nuovo, e poi riprese: - Comunque, il fatto che la madrepatria sia in guerra non ha importanza, no? Dobbiamo comportarci come se lo fosse. Se gli americani ci troveranno di nuovo a curiosare attorno alle loro portaerei, faranno del loro meglio per colarci a picco. Perci, noi dobbiamo colpire per primi, vero?
Koloskov annu in segno di assenso. O voleva solo indicare di avere capito? Markov non ne era certo.
Per ora, lasci perdere. Lesse di nuovo il messaggio. Una vera missione di guerra: incredibile. Si era preparato per anni a quel momento fin da quando era un cadetto con il moccio al naso, ma non aveva mai pensato che potesse giungere veramente. Invece, il Konstantin Dribinov sarebbe stato il primo sottomarino a lanciare un attacco dai giorni della Grande guerra patriottica, il primo sottomarino sovietico a colpire navi americane. Una cosa inebriante.
E pericolosissima. Qualcuno a Mosca era disposto a rischiare che il conflitto si estendesse fino a coinvolgere le superpotenze. Markov si augurava che i suoi superiori avessero valutato con attenzione i rischi, ma non poteva disobbedire. Aveva ricevuto un ordine e doveva eseguirlo.
Sia lui sia Koloskov sapevano perch era stata scelta la sua nave. La sua esperienza, il suo curriculum erano sempre stati esemplari. Poi, quando lo avevano scelto per compiere quel maledetto attacco simulato, aveva fatto fiasco. Ora gli veniva data una seconda, una vera possibilit.
E lui contava di non fallire.
A bordo della Constellation
Prima di proseguire, Brown studi ancora per un istante le facce degli uomini radunati davanti a lui. Erano al massimo dell'attenzione, nonostante lo stessero gi ascoltando da un'ora, e adesso vide che stavano progressivamente afferrando le conseguenze di quanto aveva loro illustrato. Si schiar la gola e si appoggi al leggio. - Signori, vi ho appena riferito i particolari di quella che probabilmente sar la pi importante operazione di questa guerra. E anche se questa volta non siamo in lizza per il ruolo principale, non voglio che un altro ci freghi l'Oscar per il miglior attore non protagonista.
Qualcuno rise alla battuta, e Brown si concesse un sorriso. Sospettava che una volta ammainata la bandiera di ammiraglio, la sua capacit di far ridere i subalterni fosse destinata a sparire insieme con la sua autorit. Nel frattempo, per, la cosa gli piaceva.
Attese che le risate finissero, e prosegu: - Ora, se faremo bene il nostro lavoro, richiameremo su di noi molta attenzione. Molta attenzione da parte di chi intende attaccarci. - Questo li fece tornare seri. Avremo una sola occasione, signori. Una sola. Se falliremo, saremo finiti. Molti marinai e molti marine moriranno. E cos pure molti soldati americani e sudcoreani. - Si sporse verso i suoi ufficiali. - Perci, fate attenzione. Siate sempre pronti ad agire senza preavviso. Ricordatevi che siamo in guerra e che in questo gioco non c' nessun premio per chi arriva secondo. - Fece un passo indietro. -  tutto, signori. Buona fortuna, e buona caccia.
15 gennaio. A bordo del Konstantin Dribinov
Secondo i suoi ufficiali, Markov si stava comportando in modo assurdo. Non capivano perch facesse lavorare da quasi ventiquattr'ore la Squadra ricerca obiettivi: pi del doppio del solito. Inoltre, il sistema adottato da Markov non era certamente quello normale. Ma, se glielo avessero fatto notare, il comandante avrebbe ricordato loro che il sistema normale aveva rischiato di farli colare a picco, l'ultima volta che si erano avvicinati a una forza navale americana. Questa volta, le cose sarebbero andate diversamente.
Sulla carta, la rotta seguita dal sottomarino sembrava una serie di ghirigori: si avvicinava alla formazione da un lato, rallentava e la lasciava passare. Poi, non appena le navi americane sparivano all'orizzonte, Markov si allontanava e aumentava la velocit per correre di nuovo parallelamente a esse.
Il pi preoccupato era Koloskov, il commissario. Come zampolit della nave, era suo dovere controllare la coscienza politica e l'affidabilit di ogni membro dell'equipaggio, compreso il comandante. E Markov sapeva che la sua cautela poteva passare per codardia, agli occhi dell'inesperto commissario politico. E che a quelli di un ufficiale esperto poteva passare per follia.
E tutti gli ufficiali pensavano che il loro comandante corresse un grave rischio. Ritenevano che le sue brevi corse alla massima velocit scaricassero eccessivamente le batterie del Konstantin Dribinov. E certo quelle rapide corse non erano contemplate nelle teorie della marina sovietica.
Tre settimane prima, Markov non si sarebbe sognato di opporsi alla teoria. Dopotutto, il suo accostamento al bersaglio, durante le esercitazioni, era sempre stato un modello della tecnica classica. L'idea era semplice: portare il Dribinov davanti alla preda e viaggiare a un paio di nodi, tanto per avere il controllo della profondit e della direzione. Sfruttare la stratificazione dell'acqua, il termoclino, per confondere il sonar nemico. E quando i bersagli arrivavano a tiro, lanciare una raffica di siluri a ricerca automatica e approfittare della confusione per allontanarsi. Il sistema classico aveva un solo vantaggio, rispetto agli altri: non consumava le batterie; con esso rimaneva molta carica per le manovre evasive ad alta velocit.
Questa volta, invece, Markov usava la carica delle batterie in scatti a dieci e a venti nodi. Guard l'indicatore. Segnava il 58 per cento, e la nave stava di nuovo allontanandosi dalla task force americana.
Con la coda dell'occhio, il comandante si accorse che il commissario politico seguiva la direzione del suo sguardo. - Non si preoccupi, compagno, la nostra energia non viene consumata inutilmente. Questo  stato l'ultimo giro di rilevamento. La prossima volta attaccheremo. Guardi qui. - Tocc la carta nautica, e l'uomo, incuriosito, gli si avvicin.
Oltre alle spirali che mostravano la rotta del sommergibile, la carta era coperta da centinaia di altre linee che partivano dalla task force Markov guard il foglio con ammirazione, quasi con amore. Oltre a una notte di lavoro, in quel foglio c'era la chiave della vittoria.
- Abbiamo seguito la formazione americana per quasi un giorno, e abbiamo effettuato centinaia di rilevazioni sonar delle sue navi, dei suoi elicotteri, delle sue boe. Il compito  stato semplificato dal fatto che devono usare il sonar attivo, per trovarci, mentre noi possiamo rimanere passivi e rilevare la direzione da cui giungono i suoni. - Sorrise al suo commissario politico. - Vede dunque, Koloskov, che io ora conosco la formazione nemica, il movimento delle sue navi di scorta, perfino i punti dove l'aereo di guardia posa le boe sonar. - Poi mostr al suo ufficiale un altro foglio con una serie di linee di varie lunghezze. - Ecco il probabile aspetto della formazione. Le unit importanti sono nel centro, le unit di scorta le circondano. Questo  un cacciatorpediniere della classe Spruance, questa  una fregata della classe Knox, e cos via. La nostra squadra tattica sta ora compilando un elenco delle emissioni sonar di ciascuna classe, nelle varie condizioni dell'acqua. - Il sorriso gli si allarg. - E, cosa ancor pi importante, ho trovato un varco nel loro schermo. Vede questa fregata della classe Knox? Non si muove a caso. Percorre sempre la stessa rotta, all'interno della propria zona. Non bisogna mai ripetersi, compagno Koloskov. - Quasi battendo il pugno sul tavolo delle carte nautiche, Markov termin: - E in questo punto oltrepasseremo il loro schermo. Una volta dentro, non ci troveranno pi... finch non sar troppo tardi.
A bordo della Constellation
L'ammiraglio controll la mappa con il coordinatore antisommergibili. - Qualche rumore da gi, Tim?
- No, signore. In questo momento, niente. Neppure una traccia.
Brown si augur che la cosa fosse davvero rassicurante. - Questo non significa che non ci sia nessuno. - Alz il tono di voce, per farsi sentire da tutti i presenti. - Fate attenzione, ragazzi. Non credo che i nordcoreani abbiano intenzione di regalarci niente.
A bordo del Konstantin Dribinov
Tutti erano ai posti di combattimento gi da tre ore. La circolazione dell aria, sempre insufficiente, era ulteriormente peggiorata perch i ventilatori erano spenti. Il vapore acqueo si condensava sulla gelida chiglia del Dribinov e gocciolava sui portelli.
Era in atto la pi rigorosa routine del silenzio. Tutte le macchine non essenziali erano state disattivate, sia per ridurre il rumore sia per non consumare elettricit. Tutti i membri dell'equipaggio che non avevano un posto di combattimento erano nella propria cuccetta.
Pi silenzioso di un banco di pesci, pi silenzioso dell'acqua attorno a lui, il Dribinov si recava a intercettare un punto in movimento nell'oceano. Scivolava a poca distanza dal fondale e teneva la prua in direzione delle navi nemiche, per ridurre l'area su cui potevano rimbalzare gli impulsi sonori.
Sopra di lui, la task force americana faceva rotta a nord, verso il suo obiettivo, alla velocit di otto nodi. A quella distanza, le eliche delle sue sessanta navi si udivano chiaramente attraverso la chiglia del sommergibile: un brontolio basso e sordo.
Markov non si curava del rumore e teneva gli occhi incollati alla sua carta. Su di essa si scorgeva il rettangolo di mare - un rettangolo ideale che si spostava con la flotta - entro cui si muoveva ciascuna delle navi di scorta. Markov aveva cronometrato i passaggi della fregata di classe Knox e si dirigeva verso un punto preciso: laggi la nave americana avrebbe virato verso il centro dello schieramento. Con lo spostamento a destra della nave si sarebbe creato un punto cieco per il suo sonar: un punto cieco che sarebbe durato per alcuni minuti. E il Dribinov contava di essere in quel punto, e di muoversi con esso per infilarsi all'interno della formazione.
Solo la lunga preparazione permetteva all'ufficiale di rotta di stare calmo. - Il contatto  a due minuti dalla posizione, compagno comandante. Consigliamo di non variare la velocit.
Markov si preoccupava unicamente delle tre navi scorta pi vicine. Le altre erano troppo lontane per costituire un pericolo per lui. Davanti al Dribinov, alla sua sinistra, c'era un cacciatorpediniere della classe Spruance: di solito un nemico pericoloso. Ma il suo potente sonar a bassa frequenza e il rilevatore che si portava a rimorchio erano pressoch inutili, in quel basso fondale.
Anche la fregata della classe Knox davanti a lui aveva un sonar a bassa frequenza e un rimorchio, ma meno perfezionato del sistema dello Spruance. E la prevedibilit dei suoi movimenti avrebbe permesso a Markov di avvicinarsi.
Dietro la Knox, alla sua destra, c'era una fregata della nuova classe Perry. Era la nave americana che dava a Markov le maggiori preoccupazioni. Aveva un sonar a media frequenza che era molto efficace nelle acque basse, e il suo comandante la faceva navigare in modo aggressivo e imprevedibile. Se la Perry si fosse mossa troppo avanti all'interno della sua zona, il suo sonar avrebbe potuto rilevare la presenza del Dribinov, che per entrare nella formazione le presentava il fianco ed era facile da scoprire.
L'imprevedibilit della fregata aveva gi fatto perdere a Markov due ore e una buona percentuale di carica delle batterie. Il sommergibile aveva fatto un ultimo giro attorno alla task force per cercare una regolarit, dietro i movimenti della fregata, ma non era riuscito a trovarla. Il comandante sovietico sorrise amaramente tra s. Quel comandante americano, che faceva cambiare cos spesso la rotta alla nave, doveva avere spinto il suo equipaggio ai limiti della sopportazione umana. Studi il percorso irregolare della Perry e torn a sorridere. La nave americana, con la sua dimensione e il suo comportamento, gli faceva venire in mente un cagnolino che correva da una parte all'altra del cortile per allontanare gli estranei.
"Be', cagnolino" pens Markov "anche questo estraneo ha i denti per mordere." Se il Dribinov fosse stato scoperto, Markov avrebbe lanciato un paio di siluri contro le scorte pi vicine, e nella confusione avrebbe cercato di raggiungere le navi pi importanti, all'interno dello schermo antisommergibili. Avrebbe preferito conservare tutte le armi per i bersagli primari, ma in battaglia le preferenze non hanno importanza. D'altro canto, tutte quelle navi battevano la stessa bandiera.
L'ufficiale di rotta misur la loro avanzata. - Ci stiamo avvicinando al limite di portata del sonar attivo del Contatto Due. - Il Contatto Due era la fregata di classe Knox di fronte a loro.
Uno degli ufficiali ascolt per un attimo in cuffia e segn una nuova posizione sulla carta. - Il Contatto Tre sta forse cambiando rotta.
Markov sent crescere il suo nervosismo. Il Contatto Tre era la maledetta Perry.
- Quanto manca alla virata del Contatto Due?
- Quattro minuti, signore.
La Knox si dirigeva a nord. Secondo lo schema che avevano rilevato, presto avrebbe virato a est. Il Dribinov si muoveva ora verso est, fuori portata sonar. Non appena la Knox avesse virato a est, si sarebbe formata l'apertura che Markov attendeva.
- Compagno comandante, il Contatto Due sta rallentando. Markov era gi pronto. - Hanno cominciato a virare! Velocit quindici nodi. - Avrebbero mantenuto quella velocit per il tempo necessario a oltrepassare lo schermo, poi sarebbero scesi a velocit pi ragionevoli.
L'ufficiale fece un altro rapporto. - Compagno comandante! L'intensit sonar del Contatto Tre sta aumentando!
- E gi arrivato a distanza di rilevamento?
L'uomo parl brevemente al microfono, poi disse: - No, signore, ma il sonar gli attribuisce una velocit di dodici nodi. - Tacque di nuovo, mentre gli giungeva un altro rapporto. - Il Tre  adesso alla distanza limite, ma non sembra averci rilevato.
- Il Contatto Due segue la stessa rotta?
- S, signore. Dovremmo trovarci in posizione, a nord del Contatto Due, tra sette minuti.
Non c'era abbastanza tempo, pens Markov. Se si fosse potuto mettere dietro la Knox, l'eco del sommergibile si sarebbe potuto confondere con quello della nave. E, anche in caso contrario, il Dribinov sarebbe potuto sparire all'interno dello schermo prima che gli americani riuscissero a capire che cos'era successo.
Ma la maledetta fregata Perry si stava avvicinando troppo in fretta e gli chiudeva l'apertura sonar di cui aveva bisogno per passare. Markov prese in un attimo una decisione. La partita che per tanto tempo si era svolta con lentezza esasperante stava adesso accelerando e poteva essere vinta o persa nel giro di pochi secondi. - Aprire i portelli esterni. Squadra di lancio. Tubi uno e sei contro Contatto Tre, due e cinque contro Contatto Uno, tre e quattro contro Contatto Due.
Markov sent un brivido. Stava per compiere il primo vero attacco contro i nemici dell'Unione Sovietica. Il suo primo vero attacco in vent'anni di carriera. Tutti gli uomini della sala comando assistevano con occhi sgranati, mentre venivano inseriti i dati dei tre bersagli. La distanza era cos breve che le navi nemiche non avrebbero avuto il tempo di dare l'allarme. Con un po' di fortuna, Markov sarebbe riuscito a colpire o affondare un paio di navi e la Dribinov avrebbe avuto modo di allontanarsi.
- Assicurarsi che i portelli siano chiusi dopo il lancio. - Ogni portello aperto rallentava leggermente la nave, e loro avrebbero avuto bisogno di tutta la velocit.
- Tre minuti per portarci a nord del Contatto Due - rifer l'ufficiale. - L'intensit del sonar del Contatto Tre si avvicina al 25 per cento di probabilit di rilevarci.
Markov osserv ancora una volta la loro posizione. La Perry era troppo vicina. E lui stava per sparare il primo colpo di quella che poteva diventare la Terza guerra mondiale. L'idea lo atterr, ma cerc di vincerla. Lui doveva eseguire un ordine. - Pronti al lancio.
- Comandante, il Contatto Tre ha di nuovo cambiato velocit. Forse sta virando! - La voce dell'ufficiale sal di mezza ottava, prima di ritornare al timbro normale.
- Squadra di lancio, sospendere! Menchikov, chieda se quella fregata si dirige verso di noi.
L'ufficiale rivolse la domanda al reparto sonar, ascolt con attenzione e rispose: - No, signore. Il Tre si sta allontanando da noi.
Markov trasse un profondo respiro. - Chiudete i tubi di lancio. Procedete con la rotta di prima. - Ce l'avevano fatta.
Erano all'interno dello schermo.
A bordo della Constellation
- Signore, uno dei nostri elicotteri ha riferito un contatto MAD!
Brown alz gli occhi dalla pila di messaggi che stava scorrendo. - Dov' il loro contatto?
- Nella zona interna, signore.
- Cosa? - Brown lasci cadere i messaggi e balz in piedi.
Corse alla mappa elettronica. L'ufficiale antisommergibili indic un piccolo semicerchio con il codice di chiamata Bravo Quattro. - Stava tornando sulla portaerei dopo avere finito il suo turno, signore. Era quasi senza carburante.
Brown sent un brivido lungo la schiena. Come poteva essere arrivato cos vicino, quel sommergibile, senza che nessuno lo notasse? - Di' all'elicottero di restare in contatto finch gli  possibile. Che certezza c'?
- Bravo Quattro ha fatto due passaggi positivi prima di riferire, ammiraglio. Ho mandato altri due elicotteri dalla Connie e dall'O'Brien alla massima velocit per localizzarlo. - Per l'ufficiale, il fatto che un sommergibile avesse superato il suo schermo era quasi un'offesa personale.
- Non abbiamo tempo. - Brown scosse la testa. - Di' a Bravo Quattro di posare una boa Dicass e di fare ritorno alla base. Chi  a portata di Asroc?
- L'O'Brien, signore.
- Digli di unirsi alla Duncan e di attaccare immediatamente. Tieni pronti gli elicotteri per dargli man forte. - Si rivolse al suo capo di stato maggiore. - Jim, allarme generale per l'intera formazione. Aumenta la velocit al massimo e allontana dal contatto MAD le navi di maggiore stazza. E sposta il resto dello schermo perch l'O'Brien e la Duncan possano attaccare. Chiaro?
- S, signore.
Brown non prest orecchio all'allarme che prendeva a suonare sulla Constellation. Era troppo preoccupato dalla possibilit che quel viscido bastardo riuscisse a piazzare un colpo. Chiunque fosse, era ancora troppo vicino.
A bordo del Konstantin Dribinov
- Signore, la squadra di lancio sta seguendo il corpo principale della formazione.
Markov scosse la testa. - Scegliete la rotta pi semplice. Scegliete i tre segnali pi forti e concentratevi su quelli. O sono i pi vicini, o sono i pi grossi. In qualsiasi caso, vanno bene.
Gli ufficiali si misero al lavoro.
Markov osserv l'indicatore delle batterie. Rimaneva il 44 per cento della carica. Vent'anni di carriera gli gridavano che era un errore, che il sommergibile era nei guai.
Ma lui era all'interno dello schermo. E il Dribinov non poteva tornare indietro, neppure se l'avesse voluto. Markov si impose la calma. L'energia era pi che sufficiente per il resto dell'attacco.
Pos la mano sulla spalla del primo ufficiale. - Dimitri, dica alla sala di lancio che voglio che siano pronti a ricaricare. Probabilmente dovremo aprirci la strada a colpi di siluro.
L'ufficiale gli rivolse un cenno d'assenso e pass l'ordine. Markov si rivolse agli altri: - Ufficiale di rotta, quanto manca...
- Signore, il sonar riferisce forti rumori di eliche. La formazione sta accelerando. - Menchikov s'interruppe per ascoltare un altro messaggio e poi prosegu: - La velocit di avvicinamento sta cambiando. - S'interruppe di nuovo. - La velocit di avvicinamento delle due navi, Contatto Uno e Tre,  costante. L'intensit del segnale  in aumento.
- Govno! - Se un contatto non si spostava n a destra n a sinistra e il suo rumore diventava pi forte, non poteva che essere diretto verso di lui. Che lo facesse una nave poteva essere una coincidenza, ma adesso lo facevano in due. Il Dribinov era stato scoperto.
Markov si afferr al tavolo della mappa e grid una serie di ordini. - Mettete in mare un falso bersaglio. Squadra di lancio, preparatevi a fare fuoco. Lanceremo una scarica di siluri contro la massa della formazione americana. Preparatevi alla velocit di emergenza.
A bordo della Constellation
L'ufficiale antisommergibili era pallido. - Ammiraglio, l'O'Brien e la Duncan non possono fare niente. Sono ancora troppo lontani per rilevarlo con il sonar.
Brown fece fatica a non bestemmiare. - Di' loro di lanciare alla cieca. Dobbiamo mettere sotto pressione quel sommergibile.
L'ufficiale trasmise l'ordine, poi ascolt per un istante il nuovo messaggio. - Bravo Sei ha raccolto dei segnali dalla Dicass messa in mare da Bravo Quattro.
Brown annu, soddisfatto. Finalmente, un primo risultato. - Quando raggiunger il punto, il Sei?
L'ufficiale effettu un rapido calcolo mentale. - Tre minuti, ammiraglio.
Tutto il sollievo di Brown scomparve. - In tre minuti, quel bastardo sar gi riuscito a lanciare.
A bordo del Konstantin Dribinov
- Siluro! A poppa e a sinistra!
Markov si volt verso il primo ufficiale. - Liberate un altro falso bersaglio. E lanciate: tubi dall'uno al sei. Pronti a un'azione evasiva.
Occorse un'infinit - dieci secondi - per lanciare i sei siluri. Tutti poterono sentire il clunk delle valvole dell'aria compressa che si aprivano e si chiudevano. Ogni volta soffiavano aria ad alta pressione in un tubo di lancio, per spingere il siluro nell'acqua. L'aria utilizzata per il lancio finiva poi all'interno del sottomarino, e Markov e il suo equipaggio continuavano automaticamente ad aprire la bocca e a inghiottire per compensare l'aumento di pressione.
- Il sonar riferisce che l'arma  in movimento, ma che si sposta a sinistra.
Markov torn a respirare. Il cambio di rotta del siluro indicava che l'arma non era agganciata sul suo sommergibile. E che probabilmente l'avrebbe mancato. Sicuro che questa predizione sarebbe stata confermata entro pochi secondi, cerc di organizzare i propri pensieri, di fare un piano per la fuga.
Ma il primo ufficiale venne a interromperlo con altre cattive notizie. - Il sonar riferisce che c' in mare un altro siluro. Pensano che sia lontano, ma  diretto davanti a noi.
Markov osserv con attenzione il giovane tenente che segnava sulla carta, con mani tremanti, la nuova minaccia. Lui non poteva fare nulla. Almeno per il momento.
Clunk. L'ultimo siluro lasci il tubo di lancio e si allontan verso la formazione nemica. Adesso! Markov si gir verso il timoniere.
- Barra a destra. Velocit dieci nodi. - Automaticamente, lanci un'occhiata all'indicatore delle batterie. Segnava il 32 per cento.
- Comandante, il sonar riferisce che il sensore del secondo siluro ha agganciato qualcosa, probabilmente sul fondo marino. - Da lontano, giunse fino a loro la sorda esplosione del Mark 46 americano nel fondale fangoso del Mar Giallo. Markov sorrise e si rilass, ma non troppo.
Prima che gli gettassero delle cariche di profondit, era meglio andarsene. Ma non intendeva allontanarsi senza colpo ferire. Markov aveva gi deciso di aprirsi la strada con le armi. Gli americani avevano scoperto troppo presto la presenza del Dribinov, ma si sarebbero accorti di avere preso una tigre per la coda.
Si curv sulla carta nautica e calcol a mente angoli e distanze. - Rotta 230. Squadra di lancio, cercate una soluzione di tiro per le due navi da guerra che si stanno avvicinando a noi.
A bordo della Constellation
- Signore, ha lanciato! Siluri in rotta verso le nostre navi pi grandi.
Brown vide comparire sullo schermo le nuove linee, dirette verso il centro della sua flotta. I siluri lanciati con l'Asroc dall'O'Brien avevano costretto il comandante nemico a fare fuoco prima del tempo. Ma l'ammiraglio sapeva che le sue navi erano in pericolo. Gli anfibi e i mercantili non riuscivano a fare molto pi di venti nodi: una velocit troppo bassa per sfuggire a dei siluri che viaggiavano a pi di trenta. Si rivolse al suo capo di stato maggiore. - Jim, ordina un altro cambiamento di rotta. Metti la formazione su 030, e ordina a tutte le navi di manovrare singolarmente per evitare i siluri.
A bordo del San Bernardino, LST-1189
Il trasporto della classe Newsport News San Bernardino era nei guai. In origine era stazionato verso il centro della formazione, ma era rimasto sempre pi indietro, a mano a mano che le navi pi veloci si erano allontanate per salvarsi. Come tutti i trasporti anfibi era stata progettata per una velocit di crociera di venti nodi. Ma la velocit vera e quella dei progettisti sono due cose diverse. Fin da quando aveva lasciato Pusan, aveva dovuto rinunciare a quattro nodi di velocit massima per guai al motore.
- Cristo! - Il comandante Frank Talbot della marina degli Stati Uniti s'irrigid, quando un elicottero dipinto di grigio pass a poca distanza dalla poppa della nave e sfior alla massima velocit gli obl della plancia. Poi si raddrizz e prese l'intercom. - Sei riuscito a fare qualcosa, Mike?
- Negativo, capitano. Abbiamo ancora quella vibrazione nell'asse. Il cuscinetto potrebbe rompersi da un momento all'altro. - All'altoparlante, la voce dell'ingegnere capo veniva ad assumere un timbro metallico.
Talbot si stava chiedendo se non fosse il caso di fermare la macchina, quando una forte esplosione lo scagli contro la paratia.
Mentre giaceva sul ponte, stordito e insanguinato, sent che la tolda si inclinava verso il basso, verso il mare, e vide la prua appuntita della nave salire verso il cielo. "Strano" pens, con la mente annebbiata. E poi cap. Il siluro doveva essere esploso sotto la chiglia del San Bernardino, spaccandola in due pezzi.
Sent scorrergli le lacrime sulle guance, per la sua nave e per il suo equipaggio, e cerc di mettersi in piedi sulla tolda inclinata. Solo allora sent il dolore. Perse conoscenza pochi istanti prima che la sezione prodiera scivolasse sotto la fredda superficie del mare.
A bordo della Constellation
La notizia dell'affondamento del San Bernardino si diffuse immediatamente nella sala tattica, e lasci un silenzio carico di stupore.
Brown serr la mascella. Il primo colpo era stato messo a segno dal nemico. Si volt verso il suo capo di stato maggiore. - Voglio una ricerca su grande scala dei superstiti. Non deve rimanere in acqua un solo uomo. Chiaro? - Non attese la risposta. Si volt verso l'ufficiale antisommergibili e chiese: - Gli altri siluri?
- Nessun danno, signore. Il sonar indica che hanno esaurito l'autonomia.
Era gi qualcosa. Quel bastardo era stato costretto a lanciare troppo presto. Se non gli avessero rovinato i piani, probabilmente avrebbe colpito ben pi del lento San Bernardino.
- Bravo Sei a rapporto, ammiraglio. Il sommergibile fa rotta a tutta velocit, ma il segnale si indebolisce.
Brown torn a pensare all'inseguimento. Quel che era fatto, era fatto. Adesso lui doveva assicurarsi che nessun siluro nemico puntasse verso le sue navi. - Va bene. L'O'Brien e la Duncan hanno avuto la loro occasione. Adesso tocca agli elicotteri.
L'ufficiale annu e ordin di posare un cerchio di boe sonar attorno all'ultima posizione rilevata del sommergibile, tenendo conto della sua velocit e del tempo passato da allora. Una delle boe lo intercett quasi immediatamente.
- Si muove ancora, ammiraglio. Velocit... - L'ufficiale s'interruppe, poi impallid. - Bravo Sei lo ha identificato, signore.  un sommergibile della classe Tango.
L'ammiraglio si sent un idiota nel chiederlo, ma lo disse lo stesso. - Fatti dare la conferma.
L'ufficiale fece la domanda e ascolt la risposta. - Non ci sono dubbi, signore. Il Sei ha un segnale molto forte.
A Brown si rizzarono i capelli. Non c'erano sottomarini Tango nella marina nordcoreana, e, se era solo per quello, neppure in quella cinese. Tutti i Tango appartenevano all'Unione Sovietica. I russi avevano messo il remo in mare. - Jim, passami il Cincpac sulla linea a massima sicurezza. Di' che ho un messaggio flash per l'ammiraglio Simons. - Guard l'ufficiale antisommergibili. - Metti quegli elicotteri sopra il bastardo russo e preparane degli altri. Voglio che tutti i mezzi disponibili siano in volo. Stiamo lottando contro i campioni, qui.
Cincpac in linea, signore. - Il capo di stato maggiore gli porse il telefono rosso a massima sicurezza e prosegu: - Abbiamo anche un primo conteggio dei superstiti del San Bernardino. Finora gli elicotteri hanno raccolto 52 uomini, e la Bagley perlustra ancora l'area dove  affondata.
Brown annu, cupo in viso. La nave affondata aveva un equipaggio di 290 uomini, e molti di loro erano ormai morti. Be', se l'avessero lasciato fare, li avrebbe vendicati dieci volte. L'unico lato positivo era che il San Bernardino non aveva a bordo soldati. Ma era una ben misera consolazione.
A bordo del Konstantin Dribinov
Markov era tutt'altro che soddisfatto. - Una sola esplosione, tutto qui?
- S, compagno comandante. Ma il sonar riferisce che il bersaglio  affondato.
Il rapporto non lo consol affatto. Un centro su sei. Risultato miserabile. Nel prossimo attacco, il Dribinov avrebbe dovuto fare di meglio. Pensieroso, batt il dito sulla carta nautica, vicino ai due puntini che seguivano il sommergibile. Il prossimo bersaglio erano le navi di scorta lanciate al suo inseguimento. Mancarle era fatale, non solo imbarazzante.
Sollev gli occhi dalla carta e guard il suo primo ufficiale. - Dimitri, come siamo?
L'uomo pos il telefono. - Tre tubi ricaricati; il quarto tra mezzo minuto. E per entrambi i contatti abbiamo una buona soluzione di fuoco.
- Tre dovranno bastare. Non abbiamo mezzo minuto. Lanciate!
Il Dribinov trem ancora, quando tre nuovi siluri uscirono dai tubi. Markov si accost al timoniere. - Barra dieci gradi a sinistra. Rotta 310. Rallentare a cinque nodi.
La carica delle batterie era al 28 per cento. Doveva conservarla per allontanarsi.
A bordo dell'O'Brien
- Siluro in avvicinamento! Rotta 043.
Il rapporto dell'addetto sonar fece immediatamente entrare in azione la plancia e il CIC. Il primo ordine di Levi fu di portare la nave alla massima velocit, e il cacciatorpediniere mosso da un motore a turbina rispose come una macchina sportiva, raggiungendo presto una velocit superiore ai trenta nodi.
Gli ufficiali del CIC imprecarono tra s: le manovre evasive della loro nave complicavano il compito di seguire gli spostamenti del sommergibile russo.
Mentre la nave si inclinava, Levi si augur di avere preso la decisione giusta. Invece di allontanarsi dal siluro, aveva ordinato di voltarsi verso il sommergibile nemico. L'idea era di togliersi dal punto previsto e di sottrarsi al sensore del siluro.
- Plancia, qui sonar. Il siluro continua a dirigersi verso di noi. Il segnale indica la probabile presenza di due siluri.
"Il piano non ha funzionato" pens Levi. Ordin un altro rapido cambiamento di rotta. Lasciava perdere il sommergibile. Con una virata a destra, si portava su una rotta perpendicolare a quella del siluro. Forse, una manovra veloce sarebbe riuscita a confonderlo.
Dalla sala sonar giunse un altro rapporto. - I siluri sono tre. La direzione di avvicinamento del primo  cambiata. Forse si dirige sulla Duncan. Per gli altri due  ancora fissa.
Levi strinse i pugni. Non poteva fare niente. - Passare la parola. Prepararsi all'impatto. - Guard a destra e vide che l'altra nave virava. Anche la Duncan era in manovra.
Nel Mar Giallo
I siluri sovietici SET-65 impiegano un sonar passivo per dirigersi verso il rumore dei motori e delle eliche del bersaglio. Perci, quando i due lanciati dal Dribinov all'O'Brien si avvicinarono all'obiettivo, i loro cervelli elettronici finirono per portarli dietro il cacciatorpediniere americano.
I due minuscoli computer ritennero che la pi vicina fonte di rumore fosse l'elica di un vascello americano della classe Spruance. Ma entrambi si sbagliarono.
Il loro obiettivo era un Nixie: un finto bersaglio rimorchiato dalla nave americana. Il Nixie era grosso come un bidone della spazzatura e aveva lo scopo di emettere suoni della stessa frequenza di quelli emessi dalla nave, ma talmente forti da attirare i siluri nemici.
L'inganno funzion.
Il primo siluro punt sul Nixie ed esplose quando la spoletta di prossimit sent che la posizione del bersaglio stava rapidamente cambiando.
L'esplosione della testata da trecento chilogrammi sollev un geyser di acqua gelida alto pi di trenta metri, che ricadde sui marinai che guardavano dal ponte dell'O'Brien. Nello stesso istante, l'onda creata dall'esplosione sollev la poppa della nave, fin quasi a farla uscire dall'acqua, e per un attimo le eliche dell'O'Brien girarono vorticosamente nell'aria.
Il secondo siluro, che era diretto verso lo stesso bersaglio, attravers la zona di acqua mossa dall'esplosione e all'improvviso si trov senza una fonte sonora su cui dirigersi. Il sensore anteriore del Set-65 non era abbastanza intelligente per capire che il bersaglio originale si trovava adesso dietro di lui, a sinistra. E la logica di controllo, programmata nel piccolo cervello del siluro, era semplice, diretta e sbagliata: "Se perdi il bersaglio, gira a destra e cercane un altro".
Nel frattempo, il comandante dell'O'Brien non era rimasto in ozio. Non appena la prima arma era esplosa sul suo Nixie, aveva ordinato di virare a sinistra. Adesso, non solo si stava avvicinando alla posizione pi probabile del sottomarino, ma la nave e il secondo siluro viaggiavano in direzioni opposte, e la velocit con cui si allontanavano l'uno dall'altra era di ottanta nodi: pi di cento chilometri all'ora.
Il siluro russo impieg una trentina di secondi per compiere un giro completo e per trovarsi di nuovo in direzione dell'O'Brien. Ormai il cacciatorpediniere aveva percorso 1300 metri. Data la sua dimensione ridotta, il siluro possedeva solo un sistema di rilevamento a breve raggio, con una portata massima di mille metri. Perci non sent pi l'O'Brien, e continu semplicemente a girare in tondo. Abbandonato dalla sua preda, il siluro gir per altri cinque minuti, poi esaur l'autonomia e si pos placidamente sul fondo del mare.
A bordo dell'O'Brien
Levi riprendeva a respirare normalmente quando ud alla sua destra una tremenda esplosione e sent l'O'Brien tremare per un istante. Gir di scatto la testa, in tempo per vedere un'altra grande colonna d'acqua, simile a quella che era apparsa dietro la sua nave. Questa, per, non era solo di schiuma bianca. Era macchiata di nero e di grigio, ed era situata sotto la poppa della Duncan.
La colonna ricadde in mare, ma la fregata rimase nascosta per una trentina di secondi dietro una densa cortina di fumo e di nebbia. Quando ritorn visibile, la Duncan era inclinata a sinistra e verso poppa.
Levi s'irrigid per la collera. I russi avevano colpito di nuovo. Si volt verso i suoi ufficiali e grid alcuni ordini: - Velocit venti nodi. Barra a destra. Nostromo, chiami le squadre riparazioni e assistenza.
A bordo del Konstantin Dribinov
Il rombo della prima esplosione colp la chiglia nell'istante in cui, secondo la squadra di lancio, il primo siluro della Dribinov doveva colpire il bersaglio. In sala comando, qualcuno si lasci sfuggire un'esclamazione di trionfo, che fu subito seguita da brontolii di delusione quando il momento dell'esplosione del secondo siluro pass senza che giungesse alcuno scoppio. Ma l'esplosione del terzo siluro si verific nel momento previsto, e di nuovo gli ufficiali mormorarono soddisfatti.
Markov nascose bene la propria eccitazione. Tre navi americane affondate o danneggiate in una rapida serie di attacchi. Era facile mantenere la calma, quando le cose andavano come previsto. Adesso doveva sfruttare la situazione, sfuggendo attraverso il varco da lui aperto nello schermo antisommergibili americano. - Dobbiamo dirigerci verso i due bersagli. Rotta 265.
Il sommergibile vir lentamente, a bassa velocit. Normalmente avrebbe accelerato, per virare pi in fretta, ma la carica delle batterie del Dribinov era troppo bassa per effettuare quelle manovre.
Markov sorrise. Aveva affondato solo uno dei suoi obiettivi primari - probabilmente una nave anfibia - ma dopo essere uscito dallo schermo avrebbe potuto allontanarsi e viaggiare con lo snorkel per ricaricare le batterie. Aveva ancora molti siluri, e con le batterie cariche avrebbe potuto effettuare un nuovo attacco.
Si curv sulla carta nautica e cominci a studiare le prossime manovre. Dopo circa sei ore a tre nodi per allontanarsi dalla zona, mentre la task force proseguiva verso Nord...
Bravo Sei
L'SH-3H Sea King era fermo a poca distanza dalla superficie del mare, e il soffio del suo rotore trasformava le onde in una caldaia in ebollizione. Dall'elicottero pendeva un cavo che entrava nell'acqua.
Nella cabina del Sea King, il pilota attiv il microfono. - Bene, Tommy. Parti con gli impulsi. Vediamo che cosa abbiamo qui.
Il sottufficiale addetto al sonar del Bravo Sei fece scattare una leva, e il sonar attivo a immersione cominci a funzionare, trenta metri sotto la superficie.
A bordo del Konstantin Dribinov
- Compagno comandante! Sonar attivo a sinistra, a prua. Molto forte. - La voce dell'ufficiale di rotta sal di tono.
- Maledizione! Mettete in mare un falso bersaglio! Barra a destra! - Markov guard l'indicatore della carica e cerc di eseguire un rapido calcolo. Quanta energia poteva impiegare nella manovra? Poca. Con un sospiro, diede un ordine: - Portare la velocit a dieci nodi.
Whanng! Una violenta esplosione scosse la chiglia del sommergibile. Markov sent l'urto e automaticamente si bilanci sulle ginocchia. Le luci tremolarono e dal soffitto caddero sulla cartina frammenti di isolante.
Una carica di profondit, esplosa a poca distanza da loro. Questa volta non c'erano stati colpi di preavviso. - Tutti i compartimenti riferiscano i danni.
Cominciava a ricevere i rapporti, quando giunse la seconda salva, seguita a brevissima distanza dalla terza. Adesso, le luci della sala comando si spensero per non pi riaccendersi. Nell'oscurit sent qualcuno gridare ordini; Markov cerc di rassicurare gli uomini vicino a lui.
In mezzo alla confusione gli giunse la voce del suo primo ufficiale: - Dalla sala di manovra riferiscono che uno degli assi  bloccato. Inoltre c' una falla nei quartieri dell'equipaggio.
Merda. Al buio, Markov non poteva vedere la carta nautica, ma aveva in mente tutti gli elementi della situazione. - Barra a destra. Liberate un altro finto bersaglio. Date piena potenza all'elica rimasta. Spegnete tutte le apparecchiature, tranne quelle di sopra. - L'aria piena di polvere lo fece tossire. - E fate portare qui una lampada.
A bordo della Constellation
- Abbiamo fatto dei buoni centri, signore, nei nostri attacchi. In questi bassi fondali,  difficile evitare le cariche. - L'ufficiale antisommergibili era calmo anche nel momento cruciale dell'inseguimento. La sua precedente crisi di nervi non gli aveva impedito di inviare alcuni elicotteri ad attaccare in rapida successione il sommergibile sovietico, e Brown si fece l'appunto mentale di proporlo per una medaglia.
- Che cosa sta facendo adesso? - Brown sapeva che con le sole bombe di profondit non sarebbe riuscito ad affondare il sommergibile. Con quelle armi, era quasi impossibile un colpo diretto. Perci, invece del singolo impatto mortale della testata di un siluro, il Tango veniva martellato da una serie di onde d'urto, provenienti da esplosioni a distanza ravvicinata. Almeno, cos speravano. Era difficile valutare esattamente gli effetti delle cariche, nell'acqua turbolenta a causa delle esplosioni.
L'ufficiale antisommergibili ascolt qualcosa che gli veniva comunicato in cuffia e apport alcune piccole regolazioni al suo schermo.
- Bravo Tre e Bravo Cinque hanno dei buoni contatti con il sommergibile sovietico. Ha virato a destra e viaggia a circa dieci nodi. - L'ufficiale si interruppe. -  un po' lento, per un Tango che cerca di sfuggire a un attacco, ammiraglio. Dobbiamo averlo colpito gravemente.
- Va bene, continuate a colpirlo. Non cedete neppure un millimetro a quel bastardo. - Sicuro che l'attacco al sommergibile era in buone mani, Brown rivolse la sua attenzione alla Duncan, che era rimasta gravemente danneggiata. Non intendeva perdere un'altra nave. Almeno, si corresse, se poteva evitarlo.
A bordo del Konstantin Dribinov
La lancetta dell'indicatore della carica risultava illeggibile, alla luce rossa delle lampade di emergenza, ma Markov si immaginava quel che poteva segnare. Con meno del dieci per cento di carica e un'elica ferma, gli rimaneva poca scelta. Sperava di riuscire a confondersi con il rumore della nave americana colpita e di poter fuggire a ovest. L'allagamento si limitava ai quartieri dell'equipaggio, e se gli ufficiali di macchina fossero riusciti a riparare l'asse di trasmissione... Whanng! Whanng! Altre due esplosioni, entrambe a sinistra. Markov sent la scossa, e di nuovo la nave oscill. Peggio ancora, si inclin in avanti. Il Dribinov stava andando a raggiungere il fondo fangoso del Mar Giallo.
- Signore, la sala lancio non risponde!
Markov chiuse gli occhi. L'ultimo attacco doveva avere sfondato la chiglia sopra la sala siluri. Cerc di non pensare agli uomini che in quel momento affogavano in mezzo alle loro armi. - Svuota le zavorre di prua. Dobbiamo compensare l'allagamento.
Con un sibilo d'aria supercompressa, la prua del Dribinov si raddrizz, ma solo per met.
Whanng! Un'altra esplosione. Meno violenta della precedente, ma forte. Markov sapeva che la battaglia era terminata. Gli americani avevano tutte le cariche di profondit che volevano, e lui aveva finito tutto: l'energia, il tempo, e soprattutto la fortuna.
A fatica, raggiunse il suo primo ufficiale, che si teneva alla paratia per non scivolare sul pavimento inclinato. - Svuota tutte le zavorre. Emergiamo. - Alz il tono di voce, per farsi sentire da tutti. - Prepararsi al piano di distruzione. Non intendo regalare niente agli americani.
Koloskov lo afferr per il braccio. Era terrorizzato. - Comandante! Ricordi gli ordini di Mosca. Non dobbiamo permettere agli americani di riconoscerci. Dobbiamo fuggire.
Markov lo allontan, senza preoccuparsi degli eventuali rapporti che l'uomo avrebbe potuto inoltrare. Probabilmente, nessuno dei due sarebbe vissuto abbastanza a lungo.
- Ascolti qui, idiota! - Gli indic la chiglia. Si sentiva chiaramente il rumore delle eliche di un cacciatorpediniere. - L'unico modo di sfuggire alla cattura  di farci uccidere.  questo, che desidera? Vuole soffocare in una bara d'acciaio, in fondo al mare?
Koloskov fiss il suo comandante; la paura non gli permetteva di parlare. Poi si gir dall'altra parte e vomit, sporcando la tolda del Dribinov gi piena di rottami.
Markov lo ignor e si rivolse agli altri uomini della sala comando.
Avete sentito l'ordine. Emersione!
A bordo dell'O'Brien
Signore, la vedetta di prua riferisce che un sommergibile sta emergendo! - Il grido di Keegan echeggi lungo il ponte. Levi aveva appena dato ordine di calare le lance e si chiedeva che cosa inviare alla Duncan con il secondo carico. Ora abbandon quel filo di pensieri.
Corse alla murata di sinistra dell'O'Brien e sorrise nel veder uscire dall'acqua la tolda e lo scafo ammaccati del sommergibile sovietico. Il bastardo si arrendeva.
Un altro cacciatorpediniere stava gi correndo a tutta velocit verso la nave nemica, con la torretta puntata nella sua direzione. Il cannone spar, scagliando un proiettile a poppa del Tango per fargli capire che al primo passo falso l'avrebbe distrutto. Sul ponte del sommergibile cominciarono ad apparire degli uomini, che calarono in mare i battellini pneumatici. Levi all'improvviso comprese fino in fondo che cosa era successo, e il suo sorriso si allarg. Con i superstiti e le fotografie, i russi avrebbero dovuto dare delle buone spiegazioni.
A bordo della Constellation
L'ammiraglio Brown stava di nuovo parlando al telefono di sicurezza. - No, George, l'hanno affondato non appena sono usciti tutti. Cariche esplosive. Abbiamo segnato il punto, ma occorrer lasciar passare qualche tempo, prima di riportarlo a galla. Siamo in pieno inverno e in piena zona di guerra.
- Capisco, Tom - rispose l'ammiraglio George Simons, Cincpac.
- E le tue perdite? Sei ancora in grado di eseguire la missione?
Brown non ebbe esitazioni. - Certo, signore. La Duncan  fuori combattimento, ma l'ho fatta riportare a casa da un'altra fregata. Abbiamo perso molti uomini a bordo del San Bernardino, ma i miei equipaggi, dopo quello che  successo ai loro compagni, sono ancor pi ansiosi di portarsi a casa qualche scalpo.
Simons parve sollevato. - E una buona notizia, Tom. Riferir il tuo messaggio al capo degli stati maggiori. Nel frattempo, ti autorizzo a prendere tutte le misure che giudichi necessarie per proteggere la tua flotta... escluso l'impiego di armi nucleari. Chiaro?
- Perfettamente chiaro, signore.
- Va bene, ammiraglio. Lascio la cosa a te.
- Grazie, signore. - Il collegamento con il QG della flotta, nelle Hawaii, termin con una serie di scatti.
Brown pos il telefono e chiam il suo capo di stato maggiore.
- Jim. Con effetto da questo istante, estendi la guardia aerea e marina a trecento miglia. - Poi, rivolgendosi al comandante dello stormo della Constellation, gli chiese: - Capitano, i tuoi Tomcat continuano a sorvegliare l'aereo Awacs russo?
L'ufficiale fece la faccia sorpresa. - Certamente, ammiraglio.
- Sbattilo in mare.
- S, s signore. - Prese un telefono e impart alcuni ordini ai caccia che volavano pigramente attorno all'aereo radar sovietico.
Brown s'interruppe per qualche istante, per ascoltare i mormorii che si erano alzati nella sala tattica. - L'ammiraglio Simons ha messo in allarme di guerra la flotta del Pacifico. Chiariamo una cosa, signori. Ancora un incidente come questo, e daremo inizio a operazioni offensive senza limiti nei confronti della marina e dell'aeronautica russe. Cominceremo a colpire i sovietici a casa loro.
La Seconda guerra di Corea si era estesa alle superpotenze.
41
Thunderbolt
15 gennaio. Costa sovietica, Pacifico settentrionale
Il porto di Petropavlovsk  situato sulla costa orientale della Kamciatka. Dista quasi seimila chilometri da Mosca ed  talmente isolato che tutte le comunicazioni con quell'area devono avvenire per via aerea o per mare. La regione  spoglia e disabitata, ed  situata alla stessa latitudine artica delle Aleutine. Sulla costa della Siberia  difficile trovare buoni porti.
Petropavlovsk  anche la principale base di sottomarini della flotta sovietica del Pacifico. Quasi tutti i suoi sottomarini che portano missili balistici, molti dei suoi sottomarini con armi nucleari, le loro navi appoggio e molte altre unit navali hanno base laggi.
E uno dei pochi porti sovietici che si aprono direttamente su un grosso oceano: permette alle navi di uscire senza dover attraversare canali chiusi fra terre o stretti ostili. E questa, agli occhi dei sovietici,  una buona ragione per sopportare la sua distanza, il costo e il clima spaventoso.
A bordo del Drum, al largo di Petropavlovsk
Il comandante Donald Manriquez cercava sempre di pensare all'importanza della base, quando lottava contro le condizioni climatiche avverse per portare il suo sommergibile nucleare della classe Sturgeon - il Drum - in una nuova posizione di guardia. I suoi ordini erano semplici ed espliciti. Lui e il Drum dovevano controllare il traffico che entrava e che usciva da quella grande base navale sovietica. Se superava i livelli normali, doveva informare immediatamente il Comando sottomarini del Pacifico, Comsubpac.
Erano nei pressi di Petropavlovsk da una settimana e avevano avuto un certo successo. In quel genere di missione, successo voleva dire non essere visto, trovarsi nel punto giusto per contare le navi di passaggio e - si sperava - non assistere all'uscita in massa di navi e di sommergibili sovietici corrispondente all'inizio della Terza guerra mondiale.
- Siamo in posizione, comandante. - Il suo ufficiale esecutivo, "Boomer" Adams, si occupava della rotta, mentre cercavano un posto dove le correnti fossero pi regolari.
- Bene, rallenta a tre nodi. - Il Drum si manteneva alla minima velocit che gli permettesse di controllare la sua posizione; in questo modo riduceva la propria emissione di rumori e di conseguenza il rischio di essere scoperto.
La tempesta che si era scatenata sopra di loro era nello stesso tempo un aiuto e un ostacolo. Le onde di tre metri e i venti a quaranta chilometri orari creavano dei rumori: questi disturbavano i sonar passivi in ascolto per la presenza di sottomarini. Cercare il Drum in mezzo a quella tempesta sarebbe stato come cercare di ascoltare i passi di un gatto in mezzo a una fabbrica di tamburi.
Il problema stava per nel fatto che anche i radar passivi del Drum si trovavano immersi nel rumore. Fortunatamente, pens Manriquez, gran parte delle navi sovietiche erano pi rumorose di loro. Anche cos, le cattive condizioni acustiche lo avevano costretto ad avvicinarsi troppo, se voleva ascoltare qualcosa. Erano all'esterno della fascia delle dodici miglia, ma di poco.
Manriquez sudava freddo, al pensiero di essere cos vicino alla costa sovietica.
Era chiaro, stando alle pi recenti notizie giunte dalla flotta del Pacifico, che in Corea le cose andavano male. E questa era una pessima notizia per il Drum. Il suo ruolo di sentinella era chiaro, e Manriquez era sicuro che presto o tardi gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica avrebbero finito per accapigliarsi. Be', a quel punto, lui avrebbe dovuto dare l'allarme e poi sparare il primo colpo contro le unit in uscita. Il capitano del Drum era un realista. Se fosse scoppiata una guerra, le sue probabilit di sopravvivenza non sarebbero state molto alte, ma lui, se non altro, avrebbe fatto un bel po' di danno.
QG sovietico per l'Estremo oriente, Kabarovsk, RSFSR
Il comandante in capo Anatoli Sergiev sent suonare l'allarme. Guard l'orologio. Erano passate da poco le due del pomeriggio. Non era prevista alcuna esercitazione.
L'intercom del suo ufficio si accese. - Compagno comandante, qui il maggiore Grozny delle Comunicazioni. Il sottomarino Konstantin Dribinov riferisce di essere stato attaccato nel Mar Giallo dalla marina degli Stati Uniti. Gli uomini stanno abbandonando la nave.
- Chiami tutti i capi dipartimento e li faccia venire da me nel Centro di comando! - Sergiev aveva gi afferrato il berretto e si avviava alla porta.
La carta delle posizioni non riservava sorprese. L'ultima posizione riferita dal Dribinov era molto a ovest delle unit statunitensi. Che cosa avevano in testa gli americani?
Dal corridoio e dalle porte giunsero di corsa gli ufficiali del suo stato maggiore. Sergiev scorse l'ammiraglio Yakubovic, il suo ufficiale di collegamento con la marina, e gli fece segno di avvicinarsi, mentre Grozny arrivava con diverse copie del messaggio. Dopo che il maggiore ne porse una a Sergiev, le altre gli vennero strappate di mano.
Sergiev lesse l'intero messaggio, ma vide che non conteneva molto di pi di quel che Grozny gli aveva gi detto a voce. In particolare non diceva perch il Dribinov fosse stato attaccato. La spiegazione pi logica era che ci fosse stato un errore di identificazione: gli americani dovevano avere pensato che fosse una nave nordcoreana. Ma il Dribinov, al pari di ogni altra nave sovietica presente nel Pacifico, aveva ricevuto l'ordine di tenersi alla larga dagli americani. Questo significava che la marina degli Stati Uniti doveva avere perso tempo e fatica per dargli la caccia. Che cosa stava succedendo?
- Qualcuno ha idea dei motivi dell'attacco? - Guard i suoi ufficiali, ma tutti scossero la testa. Erano sorpresi quanto lui. - Sergiev aggrott la fronte. - Capisco. Be', voglio delle risposte, e le voglio in fretta. Chiedete al servizio informazioni della Difesa, ai nordcoreani, a chiunque sia in grado di chiarirci la cosa. Prima di agire, ci occorrono altre informazioni.
"Grozny. - Fiss l'ufficiale. - Ci sono state ulteriori trasmissioni dal Dribinov?"
- No, signore, e non hanno pi risposto...
L'allarme suon di nuovo. L'altoparlante del Centro di comando annunci: L'aereo radar 11-76 sul Mar Giallo comunica che alcuni aerei si avvicinano ad alta velocit. Una pausa. Poi: Abbiamo perso il contatto con l'aereo e la sua scorta.
Ecco, cos'! Gli americani sono diventati pazzi! Ci stanno volutamente attaccando - proclam Sergiev. Guard il generale Yasof, il suo ufficiale operativo. - Generale, ordini a tutte le forze dell'Estremo oriente di entrare in stato di all'erta, poi lo comunichi a Mosca. Ordini ai sottomarini portamissili balistici di prendere il mare; tutte le forze della difesa aerea devono entrare in allarme di guerra.
Yasov pareva ancora dubbioso. - Compagno comandante, possiamo prendere provvedimenti cos forti? Non dovremmo aspettare di avere maggiori informazioni, prima di agire?
Sergiev apr la bocca per insultarlo, ma all'ultimo istante si trattenne. Meglio mantenere la calma. Trasse un profondo respiro e guard Yasov. - Nikolai, non possiamo permetterci di attendere. Un attacco pu essere un errore. Due no, e potrebbe essere solo l'inizio. Tutte le misure da noi adottate sono di tipo difensivo. E preferisco sbagliare per troppa cautela. - Alzando leggermente la voce, aggiunse: - Mettiamoci al lavoro. Abbiamo molte cose da fare, e nel giro di pochi minuti potremmo trovarci in guerra.
A bordo del Drum
- Comandante, il sonar riferisce impulsi attivi, direzione 290.
Manriquez gett lo sguardo sulla carta, ma gi sapeva che era la direzione del porto. La squadra addetta al riconoscimento della rotta delle navi nemiche si prepar ad aggiungere sulla mappa il nuovo contatto, in coda all'elenco.
La sala comando era in comunicazione diretta con la sala sonar. Il capo della squadra addetta al riconoscimento era il tenente Ed Baum. - Sonar, avete gi l'identificazione?
Dall'altoparlante, una voce esile disse: - Il contatto  una nave di superficie, probabilmente di nuova costruzione. Il sonar  del tipo a bassa frequenza, direzione attuale 293.
In quelle pessime condizioni acustiche, la possibilit di riconoscere la nave vera e propria era molto limitata. Al suo posto, per restringere la rosa delle possibilit, era necessario servirsi di particolari indiretti, come il tipo di sonar impiegato. Inoltre, la direzione del contatto era cambiata. Misurando la rapidit con cui cambiava, la squadra di riconoscimento poteva formulare delle ipotesi sulla sua rotta, la sua velocit e la sua posizione. Naturalmente, non bastavano due rilevazioni.
Trascorse un paio di minuti. - Direzione contatto 295. Nuovo contatto. Il primo  Alpha, il secondo  Bravo. Anche il secondo contatto emette segnali attivi. Probabilmente  una nave di superficie. Direzione 287.
Manriquez rizz leggermente la schiena. Fino a quel momento, nelle loro rilevazioni, non avevano mai visto due cacciatorpediniere uscire in coppia come quelli. Forse precedevano una grossa nave? La squadra di riconoscimento cominci a calcolare due possibili rotte, invece di una.
- Direzione contatto Alpha 296, Bravo 288... - Una pausa, e poi, in fretta: - Nuovi contatti Charlie e Delta, posizioni 291 e 299. Nuovo contatto Echo, direzione 285... Il comandante in sala sonar, prego.
Quando Manriquez entr nella piccola cabina, il capo sonar stava guardando lo schermo, da dietro l'addetto. Il capitano guard a sua volta e zufol. Di solito, sullo schermo, un sonar attivo era visibile sotto forma di una linea dal centro al bordo: quando veniva ricevuto l'impulso, la linea s'illuminava leggermente e poi sbiadiva. Ma sullo schermo del Drum si scorgeva una situazione del tutto anomala. Un settore di dieci gradi era pieno di righe luminose pulsanti, e l'audio gracidava come un coro di ranocchi.
Il capo sonar Kelsey si raddrizz e guard Manriquez. - Comandante, laggi ho contato almeno dieci sonar, e a ogni istante ne arrivano altri. Riceviamo segnali a bassa e a media frequenza, ed  impossibile riconoscere la classe cui appartengono. Non posso neppure dire se siano solo segnali di superficie.
Il capitano non perse tempo. Si volt verso il microfono sulla paratia e chiam la sala comando. - Il comandante. Allarme generale. Io rimango qui.
La sirena echeggi a lungo nel piccolo spazio della nave, e Manriquez si mise in un angolo, mentre arrivavano gli altri addetti sonar. Man mano che i nuovi venuti guardavano lo schermo e venivano informati della nuova situazione, si udivano delle esclamazioni soffocate.
Manriquez guard il suo capo sonar. - Concentratevi sulle basse frequenze. Sono le navi pi pericolose.
Osserv lo schermo, come per trovarvi la ragione di quelle linee. Una grossa esercitazione? Voleva disperatamente una risposta che non fosse la mobilitazione completa della marina sovietica.
C'erano anche delle altre domande, pi immediate. Quanti sottomarini si nascondevano in quella confusione?
Dall'altoparlante giunse la voce di Adams. - Comandante, tutti gli uomini ai posti di combattimento; routine del silenzio in tutta la nave. Quattro siluri Mark 48 caricati e pronti al lancio.
- Bene. Boomer, tieniti lontano da quell'affollamento, ma cerca di rimanere qui il pi a lungo possibile. Dobbiamo controllare se sono partiti i sommergibili portamissili balistici.
- S, signore. - Adams doveva cercare di tenere la nave lontano dalla flotta sovietica che stava uscendo da Petropavlovsk, ma il movimento di quei vascelli era imprevedibile. La soluzione pi semplice sarebbe stata quella di tornarsene lentamente in mare aperto e di fare rapporto, ma in tal caso il rapporto sarebbe stato incompleto. Manriquez doveva sapere con esattezza quante unit avevano lasciato il porto.
L'operatore sonar si gir verso il capitano. - Signore, eliche di grossa dimensione, direzione 301.
Kelsey guard lo schermo. - Nel bel mezzo della confusione. Se riusciamo a sentirle da qui, devono essere eliche molto serie. - Guard Manriquez. - Classe Kiev, comandante?
- Pu darsi. Limitiamoci a stare al nostro posto e a goderci lo spettacolo.
Nel corso dell'ora successiva assistettero al passaggio delle navi sovietiche, che procedevano a bassa velocit e viravano frequentemente per confondere coloro che le avessero eventualmente osservate.
Quando la formazione fu in viaggio, Manriquez torn in sala comando. A voce bassa, quasi bisbigliando, disse: - Avviciniamoci, Boomer. Di qui non siamo in grado di sentire i sottomarini.
Cominciarono ad avvicinarsi. Dovevano farlo in fretta, prima che i sottomarini nascosti sotto la task force riuscissero ad allontanarsi, ma il movimento produceva rumore. E Manriquez sapeva che se avessero fatto troppo rumore, tutta la flotta sovietica del Pacifico gli sarebbe volata addosso.
Si diressero verso quello che sembrava uno specchio di mare vuoto, ma che la carta nautica indicava come un canale sottomarino che i sommergibili avrebbero dovuto percorrere per uscire.
Con la routine del silenzio, l'altoparlante veniva chiuso. Al suo posto si usava una cuffia con microfono. Dall'auricolare gli giunse una voce: - Signore, contatto sonar passivo a destra e a poppa. Rumori di macchina, eliche; identificato come sottomarino portamissili balistici Delta II.
Manriquez prov uno strano senso di trionfo misto ad ansia. Aveva la risposta cercata. I sovietici avevano fatto uscire i pezzi grossi. Non era la risposta che avrebbe voluto. - Bene. Allontaniamoci.
Virarono lentamente. - Comandante, numerosi sonar attivi. Pensiamo che sia una fila di boe, direzione sudest. Non troppo vicine, comunque.
Manriquez guard la carta. La fila di boe era abbastanza lontana dalla loro rotta, ma significava che c'erano degli aerei antisommergibili a proteggere l'uscita dei sottomarini sovietici.
- Il sonar riferisce altre due file di boe, a nord e a nordest. Nessuna  vicina.
Manriquez non si preoccupava. I sovietici non lo cercavano attivamente, e il Drum aveva ancora molto spazio. Adams stava gi dirigendo il sommergibile verso una delle aperture delle file di boe. La domanda era: ce n'erano altre? E che altro c'era, dietro di esse? In quella confusione, il sonar attivo gli avrebbe permesso di vedere che cosa lo circondava, ma il Drum non poteva usarlo senza annunciare a tutti la sua presenza di ospite sgradito.
All'improvviso, il suo ufficiale annunci: - Sonar attivo a destra, vicino! - Rispetto alle voci basse della routine del silenzio, il tono era quasi un grido.
Adams cambi profondit e manovr per allontanarsi dall'origine dei segnali.
Manriquez ascolt gli ordini del suo ufficiale esecutivo e si curv sulla carta. -  un altro campo di boe?
L'uomo disse qualcosa a bassa voce, parlando al microfono, e poi ascolt la risposta. - No, signore, non  una sorgente multipla. Ritengono che sia un sonar a cavo, di potenza moderata.
I sonar a cavo erano usati dagli elicotteri antisommergibili, che potevano rimanere sospesi sull'acqua e calare i trasduttori servendosi di un lungo cavo. Operavano sempre in coppia, e, cos vicino a un porto importante, le coppie potevano essere numerose. Manriquez cap che dovevano allontanarsi prima che i sovietici, per un colpo di fortuna, posassero un trasduttore proprio sopra di lui. - Boomer, aumenta la velocit. Se ci hanno scoperto attivamente, star zitti non serve a nulla.
A bordo dell'Aleksandr Ogarkov
- Compagno comandante, abbiamo un contatto sonar passivo. Eliche a basso regime di giri, direzione 351.
Anche il comandante Kulakov osservava uno schermo. La posizione del nuovo contatto non corrispondeva a quelle dei sottomarini d'attacco sovietici usciti da Petropavlovsk. Doveva essere un intruso, un americano.
E con le condizioni sonar cos cattive, il sottomarino yankee doveva essere molto vicino. Forse teneva gi sotto mira uno dei preziosi portamissili della flotta sovietica. - Squadra controllo tiro, preparatevi a lanciare una serie di siluri al mio ordine.
Kulakov non voleva aspettare una piena soluzione di controllo del tiro; preferiva invece lanciare una serie di siluri verso la probabile posizione del sommergibile americano non appena la squadra controllo gli avesse dato un'idea approssimativa della sua posizione.
Sorrise senza allegria. I sommergibili americani erano eccellenti. Per questo motivo solo i migliori e pi moderni sottomarini sovietici - come il suo, della classe Akula - venivano assegnati a quel lavoro. L'Ogarkov e i suoi compagni erano usciti insieme con le navi di superficie, e poi avevano preso posizione per proteggere i sottomarini portamissili che lasciavano il porto.
Gli ordini ricevuti dal comando della flotta gli parevano molto sensati. Doveva proteggere i portamissili dagli attacchi subdoli, come quello effettuato dagli americani contro il Dribinov. Negli ordini era detto chiaramente che non ci dovevano essere altre sorprese. L'intruso andava fermato.
- Signore, direzione attuale elica 353.
Benissimo. - Kulakov si irrigid. Avevano la posizione dell'americano. - Pronti a lanciare.
A bordo del Drum
L'ufficiale aveva un nuovo rapporto. - Comandante, contatto sonar passivo, direzione 172. Elica.
Manriquez disse piano a Ed Baum: - Sospendi quello che fai e trovami la rotta di questo contatto.
- La sala sonar ritiene che il contatto sia un sottomarino a bassa velocit, con rapida variazione dell'angolo di avvicinamento.
L'ultimo particolare fece impallidire tutti, nella sala comando. Una rapida variazione dell'angolo di avvicinamento, a bassa velocit, voleva dire che il nuovo contatto era molto vicino.
Manriquez esal lentamente il respiro. - Boomer, accosta a destra. Portati davanti al contatto. Quando avremo determinato la sua rotta, ci metteremo sulla sua scia e cercheremo di sfuggirgli...
- Rapporto sonar: transitori! Siluri in avvicinamento!
Cristo! - Mettete in mare un falso bersaglio! Barra a destra, massima velocit! Immersione rapida! - Manriquez riflett per una frazione di secondo, e aggiunse: - Lanciate dai tubi uno e due, a distanza di quattro gradi, testate a ricerca attiva.
La nave s'inclin nel virare e nel prendere velocit. Manriquez rimpiangeva di avere dovuto lanciare, ma la sua missione gli chiedeva di sopravvivere e di fare rapporto. Sparare alla parte avversaria era un ottimo modo di dare inizio a un conflitto, ma aveva l'impressione che la guerra fosse gi iniziata.
A bordo dell'Aleksandr Ogarkov
- Signore, l'americano risponde al fuoco! Due siluri in avvicinamento!
Kulakov sent che il suo cuore perdeva un colpo e che poi accelerava i battiti. - Velocit di emergenza! Accendere il sonar attivo e rilevare la posizione dell'americano! Mettere in mare un falso bersaglio!
A bordo del Drum
- Comandante, il russo ha acceso il sonar attivo! Due dei siluri hanno un'alta variazione dell'angolo di accostamento, ma gli altri due si stanno ancora avvicinando.
Manriquez imprec tra s e cominci a dare ordini per una serie di manovre evasive. Non sarebbe stata una cosa semplice. Erano riusciti a evitare due dei siluri, ma per gli altri due sarebbe stato pi difficile.
Al largo della costa sovietica, Pacifico settentrionale
I due sottomarini rivali continuarono a manovrare, immergendosi e virando ad alta velocit per cercare di evitare i siluri. I Mark 48 americani erano pi veloci del loro equivalenti sovietici e - pur essendo partiti pi tardi - raggiunsero per primi il bersaglio.
Lanciati senza una correzione che tenesse conto della velocit e della direzione della nave nemica, i siluri del Drum si affidavano unicamente al piccolo sensore attivo che portavano nella parte anteriore.
I Mark 48 erano stati lanciati a sinistra e a destra della posizione presunta del bersaglio, in modo che almeno uno di essi potesse vedere l'Ogarkov, indipendentemente dalla direzione di virata del sommergibile russo.
Alla fine, tutti e due lo videro e lo attaccarono. La portata di rilevamento, nelle acque disturbate al largo di Petropavlovsk, era cos ridotta che i potenti sonar attivi lo trovarono quando i siluri erano gi vicinissimi.
Uno lo colp al centro, l'altro a poppa, nel locale macchine. La doppia chiglia dell'Ogarkov non era in grado di resistere a due colpi diretti. Oltre all'acqua entrata dalle falle, le due esplosioni ruppero le attrezzature in ogni parte della nave e scagliarono violentemente gli uomini contro le paratie. Allagata in due sezioni, la nave era condannata. Privo di ogni controllo, l'Ogarkov inizi un lungo viaggio verso il fondo dell'oceano.
A bordo del Drum
L'operatore sonar del Drum sent le esplosioni, ma era troppo indaffarato a seguire la rotta dei siluri diretti verso la sua nave per riferire. - Comandante, quei due siluri ci hanno agganciato!
Da dietro l'uomo, Manriquez lanci una rapida occhiata allo schermo; le linee diventavano pi spesse e pi luminose. Cristo.
Passarono dieci secondi. Aspetta ancora. Quindici. Adesso. - Altri due falsi bersagli.
I falsi bersagli si fermarono a poca distanza dal sommergibile e cominciarono a emettere segnali destinati a confondere il sistema di guida dei siluri sovietici. Uno di questi venne attirato dai bersagli, viro verso di essi ed esplose. L'altro era troppo vicino, e colp il sottomarino americano a proravia, sotto la torretta.
Manriquez, Adams, Baum e quanti erano nella cabina di comando furono scagliati a terra, mentre tutte le luci si spegnevano; nel ponte interiore, l'acqua entr da una falla di mezzo metro di diametro. - Svuotare tutte le zavorre! - grid Manriquez, nel disperato tentativo di contrastare le tonnellate d'acqua imbarcate dalla nave. Ma non fu sufficiente.
Ormai troppo pesante per limitarsi anche solo a galleggiare, con l'aria che continuava a uscire dai portelli e dalla falla, il sommergibile americano segu negli abissi il suo rivale sovietico.
King's Bay, Georgia
Il contrammiraglio John Fogarty punt il binocolo a infrarossi e osserv le lunghe forme scure scivolare silenziosamente davanti a lui, dirette verso il mare aperto. I due sottomarini portamissili balistici della classe Ohio erano partiti: ciascuno di essi era lungo quasi il doppio di un campo di football americano e pi largo di un incrociatore della Seconda guerra mondiale. Una macchia di schiuma bianca creata dalle loro grandi eliche scintill per un attimo alla luce della luna e poi scomparve.
Fogarty segu i sommergibili finch non scomparvero alla vista, e solo allora si concesse un respiro di sollievo. Il periodo pi pericoloso per un sommergibile portamissili  quello nel porto. Ancorati accanto a una nave appoggio, gli Ohio erano puri e semplici bersagli. Ma una volta preso il mare, le grandi navi erano cos silenziose che i sovietici non potevano sperare seriamente di trovarle. Un'alta percentuale del deterrente nucleare americano era adesso virtualmente invulnerabile.
Fogarty si gir verso il tenente che gli stava accanto. - Dave, manda immediatamente un segnale al Comsublant. I portamissili sono in rotta. - Poi ritorn nel suo ufficio, accanto a un molo vuoto.
Sala situazione della Casa Bianca
La mappa scintillava di puntini luminosi dai colori in codice e di simboli che contrassegnavano posizione e stato di allarme delle principali unit sovietiche di tutto il mondo. I simboli lungo la costa sovietica del Pacifico erano rossi.
Il presidente aveva un'aria profondamente preoccupata, e come lui l'avevano tutti i presenti. - Siamo certi che il Drum sia stato attaccato, ammiraglio?
- Certissimi, signore. I nostri sensori acustici a lunga portata hanno rilevato l'uscita di un gran numero di navi da Petropavlovsk e dagli altri porti sovietici della costa del Pacifico. Mentre la flotta usciva, hanno rilevato due esplosioni provenienti dall'area pattugliata dal Drum. - L'ammiraglio Simpson aggrott la fronte e prosegu. - Da allora ha saltato due turni di comunicazione e non risponde alla chiamata.  stato certamente attaccato dai sovietici e, a meno di un miracolo,  stato affondato.
- Questo ci permette di capire le intenzioni dei sovietici?
Simpson scosse la testa. - No, signore. - Si avvicin alla mappa. - Tutti i loro intercettori e le loro batterie SAM dell'Estremo oriente sono in pieno allarme. E tutte le navi sono uscite dai porti...
- Si dirigono verso le nostre forze?
- No, signor presidente. Almeno per ora. Si schierano in quelle che potrebbero essere posizioni difensive. - Sulla cartina comparvero molte linee bianche.
- Be', almeno questa  una buona notizia.
Simpson aggrott la fronte. - Vorrei poterlo dire anch'io, signore. Ma sono le stesse misure che i sovietici adotterebbero se intendessero attaccare. Le loro effettive intenzioni restano dubbie.
- Maledizione. - Il presidente chiuse gli occhi e cominci a massaggiarsi le tempie, cercando di allontanare il mal di testa che stava per sopraggiungergli a causa della tensione. - E da parte dei tuoi, Fran?
Il capo dell'Agenzia per la sicurezza nazionale alz le spalle. - Anche ora, niente di decisivo, signor presidente. Rileviamo un mucchio di comunicazioni tra Vladivostok e Mosca, andata e ritorno. Tutti messaggi flash ad alta priorit, naturalmente. Inoltre  aumentato anche il numero di segnali inviato agli altri comandi militari: alle forze sovietiche della Germania dell'Est, alla flotta del Mare del Nord, a quella del Mar Nero e cos via.
- Ma non ci sono stati cambiamenti del loro stato di allarme?
- Non ancora, signore. - Il capo dell'NSA prese a giocare con la penna. - Almeno, per quanto ne sappiamo noi. Oggi e domani eseguiremo altre rilevazioni con i satelliti per raccogliere ulteriori dati.
- Cristo! - L'irritazione del presidente era chiara e facile a capirsi. E in un certo senso era ingiusta. L'America aveva investito decine di miliardi di dollari nei sistemi elettronici per la raccolta di informazioni, ma nessuna fotografia aerea e nessun satellite Sigint era in grado di leggere nella mente dei capi nemici o di scoprirne le intenzioni recondite.
Ha parlato con il segretario generale, signor presidente? Lo sbuffo del capo dell'Esecutivo si ud in tutta la stanza. - Maledizione, no. Ho cercato di chiamarlo quando  iniziata tutta questa grana. Da Mosca hanno risposto che il segretario generale "non era disponibile, per il momento".
Simpson aggrott di nuovo la fronte. - Perci, o sono confusi come noi, o stanno tutti correndo al pi vicino rifugio nucleare.
- Proprio cos. - Il presidente allontan la sedia dal tavolo e si alz. Sentiva improvvisamente il bisogno di camminare. Si diresse verso la mappa e si sofferm a guardare l'Europa. - Forse dovremmo cominciare a mandare soldati e rifornimenti alla Nato, finch siamo in tempo. Cos facendo, almeno saremmo pronti, se i russi decidessero un'ulteriore escalation del conflitto.
- Temo che per il momento non si possa mettere in atto Reforger, signor presidente. - Il generale Carpenter, capo di stato maggiore dell'aeronautica, parve imbarazzato. "Reforger" era un piano per il trasferimento di uomini e materiale in Europa. Rafforzando la Nato, si sperava che i sovietici rinunciassero ad attaccare su quel fronte. - Non abbiamo i trasporti marini e aerei necessari.
Blake Fowler annu tra s. Il Comando aviotrasporti militari e il Comando trasporti aerei della marina erano gi tesi al limite per appoggiare McLaren in Corea. Tre settimane di operazioni quasi senza scalo avevano lasciato il segno su uomini e mezzi. Tre C-141 e un C-5 erano gi caduti per insufficienza di manutenzione o per stanchezza dell'equipaggio: gli Starlifter in qualche punto indeterminato del Pacifico e il Galaxy a causa di un incidente in California. Gli aeroplani erano sufficienti per rifornire la Corea o per portare rinforzi in Germania. Ma non per tutt'e due le cose.
Il presidente continu a guardare la mappa senza parlare. Poi si gir. - Se i sovietici decidessero di allargare il conflitto, la Nato potrebbe resistere senza le forze del Reforger?
- Probabilmente no, signore. - Simpson scosse la testa. - Almeno, non con le sole armi convenzionali.
Tutti coloro che erano presenti nella Sala situazione tacquero. Senza armi convenzionali, la Nato avrebbe dovuto usare le armi nucleari tattiche per fermare un attacco corazzato contro la Germania occidentale. E tutti sapevano che se si fossero usate le armi nucleari, sarebbe stato impossibile fermarsi a mezza strada. Alle bombe da cinque kiloton contro le colonne di carri armati sarebbe stato inevitabilmente risposto con il lancio di missili balistici da cinquecento kiloton contro le citt.
Fowler vide che il presidente abbassava la testa. Nessuna delle alternative era particolarmente gradevole. O procedere con l'offensiva di McLaren e lasciare indifesa l'Europa, o portare i rinforzi alla Nato e rischiare una sanguinosa posizione di stallo in Corea.
Alla fine il presidente parl. - Non intendo abbandonare i nostri, laggi in Corea. Dobbiamo rischiare, augurandoci che i sovietici non vogliano allargare il conflitto. - Si rivolse a Simpson. - Nel frattempo, ammiraglio, vorrei dar loro qualcosa su cui riflettere. Abbiamo gi schierato i sottomarini portamissili. Che altro possiamo fare?
L'ammiraglio si era gi preparato la risposta a quella domanda, ma le sue parole non furono affatto rassicuranti. Nessuno ama scherzare con le armi nucleari.
QG delle forze dell'Onu, a sud di Taejon
In alto brillavano le stelle, scintillanti come cristalli sullo sfondo del cielo notturno infinitamente nero.
McLaren attendeva e osservava, in silenzio. La punta rovente del suo sigaro brill per un attimo e poi s'indebol quando esal il respiro.
- Generale?
Si volt. Hansen era uscito dalla tenda di comando e la sua sagoma era illuminata dal chiarore proveniente dall'interno.
- Sono arrivati gli ultimi segnali, generale. Tutte le unit sono in posizione e pronte al suo ordine.
- Qualche comunicazione da Washington?
- S, signore. - Hansen sollev il notes, in modo da illuminarlo.
-  del presidente. Solo questo: "Procedere come nel piano. Le nostre preghiere la accompagnino. Buona fortuna e Dio sia con lei". - Il capitano sorrise.
McLaren annu e si tolse di bocca il sigaro. - Ben detto. - Guard l'orologio. - Va bene, Doug. Ordina a tutti i comandi di passare all'esecuzione di Thunderbolt alle cinque in punto.
Hansen salut e rientr nella tenda.
McLaren aspir nuovamente dal sigaro e rimase dov'era. Senza che nessuno lo vedesse nell'oscurit, incroci le dita.
Il Cremlino
Il segretario generale non aveva mai visto una cos profonda preoccupazione sul volto del suo addetto militare. Un'aria davvero insolita, per un uomo nominato eroe dell'Unione Sovietica grazie al coraggio mostrato nel combattere in Afghanistan. - Nuovi problemi, Ivan Antonovic?
Il colonnello annu. - Temo di s, compagno segretario generale. Con il suo permesso. - Gli mostr uno spesso dossier di cuoio.
- Prego. - Il segretario generale bevve lentamente il t, in modo quasi ostentato.
- Ho scelto questo materiale fra gli ultimi rapporti informativi dei satelliti e dei nostri agenti, relativi all'incidente del sommergibile e alla reazione americana. - Il colonnello allarg sulla scrivania del capo del Partito una serie di fogli e di fotografie elaborate con sistemi elettronici.
Il segretario generale pos bruscamente la tazza, rovesciando parte del t sul piattino di porcellana. Aggrott la fronte. - La loro reazione, colonnello? E la nostra reazione a questo proditorio attacco contro un sommergibile in acque internazionali? Certo  pi giusta. - Guard con irritazione l'orologio. - Gi da alcune ore ho chiesto al ministro della Difesa di suggerirmi le possibili misure di ritorsione. E non ne ho pi saputo niente. Perci, non le pare che potrebbe utilizzare meglio il suo tempo cercando di esaudire i miei desideri?
Il colonnello non disse niente, anche se arross. Si limit a porgergli la prima foto dal satellite.
Il segretario trasse un sospiro, pi a proprio beneficio che a quello di altri, e prese la foto. Il suo attach era una brava persona, era fedele e intelligente, e devoto al Partito, ma talvolta era un po' troppo ostinato. Diede un'occhiata alla foto e la lasci cadere negligentemente sul ripiano della scrivania. - E allora? Vedo un molo vuoto. Che c' di tanto importante?
-  la principale base atlantica americana per i sottomarini portamissili, compagno segretario generale. - Gliene mostr un'altra.
- E questa  la loro base del Pacifico, a Bangor nello stato di Washington. Anch'essa  completamente vuota. Un analogo rapporto ci  giunto dalla base Nato di Holy Loch in Scozia. In sostanza, tutti i sottomarini balistici americani in grado di navigare sono adesso partiti: una mobilitazione senza precedenti.
Il segretario generale cominciava a capire i motivi di tanta preoccupazione da parte del suo aiuto. - Vada avanti.
- Inoltre, le nostre ricognizioni indicano che il principali elementi del Comando aereo strategico sono stati portati a uno stato d'allarme pi elevato e che sono stati allontanati dai loro normali settori operativi. Tutte le licenze accordate agli equipaggi dei loro bombardieri sono state cancellate... anche quelle accordate per urgenti motivi familiari.
Il segretario generale cominci a sentirsi i sudori freddi. Gli americani erano impazziti? Prima, un attacco senza provocazione, adesso le minacce di guerra nucleare. Che intenzioni potevano avere? - Ha fatto bene a portare subito alla mia attenzione queste notizie, Ivan Antonovic. Avrebbero gi dovuto comunicarmele certi miei ministri. - Prese il telefono a massima sicurezza posato sulla scrivania.
- Mi passi l'ammiraglio Marenkov.
Marenkov, comandante della marina sovietica, rispose dopo pochi istanti. Dopo il passaggio attraverso una codifica e una ricodifica, la sua voce aveva un tono cavernoso. - S, compagno segretario generale?
- Nelle mia veste di presidente del Consiglio della difesa e di comandante in capo, le ordino di passare immediatamente all'attuazione del piano Santuario. - Con il piano Santuario, tutti i sottomarini balistici sovietici dovevano venire schierati dietro campi di mine subacquee, sommergibili d'attacco e gruppi di aerei e di elicotteri antisommergibili. Una volta al sicuro dietro questo scudo, i sottomarini portamissili sarebbero stati pronti a restituire il colpo, nel caso che gli americani avessero attaccato.
- Comprendo. Entro un'ora, Santuario verr messo in atto.
- Eccellente, Yuri. Intanto le confermer l'ordine per telex. - Il segretario generale pos il telefono e prese un foglio di carta. Verg rapidamente alcune frasi. - Ivan Antonovic, consegni personalmente questo messaggio all'ufficio comunicazioni. Per nessun motivo la sua trasmissione dovr subire ritardi. Chiaro?
Il suo aiuto gli rivolse un cenno d'assenso e prese dalle sue mani l'ordine. Ma pareva leggermente perplesso.
- C'era altro, colonnello?
- S, signore, Ci sono state delle, ehm, voci, sull'attacco contro il nostro sommergibile e sulla sua missione in quelle acque. Forse sono solo chiacchiere oziose, ma se fossero vere... - Il colonnello s'interruppe.
Il segretario generale s'irrigid. Fin dall'inizio della sua carriera politica aveva imparato a non trascurare i pettegolezzi. A volte erano la fonte d'informazioni pi attendibile. - Bene. Mi riferisca di queste "voci".
Mentre il colonnello parlava, la faccia del segretario generale si fece sempre pi cupa. Alla fine parve dimostrare molto pi dei suoi sessant'anni. - Grazie della sincerit, colonnello. Rifletter ancora su quanto mi ha detto. Per il momento, pu andare.
Dopo che l'aiuto se ne fu uscito, il segretario generale prese di nuovo il telefono ad alta sicurezza e fece un'altra telefonata.
16 gennaio. A bordo della Wisconsin, al largo della Corea
L'immagine della telecamera ad alta sensibilit era perfetta. A tal punto che gli ufficiali raccolti attorno ai monitor della sala tiro della Wisconsin riuscivano a distinguere facilmente le trincee singole e le armi pesanti mimetizzate. La ripresa si mosse leggermente quando l'aereo teleguidato di fabbricazione israeliana inizi un nuovo giro.
- Guarda, guarda. Da' un'occhiata a chi c' qui. - Il capitano di corvetta Jason Matthews, ufficiale di tiro, indic un punto sullo schermo.
Il comandante Edward Diaz osserv l'immagine indicata dal suo ufficiale e sorrise. Sul monitor si scorgeva un gruppo di tende generosamente decorate di antenne radio. - Mi pare un simpaticissimo posto di comando, Jas. Qualcuno saprebbe dirmi di che genere?
Matthews sorrise al suo comandante. - Oh, almeno un QG di reggimento. Forse anche di divisione.
- Fantastico. Scegliamolo come primo bersaglio.
Con un cenno d'assenso, Matthews si accost al computer balistico della nave. Il marinaio seduto al terminale gli rivolse un cenno d'assenso e fece correre le dita sui tasti, mentre l'ufficiale gli dava gli ordini. Dopo qualche secondo, Matthews guard Diaz. - Bersaglio agganciato, comandante. Pezzi pronti a sparare al tuo segnale.
Diaz guard l'orologio. Le 3,59. Ancora un minuto. Scosse la testa, dispiaciuto. - Diavolo, non sono mai stato capace di aspettare. Spara, Jas.
Matthews schiacci il pulsante; i nove cannoni della Wisconsin ruggirono, scagliando contro la costa nordcoreana proiettili che viaggiavano a 800 metri al secondo.
Gli uomini a bordo della corazzata continuarono a osservare gli schermi, in attesa che l'aereo ricognitore mostrasse loro il punto colpito. Occorsero 48 secondi perch le nove cariche di esplosivo ad alto potenziale superassero le venti miglia nautiche che separavano la corazzata dai suoi bersagli.
- Dio santo! - Matthews non riusc a nascondere la soddisfazione, quando gli schermi mostrarono il fumo e la polvere che s'innalzavano attorno al quartier generale nordcoreano. Allorch il fumo si dirad, si pot scorgere solo una serie di crateri posti l'uno accanto all'altro. Per un raggio di duecento metri attorno al bersaglio, tutti gli alberi erano stati abbattuti. - Un gruppo di alti ufficiali nordcoreani in meno!
Diaz era intimorito dalla distruzione causata dalla sua nave. Quella era la guerra autentica, non un semplice tiro di addestramento. Poi si riprese. - Ufficiale di tiro! Colpisci gli altri bersagli preprogrammati. Fuoco a volont.
- S, comandante.
Il comandante della Wisconsin continu a guardare i monitor mentre i suoi cannoni distruggevano sistematicamente le difese costiere nordcoreane, i magazzini militari, le postazioni di artiglieria. Sorrise. Era un vero peccato che nel raggio di cento chilometri non ci fosse alcun marine ad approfittare dei varchi che aveva aperti nelle difese costiere della Corea del Nord.
I comunisti potevano credere che l'attacco giungesse dall'ovest, ma si sbagliavano. Il colpo decisivo di McLaren sarebbe giunto dall'est, dalle aspre montagne della Corea. I nordcoreani stavano per cadere in un raggiro.
4 Reggimento, 3a Divisione marine, Masan, Corea del Sud
Il colonnello Tad Lassky dei marine era felice. I suoi tre battaglioni avevano gi percorso pi di dieci chilometri nelle sette ore dall'inizio dell'attacco, e avevano incontrato una resistenza sporadica, e a volte anche nulla. Da quel sentiva nelle comunicazioni con il comando, un'analoga avanzata era riferita da tutte le altre nove divisioni americane e sudcoreane che partecipavano al contrattacco. Una volta tanto, i servizi di informazione avevano detto il vero. Gran parte delle migliori unit nordcoreane era bloccata dal durissimo combattimento attorno a Taejon, o si trovava lungo la costa. Le forze schierate in difesa del fianco orientale erano troppo esigue per poter offrire un'adeguata resistenza.
- Colonnello, c' in linea il Secondo battaglione.
Lassky afferr il radiotelefono. - Papa Fox Quattro Sei a Fox Quattro Cinque. Parla, Bill.
Dal ricevitore gli giunse la voce roca del colonnello William Kruger. - Siamo arrivati a un piccolo villaggio. I ricognitori hanno riferito un po' di movimento, qui, nella mattinata. Dobbiamo girargli attorno o prenderlo con le cattive?
Prima di rispondere, Lassky consult la cartina. - Ripulite il villaggio, Fox Quattro Cinque. Avremo bisogno della strada per i rifornimenti.
- Va bene, Fox Quattro Sei.  come se fosse gi fatto.
Lassky sorrise nel sentir parlare Kruger con tanta sicurezza. La condivideva anche lui. La Terza divisione era in Corea da pi di due settimane, chiusa in campi isolati, e per tutto il tempo era rimasta in attesa di quel momento. Ora che McLaren aveva sciolto loro la briglia, il maggiore generale Pittman e i suoi comandanti di reggimento non volevano perdere l'occasione.
2 Battaglione, 4 Reggimento marine
Con un gesto del braccio, Kruger diede il segnale dell'azione alle sue prime tre compagnie di fucilieri. I marine in tuta mimetica bianca si schierarono in linea di combattimento sulle risaie gelate e cominciarono ad avanzare verso il piccolo gruppo di case, ad alcune centinaia di metri di distanza. Lui e il suo gruppo di comando scesero a loro volta dalla strada e li seguirono, camminando con attenzione sul ghiaccio coperto di neve. Per il comandante del Secondo battaglione, anche gli ufficiali dovevano recarsi in prima linea.
Tutto rimase tranquillo finch i marine non giunsero a duecento metri dal villaggio. A quel punto i difensori comunisti si scatenarono.
Kruger si gett a terra non appena le mitragliatrici e i fucili automatici dei nordcoreani aprirono il fuoco da posizioni nascoste tra le case, scavando fori nei campi e abbattendo gli americani che non avevano i riflessi abbastanza pronti. Kruger sollev la testa per controllare la situazione. Gran parte dei suoi uomini era al coperto dietro gli argini delle risaie, ma alcuni erano stesi all'aperto e non si muovevano.
Karummphh. Il terreno trem leggermente quando una piccola esplosione sollev terra e neve dietro i marine stesi al suolo. Karummphh. Un'altra esplosione, pi vicino. I nordcoreani tiravano colpi di mortaio leggero contro i suoi soldati inchiodati a terra. Kruger lanci un'imprecazione e raggiunse l'aviatore dei marine assegnato al suo battaglione come controllore di volo. Lo tocc sulla spalla e chiese: - Allora, tenente, credi di riuscire a farci avere un po' di appoggio aereo, con quella tua radio?
Il tenente alz la testa e sput la neve che gli era finita sulle labbra. - Posso sempre provare, colonnello.
- Allora, prova a farlo, figliolo. Altrimenti, non so come usciremo di qui.
Tutt'e due gli uomini si gettarono a terra quando un colpo di mortaio scoppi dietro di loro, coprendoli di terra. Qualcun altro fu meno fortunato. Kruger vide uno dei suoi sergenti, riverso su un argine. Lo scoppio gli aveva portato via la gamba destra.
- Top Dog Uno, qui Papa Fox Tre Uno, passo.
Kruger strisci fino al suo addetto radio. - Fox Quattro Cinque ad Alpha Cinque Due. Ho una missione di bombardamento, passo.
L'ufficiale che comandava gli otto mortai da 81 mm del Secondo battaglione rispose immediatamente. - Pronti a fare fuoco, Fox Quattro Cinque.
- Bene. - Kruger si abbass ancor di pi nel sentire le raffiche di una mitragliatrice nordcoreana, che gli passavano sopra la testa. - Mi serve una salva fumogena incendiaria. Coordinate YD 845122. Sparate tra... - guard il controllore di volo e vide che il giovane gli mostrava due dita - ... tra due minuti.
Fece ritorno al gruppo di uomini accanto al giovane aviatore. Attorno a lui, i marine cominciavano a rispondere al fuoco nemico. Ancora un minuto. Trasse un profondo respiro e grid: - Bene, ragazzi. Tra poco arrivano i nostri amici dell'aria. Segnalate la vostra posizione! Usate fumo rosso!
Qualche istante pi tardi, dai candelotti fumogeni lanciati dai plotoni cominciarono a levarsi colonne di fumo. Si mescolarono fino a formare un'unica cortina che permetteva di individuare dall'aria la posizione del battaglione.
Con un ruggito, quattro Harrier dalle ali tozze comparvero nel cielo: volavano in coppia ed erano diretti verso le posizioni nordcoreane. Nell'impennarsi e nel virare a destra, ogni aereo lanci sul villaggio sedici piccoli oggetti dotati di pinne: bombe Mark 82 da 225 kg. Colpirono con una serie interminabile di esplosioni bianche come la luce del sole.
Tra le macerie delle case si scorse il lampo di altre esplosioni. I mortai del battaglione si erano uniti al tiro: bianchi proiettili al fosforo che avevano un duplice scopo. Bruciare il nemico e innalzare un'accecante cortina di fumo.
- Marine! - Kruger balz in piedi, con in mano l'M16. In tutto il campo gli elmetti si voltarono verso di lui. Sal su un argine e tese il braccio verso il villaggio che bruciava entro una cappa grigia.
- Avanti!
Urrah! I marine scandirono con voce gutturale il loro grido di battaglia e corsero verso le posizioni nordcoreane, facendo fuoco mentre avanzavano. Kruger corse con loro.
Per eliminare i nemici dal villaggio occorsero quindici minuti di combattimenti duri e sanguinosi. Ma alla fine di quei minuti la strada era libera e sicura.
QG della 17a Divisione, a nord di Ansong
Il maggiore Park Dae-Hwan guardava con soddisfazione la carneficina attorno a lui. L'attacco era stato improvviso, inatteso e feroce: in una parola sola, perfetto. L'accampamento mimetizzato era coperto di morti, alcuni in uniforme, altri nel sacco a pelo o nudi nella neve. Molti dei nordcoreani erano stati falciati nel primo minuto. Pochi avevano avuto il tempo di imbracciare le armi.
Sorrise. I comunisti avevano mimetizzato bene il loro quartier generale, nascondendone le tende, i veicoli corazzati e le attrezzature radio fra gli alti pini di una piccola foresta. Sarebbe stato quasi impossibile scorgerlo dall'aria. Naturalmente, l'abbondante copertura aveva permesso al suo gruppo delle forze speciali sudcoreane di arrivare fino al perimetro del campo senza essere visto.
Park infil un nuovo caricatore nel suo CAR-15 e si mise l'arma in spalla. Poi fischi per chiamare a raccolta i suoi berretti neri. Avevano perso fin troppo tempo, inattivi laggi. Lui e la sua squadra erano stati portati con l'elicottero dietro le linee nemiche due giorni prima, in attesa del momento dell'attacco. Adesso avevano altro lavoro da compiere. Lungo quella strada, i comunisti avevano un'intera rete di depositi, automezzi e posti di guardia. Park intendeva distruggerli. Signore! - Il sergente Kwon veniva verso di lui, e sollevava la mano per mostrargli qualcosa. Park si ricord di averlo visto intento a tagliare qualcosa dall'uniforme di uno degli ufficiali nordcoreani. Kwon si ferm davanti a lui, gli rivolse il saluto e gli mostr un pezzo di stoffa. - Un ricordo per la sua collezione, maggiore. - Il sergente sorrideva.
Park prese il pezzo di stoffa rigida e lo fiss. Una spallina con una stella. Le insegne di un maggiore generale dell'esercito del popolo. Annu, soddisfatto. Una delle sei divisioni che avrebbero dovuto fermare l'attacco del generale McLaren aveva perso il comandante e l'intero stato maggiore.
Infil in tasca la spallina del defunto generale e lasci l'accampamento. I suoi uomini lo seguirono in fila indiana. Li attendeva una lunga marcia, prima di giungere al loro successivo obiettivo.
1a Brigata, 10a Divisione, Statale 4, a sud di Uch'on
- Cannoniere! Saboti Carro a ore dieci! - Il capitano sudcoreano vide che la torretta dell'M-48 girava a sinistra; attese.
- Pronto!
- Fuoco! - Il carro armato rincul, quando il suo 105 mm spar con un forte ruggito. La torretta si riemp di fumo acre allorch venne espulso il bossolo usato. Intanto, il cannoniere si affrettava a infilare un'altra carica anticarro. Ma non ce ne fu bisogno.
Il loro bersaglio, un T-55, era fermo sulla massicciata della strada ed era avvolto dalle fiamme. Quindici altri erano sparsi sulle risaie gelate, distrutti e incendiati. Il battaglione corazzato nordcoreano che aveva cercato di contrattaccare era stato spazzato via: era stato sorpreso sul terreno aperto da venti carri sudcoreani nascosti dietro la strada. Un solo M-48 era stato messo fuori combattimento: un proiettile comunista gli aveva squarciato la torretta.
Il capitano apr il portello e si affacci dalla torretta, respirando a pieni polmoni l'aria esterna. Anche se l'intero scontro era durato solo cinque minuti, era esausto a causa della combinazione di fatica fisica, di paura e dell'intensa concentrazione che serviva in battaglia.
Dalla cuffia gli giunse la voce del suo comandante di brigata. - A tutte le unit. Continuare l'avanzata a scaglioni. L'obiettivo della divisione  adesso Uch'on.
Il comandante dell'M-48 socchiuse le palpebre per guardare il sole del tardo pomeriggio. Il villaggio di Uch'on si trovava a undici chilometri di distanza. Forse sarebbero riusciti ad arrivare laggi prima che facesse buio. Se ci fossero riusciti, le unit di punta della divisione si sarebbero trovate a pi di trenta chilometri da quella che fino al giorno prima era la linea principale di resistenza dei nordcoreani.
Thunderbolt aveva sfondato.
QG del 2 Corpo d'armata, a nord di Taejon
I due generali erano fermi sotto un grande albero. Entrambi indossavano abiti pesanti per ripararsi dal freddo.
A sud della loro posizione, il profilo delle macerie di Taejon era illuminato da centinaia di incendi e il fumo che si alzava dalla citt sporcava il cielo di una macchia nera e opaca. A quella distanza, i rumori della battaglia giungevano ovattati, e si udiva solo un leggero crepitio di armi di piccolo calibro e il tonfo sordo delle salve d'artiglieria.
Il colonnello generale Cho Hyun-Jae fece una smorfia. - Ho paura Chyong, che siamo sull'orlo del disastro. Hai sentito i rapporti?
Il tenente generale Chyong annu. Avevano cominciato a raccogliere fin dal mattino i frammenti di trasmissioni. Per prima era giunta la notizia di una possibile invasione con mezzi anfibi, sulla costa nei pressi di Seul. Poi, i rapporti di una massiccia offensiva proveniente dalle montagne dell'est. Tutte le comunicazioni erano frammentarie: colpa delle interferenze radio degli americani. Non c'era niente di certo.
Chyong studi attentamente il suo superiore. - Ci sono altre notizie?
Cho alz leggermente le spalle. - Nessuna. Ho inviato portamessaggi a tutte le divisioni, con l'ordine di farmi avere i particolari. Nessuno  ritornato. - Scosse la testa. - Il mio servizio di sicurezza afferma che la campagna dietro di noi pullula di assassini del Sud; ho quindi il timore che le mie staffette siano state intercettate. - Si pass un dito sulla gola.
- Probabilmente.
Cho si guard le mani. - In ogni caso, la nostra linea di condotta  chiara. Dobbiamo spostare le nostre forze verso il Nord per far fronte a questo attacco nemico. Gli americani non debbono spezzare le nostre linee di comunicazione. Dobbiamo contrattaccare. - Distolse lo sguardo dallo spettacolo di Taejon che bruciava. - Mi occorrono due delle tue migliori divisioni, Chyong, e altre due del Quarto corpo d'armata. Inoltre mi occorrono due dei tre reggimenti corazzati che appoggiano il tuo attacco.
Chyong aggrott la fronte. Dopo le requisizioni di Cho, il suo corpo d'armata sarebbe rimasto come una tigre senza denti, incapace di catturare la citt. E c'erano altri problemi che non si potevano ignorare. - Le mie forze sono a tua disposizione, compagno. Ma le mie perdite sono state molto alte. Anche le mie migliori unit sono ridotte alla met dei loro effettivi. - Si avvicin. - Peggio ancora, le nostre scorte sono estremamente ridotte: cibo, munizioni, carburante, tutto. Pu darsi che il carburante non ti sia neppure sufficiente per arrivare alla zona attaccata dagli americani.
Cho strinse le labbra, con irritazione. - Conosco i tuoi problemi di rifornimento, compagno. Li conosco! - Respir, cercando di rilassarsi. - Pyongyang mi ha assicurato che le colonne della sussistenza si stanno gi muovendo verso il Sud in questo momento. I tuoi carri armati avranno il carburante. Te lo prometto.
Ma lo stesso Cho non pareva molto sicuro che Pyongyang fosse in grado di mantenere la promessa.
Volo Phoenix, sulla Statale 23, a nord di Soksong
Il maggiore Chon guard il paesaggio buio e coperto di colline che scorreva 150 metri pi in basso. La luna era sorta da un'ora e illuminava il terreno a sufficienza per lui. Si osserv rapidamente alle spalle e poi torn a guardare avanti. Gli altri tre A-10 del suo volo erano in posizione e lo seguivano.
Sorrise sotto la maschera a ossigeno. Tecnicamente, gli A-10 non erano aerei per il volo notturno, ma l'alto comando aveva gettato nella controffensiva tutte le forze di cui disponeva. Gli ordini erano chiari: tenere i nordcoreani sotto pressione ventiquattr'ore su ventiquattro. E se questo comportava di correre dei rischi imprevisti, Chon voleva che quei rischi portassero anche dei risultati.
Il loro obiettivo era questa volta un convoglio nordcoreano che era stato avvistato nel tardo pomeriggio da un aereo per la fotoricognizione RF-5A. Anche se i camion nordcoreani erano stati accuratamente mimetizzati e nascosti tra gli alberi, i motori ancora caldi si erano visti perfettamente sulla pellicola a infrarossi. Il servizio di informazione riteneva che i comunisti si muovessero solo di notte per evitare di essere visti.
Chon aveva ricevuto immediatamente l'ordine di decollare: si cercava in tutti i modi di impedire l'arrivo di rifornimenti alla zona di Taejon.
- Volo Phoenix, qui Vud, passo - gli disse una voce tranquilla, dagli auricolari. Era il segnale da lui atteso. "Vud" era un aeroplano da ricognizione, un lento OV-10D Bronco. Aveva le telecamere a bassa luminosit e i sensori termici che mancavano all'aereo di Chon ed era partito al tramonto, un'ora prima. Il contatto radio significava che gli A-10 si avvicinavano all'area pi probabile.
- Volo Phoenix, posizione Alpha Xray 4737, passo.
Non c'era bisogno che il ricognitore gli dicesse che cosa c'era in quella posizione. Chon guard la cartina attaccata con il nastro adesivo alle sue ginocchia ed effettu mentalmente alcuni calcoli. Gli strumenti di volo dell'A-10 erano abbastanza rudimentali; gran parte della navigazione spettava ancora al pilota.
- Ricevuto, Vud. Tempo previsto d'arrivo, tre minuti. - Chon fece scattare tre volte le luci di rullaggio per avvertire i suoi compagni e vir leggermente a destra. Quando fu sulla rotta voluta, si diede di nuovo un'occhiata alle spalle. Gli altri A-10 erano ancora con lui.
Controll il quadro delle armi, poi torn a guardare la cartina. Il terreno era ancora coperto di colline; tra le due alture principali si snodava una strada. Il modo migliore per accostarsi era quello di arrivare sulla strada di fianco, muovendosi da est a ovest, ma occorreva fare molta attenzione, per non piantarsi in un monte a gran velocit.
Schiacci il pulsante di comunicazione. - Volo Phoenix, qui Capo Phoenix. Attacco standard da est. Vud, tempo di arrivo un minuto.
Il pilota del ricognitore rispose immediatamente. - Ricevuto, Phoenix. Pronto a illuminare al vostro ordine.
Chon rispose con due scatti del microfono e lampeggi di nuovo verso i compagni. Effettu una stretta virata a sinistra, sapendo che il suo compagno di volo, capitano Lee, lo avrebbe seguito. Guard a destra e vide che l'altra coppia di aerei si allontanava verso nord.
Scorse la strada: una sottile linea scura in mezzo a un paesaggio irregolare grigio e bianco. - Vud, qui Capo Phoenix. Adesso!
Chon tenne gli occhi sulla superficie della strada. Anche cos, la luce bianca e intensissima dei razzi illuminanti lanciati dall'OV-10 lo abbagli. Non era facile vedere, con quella luce forte e guizzante. Cho batt gli occhi, cercando qualche forma regolare sotto di lui.
Eccola.
Una fila di ombre rettangolari, che si muovevano in colonna.
Chon spost il pollice sul pulsante del cannoncino e si gett in picchiata verso la strada.
Sulla Statale 23
I razzi illuminanti potevano significare una cosa sola. Il disastro.
- Lasciate la strada! Disperdetevi! - grid per radio il maggiore Roh In-Hak; poi si sporse dal finestrino del suo camion. Agit freneticamente le braccia, per indicare agli autisti dietro di lui di lasciare la carreggiata. Ma quasi tutti si limitarono a guardarlo senza capire.
Ormai era tardi. Roh sent un forte sibilo e guard in alto, dietro di s. Due sagome scure, a forma di croce, piombavano gi dal cielo... dirette verso di lui. La morte alata.
In preda al panico, il maggiore si gett dal camion. Rotol lungo una ripida massicciata e urt malamente contro l'argine di una risaia coperta di ghiaccio. Rimase immobile, ansimante.
Sollev la testa verso il suo camion, che continuava a muoversi, nel momento in cui il primo aereo faceva fuoco. La parte anteriore del velivolo fu illuminata da un lampo di luce ancor pi chiara di quella dei razzi che continuavano a splendere nel cielo, e una scia di fuoco lacer la superficie della strada, davanti all'autocarro. Poi sal verso il veicolo, non appena il pilota corresse la mira.
Il maggiore nordcoreano seppell la faccia nel terreno; il camion esplose, scagliando tutt'intorno un'immensa fiammata rosso-arancio. Trasportava munizioni d'artiglieria per i grossi calibri che bombardavano Taejon. Il suo autista, naturalmente, era morto.
Ci furono altre esplosioni che scossero il terreno e illuminarono i due versanti della stretta valle in cui si trovava Roh. Il maggiore si schiacci a terra, mentre tutt'intorno volavano le schegge, e cerc di non pensare alle grida che si mescolavano al ruggito dei jet e al tuono dei cannoncini mitragliatori ad alta velocit degli aerei.
Il rumore diminu d'intensit e poi scomparve. Gli aeroplani nemici avevano terminato il mitragliamento.
Roh sollev la testa, con cautela, e poi si alz. Corse verso il resto della colonna per controllare i danni e trasse un respiro di sollievo. Solo i primi tre camion erano stati colpiti: tutt'e tre portavano munizioni o vettovaglie. Le importantissime autobotti con il carburante per i carri armati erano ancora intatte.
Ma erano intrappolate su quella strada. I suoi veicoli non potevano allontanarsi, sul terreno accidentato. E Roh sapeva che i piloti nemici sarebbero ritornati, per terminare il lavoro che avevano iniziato. Pass da un camion all'altro, battendo sulle portiere e gridando: - Uscite! La scorta prenda posizione fra gli alberi! Liberate i carri della contraerea!
Le difese contraeree della colonna erano alquanto misere. Tutte le unit mobili erano affluite al fronte. Di conseguenza, Roh aveva soltanto alcuni cannoncini di fabbricazione nordcoreana, armi poco maneggevoli da 37 mm, montate precariamente su autocarri scoperti, e una manciata di SAM SA-7 con tubo a spalla, in dotazione alla piccola scorta di fanteria. Sapeva che non sarebbero stati sufficienti.
Nel sentire il ruggito dei jet che facevano ritorno, Roh fugg di corsa dalla strada.
Volo Phoenix
Chon fece una stretta virata a destra per ritornare sul convoglio e arm le bombe a grappolo. Le avrebbe sganciate tutte in un solo passaggio, e non ci sarebbe stato il tempo di farne un secondo.
- Volo Phoenix, qui Capo Phoenix. Attaccare a scaglioni.
Alcuni scatti dei microfoni gli diedero il Ricevuto e Chon torn a concentrarsi sul proprio volo. Altri bengala si accesero davanti a lui, illuminando il territorio accidentato, e il maggiore port l'A-10 a una quota leggermente pi alta per evitare la cima di un colle.
Quando super la vetta coperta di alberi, Chon vide passare accanto a lui quella che sembrava una nube di lucciole, accompagnata da scie di luce. Proiettili traccianti. Cerc di non rabbrividire. L'A-10 era corazzato, ma nessun pilota dotato di un barlume di ragione si affidava solo alla corazza per proteggere il suo apparecchio. Lui era gi stato abbattuto una volta dalla contraerea nemica e non voleva ripetere quell'esperienza.
Chon mise sull'automatico il lanciarazzi e regol l'HUD per colpire con una bomba a grappolo la strada che ormai si avvicinava rapidamente.
Una concentrazione di traccianti richiam la sua attenzione. Socchiuse gli occhi. Venivano da una sorta di veicolo contraereo, e Chon prov la tentazione di dargli una rapida mitragliata, una volta terminato il passaggio. Ma non cedette alla tentazione. Era poco saggio attaccare le difese gi in allarme. La sua missione consisteva nel distruggere quel che esse cercavano di difendere. Allung la mano verso il pulsante di sgancio delle bombe.
Sulla Statale 23
Roh ordin agli uomini accanto a lui di sparare e, puramente per dare l'esempio, scaric la pistola contro le forme scure che passavano nel cielo. Alla luce dei suoi veicoli incendiati, vedeva chiaramente la loro parte inferiore.
Quando il percussore batt a vuoto, il nordcoreano imprec. Aveva riconosciuto gli assalitori. Erano A-10 americani, e sparare con la pistola contro di loro era come sparare contro un carro armato. Ciascuno, nel passaggio, lasciava dietro di s una scia di razzi incandescenti.
La sua colonna immobilizzata scomparve in una serie accecante di esplosioni. Centinaia di lampi scossero la fila di veicoli, ora abbandonati dai conducenti, ed esplosero sulle risaie gelate, ai due lati della strada. Un gruppo di palle di fuoco che si levavano nell'aria, bianche come fornaci, gli rivel che le autocisterne attese a Taejon non c'erano pi.
Momentaneamente accecato, Roh batt le palpebre e distolse gli occhi dalle fiamme, cercando di distinguere gli aerei americani che si allontanavano dalla scena della loro vittoria. Con soddisfazione vide che alcuni dei suoi uomini continuavano a sparare contro il nemico.
Un SAM si innalz nel cielo, all'inseguimento di uno dei jet che si allontanavano. Roh lo incit in silenzio, sperando che i suoi uomini potessero ottenere almeno un piccolo successo con l'abbattimento di un aeroplano. Ma il razzo, dopo qualche istante, lasci la sua rotta per rincorrere uno dei bengala invece del velivolo nemico. Con un'imprecazione di rabbia, il maggiore scagli la pistola nella neve.
A duecento metri da lui, la scena infernale lungo l'autostrada divenne pienamente visibile quando la polvere e il fumo si diradarono. Quasi tutti gli autocarri erano stati lacerati dalle schegge o dall'esplosione diretta di qualche bomba. E almeno met della colonna era in fiamme. Roh fiss i camion e aggrott la fronte, cercando di ricordare quali portavano le munizioni.
Un istante pi tardi, glielo ramment una forte esplosione.
La Prima forza d'urto avrebbe dovuto fare a meno dei rifornimenti.
17 gennaio. Base avionavale, Vladivostok, RSFSR
Il sole dell'alba gettava ombre lunghe e taglienti sull'intera base e scintillava sulla neve accumulata accanto alle piste. A una a una, le lampade ad arco che avevano illuminato il campo di volo si spegnevano: non c'era pi bisogno di trasformare la notte in giorno.
L'ufficiale sovietico addetto alle armi pesanti sbadigli e si stir, cercando di eliminare un doloroso torcicollo. Poi si ferm a fissare con meraviglia lo spettacolo che si era improvvisamente aperto davanti ai suoi occhi. Era ancora buio quando era atterrato l'ultimo reggimento di bombardieri proveniente dalla flotta del Mare del Nord, e lui era talmente occupato che non aveva prestato attenzione agli aerei.
Ma adesso era impossibile non guardarli. In precedenza, l'ufficiale non aveva mai visto la base cos affollata. Quasi sessanta bombardieri bimotori Backfire erano fermi sul campo: alcuni a contatto d'ala, altri coperti di teloni protettivi. Tutti i suoi armieri erano attorno agli aerei, occupati a installare sotto le ali i missili anti-navi AS-4 Kitchen.
Guard l'orologio. Eccellente. I suoi uomini avrebbero finito di armare e di rifornire i Backfire prima del termine fissato dal generale. E a quel punto le portaerei americane che navigavano con tanta arroganza attorno alla Corea del Sud avrebbero dovuto abbassare la cresta.
Mar del Giappone
Il Gruppo d'azione di superficie Uno della marina sovietica faceva rotta a sudovest a venti nodi, in condizioni di mare relativamente calme e sotto un cielo sereno. Il massiccio incrociatore Frunze, della classe Kirov, occupava il centro, ed era affiancato da due vecchi incrociatori lanciamissili e da due moderni cacciatorpediniere della classe Sovremenny. Altri incrociatori, caccia e fregate circondavano la forza d'attacco di superficie e costituivano un fitto schermo difensivo contro i sommergibili e contro gli attacchi aerei.
Tre squadriglie di aerei da combattimento - due di MiG-23 e una di MiG-29 - volavano ininterrottamente sulla formazione, sostituiti con regolarit da nuovi aerei inviati dalle basi di Vladivostok e dall'isola di Etorofu. Tutti attendevano ansiosamente l'ordine di colpire qualche forza aerea americana in avvicinamento.
Il Gruppo Uno era a sole venti ore dal vitale stretto di Tsushima.
A bordo della Constellation, al largo della costa coreana
Brown fiss con irritazione le foto trasmesse dal satellite. - Quando sono state scattate?
Il capitano Ross, il suo capo del servizio informazioni, controll l'orologio. - Circa un'ora fa, ammiraglio.
- Cristo, Sam, questo  casino davvero grosso.
Ross annu. Agendo insieme, lo stormo di bombardieri sovietico e il Gruppo d'azione navale che stava arrivando potevano chiudere la Constellation e la Nimitz in una bruttissima tenaglia.
Brown pass le foto al suo capo di stato maggiore e incroci le mani dietro la schiena. - Qualche informazione politica sulle loro intenzioni?
- No, ammiraglio. Da Mosca, ancora nessuna parola.
Brown imprec e cominci a camminare avanti e indietro lungo la sala tattica. Ross e il capo di stato maggiore lo seguirono. - Bene, ragazzi. Ecco come la vedo io. Forse i sovietici vogliono soltanto intimorirci. Forse sperano di farci rinunciare alle nostre missioni aeree in appoggio della fanteria... - L'ammiraglio si volt e prese a camminare nella direzione inversa. - Ma non possiamo correre il rischio. Dobbiamo presumere che abbiano intenzioni ostili.
- Certo, signore.
Brown si ferm davanti allo schermo che mostrava la carta geografica della zona. - Bene, signori. Ecco come ci comporteremo. - S'interruppe per un istante; poi prosegu: - Con effetto immediato, anche noi faremo rotta per lo stretto di Tsushima... per arrivarci in anticipo rispetto a quella maledetta task force russa. Nel frattempo, sospendete ogni missione di appoggio a terra. Dite al comandante degli stormi aerei di ordinare ai suoi uomini un turno obbligatorio di riposo di otto ore. Nel frattempo, preparate tutti gli aerei per una missione contro una squadra navale. Dovranno essere pronti a partire al mio ordine. - Guard la mappa tattica. - Quanto occorrer, perch quei bastardi entrino nella zona di esclusione di trecento miglia?
- Ventiquattr'ore, ammiraglio.
Brown fece una smorfia. - Allora, sospetto che saranno le ventiquattr'ore pi lunghe della nostra vita, signori. Manteniamo la vigilanza.
L'ammiraglio rimase nella sala tattica, mentre i suoi due ufficiali uscivano per comunicare gli ordini. Sotto i suoi piedi, Brown sent che la Constellation virava per assumere la nuova rotta verso sud. Verso lo stretto di Tsushima e l'appuntamento con le navi sovietiche.
QG mobile delle forze Onu, nei pressi di Ansong
Il veicolo di comando M-577 s'inclin nel prendere una curva ad alta velocit. McLaren era in piedi, nella torretta del comandante, e si teneva agli appigli per proteggersi da quell'andatura spaccaossa. Dal punto in cui si trovava, poteva vedere l'intera colonna del suo QG che si dirigeva a ovest, lungo la strada tortuosa. Per sicurezza, i carri armati e i trasporti truppe erano posizionati in testa e in coda alla colonna, le roulotte del comando erano in centro, mescolate fra i camion, e una squadra di elicotteri da combattimento volava sull'intero convoglio, che era lungo pi di un chilometro e mezzo.
La colonna rallent nel passare tra le rovine fumanti di una piccola citt. I campi coperti di neve, attorno al villaggio, erano punteggiati di cadaveri e di veicoli distrutti. In gran parte erano nordcoreani. Ma molti di essi non lo erano.
L'M-577 sobbalz quando i suoi cingoli incontrarono una buca solo parzialmente coperta; poi fece un'altra curva, e rallent nel passare accanto a una colonna di uomini a piedi, diretta a est: PM sudcoreani sorridenti che custodivano prigionieri dallo sguardo ancora pieno di stupore. I PM salutarono McLaren quando riconobbero il veicolo del comando, e il generale restitu loro il saluto, sorridendo a sua volta.
I prigionieri erano la testimonianza del successo di Thunderbolt. Fino a quel momento, i nordcoreani avevano sempre combattuto fanaticamente: molte volte fino all'ultimo uomo. Adesso le cose cambiavano. Cominciavano ad arrendersi, e a volte si arrendevano in massa. McLaren sentiva che la fortuna stava girando in suo favore.
Ma le testimonianze del suo successo non terminavano l. Il servizio informazioni riteneva che i suoi soldati avessero sconfitto quattro divisioni di fanteria nordcoreane nelle trentasei ore dall'inizio dell'attacco. Altre divisioni erano state colpite cos pesantemente da essere ormai giudicate incapaci di combattere.
Meglio ancora, le punte corazzate di McLaren avevano gi percorso cinquanta chilometri senza che i nordcoreani riuscissero ad allestire un contrattacco valido. Molte delle loro migliori divisioni erano bloccate a Taejon e non potevano - o non volevano - sganciarsi dal nemico e dirigersi a nord. Senza quelle divisioni, i nordcoreani non erano in grado di fermare le forze di McLaren prima che queste raggiungessero il mare. E con altre quarantott'ore di avanzata a rotta di collo, McLaren era certo di avere in pugno la vittoria.
Poi scorse un T-62 sovietico fermo sul margine della strada e il sorriso gli spar dalle labbra. I russi erano il fattore imponderabile: il gorilla da trecento chili che poteva arrivare all'ultimo minuto e fracassare tutto.
Aveva letto i rapporti. I russi avevano messo in mare una grande task force. I loro bombardieri erano in pieno allarme. E carri armati di prima classe e divisioni motorizzate di fanteria si ammassavano nei pressi della frontiera nordcoreana. McLaren scosse la testa. I sovietici erano davvero pronti a entrare in conflitto con gli Stati Uniti per i loro amichetti della Corea del Nord?
Dio, sperava di no. Quella guerra era gi abbastanza brutta.
La colonna continu ad avanzare verso ovest, verso il Mar Giallo, e McLaren avanz con essa, in silenzio. Studiava le sue possibili mosse nel caso che la Guerra fredda si fosse improvvisamente incendiata.
42
 Decisioni
18 gennaio. Pechino
Il premier della Repubblica popolare cinese osserv attentamente i colleghi e cerc di nascondere il proprio divertimento: come da lui previsto, il dibattito del Politburo prendeva la solita piega. La mezza et ormai inoltrata gli aveva dato un prospettiva non offuscata da sentimenti e da ottimismi sulla natura umana, ma tuttora si stupiva nel riscontrare che tra i capi pi saggi e pi carichi di esperienza della Cina potesse sussistere un disaccordo tanto forte - e tanto prevedibile - su un cos elevato numero di argomenti.
Onestamente, per, il premier doveva ammettere che la questione oggi esaminata dal Politburo era molto importante, degna di una discussione attenta e approfondita. Comunque, il tempo ormai premeva, mentre quegli uomini continuavano a ripetere le solite vecchie frasi. Entro poche ore, le flotte americana e sovietica si sarebbero prese a cannonate. Una guerra nel Mar del Giappone avrebbe potuto coinvolgere in pochi minuti l'intero mondo. E quegli uomini continuavano a parlare.
I "duri", i comunisti arciconservatori, erano i pi prevedibili e i pi ciarlieri. Il loro capo, Do Zhenping, segretario generale del Partito, era il pi vecchio ideologo cinese, l'ultimo veterano della Lunga Marcia. Le sue parole avevano peso. - Perch prestarci agli intrighi degli americani? Se agiremo come suggerito da loro, contribuiremo a far finire la guerra... ma a farla finire a loro favore! Che cosa ci guadagniamo?
- Come? La risposta dovrebbe essere ovvia, compagno segretario generale - fu pronto a rispondere Liu Gendong. Come ministro del Commercio e come uno dei pi giovani membri del Politburo, era il capo della sua ala progressista. Il suo primogenito era in quel momento in America, nell'ambito di un programma di scambio di studenti, e seguiva i corsi di fisica nucleare al California Institute of technology. Fin dal suo arrivo a Pechino quella mattina, Liu era emerso come il pi forte sostenitore della proposta americana.
Alz le mani. - Le concessioni economiche e tecnologiche che gli americani ci hanno offerto porteranno enormi benefici a tutti i settori della nostra economia. E gli accordi commerciali con la Corea del Sud non sono che un trampolino di lancio. Il Giappone non potr rimanere ad assistere senza fare nulla, mentre i suoi pi grandi rivali commerceranno liberamente. E lo stesso discorso vale per Hong Kong e Singapore. Litigheranno tra loro per ottenere i nostri favori. Le Quattro Tigri s'inchineranno al Drago! - Sorrise, pregustando i negoziati che avrebbe potuto condurre se si fosse verificata la situazione da lui descritta.
Il premier vide che le parole di Liu avevano raccolto l'assenso di alcuni degli indecisi da cui dipendeva sempre la politica del Politburo. Annu tra s. Il ministro del Commercio era un giovanotto con una forte carica di persuasione, anche se era un po' troppo entusiasta. Quanto a se stesso, decise di porsi molto cautamente al fianco di Liu. - Le parole del ministro sono giuste, compagno segretario generale. La Cina  un paese povero. Ci occorrono mercati per le nostre materie prime, e ci occorre disperatamente valuta estera per acquistare le nuove tecnologie.
Ma Do Zhenping non era affatto convinto. Dalle sue parole, non pareva disposto ad accettare compromessi. - Gi da anni i nostril mercanti fanno le prostitute con l'Occidente. Non c' bisogno che allarghino le gambe ancora di pi. - Il linguaggio sboccato del vecchio rivoluzionario dest numerosi sorrisi. Era il suo modo di opporsi alla nuova faccia della Cina, molto pi severa e sofisticata. Il vecchio continu, scandendo ogni parola: - Se ci deve essere un cambiamento, che sia lento, e non improvviso. Imitiamo la tartaruga e non la lepre.  la scelta migliore per la nostra Rivoluzione.
- Lo  davvero, compagno? - chiese tranquillamente Liu. - Ne abbiamo il tempo? Il resto del mondo balza in avanti, mentre noi strisciamo.
- Che balzi pure - rispose il vecchio, petulante. - Il suo pazzo consumismo non  un esempio da imitare. - Poi prese a parlare con grande gravit, rivolgendosi a tutti i presenti, e in particolare al premier. - Noi non dobbiamo alcun favore all'Occidente. Ci ha succhiato il sangue per secoli, prima che il popolo facesse sentire la sua giusta collera e si sollevasse. - Lo stesso Do Zhenping si alz, nel dire questo. Tutti gli occhi erano puntati su di lui. Gli anziani erano ancora oggetto di profondo rispetto, in Cina, e quel superstite della Rivoluzione era la voce della storia. - Ascoltatemi. Nonostante i suoi successi, l'America rischia ancora di perdere questa guerra. I russi sono pronti a spostare l'ago della bilancia. Se aiuteremo gli americani a vincere, saremo visti come la nazione che ha voltato le spalle ai propri fratelli socialisti. - Alz la mano, come per fermare le obiezioni non ancora pronunciate. - Non ho alcuna simpatia per Kim e il suo gruppo. Il suo "comunismo dinastico"  una perversione, un culto della personalit portato all'assurdo. Ma il mondo, come vedr la cosa? La Cina, che aspira a essere la terza potenza del mondo, salva l'America capitalista da una situazione creata dalla sua debolezza e dalla sua indecisione. Questo non ci far fare bella figura presso i nostri fratelli comunisti. - Il vecchio toss: aveva da poco superato una brutta polmonite. Poi si asciug le labbra e continu: - Ed  una cosa rischiosa. L'unico modo per costringere Kim a cessare la guerra  quello di minacciarlo con le nostre truppe. Ma i coreani sono gi entrati nel campo sovietico. Rischiamo di legarli ancor di pi al Cremlino.
Il premier si guard attorno. Molti annuivano. Le appassionate parole di Do avevano convinto alcuni degli indecisi. Ma non tanti da avere la maggioranza. I voti conservatori e quelli progressisti erano troppo bilanciati perch una delle fazioni potesse prevalere.
Sorrise. La situazione era perfetta.
La Cina voleva entrare in azione su scala mondiale, ma non voleva essere vista come una marionetta in mano a un'altra superpotenza. Voleva commerciare con l'estero, ma non voleva subire le influenze straniere che parevano inevitabili. Voleva l'amicizia dell'America, ma non voleva l'ostilit della Corea del Nord. In breve, la Cina voleva tutto: il sole, il mare, la luna e le stelle.
E il premier sapeva come procurarglielo.
Era giunto il momento di intervenire, sia nel dibattito sia nella guerra. Si sporse in avanti e batt le nocche sul tavolo. - Compagni! Abbiamo poco tempo. Dobbiamo prendere presto una decisione, prima che gli eventi ci sfuggano di mano.
I suoi colleghi annuirono, con una certa irritazione. Quel che aveva loro ricordato era ovvio.
Guard prima Do e poi Liu. - Compagno segretario generale e compagno ministro, non credo che le vostre rispettive posizioni su questo argomento debbano essere necessariamente opposte. - Vide l'espressione scettica di entrambi e sorrise educatamente. - Permettetemi di spiegare quel che voglio dire.
Al premier occorsero cinque minuti per esporre la sua proposta, e ancor prima di avere finito cap di avere convinto tutti i colleghi. La Cina avrebbe posato a proprio modo le sue carte, sul tavolo della politica mondiale.
QG della 3a Divisione aviotrasportata, Pechino
Il generale si pass distrattamente una mano sui capelli corti e grigi e socchiuse gli occhi per guardare la scena, illuminata dalla prima luce del mattino, che si scorgeva dalla finestra del suo ufficio. Il cortile, che di solito a quell'ora era vuoto e silenzioso, sembrava un formicaio scoperchiato da un bambino discolo. Dappertutto si scorgevano soldati in tenuta da combattimento, che correvano e che caricavano su camion scoperti sacchi di riso, mitragliatrici, mortai leggeri e cassette di munizioni. Altri venivano schierati per squadre e poi condotti verso il campo di volo. Il generale sapeva che una scena analoga si svolgeva in tutte le caserme della capitale.
Sent bussare alla porta e si volt. - Avanti.
Era il vicecomandante della divisione, un colonnello tozzo e con le gambe arcuate che, dalla faccia piatta, rivelava di avere sangue mongolo. - Mi voleva, compagno generale?
- S, colonnello. - Il generale gli mostr la finestra. - Desidero un rapporto.
L'uomo annu e si rilass leggermente. La voce del generale era stranamente amichevole. - Lo schieramento della divisione procede esattamente come previsto, signore. Il Primo reggimento paracadutisti e la compagnia di ricognizione del maggiore Lin sono gi sul campo di volo. Il Secondo reggimento sta uscendo dalla caserma, e il Terzo lo seguir tra breve.
- Eccellente. Posso riferire all'alto comando che saremo pronti per la partenza oggi pomeriggio?
- Certo, compagno generale. - Il colonnello ebbe un attimo di esitazione, come se volesse aggiungere qualcosa.
- S? C' altro, colonnello?
L'uomo annu e si sistem il colletto della divisa. - Solo una cosa, compagno generale. Volevo chiederle se questa mobilitazione  soltanto una specie di addestramento a sorpresa.
Il generale aggrott la fronte e rimase per un istante in silenzio, riflettendo sulla risposta. Di solito tendeva a dire ai suoi subordinati solo il minimo indispensabile. Tuttavia, si trattava di una situazione un po' anomala, e il suo vicecomandante non era mai stato un chiacchierone. Scelse la sincerit. - No. Ho parlato con lo stesso premier, questa notte. L'allarme  vero e riguarda una possibile missione all'esterno della Repubblica popolare.
- Davvero, compagno generale?
- Qualcosa la preoccupa, Kua? - Il generale era incuriosito. Il colonnello non riusciva a nascondere lo scetticismo.
L'uomo annu. - Certo. Prima di venire a rapporto, ho parlato con il generale Chen dell'aeronautica. I suoi aerei da trasporto non sono stati messi in allarme. Questo suscita in me una perplessit, compagno generale. Se ci mandano all'estero, come ci arriviamo?
- Eccellente domanda, colonnello. - Il generale alz le spalle. - Ma non so che cosa rispondere. Senza dubbio il premier avr i suoi progetti, anche se non ha ancora voluto comunicarmeli. - Si avvicin alla finestra per guardare un altro battaglione che marciava verso il cancello principale, fucile in spalla e petto in fuori. Poi si volt verso il colonnello. - Nel frattempo, amico mio, c' un ordine. Veda di farlo eseguire in fretta. Il premier ha sottolineato che si tratta di una questione della massima urgenza.
- Certo, compagno generale. - Il colonnello salut e corse dai suoi soldati. Per mobilitare una divisione aviotrasportata di pi di novemila uomini occorreva una supervisione costante.
Ministero delle Comunicazioni, Pyongyang
Choi Ki-Wan, un sopravvissuto a pi di quarant'anni di intrighi mortali, era cauto sia nel carattere sia nella scelta delle parole. - Hai qualche ulteriore notizia del nostro comune... ehm... "amico"?
Tai Han-Gi, ministro per le Comunicazioni della Corea del Nord, sorrise con indulgenza al collega pi anziano. L'uomo aveva ragione di temere che le forze di sicurezza di Kim Jong-Il lo ascoltassero, ma dopotutto, nell'essere a capo dei sistemi di comunicazione della Repubblica nazionalpopolare c'erano determinati vantaggi. Tra questi, la possibilit di farsi arrivare dal Giappone i pi recenti apparecchi per scoprire le microspie. Entro i confini del proprio ufficio, Tai non temeva gli uomini di Kim Jong-Il.
Incroci le braccia. - Certo, compagno Choi. Ho sentito molte cose dai nostri "amici", nelle scorse ore.
- E offrono una soluzione del nostro problema comune?
Con un cenno d'assenso, Tai disse: - S. - Poi si curv verso il collega pi anziano. - Si stanno adottando delle misure che potranno fornirci l'apertura che ci occorre. Ma non ci potranno essere esitazioni, quando verr il momento di agire. Giochiamo una partita che ha una posta altissima: premi infiniti per chi vince, e tormenti infiniti per chi perde. Capisci?
Lesse sul volto di Choi un istante di dubbio e si chiese se non dovesse preparare un rapido incidente per il suo vecchio commilitone. Sperava di no. Sarebbe stato sgradevole sotto l'aspetto personale, e rischioso sotto quello politico. Gli agenti di Kim erano dappertutto.
Con suo grande sollievo, Choi super le incertezze.
- S, comprendo. Be', dobbiamo correre questi rischi. Non c' altro modo di salvare la nostra Rivoluzione.
O di salvare la nostra posizione e i nostri privilegi, pens Tai, cinicamente. Ma la cosa non aveva importanza; Choi gli aveva dato il suo appoggio, e di conseguenza la collaborazione dei suoi sostenitori. La cosa avrebbe fatto piacere ai suoi "amici", lontano da Pyongyang.
La Casa Bianca
I cinque uomini che affollavano lo Studio Ovale non potevano nascondere la loro inquietudine. Il presidente camminava senza sosta avanti e indietro, la faccia sciupata da troppe notti insonni. Paul Bannerman, il segretario di stato, camminava accanto a lui, e aveva la stessa aria stanca. L'ambasciatore della Corea del Sud, Kang Kibaek, sedeva immobile, davanti al caminetto, e fissava attentamente il gioco delle fiamme. Blake Fowler gli sedeva accanto, e pensava ai propri occhi rossi e cerchiati, alla giacca spiegazzata e al bloc-notes pieno di ghirigori. L'unico che ostentasse calma e indifferenza era l'ammiraglio Simpson, fermo accanto alla scrivania presidenziale e intento a fissare il proprio riflesso sul vetro della finestra.
- Phil, quali sono le ultime notizie dalla task force di Brown?
Blake alz gli occhi. Il presidente aveva smesso di passeggiare ed era arrivato a fianco dell'ammiraglio.
Simpson lo guard. - Il gruppo sovietico si sta avvicinando, signore. Tom giudica che entrer nella zona di esclusione tra cinque ore. Di l in poi, ci vorr solo un'ora prima che i russi giungano a portata di missile dalle sue portaerei. - L'ammiraglio drizz le spalle. - Prima di allora, dovr avere il permesso di colpirli, signor presidente.
Il presidente annu, distratto, e torn da Bannerman. - Allora, dove diavolo si  cacciato, Paul? A che gioco stanno giocando, laggi a Pechino? Prima il loro ambasciatore chiede un incontro immediato, e adesso ritarda.
Bannerman guard Blake, come per chiedergli aiuto. - Lei ha qualche idea, dottor Fowler? Dopotutto,  lei il nostro esperto sulla Cina.
- Sono certo che non  un ritardo voluto, signor presidente - disse Blake, augurandosi di essere nel giusto. Troppe vite dipendevano da quell'incontro per pensare all'altra possibilit. - L'Agenzia per la sicurezza nazionale dice che per tutto il giorno le comunicazioni tra l'ambasciatore e Pechino sono state fittissime. Sospetto che il personale dell'ambasciata abbia incontrato difficolt nel decifrare un cos gran numero di messaggi.
Il presidente lo guard per un istante senza parlare, poi riprese a camminare avanti e indietro.
Il telefono squill; il presidente si sporse sulla scrivania per rispondere. - S? Va bene, June, lo faccia salire subito. - Pos il telefono e guard gli altri. - La vettura dell'ambasciatore  appena entrata. Arriver tra poco.
In realt arriv prima del previsto. L'ambasciatore cinese fu annunciato due minuti pi tardi. E, nonostante la sua fretta evidente, si era vestito con ricercatezza. Per il vestito grigio scuro perfettamente stirato, per la camicia bianca e per la cravatta rossa, l'uomo minuto ed elegante pareva pi un ricco banchiere di Hong Kong che il rappresentante della pi popolosa nazione comunista che esistesse al mondo. Al confronto, Blake si sent uno sciattone.
- Signor presidente,  un grande onore che lei abbia acconsentito a ricevermi nonostante l'ora tarda. - L'ambasciatore gli rivolse un leggero inchino. - Spero che mi possa scusare l'imperdonabile ritardo.
Il presidente sfoder il pi cordiale dei suoi sorrisi "da campagna elettorale" e fece un passo avanti, tendendogli la mano. - Non c' nulla di cui si debba scusare, signor ambasciatore. Come sempre, sono lieto di vederla.
I due uomini si strinsero la mano e si accomodarono su un paio di poltrone, di fronte al caminetto. L'ambasciatore della Corea del Sud si sedette accanto a loro.
Il cinese non perse tempo con i soliti convenevoli diplomatici. Apr la borsa di cuoio che aveva con s e prese alcuni fogli che portavano lo stemma della Repubblica popolare. - Ho qui la risposta del mio governo alla sua richiesta di assistenza nel porre fine a questo spiacevole conflitto.
Porse una copia al presidente e una all'ambasciatore sudcoreano.
Mentre i due uomini leggevano il documento, Blake sent accelerare i battiti del cuore e dovette posarsi una mano sul ginocchio destro per impedirgli di tremare per il nervosismo. Guard con attenzione la faccia del presidente e piomb nella disperazione quando vide che il capo dell'Esecutivo sollevava un sopracciglio. I cinesi avevano rifiutato le loro proposte o avevano fissato delle condizioni inaccettabili?
Alla fine il presidente sollev lo sguardo e fiss intensamente l'ambasciatore. - La risposta del suo governo mi pare... - cerc con attenzione la parola - ... un po' ipotetica, signor ambasciatore. Mi sembra che molte cose dipendano da eventi su cui non abbiamo controllo. - Porse i fogli a Bannerman e si volt verso il rappresentante della Corea del Sud. - Non  d'accordo con me, signor Kang?
Il sudcoreano annu gravemente.
L'ambasciatore cinese si spost sul bordo della sedia e rivolse ai due uomini un sorriso onesto e sincero. - Signor presidente, signor ambasciatore, vi prego.  vero che ci sono certi aspetti ancora... ehm... al condizionale, nella nostra risposta. - Diede un'occhiata all'orologio. - Tuttavia, mi  stato personalmente assicurato dal nostro premier che, proprio ora che stiamo parlando, si stanno adottando dei provvedimenti per soddisfare tali condizioni.
Bannerman diede la risposta cinese a Blake, che la lesse in fretta... stupito dalla grandezza del disegno politico che vi era descritto in poche, semplici parole. Fiss per un istante il foglio e pens all'altro emisfero del mondo, cercando di valutare le pressioni diplomatiche e militari che la Cina stava esercitando in quel momento. Sarebbero state sufficienti?
Nell'accorgersi che il presidente lo osservava, incroci lo sguardo con il suo e gli rivolse un cenno d'assenso. Le proposte cinesi potevano andare a buon fine. Anzi, dovevano andarci. Non c'era il tempo di tentare un'altra via.
Il presidente annu a sua volta. Il tacito assenso di Blake concordava con la sua reazione istintiva. Dovevano augurarsi che i cinesi sapessero quello che facevano. Appoggi la schiena contro l'alta spalliera della poltrona in stile georgiano. - Benissimo, signor ambasciatore. Attenderemo con lei che queste "condizioni" si realizzino. - Si costrinse a sorridere. - Nel frattempo, posso offrirle qualcosa da bere? Un t, o forse qualcosa di pi forte?
L'ambasciatore gli sorrise a sua volta. - Grazie, signor presidente. Un t mi far molto piacere.
- Ottimo. - Il presidente guard l'orologio e s'accigli. Infil la mano in tasca, prese una penna e un piccolo taccuino e scrisse alcune parole in fretta. Chiam l'ammiraglio, ancora fermo alla finestra. - Phil, puoi far trasmettere subito questo messaggio? Non voglio rischiare che succeda qualche spiacevole incidente, ora che speriamo di poter concludere la cosa.
Simpson si rec da lui e prese l'appunto. Era indirizzato all'ammiraglio Thomas Aldrige Brown. Annu e lasci in fretta lo Studio Ovale. Nel Mar Giallo il tempo si stava esaurendo in fretta.
A bordo della Constellation, nei pressi dello stretto di Tsushima
Brown rilesse ancora una volta il messaggio proveniente da Washington. - Sei sicuro che sia autentico, Jim? Il suo capo di stato maggiore annu. -  autentico, ammiraglio.
- Cristo. - Sullo schermo, Brown osserv lo schieramento strategico. Mostrava la posizioni di tutte le unit navali e aeree sovietiche in quella zona. Tutte si stavano avvicinando alla sua task force. Entro cinque o sei ore sarebbero state a portata di tiro. Strinse i pugni e irrigid le braccia. L'ordine del presidente andava contro tutti i suoi istinti, che gli suggerivano di colpire prima di essere colpito.
Lentamente, Brown costrinse le proprie mani a rilassarsi. Un ordine era sempre un ordine. Si volt verso il suo capo di stato maggiore e disse: - Va bene, Jim. Segnala a Washington che obbediamo all'ordine. E di' al capo della squadra aerea di tenere in attesa i piloti. Il decollo  rimandato di almeno tre ore.
Brown torn a guardare lo schermo mentre il suo ufficiale si allontanava. La vecchia storia continuava a ripetersi. Lo stesso tipo di indecisione politica che aveva fatto morire tanti piloti in Vietnam. I sovietici sarebbero giunti a portata di missile mentre Washington continuava a gingillarsi. E lui non poteva farci niente. Maledizione.
Il Cremlino
Il segretario generale fece scorrere lentamente lo sguardo sull'elegante sala in cui erano riuniti i membri del Politburo. Molti di loro erano sue creature, uomini da lui raccolti mentre occupavano posizioni inferiori, e promossi perch facessero i suoi interessi. Ma se gli anni di potere gli avevano insegnato qualcosa, era che la fedelt, all'interno del Partito, era un frutto di stagione. C'era quando tutto andava bene, e spariva non appena le cose andavano male.
E le cose stavano andando male.
Pos lo sguardo sul ministro della Difesa e aggrott la fronte. L'uomo sedeva senza parlare e senza muoversi, aveva gli occhi cerchiati e abbassava la testa. Il segretario generale strinse i denti. Che bastardo. Che idiota.
Picchi le nocche sul tavolo, interrompendo il brusio di svariate conversazioni. - Compagni,  scoppiata una grave crisi... una crisi con enormi implicazioni per la sicurezza della madrepatria.
Molti dei presenti annuirono. Tutti erano informati del crescente attrito militare fra l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti. Tutti erano rimasti sconvolti dalla rapidit con cui si era sviluppata la crisi, e molti non ne conoscevano bene le cause.
Il segretario generale prosegu, senza interruzioni: - Molti di noi hanno ritenuto che l'attacco americano contro l'aereo radar e il sottomarino fosse arbitrario e non provocato. Naturalmente ci siamo sentiti in dovere di rispondere all'aggressione... e di rispondere con forza schiacciante. Di qui i nostri preparativi per un massiccio attacco di ritorsione contro le criminali navi americane.
Un coro di mormorii si lev da quanti sedevano al tavolo. Anche se il Consiglio per la difesa aveva preso le sue decisioni senza consultarsi con l'intero Politburo, tutti i presenti erano convinti di dover rispondere agli americani colpo su colpo. Ogni altra reazione li avrebbe soltanto invitati a proseguire nell'aggressione.
Il segretario generale alz la mano per fare silenzio e scosse tristemente la testa. - Compagni,  con grande dolore che vi debbo comunicare che siamo stati male informati, o forse dovrei dire ingannati, da uno dei nostri colleghi cui davamo maggiore fiducia. - Si volt verso il ministro della Difesa. - Ho in qualche modo travisato i fatti, Andrei Ivanovic?
Nella sala si diffuse un silenzio carico di stupore. Solo il ministro degli Esteri non era sorpreso. Era stato informato dal segretario generale pi di un'ora prima.
Il ministro della Difesa, nonostante la statura, l'uniforme impeccabile e le file di medaglie, sembrava molto pi piccolo di un tempo. Sospir. - No, compagno segretario generale. - Prese un foglio scritto a mano, che fino a quel momento era rimasto sul tavolo davanti a lui, e cominci a leggere con voce piatta, priva di inflessione:
- Compagni, l'11 gennaio di quest'anno, di mia sola autorit, ho ordinato al sommergibile Konstantin Dribinov di attaccare un gruppo di navi da guerra americane. Ho preso la decisione unilateralmente, senza consultarmi con altri membri di questo consiglio.
Sollev gli occhi per un istante: il segretario generale vi lesse l'odio per una persona seduta all'altro lato del tavolo... il direttore del KGB. Il segretario generale non se ne stup. Quando aveva esposto i suoi sospetti al capo del servizio informazioni, l'uomo si era arreso immediatamente e aveva gettato a mare senza rimorsi il suo compagno di congiura. Si era preoccupato unicamente di salvaguardare la propria posizione... per il momento.
- Vada avanti, compagno ministro. Continui la sua confessione - lo pungol il segretario generale, temendo che la pausa permettesse a qualche membro del Politburo di rivolgergli domande a cui non intendeva rispondere.
Il ministro della Difesa abbass nuovamente gli occhi sul foglio di carta. - Ho preso questa decisione unilaterale in risposta a un'urgente richiesta da parte dei nostri alleati di Pyongyang. Avevano bisogno del nostro aiuto per respingere un attacco di mezzi anfibi americani, apparentemente diretto contro la loro costa occidentale. Non avevano modo di fermare tale attacco con i loro soli mezzi...
Incapace di trattenere la collera o il disprezzo, il ministro degli Esteri lo interruppe. - Un attacco che pi tardi risult essere solo un inganno!
- S,  vero - mormor il ministro della Difesa. Tacque per un istante e poi alz lo sguardo dai suoi appunti. Fino a quel momento, li aveva letti parola per parola, ma ora continu a braccio. Il segretario generale lo ascolt con attenzione, pronto a correggerlo se si fosse allontanato dalla versione concordata dei fatti. - Lo slancio dell'attacco nordcoreano rallentava e la nostra assistenza materiale non sembrava pi sufficiente ad assicurare la vittoria. Mi  parso che un intervento limitato e nascosto delle forze sovietiche potesse raddrizzare la situazione.
Il ministro degli Esteri sbuff. - La sua cosiddetta assistenza "nascosta"  ora su tutti i giornali occidentali. - Inarc un sopracciglio.
- Mi pare d'avere visto io stesso il suo capitano Markov rilasciare interviste alle reti televisive americane. - Si levarono alcune risatine imbarazzate.
Il ministro della Difesa arross. - Gli ordini erano chiari. Non doveva rivelare la propria identit.
- Allora ha mancato agli ordini. E lei ci ha portato sulla soglia di una guerra inutile e impossibile a vincersi contro l'Occidente. - Il ministro degli Esteri parl senza mezzi termini, enunciando un dato di fatto.
-  vero, compagno. - Il ministro della Difesa abbass la testa, incollerito da quella umiliazione pubblica, e poi lesse lentamente, con decisione, l'ultimo paragrafo della sua autoaccusa. - A causa di queste mie azioni unilaterali, cittadini sovietici hanno perso la vita e il nostro paese  entrato in un pericoloso conflitto con le potenze occidentali. Perci rassegno le mie dimissioni come ministro della Difesa, come membro del Comitato centrale e come membro attivo del nostro amato Partito. Inoltre chiedo che mi sia concesso di ritirarmi immediatamente.
Il segretario generale fece correre lentamente lo sguardo da un collega all'altro, per conoscere le loro decisioni. A uno a uno, tutti scossero la testa. L'errore del ministro della Difesa era troppo grande. C'erano state perdite di vite umane, il prestigio sovietico era stato umiliato, la catena del comando era stata aggirata. Non gli sarebbe stato permesso di sparire tranquillamente nell'ombra. Un processo pubblico avrebbe ancor pi sminuito l'autorit dello stato, ma presto il ministro sarebbe scomparso "a causa di una grave malattia".
Avuta la risposta che voleva, il segretario generale si schiar la gola e disse seccamente: - Bene, compagno, le dimissioni sono accettate. Pu congedarsi. Abbiamo del lavoro da fare.
Il ministro della Difesa chin la testa, si alz rigidamente e, in silenzio, lasci la sala.
Il segretario generale guard la sua figura che si allontanava e poi si volt verso i colleghi. - Ora, compagni, abbiamo il difficile compito di liberarci da questo pasticcio senza scatenare un conflitto mondiale. Alcune delle misure che dobbiamo prendere sono ovvie, ma altre no. - Indic il direttore del KGB. - Quali sono le ultime notizie dalla zona di guerra, compagno direttore? Come se la cavano i nostri valorosi alleati dagli occhi a mandorla? - Lo disse in tono sarcastico, per far capire al Politburo la sua opinione sui nordcoreani.
- Disastrosamente, compagno segretario generale. - Il direttore scosse la testa. - La controffensiva americana ha avuto un successo impressionante. Le pi recenti foto trasmesse dai satelliti mostrano che le loro colonne sono vicino al mare. Entro un paio di giorni, gli americani e i loro alleati della Corea del Sud avranno completamente circondato gran parte delle forze di combattimento nordcoreane.
- Possono essere fermati?
- No. - Il direttore del KGB lo disse con grande sicurezza. - L'esercito del Nord non  pi in grado di svolgere in modo coordinato azioni difensive o offensive a sud della precedente zona smilitarizzata. I loro carri armati non hanno nafta, la loro artiglieria non ha munizioni, i loro uomini non hanno cibo. Sono stati battuti.
Il segretario generale vide affacciarsi l'ira e la delusione sulla faccia dei colleghi. Nei suoi rapporti sulla situazione della guerra, l'ex ministro della Difesa aveva dipinto un quadro molto pi ottimistico. Naturalmente.
Nel silenzio che fece seguito al cupo giudizio del capo del KGB, uno degli assistenti del ministro degli Esteri entr nella sala per portare un telex. Qualche nuovo sviluppo, senza dubbio. Bene, era il momento di mostrare ai colleghi come approfittare dei recenti avvenimenti. Il segretario torn a fissare gli uomini attorno al tavolo e disse: - Mi pare chiaro, compagni, che dobbiamo convincere Kim Jong-Il a salvare quel che pu delle sue forze attualmente nel Sud. I superstiti possono raggrupparsi dietro le loro fortificazioni, lungo la zona smilitarizzata. Naturalmente avranno bisogno di armi e di rifornimenti. E noi glieli daremo. - Nello scorgere la perplessit sui loro volti, sorrise. - Riflettete, compagni. Ogni arma che il giovane Kim accetta da noi lo pone sempre pi in debito e in nostro potere. Con gli americani e i loro alleati che premono alle sue porte, non avr altra scelta che quella di assecondare ogni nostra richiesta. Noi saremo di fatto i governanti della Corea del Nord. E, una volta giunti a questo, si pu arrivare in fretta a un armistizio. Non avremo conquistato la Corea del Sud, ma mezza pagnotta  sempre meglio di niente. - Sorrise del proprio piano.
- Mi scusi, compagno segretario generale, ma forse la cosa non sar facile come lei immagina. - Il ministro degli Esteri gli mostr un telex. - Ho appena ricevuto questo comunicato da Pechino. La Repubblica popolare cinese ha annunciato di voler appoggiare un immediato cessate il fuoco nella penisola coreana. - Pos il primo telex e ne mostr un secondo. - E questa  una comunicazione espressamente diretta a noi. I cinesi annunciano la loro intenzione di bloccare ogni assistenza e ogni spedizione di armi da parte di nazioni non belligeranti. Proseguono con l'annuncio che si opporranno a queste interferenze con tutti i mezzi opportuni, compreso l'impiego di forze militari. - Il ministro degli Esteri pieg il telex e lo spinse lungo il tavolo, in direzione del segretario generale.
- Minacciano a vuoto! - La faccia del direttore del KGB divenne rosso fuoco. Aveva sempre odiato i cinesi. - La loro potenza militare non spaventerebbe neppure un topolino!
- La loro, forse, Viktor Mikhailovic. Ma quando si uniranno agli americani? La comunicazione prosegue dicendo che hanno offerto una divisione aviotrasportata come forza di pace per garantire l'attuazione del cessate il fuoco. E chiedono agli americani di mettere a loro disposizione gli aerei per il trasporto di questi soldati!
Alle parole del ministro degli Esteri fece seguito un lungo silenzio. Nessuno dei membri del Politburo si sarebbe mai aspettato una notizia cos cattiva.
Alla fine, il segretario generale parl a denti stretti. Aveva visto crollare tutti i suoi piani. -  facile leggere tra le righe del messaggio dei cinesi. Stanno per allearsi con gli americani.
Stentava ancora a crederlo. Pochi mesi prima, sarebbe stato assolutamente inconcepibile. Come pensare che il folle azzardo di un nordcoreano megalomane potesse distruggere anni di difficile lavoro diplomatico e di caute manovre? Quando era stato eletto segretario generale, lui si era proposto di ripristinare l'egemonia sovietica sull'Estremo oriente: riportare la Cina entro la sua giusta orbita attorno a Mosca, piegare al volere del Cremlino le potenze economiche emergenti dell'Asia. E adesso il suo piano era crollato.
Si impose di passare all'azione. Con tutte le battaglie che aveva combattuto, sapeva riconoscere il momento di limitare le perdite. - Compagni, quest'ultimo tradimento cinese cambia tutto. La nuova concentrazione di forze  chiara. E altrettanto chiara  la nostra condotta. Ora dobbiamo agire in fretta per salvare il salvabile.
Descrisse rapidamente la sua idea. Non ci furono molte obiezioni. In effetti, non c'erano alternative realistiche.
Gruppo navale Uno, nei pressi dello stretto di Tsushima
L'ammiraglio Valentin Zakorov lesse con grande sollievo il messaggio urgente da Mosca. La ragione aveva prevalso, dietro le rosse pareti di mattoni del Cremlino.
Guard il comandante del Frunze, che attendeva con impazienza i nuovi ordini. - Comandante Nikolaiev?
- Signore?
Zakorov s'infil il messaggio nella tasca dell'uniforme. - Segnali alla formazione di virare immediatamente. La nuova rotta  030. Ci  stato ordinato di ritornare a Vladivostok.
- Subito, ammiraglio. - Nikolaiev and a riferire l'ordine.
L'ammiraglio guard la carta che mostrava le due portaerei americane a quattrocento miglia dalla sua flotta e ringrazi mentalmente gli di inesistenti che avevano risparmiato alle sue navi la prova dello scontro a fuoco. Sotto i suoi piedi, sent muoversi il ponte, mentre l'incrociatore virava e prendeva velocit, per ritornare entro il sicuro rifugio del porto.
Sulla Corea del Nord
Il colonnello Sergei Ivanovic Borodin accese e spense rapidamente per tre volte le luci di navigazione e poi effettu una stretta virata a nordest. Si guard ai lati e vide che gli otto aerei superstiti della squadriglia di addestramento si mettevano in formazione. Bene, tutti avevano ricevuto il messaggio dell'ufficiale politico.
La radio entr improvvisamente in funzione. - Volo Fulcrum, che cosa state facendo? La virata non era inclusa nel vostro piano di volo. Con l'attuale rotta, fra tre minuti sarete fuori della vostra area di perlustrazione. Confermate, passo.
Borodin sorrise. Almeno uno dei controllori aerei nordcoreani era sveglio. Senza preoccuparsi dell'uomo che aveva parlato, spinse avanti la leva dell'alimentazione del MiG-29, e vide con piacere che l'aereo accelerava fino a oltrepassare i seicento nodi.
- Volo Fulcrum, siete usciti dalla vostra zona. A che gioco giocate? Passo.
Il sorriso di Borodin si allarg. Aveva riconosciuto la nuova voce. Apparteneva al bastardo arrogante che comandava la difesa aerea della capitale nordcoreana: una difesa che lui e la sua squadriglia si lasciavano alle spalle sempre pi velocemente.
Azion il microfono. - Buon giorno, generale. Qui Capo Fulcrum. Non giochiamo a nessun gioco. Ci limitiamo a eseguire gli ordini. - Guard fuori dell'abitacolo. Era gi sugli alti Monti Taeback. Il sole si rifletteva sui ghiacciai.
- Ordini? Chi pu avervi dato degli ordini contrari ai miei?
Borodin rise per la prima volta dopo tante settimane. - Mosca, mio caro generale dagli occhi a mandorla. E gli ordini di Mosca sono molto semplici. Si torna a casa.
Spense il microfono e cambi frequenza per mettersi in contatto con la Difesa aerea di Vladivostok. In meno di trenta minuti sarebbero rientrati nello spazio aereo sovietico. Da adesso in poi, i nordcoreani avrebbero dovuto pilotarsi da soli gli aerei.
19 gennaio. Ministero della Difesa, Pyongyang
Kim Jong-Il ascolt con un tuffo al cuore i rapporti sempre pi numerosi. Non c'era dubbio. I sovietici lo stavano abbandonando: ritiravano quanto pi in fretta possibile ogni consigliere militare, ogni pilota, ogni tecnico che avevano nel paese. Anche i treni di munizioni provenienti da Vladivostok si erano fermati: alcuni a pochi chilometri di distanza dal confine.
- Allora, Amata Guida? Che cosa facciamo? Quale miracolo ci offri? - chiese una voce insolente.
Guard l'uomo che aveva parlato, Tai Han-Gi, e la sua disperazione si trasform in rabbia. Come osava un qualsiasi uomo, anche un membro del Consiglio di difesa, apostrofarlo in quel modo? Era il figlio della Grande Guida, ed era una grande guida anche lui.
Kim picchi il pugno sul tavolo. - Codardo! Servo dei cinesi! - Punt il dito grassoccio verso la faccia impassibile del ministro delle Comunicazioni. - Ti resta poco da vivere, vecchio. Cerca di non accelerare la tua fine. - Nel vedere che gli altri uomini anziani seduti al tavolo aggrottavano la fronte, si impose di calmarsi. In un momento di crisi come quello, la collera era un'emozione controproducente, e la sua vendetta per l'offesa di Tai doveva attendere. Abbass la voce. - Compagni, qui non c' bisogno di miracoli. Certo la situazione che ci troviamo ad affrontare  difficile. Ma pu essere risolta. I russi e le loro armi ci facevano comodo, ma possiamo sopravvivere e lottare anche senza di loro. - Kim si alz e si avvicin alla cartina appesa a una parete del bunker sotterraneo. Indic la zona di Taejon. - La nostra prima forza d'urto combatte ancora valorosamente e non dubito che presto bloccher la temporanea incursione del nemico nella zona da noi liberata. - Scorse lo sguardo di derisione di Tai e si impose di ignorarlo. - Cosa ancor pi importante, compagni, noi abbiamo ancora grandi risorse. Nella nostra milizia delle Guardie Rosse ci sono pi di due milioni di persone pronte a combattere, uomini e donne. Mobilitandola, potremo piombare dal Nord e schiacciare i fascisti una volta per tutte. La guerra non  perduta! Abbiamo la vittoria in pugno. Basta solo tendere la mano per afferrarla.
Le sue parole furono accolte dal silenzio. Poi si ud un colpo di tosse, breve e secco.
- S, Choi? - Kim non riusc a nascondere il proprio disprezzo.
- Una semplice domanda, Amata Guida. - Choi toss di nuovo, nascondendosi la bocca con una mano coperta di rughe. - Pensi di poter vincere anche le leggi della matematica, in quest'ultimo assalto?
- Che cosa intendi dire? - Kim sent aumentare la propria inquietudine. Quegli uomini cominciavano a opporsi apertamente ai suoi giudizi. Forse lo prendevano addirittura in giro.
- Solo questo, Kim Jong-Il. - Choi fece una pausa. - Dici che nella nostra Guardia Rossa abbiamo due milioni di persone. Vero. Ma la milizia del Sud ne ha il doppio.
Kim alz le spalle. - Le masse oppresse del Sud non combatteranno contro i loro liberatori! I mercenari americani rimarranno soli!
Tai rise. - Forse dimentichi, compagno, che le "masse oppresse del Sud" si sono dimostrate quanto mai ansiose di lottare contro i nostri soldati. Se dubiti della mia parola, leggi i rapporti dei tuoi comandanti. - Tutti i presenti annuirono. - La verit, compagno,  che tu vivi in un tuo mondo di favola, mentre noi dobbiamo affrontare la realt del disastro da te causato.
Kim lo guard a occhi sbarrati; era rimasto senza parole, di fronte a una simile audacia. Tai voleva morire, pens. Bene, veniamogli incontro.
Il ministro delle Comunicazioni prosegu, senza interrompersi:
- La guerra  perduta. La Cina  pronta a unirsi ai nostri avversari. La verit  che non possiamo pi permetterci una guida disastrosa come la tua.
- Traditore! - grid Kim. Gli sfugg dalle labbra uno schizzo di saliva. Torn alla sua sedia e schiacci il pulsante dell'allarme. Poi fece un sorriso feroce, passando lo sguardo su ognuno dei presenti.
- Chi altri  d'accordo con questo lacch dei cinesi? Vi assicuro che ci sono tombe senza nome per tutti! - Sent la porta aprirsi alle sue spalle. Rumore di passi. Parl senza voltarsi. - Capitano Lew, arresta questi due. - Indic Tai e Choi, che continuavano a sedere tranquillamente ai loro posti. - Poi sii pronto ai miei ordini. Pu darsi che ci siano degli altri arresti.
Tai sorrise, imperturbato. - Compagno Kim, non credo di averti mai visto cos affaticato. Ho l'impressione che tu abbia lavorato troppo. Anzi, mi pare che ti occorra un lungo riposo. Lunghissimo. Non sei d'accordo, compagno Choi?
Choi annu. - Senza dubbio, compagno Tai. - Guard la persona che stava alle spalle di Kim. - Non lo pensi anche tu, colonnello Lew?
Kim sent una gelida fitta di paura. Una voce a lui ben nota disse:
- Certo, compagno segretario generale.
Si volt lentamente e vide Lew, con la pistola in pugno. L'arma era puntata contro la sua faccia.
Da dietro le spalle di Kim si lev la voce di Tai, trionfante. - Portalo via, colonnello. Sai cosa fare.
Lew annu, senza abbassare di un millimetro l'arma. - S, compagno. Lo so.
Altri uomini in uniforme entrarono nel bunker e presero per le braccia colui che un tempo si faceva chiamare Amata Guida. Senza avere bisogno di ordini, lo spinsero verso la porta. Kim si lasci portare senza opporre resistenza e senza parlare. Nella sua mente sotto choc c'era un solo pensiero. Ora sapeva perch i conigli non riescono pi a muoversi, quando sono bloccati dall'occhio freddo e scintillante del serpente. Era una conoscenza che non avrebbe pi utilizzato.
Dietro di lui, Choi parlava in fretta agli altri. - Andiamo, compagni. Non c' tempo da perdere. Dobbiamo subito informare Pechino. Le loro condizioni per un cessate il fuoco sono soddisfatte. Questa sciocca guerra deve finire finch si  ancora in tempo per farlo.
...
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...
43. Rien ne va plus.
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19 gennaio. La Casa Bianca.
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Nessuno di coloro che si erano riuniti nello Studio Ovale per il caff dell'alba aveva dormito, tolto qualche breve sonnellino di tanto in tanto. Per tutta la notte avevano dovuto seguire un flusso continuo di nuovi sviluppi, sempre pi urgenti, facendo la spola tra la Sala situazione dei sotterranei e il pi confortevole Studio Ovale.
Dapprima erano giunti dei rapporti frammentari relativi ai sovietici, che riducevano lo stato di allarme delle loro forze in tutto il mondo. Questi rapporti erano stati confermati da una conversazione notturna sulla "linea calda", tra il presidente e il segretario generale: il loro primo contatto dopo varie settimane. Il russo pareva quasi imbarazzato, ed entrambi avevano deciso di considerare gli scontri tra le loro forze armate come una serie di spiacevoli incidenti. La tensione era ancora alta, ma pareva avviarsi verso la risoluzione.
Poi, le stazioni di ascolto americane, giapponesi e sudcoreane avevano riferito che Radio Pyongyang aveva bruscamente interrotto le sue normali trasmissioni - un misto di propaganda e di marce militari - e che le aveva sostituite con un ininterrotto programma di musiche funebri.
Infine, le foto provenienti dai satelliti e le intercettazioni radio mostravano i segni inconfondibili di un completo esodo sovietico dalla Corea del Nord.
Tutto indicava una cosa sola, e lo stesso Blake Fowler scuoteva la testa ammirato, nel leggere per l'ennesima volta la proposta del governo cinese. La Cina non solo manteneva tutte le promesse, ma faceva anche di pi. Molto di pi. Blake si chiedeva come potessero, i russi, considerarsi ancora i pi abili giocatori di scacchi del mondo.
Poi sollev la testa, nel sentir squillare il telefono del presidente.
- S? - Anche se aveva l'aspetto assonnato, il presidente aveva la voce desta e scattante. - Avanti.
Sotto gli occhi di Blake e degli altri, il capo dell'Esecutivo ascolt a lungo, senza parlare. Alla fine pos il telefono con un semplice: - Grazie, Mike. Adesso va' a casa a riposare.
Poi chin la testa per quasi un minuto, in silenzio. Infine guard Bannerman, Simpson, Blake e gli altri che attendevano ansiosamente. La sua faccia era del tutto priva di espressione. - Ammiraglio Simpson?
- S, signor presidente?
- Si metta subito in contatto con il generale Carpenter. - A Blake parve di cogliere sul viso del presidente l'accenno di un sorriso. Era ringiovanito di molti anni. - Gli dica che entro un'ora devono partire per Pechino gli aerei del Comando aviotrasporti.
Blake cap e sorrise a sua volta, ma gli altri non compresero.
Nello scorgere la loro faccia preoccupata, il presidente si impietos. - Signori, era la Sala comunicazioni. Radio Pyongyang riferisce che Kim Jong-Il  morto. Kim Il-Sung  vivo, ma  invalido. E Pechino ha appena annunciato che il nuovo governo nordcoreano accetta senza condizioni la proposta cinese di un cessate il fuoco. Tutte le ostilit terrestri, navali e aeree cesseranno entro sei ore. I cinesi ci hanno inoltrato una richiesta nordcoreana di interrompere le nostre interferenze radio in modo che possano informare le loro forze chiuse al Sud. - Sorrise apertamente. - In altre parole, signori, la guerra  finita. Il massacro  terminato.
Blake sapeva che ancora per alcune ore la cosa non sarebbe stata vera, ma l'affermazione del presidente era abbastanza accurata. Gli equilibri di potere nel Pacifico erano cambiati. La Corea del Nord aveva finito di destreggiarsi tra Russia e Cina, e adesso era definitivamente sotto l'influenza cinese. La strategia russa per il Pacifico era finita nella tomba insieme con Kim Jong-Il.
I cinesi volevano commerciare con la Corea del Sud. Per lo sviluppo dei commerci, avrebbero dovuto operare in modo da alleggerire le tensioni, aprire i confini del Nord, porre fine al terrorismo. Era un po' presto per parlare di riunificazione, ma in quell'angolo del mondo ci sarebbero stati meno attriti e pi luce.
Adesso potevano riposarsi.
20 gennaio. QG mobile delle forze Onu, nei pressi di Songt'an
Fermo accanto al suo veicolo mimetizzato, McLaren ascoltava i rumori della guerra. L'artiglieria pesante ruggiva lontano: una serie di sordi whump che si poteva sentire non solo con gli orecchi, ma anche nello stomaco sotto forma di vibrazioni: un incrocio tra il rumore dei fuochi artificiali e quello di una tempesta estiva con tuoni e lampi.
Guard l'orologio: erano le 13,59, ora locale. E, mentre ascoltava, i rumori diminuirono d'intensit e poi si spensero del tutto, lasciando un silenzio strano, vuoto. Con sorpresa, McLaren cap che era il primo vero silenzio da lui sentito da quando era cominciata la guerra. I suoi giorni e le sue notti erano stati pieni del lontano rombo della guerra: fuoco di sbarramento dell'artiglieria, sferragliare di cingoli, ruggito di camion, scoppi di voci acute dagli altoparlanti delle radio, e il crepitio lontano delle armi di piccolo calibro.
E adesso era finito.
Hansen scese dal trasporto truppe convertito. Sorrise. - Tutte le unit stanno facendo rapporto, generale. A quanto ci risulta, il cessate il fuoco  rispettato.
McLaren pieg la testa e, per la prima volta dopo molti anni, preg. Non era pi riuscito a farlo con convinzione dal giorno del funerale della moglie. Ma adesso le parole gli venivano spontanee. Ringrazi Dio per avere dato ai suoi soldati una pace vittoriosa e preg per i morti e per i feriti, per tutti coloro che avevano sofferto in modo cos terribile per guadagnarsi quella pace. E quando ebbe finito e sollev la testa, si accorse con sorpresa di avere gli occhi umidi.
Se li asciug in fretta e si soffi il naso. - Maledetto raffreddore. Me lo prendo sempre. - Pos lo sguardo sui campi coperti di neve, poi sollev le spalle. - Va bene, Doug. Torniamo al lavoro. Abbiamo un mucchio di cose da fare, prima che quei paracadutisti cinesi vengano a controllare se la tregua  rispettata.
Hansen salut e segu il suo generale, incamminandosi nella fredda aria dell'inverno.
22 gennaio. QG della Prima forza d'urto, a nord di Taejon
Un vento gelido sbatteva i lembi della tenda e il colonnello generale Cho Hyun-jae rabbrivid, nonostante il tepore della stufa a carbone posta in un angolo. Ma il freddo che provava nasceva dalla disperazione e non dal clima.
Erano stati sconfitti. Sconfitti con disonore. Queste sgradevoli parole continuavano a girargli per la mente, all'infinito. Non era riuscito a pensare ad altro, nei tre giorni passati dall'arrivo del comunicato di Pyongyang: il primo messaggio pervenutogli dall'alto comando dopo il contrattacco degli americani.
Il messaggio, con le sue semplici parole, era aperto sul tavolo dove erano appoggiate le cartine geografiche, i radiotelefoni e le sue armi personali. Pos gli occhi su di esso, senza vederlo, e le sue gelide frasi continuarono a bruciargli nella mente.
Interrompete subito tutte le operazioni offensive. Un cessate il fuoco con le forze nemiche  in atto a partire dalle ore 14,00 del 20 gennaio. L'esercito del popolo deve posare le armi, distruggere o rendere inservibili tutte le armi pesanti e dirigersi a nord. Segue l'elenco delle strade di ritirata autorizzate. Forze della Repubblica popolare cinese faranno da scorta e da osservatori del ritiro.
Gli ordini di Pyongyang e la morte del suo protettore Kim Jong-Il avevano colpito Cho come un fulmine a ciel sereno. In tutti i suoi anni di carriera, niente l'aveva mai preparato alla possibilit della sconfitta e tanto meno a quella di una resa vergognosa. Era letteralmente impensabile. L'esercito del popolo non era mai stato sconfitto in battaglia.
Almeno, cos affermava la sua stessa propaganda, si disse Cho.
La realt era ben diversa. Il contrattacco degli americani era risultato irresistibile. Il nemico si muoveva troppo in fretta, i rifornimenti non c'erano, e - cosa peggiore - quelli del Sud avevano il pieno controllo dell'aria. Da molti giorni Cho non vedeva un solo aereo amico.
E adesso il messaggio. Torn a leggerlo. Lui aveva mancato: nei riguardi dei suoi uomini, del suo paese e della Grande Guida.
Fuori della tenda, i pochi ufficiali superstiti lavoravano diligentemente per eseguire i suoi ultimi ordini. Sotto gli occhi del "corpo di pace" cinese, distruggevano ogni carro armato, trasporto truppe e pezzo d'artiglieria rimasto alla Prima forza d'urto. Altri prendevano i resti miserabili delle sue divisioni, un tempo orgogliose, e li conducevano in campi provvisori, in attesa dell'ordine di marciare verso il Nord, disarmati.
Cho strinse i pugni. L'ultima umiliazione: venire portati a casa come un branco di animali, sotto gli occhi dei cinesi, come dei prigionieri. E una volta a casa? Non si faceva illusioni sul proprio destino, ma che cosa sarebbe successo alle migliaia di uomini da lui comandati? E al suo paese?
Neanche adesso riusciva a immaginare una nazione condotta da altri che dai due Kim. Da quarant'anni la Corea del Nord era governata da loro. Ogni aspetto della vita pubblica e privata era orientato dai loro desideri. Ora, tutto questo era scomparso, come se non ci fosse mai stato. L'Amata Guida era morta, avevano detto, come eroico martire della Rivoluzione, e la Grande Guida si era ritirata dal governo attivo, troppo stanco e amareggiato per proseguire. In un battito di ciglia, tutto il mondo di Cho era crollato.
- Compagno generale? - La voce del suo aiutante di campo, capitano Sung, lo fece sobbalzare. Aveva perso il senso del tempo. Doveva essere quasi il tramonto.
- Avanti. - Cho si alz e si rassett l'uniforme. Le apparenze dovevano essere conservate a tutti i costi.
La tenda si apr ed entr un soffio d'aria fredda. Poi fecero il loro ingresso il tenente generale Chyong e un ufficiale che Cho non conosceva: un uomo altro e scarno con un'uniforme perfettamente stirata.
Sotto uno strato di polvere e di stanchezza, la faccia di Chyong pareva scolpita nella pietra. - Mi spiace disturbarti, compagno. Ma il colonnello anziano Yun... - indic il nuovo venuto - ...  appena arrivato da Pyongyang con importanti comunicazioni.
Cho non riusc a nascondere la sorpresa. - Da Pyongyang? Come  possibile?
Yun batt i tacchi e gli rivolse un inchino. - L'esercito di liberazione della Repubblica cinese mi ha usato la gentilezza di farmi attraversare le linee nemiche.
- Allora la tua missione deve essere davvero urgente. - Cho sent un nuovo brivido. I cinesi avevano poca simpatia per lui.
- S, compagno generale. - Yun infil la mano nella giubba e ne trasse un foglio di carta ripiegato. - Ho ordini speciali per questo quartier generale, da parte del Partito dei lavoratori coreani.
Dietro le parole cortesi dell'uomo c'era un'ufficialit agghiacciante e Cho si accorse all'improvviso che le mostrine del colonnello erano quelle dell'Ufficio per la sicurezza politica: l'organizzazione segreta che assicurava la purezza ideologica delle forze armate. Con dita tremanti, Cho prese il foglio dalla mano di Yun.
Era quel che si aspettava fin dall'arrivo del primo messaggio da Pyongyang.
Cho alz gli occhi. - Questo ordine di arresto vale anche per il generale Chyong?
Yun annu. - S, compagno generale. Ho ordine di condurvi tutt'e due a Pyongyang, dove sarete processati da un tribunale del popolo.
Chyong lo interruppe per la prima volta per chiedere: - Con che accusa?
Il colonnello lo guard freddamente per un istante, prima di rispondere: - Con l'accusa di alto tradimento, di collusione con il nemico e di avere volutamente architettato la disfatta.
L'ira di Chyong super ogni altra considerazione. - Chi sono i pazzi che hanno riunito un simile insieme di menzogne?
- Il nuovo segretario generale del Partito e il suo nuovo ministro della Sicurezza pubblica. E farai bene a mostrare loro il dovuto rispetto. - La mano gli corse alla pistola.
Cho pos una mano sulla spalla del suo subordinato, mentre Chyong imprecava. - E perch hanno riservato proprio a noi questo singolare trattamento?
Il colonnello scelse con attenzione le parole. - A Pyongyang si ritiene che il "magistrale" piano strategico della nostra compianta Amata Guida sia stato... - s'interruppe - ... male eseguito.
Yun allarg le mani e fiss Cho. - Tu e il tenente generale Chyong avete comandato questa offensiva. Il suo successo o il suo fallimento dipendevano dalle vostre azioni e dalla vostra abilit.
- Abbiamo fatto il possibile per assicurarle il successo - ripose Chyong, animatamente. - Siamo stati sconfitti da forze aeree e navali superiori. Le nostre forze di terra si sono comportate in modo superbo. A esse non si sarebbe potuto chiedere di pi. Guarda la rapidit della nostra avanzata, la quantit di nemici uccisi. Se vi servono dei colpevoli, cercateli a Pyongyang. Obiettivamente, il generale Cho...
- Compagno generale, ti prego - disse Yun, con voce gelida come il ghiaccio. - L'importante non  quel che  stato fatto, ma quel che non lo  stato. La liberazione  fallita, e questo basta a condannarvi mille volte. - Guard Cho, che era rimasto immobile. - Comunque, la cosa non ha importanza, ora. Siete entrambi esonerati dal comando. I vostri vicecomandanti dovrebbero essere perfettamente in grado di controllare la ritirata delle nostre truppe. - Pronunci le ultime parole come se fossero oscene.
- Capisco. - Cho indietreggi e sedette goffamente sulla sedia da campo. Guard Yun e chiese con voce prima di inflessione: - Sono le pi gravi accuse che lo stato possa muovere a una persona. Quale sar la condanna, se saremo giudicati colpevoli?
- La morte. - Yun non cerc in alcun modo di alleggerire la risposta.
Cho annu. Sapeva che tipo di processo potevano aspettarsi lui e Chyong. Pubblico, umiliante e assolutamente spietato. La loro colpevolezza o innocenza non avrebbero avuto importanza. Avrebbero fatto da capri espiatori, sarebbero stati presentati come gli uomini che avevano tradito le aspettative del popolo. No, si corresse, ricordando le parole di Yun, come gli uomini che avevano volutamente sabotato la strategia della defunta Amata Guida.
E alla fine? Nient'altro che la pubblica esecuzione. Annu tra s; adesso che altri avevano deciso per lui, si sentiva estremamente calmo.
Chyong non lo guardava. Fissava Yun con occhi di fiamma. - Le accuse sono assurde! La nostra sola colpa  di non avere vinto!
- Questa, compagno generale,  la sola colpa che conti - rispose Yun.
Cho si alz in piedi. Esteriormente, era tranquillo. - Colonnello Yun, non intendo sottrarmi all'arresto. - Fiss l'uomo. - Ma ti chiedo il permesso di rimanere solo per qualche minuto. Ho alcuni affari personali da sbrigare.
Yun lo guard con attenzione e, dopo qualche istante, annu. - Certo, compagno generale. Hai tutto il tempo che desideri.
- Grazie, colonnello, apprezzo la tua gentilezza. - Si rivolse al suo ufficiale. - Mi devi scusare, Chyong, ma devo chiedere anche a te di uscire. Buona fortuna.
- Certo, signore. - Dallo sguardo, Chyong mostr di avere capito. Salut e si allontan dalla tenda, seguito a un passo di distanza dal colonnello.
Cho abbass lentamente le spalle e si lasci cadere sulla sedia. Per un attimo fu tentato di scrivere una lettera alla moglie, ma poi decise di non farlo. Le aveva gi dato troppi dolori. La mano gli corse alla pistola posata sul ripiano del tavolo.
Il rumore attutito dello sparo fece sobbalzare Chyong, bench se lo aspettasse. S'irrigid e fiss l'apertura della tenda, ora chiusa.
Da dietro, gli giunse la voce di Yun. - Dunque, il generale Cho ha scelto la strada pi facile. Gi, mi era parso una persona saggia.
Chyong non si volt. La sua voce'stillava disprezzo. - Il generale Cho era un uomo di una certa et, consumato dalle fatiche di questa guerra. Io non ho intenzione di rendere la cosa altrettanto facile ai vostri amici cinesi. Fate come volete. Processatemi. Combatter contro ciascuna delle vostre menzogne.
Yun apr la fondina della pistola e sospir. - Voi soldati... siete cos ciechi, alle volte.
Chyong fece per voltarsi, ma il proiettile fu pi rapido.
25 gennaio. La Casa Bianca
Blake Fowler lesse rapidamente il comunicato stampa. Non era affatto sorpreso del suo contenuto.
- Problemi? - chiese il presidente, in tono blando.
Blake scosse la testa e riconsegn il foglio al direttore delle comunicazioni della Casa Bianca, che sedeva accanto a lui, di fronte allo scrittoio del presidente.
Il telefono squill. Blake vide che il presidente lo sollevava, ascoltava e sorrideva. - Certo, June, lo faccia salire subito.
Pos il telefono e si rivolse ai suoi due subordinati. - Signori, a quanto sembra, il mio apprezzatissimo consigliere per la sicurezza nazionale vuole parlarmi. Ho sempre detto che  un grande tempista.
La porta dell'anticamera si apr per lasciar passare Putnam, che indossava un vestito doppiopetto nuovo che pareva di una taglia inferiore alla sua. I capelli erano pi grigi che rossi, e aveva un'aria seria e decisa.
- Allora, George, cosa posso fare per te, questa mattina? - Il presidente parlava in tono cordiale, ma i suoi occhi erano gelidi.
- Sono venuto a presentare le mie dimissioni, signor presidente. - Putnam gli porse una lettera fitta, di una sola pagina. Gli tremava la mano. - Ho aspettato che questa terribile crisi finisse, per evitare che lei e la nazione foste privati dei miei servigi nel momento della massima necessit. Ma ora sono costretto a ritirarmi da questa amministrazione.
- Lasci il tuo incarico? - chiese il presidente, facendo la faccia sorpresa. Blake sorrise. I giornalisti che dicevano che il capo dell'Esecutivo non sapeva fingere, non dovevano mai averlo visto in privato, evidentemente.
- S, signor presidente. - La voce di Putnam sal di tono e trem. - Non lo sopporto pi. In queste settimane, lei mi ha sistematicamente allontanato da qualsiasi ruolo politico concreto. Invece ha preferito appoggiarsi a neofiti della politica e ad accademici insipidi. - Lanci un'occhiataccia a Blake e prosegu. - Be', non intendo subire in silenzio questa situazione.
- Capisco. In tal caso... - Il presidente prese la lettera di dimissioni di Putnam, finse di studiarla per un momento, poi la stracci.
Putnam guard i pezzi, al massimo della sorpresa. - Non accetta le mie dimissioni?
Il presidente scosse piano la testa. - No, non le accetto, signor Putnam. - Si gir verso il direttore delle Comunicazioni. - Rick, fagli vedere quello che hai l.
Putnam prese il comunicato stampa e cominci a leggerlo. Giunto a met, impallid e interruppe la lettura. - Mi licenzia?
Il presidente annu, con aria severa. - Certo, signor Putnam. E pubblicamente, anche. Mi hai mentito, e le tue menzogne hanno contribuito a far scoppiare una guerra con decine di migliaia di morti. - S'interruppe. - Tutto considerato, direi che te la cavi ancora con poco.
Putnam non parve udirlo. - Ma la mia carriera...
- Via di qui. - Il presidente non cerc pi di nascondere il disprezzo. - Se hai lasciato in ufficio qualche effetto personale, ti verr spedito a casa. Ma ora non farti pi vedere.
Blake guard allontanarsi il suo ex direttore e si vergogn di provare tanta soddisfazione per la sua cacciata. Ma il senso di colpa pass subito. Il presidente aveva ragione. Putnam se l'era cavata a buon mercato. Cadere in disgrazia ha importanza soltanto se si possiede una coscienza, e l'ex consigliere per la sicurezza nazionale ne era privo.
Si accorse che il presidente lo fissava. - Brutto spettacolo, vero, Blake?
- S, signore, davvero brutto.
Il presidente annu. - Ma necessario. - Prese un dossier che aveva sul tavolo. - Ora, questo mi porta al mio successivo problema. Adesso che mi sono sbarazzato di quel figlio di un cane, devo trovargli il sostituto. Hai qualche idea?
Blake riflett. - Be', signor presidente. Ci sono diverse persone che mi sentirei di raccomandare. Ci sono...
- S, so che ci sono - lo interruppe il presidente. - Ma c' in particolare un uomo di cui mi dicono un gran bene. Sostengono che potrebbe darmi degli ottimi consigli. Io tenderei a nominare lui, ma prima vorrei sapere cosa ne pensi. - Prese il dossier e lo pass a Blake. - Qui c' la sua cartella personale.
Blake guard il nome scritto in alto - DR. BLAKE FOWLER - e batt le palpebre. Rimase immobile, riflettendo intensamente. Significava pi lavoro, pi ore lontano dalla famiglia. Ma era un lavoro che lui poteva fare bene. E Mandy lo avrebbe aiutato. Anzi, l'avrebbe ucciso, se non avesse accettato il posto.
Guard il capo dell'Esecutivo e sorrise. - Penso che ne sarebbe molto onorato, signor presidente.
4 febbraio. Ristorante Drago dei Monti, Seul
Seul era stata percossa, ma non domata.
Le macerie bloccavano ancora le strade principali e a ogni angolo erano di guardia soldati che imbracciavano il fucile, ma i negozi e i ristoranti della citt cercavano di riportarla in fretta alla vita di un tempo. Con il loro coraggio e la loro energia ricordavano a tutti che non per niente la Corea del Sud veniva associata alla fenice.
Tony Christopher aveva scelto con molta cura il ristorante di quella sera. Lo Yongsuan era uno dei migliori. Non certo economico, ma il denaro non aveva importanza in quei momenti, e soprattutto quella sera.
Il luogo era perfetto, per ci che lui si proponeva. Laggi servivano in salette private autentici piatti della corte reale coreana. Inoltre, quel locale aveva avuto la fortuna di salvarsi dai bombardamenti. Viceversa, uno dei vecchi posti preferiti di Tony era adesso ridotto a un buco nel terreno e a qualche trave bruciacchiata.
Tony guardava Anne a lume di candela. Il ricco arredamento della saletta faceva da cornice al suo vestito da sera e ai suoi capelli rossi. La ragazza gli parlava delle sue fatiche per ricostruire il centro logistico dell'esercito, danneggiato dalla guerra, e Tony la ascoltava solo per met, come prima o poi capita a tutti gli uomini della terra. Gli piaceva sentirla, ma pensava ad altre cose.
Quella sera festeggiavano la seconda settimana di pace dopo l'armistizio. Almeno, era la scusa trovata da Tony per invitarla a cena. Sorrise. Probabilmente, lei gli aveva creduto.
Anne s'interruppe per un istante, gli sorrise a sua volta e prosegu.
- Poi, tutto era talmente per aria che ci conveniva ripartire da zero. Ho appena finito di studiare un nuovo sistema. Nuovi computer, nuovi programmi, nuove procedure.
Tony fece un mormorio di approvazione e part con il suo discorso:
- Anne, posso cambiare argomento per un attimo?
- Ma certo. - Sorrise e ostent un accento francese: - Oui, parliamo di noi.
Lui sorrise, ma la fiss con seriet. - No, davvero, Anne. Ho delle notizie importanti. - Non era facile dirlo. - Oggi ho ricevuto i miei nuovi ordini: ritorno negli Stati Uniti. Devo fare del lavoro a Nellis, con il servizio informazioni, e poi prendere il posto di ufficiale operativo della squadriglia d'assalto.
Anne sent mescolarsi nella sua voce l'orgoglio e la tristezza, e non cap quale dei due sentimenti fosse pi forte.
Lei rimase in silenzio per qualche istante, poi gli chiese con voce pacata: - Dov' Nellis?
- A poca distanza da Las Vegas.
Ottomila chilometri da Seul. - E quando devi partire?
Tony abbass lo sguardo. - Tra nove giorni. Sto passando le consegne a "Otto" Sanchez.  una brava persona. E Hooter sar a capo del Primo stormo. - Le prese la mano. - Senti, Anne, non pensavo che succedesse cos in fretta. In teoria, dovevo fermarmi ancora per due mesi e mezzo. Ma l'aeronautica vuole che i piloti con esperienza di guerra entrino subito in ciclo come addestratori. Inoltre, penso che le nostre perdite abbiamo accelerato la normale rotazione... - Tony tacque per fissare Anne. Alla debole luce delle candele, non si vedevano le lacrime della ragazza. - Cara...
' Lei riusc a parlare con calma. - Ero cos felice. Tutto andava cos bene. Questo cambia ogni cosa.
- No, non la cambia affatto. - Prese di tasca una scatoletta coperta di velluto e la apr. Muovendosi con attenzione, quasi con tenerezza, la pos sul tavolo, di fronte ad Anne. Poi trasse un profondo respiro e sussurr: - Mi vuoi sposare?
Anne guard la scatoletta. La sua espressione cambi, dal dolore alla sorpresa e alla gioia, allo stupore e alla confusione. Nel piccolo contenitore c'era un bellissimo anello con brillante.
Anne fece per prenderlo, ma poi ritrasse di scatto la mano. - Non so, Tony.  successo cos in fretta.  la cosa giusta?
Tony sent accelerare i battiti del cuore; per il panico. Cristo, era peggio di una missione di combattimento. - Anne, ti amo e mi ami. Voglio vivere con te.
Lei chiuse gli occhi e Tony le vide brillare le lacrime fra le lunghe ciglia. - Anch'io ti amo, ma non ero pronta a pensare al matrimonio.
Tony le prese anche l'altra mano. Le sent battere in fretta il polso.
- Potevamo avere altri due mesi per pensarci, prima che venissi assegnato a qualche altra base alla fine del mio anno, ma i nuovi ordini ci forzano la mano. Con la guerra ho capito cosa sei per me...
- Anch'io - disse lei, a bassa voce.
- E adesso questa situazione mi forza di nuovo la mano.
- Ci forza la mano - corresse la ragazza.
Tony si sporse verso di lei. - Anne, non so come dirlo in altro modo. Io ti amo veramente, e voglio stare con te per tutta la vita. Voglio che ci sposiamo, perch, anche se l'idea del matrimonio mi spaventa, quella di stare lontano da te mi spaventa ancor di pi.
Lei apr gli occhi. Sulle labbra le comparve un'ombra di sorriso.
- Continua a parlare. Questo discorso mi piace. Lui arross. - Dai, Anne, parlavo sul serio.
La ragazza sorrise di nuovo, questa volta con maggiore gentilezza.
- Anch'io. Ti amo, e mi piace quello che dici. Desidero che ci sposiamo, certo, ma mi chiedo se  davvero una cosa saggia.
- Senti, Anne, non parlo di sposarci domani, ma se penso a me negli Stati Uniti e a te qui, non sopporto l'idea. Si poteva arrivare alla stessa decisione in un mese o due. I nuovi ordini si sono semplicemente limitati a darci una spinta. - Sorrise, imbarazzato. - E nella direzione giusta, mi auguro.
Anne rimase in silenzio e riflett. Finse di accigliarsi. - Non  giusto. Tu hai avuto tutto il giorno per pensarci, mentre io devo risponderti subito.
Tony sorrise. - Non devi decidere all'istante. Tieni presente, per, che sar agitatissimo, finch non avr la risposta.
- Ho deciso, allora. - Lei lo baci, sciolse le mani dalle sue e s'infil l'anello. - Credi che si riesca a fare tutto, in meno di nove giorni?
6 febbraio. Ospedale militare, Pusan
Kevin Little percorse lentamente la lunga corsia piena di letti, cercando una faccia nota. La trov quasi alla fine.
Rhee appoggiava la schiena a un mucchio di cuscini e leggeva un giornale. Nel sentire i passi, alz lo sguardo e pos in fretta i fogli. Aveva le spalle e il petto ancora coperti di bende, ed era pi magro di quanto Kevin ricordasse. Ma il suoi occhi erano chiari, e il suo sorriso era vivace come sempre.
- E un vero onore, tenente... - cominci a dire Rhee, e poi s'interruppe, nello scorgere le due sbarrette d'argento sulla giacca dell'uniforme di Kevin. - Voglio dire,  un vero onore, capitano Little. Mi permetta di congratularmi con lei per la promozione, signore.
Sorpreso dal tono ufficiale e insieme cordiale di Rhee, Kevin gli rivolse un timido sorriso. - Gi, il pi sorpreso sono io. Ma penso che i grandi capi mi toglieranno subito il grado, quando avranno il tempo di rifletterci.
Rhee torn a sorridere. - Non credo, capitano.  il grado che merita. - Indic una sedia accanto al letto. - La prego, si sieda, signore.
Dopo essersi seduto, Kevin si sent meno impacciato. Ora che lui e Rhee erano allo stesso livello, riuscirono a discorrere in modo assai pi naturale. Presto parlarono dell'attivit di Kevin.
- Be', come lei pu aspettarsi, attualmente siamo indaffaratissimi. Riportare a casa i profughi. Occuparci dei nordcoreani che vorrebbero rimanere nel Sud. Portare via le macerie. Ci siamo dentro fino al collo. - Kevin scosse la testa. - Diavolo, a volte penso che vincere la guerra sia stata la parte pi facile. Il difficile, adesso,  vincere la pace.
Rhee sorrise. - Ah, capitano, mi spiace davvero di non poterle dare il mio aiuto. - Indic le graziose infermiere in camice bianco che si aggiravano all'altra estremit della corsia. - Ma purtroppo i miei carcerieri mi terranno incatenato quaggi, ancora per qualche settimana.
Kevin scosse la testa, ammirato. - Cristo, Rhee, solo a lei poteva venire in mente di farsi ferire per scansare il lavoro pi noioso.
Il sorriso del sudcoreano si allarg ancor di pi, ricordando a Kevin il famoso gatto della favola. Poi Rhee divenne serio e gli fece una domanda importante: - Che cosa  successo alla compagnia?
- L'hanno sciolta. - Kevin lo disse con tristezza, anche se aveva saputo fin dal primo momento che sarebbe finita cos. Era giunto ad amare quegli uomini. - La Echo era solo una compagnia provvisoria. Strettamente per la durata delle operazioni. Finite le ostilit, il battaglione ha voluto indietro i suoi dattilografi e i suoi furieri. Perci ci hanno sciolti.
Rhee scosse tristemente la testa.
- Be'... - Kevin guard l'orologio - ... adesso temo proprio di dovermene andare. Il maggiore ha organizzato una riunione per oggi pomeriggio e devo prendere il treno. - Si alz e si abbotton la divisa. - Poi si volt. - Senta, mi hanno dato la compagnia Bravo invece della Echo. Ci sono dei bravi ragazzi, ma mi manca un ufficiale esecutivo. - Guard il sudcoreano e disse, a voce pi bassa. - Laggi avr bisogno di lei. Finora, lei ha sempre svolto un ottimo lavoro, quando si  trattato di salvarmi la vita e di tenermi in carreggiata.
Rhee lo guard in silenzio per qualche istante e poi scosse lentamente la testa. - No, capitano. Lei non ha pi bisogno di me, per quello.  diventato un vero soldato.
Kevin riflett per un istante e poi annu. - Pu darsi. - Poi, all'improvviso, sorrise e disse: - Ma con chi diavolo giocher a poker, se non ci sar lei?
Una volta tanto, il sudcoreano non seppe cosa rispondere.
Kevin sorrise ancor di pi; lanci a Rhee il mazzo di carte che si era portato. - Perci, cerchi di guarire in fretta, tenente. E si alleni, intanto. Non gioco con i dilettanti. - Guard l'amico. - Ci vediamo nella ZS tra qualche settimana, allora. Il posto le piacer. E molto tranquillo, di questi tempi.
Detto questo, si volt e si allontan fischiettando.
...
FINE.
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GLOSSARIO.
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A-6E Intruder Questo bimotore d'attacco  uno dei pochi aerei che possono colpire un bersaglio indipendentemente dalle condizioni atmosferiche. Decolla da una portaerei e ha un'eccezionale capacit di carico. I due uomini dell'equipaggio siedono fianco a fianco; anche se non ha una cloche, il copilota  in grado di guidare l'aereo fornendogli le istruzioni mediante il computer.
A-7E Corsair Monomotore monoposto utilizzato per la prima volta in Vietnam.  classificato come un reattore per attacco leggero e non ha n la sofisticata strumentazione dell'A-6E Intruder n la sua grande capacit di carico.  molto apprezzato dai suoi piloti.
AA-2 Atoll Primo missile aria-aria sovietico con guida a infrarossi: copia del vecchio AIM-9B Sidewinder degli anni Cinquanta. Come i primi modelli di questo missile, pu colpire il bersaglio soltanto da dietro. Ha un'autonomia massima di 4 km.
AA-7 Apex Missile sovietico a guida radar. Di mediocri prestazioni, ha un'autonomia di 35 km.
AA-11 Archer Missile sovietico a corto raggio con guida a infrarossi. Ha un'autonomia di circa 7 km e soprattutto  in grado di intercettare anche dal davanti l'aereo nemico.
AIM-54C Phoenix Missile americano a guida radar, collegato al sistema AWG-9 dell'F-14 Tomcat. Arma di notevoli dimensioni, con autonomia di quasi 200 km, viaggia a pi di cinque volte la velocit del suono.
AIM-7M Sparrow Il pi comune missile americano a guida radar. La sua autonomia di 40 km  ridotta rispetto a quella dell'AIM-54C Phoenix, ma  assai superiore a quella del Sidewinder o di qualsiasi altro missile con guida a infrarossi. Ha subito continui perfezionamenti, e anche se le prime versioni impiegate in Vietnam avevano prestazioni mediocri, gli ultimi modelli sono considerati assai efficienti.
AIM-9L Sidewinder Uno dei missili pi apprezzati che siano stati prodotti. Dopo il lancio si dirige verso il calore dei gas emessi dall'aereo-bersaglio. Diversamente dai primi modelli, o dagli analoghi missili di altre nazioni, non ha bisogno di "vedere" l'ugello di scarico del reattore nemico, ma pu individuare il bersaglio anche dal davanti. Ha un'autonomia di circa 15 km.
AK-47 Fucile sovietico semplice ed efficiente, molto esportato e copiato da svariate nazioni. Impiega munizioni 7,62 e pu funzionare in automatico e in semiautomatico. Pesa circa 4,5 kg.
AKM Nuova versione del fucile AK-47, alleggerita rispetto alla precedente.
An-2 Colt Biplano sovietico i cui primi esemplari risalgono alla fine degli anni Quaranta. Nonostante il suo aspetto antiquato, ha prestazioni eccellenti,  economico e presenta ottime caratteristiche sulle brevi distanze. Assai apprezzato come trasporto leggero e aeroplano civile, ne sono stati costruiti pi di 18 mila esemplari.
APC (Armored Personnel Carrier) Veicolo corazzato per il trasporto truppe. Termine generico per descrivere veicoli utilizzati per trasportare soldati di fanteria sul campo di battaglia. La sua corazza leggera offre protezione dai frammenti dei proiettili di artiglieria e dalle armi di piccolo calibro.
APS-115 Radar americano trasportato nella parte anteriore del P-3C Orion. Chiamato radar per "ricerca in superficie  usato per avvistare navi e soprattutto periscopi.
AS-4 Kitchen Missile sovietico. La sigla "AS" significa aria-terra ("aria-superficie") e "Kitchen"  il nome in codice assegnato dalla Nato a quest'arma. Supersonico,  lanciato da grandi aerei come il Backfire. Ha un'autonomia di 450 km e porta una testata da 1000 kg, convenzionale o nucleare.
Asroc (Antisubmarine Rocket) Razzo antisommergibili. Lanciato dalle navi americane,  impiegato contro i sommergibili. Il suo motore razzo a combustibile solido porta rapidamente sulla presunta localizzazione del sottomarino nemico la testata, costituita da un siluro a ricerca automatica Mark 46. Giunto nell'area del bersaglio, il siluro viene calato in acqua mediante paracadute. Al posto del siluro, l'Asroc pu portare come bomba di profondit un'arma nucleare.
AWG-9 Radar montato nella parte prodiera dell'aereo da combattimento F-14 Tomcat.  un'unit assai potente e perfezionata, che permette al pilota di seguire contemporaneamente fino a sei bersagli e di intercettarli con missili AIM-54C Phoenix.
BDU (Battle Dress, Uniform) Uniforme da combattimento. Nome recentemente dato dall'esercito americano alla tuta mimetica.
BLU-109 Un tipo di bomba da 900 kg. Ha una particolare camicia di metallo duro che le permette di penetrare attraverso pi di un metro di cemento armato prima di esplodere.
BMP (Bronevaya Maschina Piekhota) Autoblindo sovietica, cingolata e anfibia, capace di portare sei soldati oltre al guidatore e al mitragliere. Di linea moderna, ha una piccola torretta con un cannone da 73 mm o un cannoncino automatico da 30 mm, un lanciamissili anticarro e una mitragliatrice.
Boa sonar Piccolo strumento sonar lanciato da un aereo o da un elicottero e impiegato per rilevare i sommergibili. Le boe possono essere attive, e trasmettere impulsi sonar, o passive e limitarsi a riceverli.
BOQ (Bachelor Officers' Quarters) Quartiere ufficiali scapoli. Incrocio tra residence e dormitorio: l'abitazione assegnata gratuitamente agli ufficiali scapoli, all'interno di una base. Le stanze singole sono una via di mezzo tra la camera da letto e il soggiorno e hanno un minuscolo bagno. Non c' cucina o fornello, ma di solito c' un piccolo frigorifero.
BTR (Bronetransportr) Termine generico russo per definire una classe di autoblindo a otto ruote per il trasporto truppe.
BTR-60 Autoblindo a otto ruote per il trasporto truppe, adottata fin dai primi anni Sessanta. Primo modello di una lunga serie di veicoli consimili, ha una sagoma che ricorda quella di una barca e porta fino a quattordici uomini. Il principale difetto delle prime serie erano i due motori a benzina, protetti da una corazza troppo leggera. Nelle versioni successive il difetto  stato eliminato.
C-141 Starlifter Quadrimotore: l'aereo da carico maggiormente usato dall'aviazione americana. Pu portare pi di 200 uomini o fino a 35 tonnellate di materiale.
C4 Nome in codice di un tipo di esplosivo al plastico impiegato dall'esercito degli Usa e di altre nazioni. Lo si pu modellare come la creta degli scultori, pu essere avvicinato alla fiamma e subire urti, ma per esplodere ha bisogno di un detonatore.
C-5 Galaxy L'aereo pi grande costruito negli Usa. Questo mostro porta 110 tonnellate. Raramente utilizzato per il trasporto truppe,  di solito impiegato per i carichi troppo voluminosi o troppo pesanti per il C-141 Starlifter.
CAR-15 Versione del fucile americano M16 costruita nella Corea del Sud.
CEV (Combat Engineering Vehicle) Veicolo del genio militare. Il CEV M728 sembra un incrocio tra un bulldozer e un carro armato. Incorpora una gru, una lama da bulldozer e un cannone "da demolizione", di grosso calibro e a bassa velocit d'uscita.  usato dall'esercito per abbattere gli ostacoli e per costruire trincee.
CH-53 Questo elicottero da carico a due motori  stato impiegato in Vietnam anche come elicottero per il recupero, con mitragliatrici, corazza e un verricello per sollevare i piloti abbattuti in territorio nemico. In questo ruolo  stato talmente apprezzato da portare allo sviluppo dell'attuale MH-53 Pave Low, una macchina ultrasofisticata, dotata di molte armi e di numerosi sensori.
CIA (Central Intelligence Agency) Agenzia d'informazione centrale. Uno dei numerosi enti del controspionaggio americano, e certo il pi noto. Quartier generale a Langley, Virginia, sulla sponda del Potomac opposta a quella di Washington, D.C.
CIC (Combat Information Center) Centro informazioni di combattimento. In una nave da guerra, la cabina dove sono raccolti gli schermi radar, sonar, ottici e di tutti gli altri sistemi di rilevamento. Il comandante "porta in battaglia" la sua nave da questa cabina, dove pu essere costantemente informato della situazione circostante. L'idea prese piede originariamente nel corso della Seconda guerra mondiale, allorch le battaglie navali si estesero molto al di l della visuale.
Cincpac (Commander in Chief, Pacific) Comandante in capo, Pacifico. L'ufficiale americano che comanda tutte le forze statunitensi dislocate nell'area del Pacifico. Di solito la posizione  coperta da un ammiraglio, che controlla tutte le forze dell'esercito, dell'aviazione e della marina. Altro nome: "comando unificato".
Cincpacflt (Commander in Chief, Pacific Fleet) Comandante in capo, flotta del Pacifico. L'ammiraglio al comando delle forze navali americani dislocate nel Pacifico. Dipende dal Cincpac.
Claymore In genere le mine sono sepolte sotto la terra ed esplodono quando sono urtate da un uomo o da un veicolo. La Claymore  diversa. Alcune aste la tengono sollevata sulla superficie del terreno. Esplode elettricamente, o in seguito ad altro genere di comando, e scaglia una "rosa" appiattita di sfere d'acciaio che distruggono tutto ci che incontrano sul percorso.  anche definita mina "direzionale".
Comsubpac (Commander Submarines Pacific) Comandante sommergibili, Pacifico. L'ammiraglio a capo di tutti i sommergibili del Pacifico. Ci sono analoghi comandanti delle forze navali di superficie e aeree: Comsurfpac e Comairpac. Tutti dipendono dal Cincpacflt.
Defcon (Defense Condition) Condizione di difesa. Una serie di livelli predefiniti che descrive la situazione delle forze armate statunitensi. Defcon 5 corrisponde alla pace; Defcon 4 a una condizione di allarme; Defcon 3  crisi; Defcon 2 indica che  in corso un conflitto con armi convenzionali; Defcon 1 un conflitto con armi nucleari.
Dicas (Directional Command-activated Sonobuoy) Boa sonar direzionale telecomandata. Questo dispositivo lanciato da un aereo  impiegato nella ricerca dei sommergibili. Quando  in acqua, emette a comando impulsi sonar.
Dragon Missile anticarro a media gittata, guidato mediante cavo, in dotazione alla fanteria. Ha una "vista" agli infrarossi, un'autonomia di circa 1000 metri, ed  in grado di perforare gran parte delle normali corazze.
DSC (Defense Security Command) Comando sicurezza militare. Settore dell'esercito sudcoreano avente il compito di sorvegliare gli ufficiali per rilevare i segni di tradimento e per impedire colpi di stato. La sua autorit  assoluta.
DT (Defensive Target Artillery Fire Mission) Missione di bombardamento dell'artiglieria per la difesa di un obiettivo.
E-2C Hawkeye Bimotore turboelica riconoscibile dalla grande antenna radar in cima alla fusoliera. L'E-2C porta un equipaggio di tecnici e di controllori di volo,  in grado di sorvegliare il traffico aereo lungo un arco di centinaia di chilometri e controlla la difesa di una task force. Non  armato ed  relativamente lento.
E-3 Sentry Un Awacs (Airborne Early Warning and Control System: sistema aviotrasportato di controllo e di avvistamento rapido) ultrasofisticato, allestito all'interno di una fusoliera Boeing 707. Come l'E-2C Hawkeye, l'E-3  caratterizzato dalla grande antenna radar e dalla sua capacit di dirigere le battaglie aeree entro un raggio di varie centinaia di miglia.
EA-6B Prowler Un Intruder A-6 notevolmente modificato. Questo bireattore porta nella fusoliera e in appositi contenitori posti sotto le ali un'apparecchiatura elettronica molto potente, destinata a disturbare le trasmissioni radio. Il normale equipaggio dell'A-6, costituito di due persone,  portato a quattro: tre di esse si occupano delle apparecchiature elettroniche del Prowler.  in grado di disturbare da grande distanza le armi del nemico, i suoi radar e le sue comunicazioni.
Elint (Electronic Intelligence) Spionaggio elettronico. Aerei con a bordo ricevitori estremamente sensibili sorvegliano le coste del nemico e le sue navi, registrando i segnali radar e le trasmissioni radio intercettate. Le informazioni sono poi portate alla base e analizzate.
Emcon (Emission Control) Controllo delle emissioni. I radar e gli apparecchi radiotrasmittenti emettono segnali attivi che possono essere scoperti (vedi ESM). Il controllo delle emissioni ha lo scopo di limitare queste trasmissioni e di ridurre il rischio che una task force sia individuata.
ESM (Electronic Support Measures) Sistemi di supporto elettronico. Questo termine in apparenza privo di significato si riferisce a un tipo di sensore installato sulle navi e su taluni aerei.  impiegato per scoprire le emissioni radar di altre navi e di altri aerei e per determinarne la natura e la direzione.
ETR (Estimated Time of Repair) Tempo previsto di riparazione.
F-14A Tomcat Grosso aereo da combattimento, con decollo da portaerei, destinato esclusivamente all'intercettazione a lungo raggio degli aerei nemici, con missili Phoenix e Sparrow guidati dal radar.  molto maneggevole e porta anche dei Sidewinder e un cannoncino da 20 mm per combattimenti a distanza ravvicinata. Ha due motori e un equipaggio di due persone.
F-15 Eagle Bimotore monoposto da combattimento dell'aviazione americana. Maneggevole quasi come l'F-16 Falcon,  molto pi grande ed  armato di missili a lunga gittata a guida radar.
F-16 Falcon Monomotore monoposto da combattimento dell'aviazione americana. Eccellente per duelli a distanza ravvicinata, attualmente non  in condizione di lanciare missili a lungo raggio a guida radar.
F-18A Hornet Bimotore monoposto prodotto per sostituire l'A-7 Corsair II. L'F-18A  un velivolo multi-ruolo, utilizzabile sia per l'attacco sia per l'intercettazione. Molto maneggevole, decolla da portaerei.
F-4 Phantom II Bimotore biposto americano da combattimento adottato da molte altre nazioni. Per il numero di esemplari prodotto e per i differenti ruoli che  in grado di assumersi, l'F-4  uno degli aerei pi apprezzati di tutti i tempi.  in grado di portare missili a guida radar, ma l'aviazione sudcoreana lo impiega soprattutto per l'attacco contro bersagli a terra, compito per cui  particolarmente adatto.
FAAC Fronte avanzato dell'area di combattimento.
FAC (Forward Air Controller) Controllore avanzato di volo. A causa della loro velocit, i reattori non riescono a individuare piccoli bersagli mimetizzati posti a terra. I controllori avanzati di volo impiegano aerei che volano lentamente, a bassa quota, e "stanano" i bersagli per conto dei reattori d'attacco. Trovano i bersagli nemici, a volte li contrassegnano mediante razzi fumogeni o marcatori laser, e guidano fino al bersaglio gli aerei da combattimento.
Feba (Forward Edge of the Battle Area) Punta avanzata dell'area di combattimento. Termine dell'esercito americano con cui si indica il punto dove le forze americane sono in contatto con quelle nemiche.
Feniks Sonar sovietico in dotazione ai sottomarini della classe Romeo. Ha quarant'anni e una portata estremamente ridotta.
GAO (Government Accounting Office) Ufficio di ragioneria dello stato. Il controllore fiscale del governo federale.
GAU-8/A Cannoncino a rotazione Gatling da 30 mm montato nella sezione prodiera dell'A-10 Warthog. Inteso esclusivamente come arma anticarro, ha una potenza di fuoco di 4200 colpi al minuto. Spara un proiettile speciale, estremamente pesante, fatto di uranio impoverito. (Vedi anche M-61 Vulcan.)
GRU (Glavnoye Razvedyvatelnoye Upravleniye) Direttorato principale d'informazione. Spionaggio militare sovietico, cui  delegato il compito di raccogliere informazioni sulle forze militari dei paesi nemici.
GSP (Gusenichnii Samokhodnii Porom) Nome russo di un trasporto cingolato anfibio impiegato per far attraversare i fiumi ai carri armati e ad altri veicoli pesanti.
Harm (High Speed Antiradiation Missile) Missile antiradiazione ad alta velocit. Missile aria-terra destinato a colpire e distruggere i radar nemici.
Harpoon I missili americani Harpoon possono essere lanciati da una nave, da un aereo e anche da un sommergibile. Questi versatili missili antinave possono portare una testata esplosiva da 250 kg su un bersaglio posto a pi di 100 km di distanza.
Harts (Hardened Artillery Site) Postazione fortificata di artiglieria. Tipo di fortino usato dai nordcoreani per proteggere i pezzi d'artiglieria.
HUD (Heads-up Display) Schermo "a testa alta". Sistema per proiettare i dati strumentali direttamente sul vetro anteriore della carlinga, davanti agli occhi del pilota, per evitargli di dover abbassare la testa per leggere gli indicatori del cruscotto. L'HUD  una necessit vitale durante i rapidi combattimenti aerei. I dati proiettati riguardano velocit, altitudine, condizione dell'armamento, accelerazione, caratteristiche del bersaglio e situazione del carburante.
IFF (Identification Friend or Foe) Riconoscimento amico/nemico. Quando entra in contatto con un velivolo o con un nave sconosciuta, un aeroplano (o una nave) gli trasmette un segnale elettronico in codice. Una scatola nera posta a bordo, se riceve il giusto codice, risponde con un proprio segnale che dice di essere "amico". Se non risponde al codice  un "nemico". Il codice  cambiato quotidianamente.
Il-18 Coot Vecchio quadrimotore civile sovietico. Le varie versioni sono usate sia dalle forze armate sia dalla compagnia di bandiera, l'Aeroflot.
Il-76 Mainstay Basato su un grande quadrimotore da trasporto, questo aereo radar ha una grossa antenna radar in cima alla fusoliera. Pu controllare i movimenti aerei e navali per un raggio di varie centinaia di miglia. Corrisponde approssimativamente all'E-3 Sentry americano.
ITV (Improved TOW Vehicle) Veicolo TOW modificato. Questo trasporto truppe M113 corazzato e convertito porta due tubi di lancio per missili anticarro TOW. I tubi di lancio e il sistema di puntamento sono in grado di sollevarsi per pi di un metro, permettendo cos al veicolo di non farsi avvistare mentre cerca il bersaglio.
Jian-7 Nome attribuito dai cinesi alla loro copia dell'aereo da combattimento sovietico MiG-21.
KA-6D Aereo per il rifornimento in volo. Versione modificata dell'A-6, attrezzata con un tubo di alimentazione prolungabile. Decolla da una portaerei e ha il compito di rifornire di carburante gli altri aerei.
Katusa (Korean Attached to U.S. Army) Coreano aggregato all'esercito americano. Termine con cui si definiscono i militari sudcoreani che prestano servizio in un'unit statunitense.
KGB (Komitet Gosudatstvennoy Sigurnost) Comitato per la sicurezza dello stato. Organizzazione responsabile della sicurezza dello stato sovietico sia all'interno sia all'esterno dei confini. Si occupa di antisovversione, controspionaggio, raccolta di informazioni eccetera.
Lamps (Light Airborne Multipurpose System) Sistema leggero volante multi-funzionale. Elicottero. Vedi SH-2F Sea Sprite.
LAW (Light Antitank Weapon) Arma leggera anticarro. Razzo da 66 mm con tubo di lancio in vetroresina: un'arma "usa e getta", da un solo colpo, che pesa circa 2,5 kg. Ha breve gittata e limitato potere di penetrazione, ma fornisce al singolo soldato una forte possibilit di azione contro veicoli con corazza leggera, bunker ed edifici.
Lofar (Low Frequency Analysis) I suoni caratteristici emessi da ciascun sommergibile sono leggermente diversi da un sottomarino all'altro: analizzando questi suoni, nella ricerca dei sommergibili si pu a volte riconoscere la natura del nemico. Il termine  anche usato per riferirsi a una classe di boe sonar relativamente economiche lanciate da aerei per captare i rumori dei sommergibili nemici.
M-113 Veicolo corazzato per il trasporto truppe adottato a partire dal 1960:  poco pi di una scatola di lamiera montata su cingoli. Armato solo di una mitragliatrice calibro 50,  apprezzato per la sua economicit, nonostante la limitata protezione da esso offerta. L'esercito americano lo sta gradualmente sostituendo con il veicolo da combattimento M-2 Bradley.
M16 Il fucile standard dell'esercito, molto pi piccolo e leggero del precedente M14. L'M16 pesa 4 kg e pu essere usato come arma automatica o semiautomatica.
M-48 Carro armato. La costruzione di questo carro ebbe inizio nei primi anni Cinquanta. Con un cannoncino da 90 mm e motore a benzina, fu usato dalle unit corazzate americane ed esportato in molti paesi. Superato negli anni Sessanta, molti suoi esemplari sono stati muniti di cannone da 105 mm, motore diesel e migliori sistemi di puntamento.
M-577 Versione dell'M-113 profondamente modificata e attrezzata per servire da posto mobile di comando.
M-60 Carro armato. Monta un cannone da 105 mm e da un ventennio  il pi diffuso carro armato statunitense.  ancora in servizio, ma nelle unit di prima linea  gradualmente sostituito dall'M-1 Abrams.
M60 Mitragliatrice. Arma standard dell'esercito americano, ispirata al modello tedesco MG della Seconda guerra mondiale. Pesa 10,5 kg e in posizione di sparo  appoggiata a un cavalletto.
M61 Vulcan Questo rivoluzionario cannoncino da 20 mm riprende il principio della mitragliatrice rotante Gatling per l'impiego a bordo di aerei. Ha una potenza di tiro superiore ai 3000 colpi al minuto. A partire dagli anni Cinquanta in cui ha fatto la sua comparsa, il principio  stato successivamente applicato ad altri calibri (vedi GAU-8).
MAC (Military Airlift Command) Comando aviotrasporti militari. Sezione dell'aeronautica americana che si occupa degli aerei da trasporto e assicura il rapido trasferimento di uomini e mezzi nelle aree critiche del mondo.
MAD (Magnetic Anomaly Detector) Rilevatore dell'anomalia magnetica. Strumento installato sugli aerei della marina addetti alla ricerca dei sommergibili. Rileva la distorsione del campo magnetico terrestre causata dalla presenza delle molte migliaia di tonnellate di acciaio che costituiscono la chiglia del sommergibile.
Mark 82 Bomba di profondit impiegata dagli Stati Uniti e da altre nazioni.  la prima della serie: la Mark 82 pesa 115 kg; la Mark 83, 450 kg; e la Mark 84, 900 kg.
MiG La sigla significa "Mikoyan e Gureyivich", un ufficio che progetta aerei a partire dalla Seconda guerra mondiale. Anche altri uffici di progettazione hanno disegnato aerei da caccia, ma la serie MiG  la pi famosa e la pi diffusa. I nomi in codice degli aerei russi sono quelli assegnati dalla Nato, perch i russi non danno ai loro velivoli nomi come "Falcon" o "Eagle". I nomi in codice degli aerei da combattimento iniziano sempre con la lettera F, quelli dei bombardieri con la B e quelli degli aerei addetti a compiti particolari con la M.
MiG-19 UTI Bimotore monoposto da combattimento costruito dopo la Guerra di Corea. Il MiG-19 Farmer  un aereo dalle caratteristiche superate che tuttavia resta ancora molto maneggevole e che riesce a rimanere in volo anche dopo essere stato gravemente colpito. "UTI"  la sigla sovietica che indica la versione biposto da addestramento.
MiG-21 "Fishbed" Monomotore monoposto da combattimento di progettazione sovietica assai diffuso tra gli alleati dei russi. Pur essendo tecnicamente superato, resta tuttora un aereo molto maneggevole e temibile nel duello ravvicinato. Installa un radar di limitate prestazioni ed  armato di missili a guida radar e a guida termica e di un cannoncino.
MiG-23 "Flogger" Monomotore monoposto diffuso anche tra gli alleati dei sovietici. Molto veloce, non si presta al combattimento ravvicinato, ma in compenso dispone di un radar molto efficiente e di missili a guida radar.
MiG-29 "Fulcrum" Nuovo bimotore sovietico da combattimento assai diffuso tra gli alleati dei russi. Pur essendo inferiore agli attuali modelli americani, la differenza non  talmente grande da non destare preoccupazioni. Installa un buon radar ed  armato di missili.
Missili guidati Tutti i razzi aria-aria hanno qualche sistema di guida che li porta sul bersaglio. I pi diffusi sono quello a infrarossi (o termico), come il sistema dell'AIM-9L Sidewinder, e quello a guida radar, come sull'AIM-7M Sparrow. Essenzialmente, i razzi a guida radar si dirigono sul bersaglio indicato loro dal radar dell'aereo che li lancia. Hanno maggiore gittata dei missili a guida termica e possono colpire il bersaglio da qualsiasi posizione. Sono anche pi complessi e pi costosi.
MLR (Main Line of Resistance) Linea principale di resistenza.
MRE (Meals Ready to Eat) Pasti pronti per il consumo. Il moderno equivalente delle note razioni "C": una serie di sacchetti di plastica pieni di alimenti liofilizzati. Anche se qualcuno dissente, in genere sono considerati un netto miglioramento rispetto ai loro predecessori.
NSP (National Security Planning) Pianificazione della sicurezza nazionale. Nuovo nome del controspionaggio sudcoreano.
OV-10D Bronco Aereo da ricognizione bimotore turboelica. Prodotto inizialmente durante la Guerra del Vietnam e impiegato come controllore avanzato del volo. Ha due uomini d'equipaggio e porta un armamento leggero.
P-3C Orion Quadrimotore turboelica, basato sull'aereo di linea Lockheed Electra. Invece dei passeggeri porta vari tipi di rilevatori, computer, e un magazzino bombe pieno di boe sonar e di siluri a ricerca automatica del bersaglio.
PC Posto di comando. Termine impiegato per designare l'ubicazione del quartier generale di un'unit dell'esercito.
PM Polizia militare.
PMP (Pontonno-Mostovoi Park) Nome di un tipo di ponte galleggiante russo.
PO Posto di osservazione.
QG Quartier generale.
RF-5A Ricognitore basato sull'F-5A Freedom Fighter. Piccolo bimotore da combattimento che, al posto delle armi di bordo, porta nella sezione prodiera una serie di apparecchiature da ripresa. La sua unica difesa  la velocit.
RIO (Radar Intercept Officer) Ufficiale per l'intercettazione radar. Nome dato dalla marina americana all'ufficiale di volo di un aereo biposto da combattimento come l'F-14 Tomcat o l'F-4 Phantom II. Mentre il pilota si occupa del volo, il RIO si occupa del complesso armamento del velivolo.
Rorsat (Radar Ocean Reconnaissance Satellite) Satellite per la ricognizione radar oceanica. Un satellite radar russo che si occupa della ricerca delle navi.  in grado di trasmettere informazioni ai quartieri generali della marina sovietica e di fornire dati di puntamento direttamente alle navi e ai sommergibili dotati di armi a lungo raggio.
RPG (Rocket-propelled Grenade) Granata con propulsione a razzo. Nome dato dai sovietici a una serie di semplici armi anticarro. La pi comune  la RPG-7, arma di corta gittata che si spara da un tubo a spalla.
RPK Nome sovietico di una mitragliatrice leggera di limitate prestazioni, soprattutto se paragonata alla M60 americana. Pesa circa 5,5 kg.
Rsfsr Repubblica socialista federativa sovietica russa. La pi estesa delle quindici repubbliche che costituiscono l'Unione Sovietica. Nella Rsfsr abita pi di met della popolazione sovietica e il suo territorio, pari a tre quarti dell'intera area, si stende dal Mar Baltico all'Oceano Pacifico, compresa l'intera Siberia.
S-60 Nome di un cannoncino antiaereo sovietico da 57 mm a doppia canna.  normalmente schierato in batterie di sei o in reggimenti di 24. Il puntamento del cannoncino avviene mediante radar.
SA-2 Guideline Vecchio missile antiaereo sovietico. "SA" significa "terraaria" ("superficie-aria").  destinato all'intercettazione di bersagli ad alta quota.
SA-7 Grail Piccolo missile, lanciato con tubo a spalla, equipaggiato di un sistema di guida termico. Una versione successiva, l'SA-14 Gremlin, ha prestazioni superiori.
SA-8 Gecko Nuovo missile antiaereo, mobile, per intercettazione a bassa e a media quota.  completamente autosufficiente: radar e missili sono montati su un veicolo anfibio a ruote.
SAN-8 Versione dell'SA-14 Gremlin impiegata dalla marina. Missile antiaereo a corto raggio, con guida a infrarossi.
Sabot (Dal francese: "zoccolo".) Proiettile anticarro usato dai carri armati. Un piccolo penetratore in lega superpesante, di tungsteno o di uranio impoverito,  fissata a un cilindro di diametro superiore, il sabot, che ha lo stesso calibro del cannoncino del carro. Dopo lo sparo, il cilindro cade subito a terra e il penetratore prosegue contro il bersaglio.
Saceur (Supreme Allied Commander in Europe) Supremo comandante alleato in Europa. Grado Nato: in genere la posizione  assegnata a un generale di corpo d'armata. In caso di conflitto, ha il comando di tutte le forze Nato dislocate in Europa.
SAM (Surface-to-air Missile) Missile terra-aria. Termine generico con cui si indicano i missili antiaerei.
SAR (Search and Rescue) Ricerca e salvataggio. L'impiego di mezzi volanti e di squadre specializzate per rintracciare e salvare l'equipaggio degli aerei abbattuti dietro le linee nemiche.
SH-2F Sea Sprite Piccolo elicottero bimotore con tre uomini d'equipaggio. Pu decollare dal ponte di una piccola nave e cercare navi nemiche e sommergibili.  in grado di portare siluri e bombe di profondit.  anche chiamato Lamps Mark I.
SH-60B Seahawk Elicottero bimotore destinato a sostituire l'SH-2F Sea Sprite. Dotato di motori molto potenti e di progredita strumentazione elettronica, il Seahawk  anche chiamato Lamps Mark III. Pu avvistare navi e sommergibili e attaccare entrambi i tipi di bersaglio.
Sigint (Signals Intelligence) Simile all'Elint, comprende sia la raccolta delle emissioni elettroniche nemiche, sia la loro successiva interpretazione.
SIN Sistema inerziale di navigazione. Questa apparecchiatura fornisce la posizione registrando i propri movimenti nelle tre dimensioni. In genere il "punto" viene mostrato su una piccola cartina geografica, sotto forma di gradi di latitudine e di longitudine. All'inizio, il SIN deve sempre essere regolato sulle coordinate del luogo di partenza.
SOP (Standard Procedures of Operation) Procedure operative standard. Istruzioni standardizzate che indicano il modo ottimale di procedere ai vari tipi di operazione, dal modo di formare un convoglio a quello di attaccare un bunker. Poich si presumono "standardizzate" per tutto l'esercito, dovrebbero permettere alle varie unit di cooperare in modo pi efficiente.
Sottomarini sovietici I sovietici non rivelano i nomi e le classi dei loro sottomarini, e di conseguenza la Nato ha assegnato a ciascuna classe una lettera dell'alfabeto fonetico radio (Alpha, Bravo, Charlie, Delta, Echo, Foxtrot, Golf, Hotel, India, Juliet, Kilo, Lima, Mike, November, Oscar, Papa, Quebec, Romeo, Sierra, Tango, Uniform, Victor, Whisky, Xray, Yankee, Zulu). Non rispecchiano la sequenza: per esempio, i sottomarini diesel-elettrici della classe Kilo sono comparsi dopo quelli della classe Tango.
SQS-56 Sonar a media frequenza installato sulle fregate americane della classe O.H. Perry. Pur essendo meno potente di altri sonar americani,  pi efficiente alle basse profondit.
SS-N-2C Styx Missile sovietico terra-terra. Con gittata di 75 km, lo Styx  stato prodotto per fornire una potente arma di offesa anche alle navi di minore stazza. Il missile  stato impiegato in vari conflitti in tutto il mondo e ha gi colato a picco varie navi da guerra e mercantili. Tuttavia si  dimostrato inefficace contro le nuove e pi sofisticate difese missilistiche.
Su-27 Flanker Nuovo bimotore sovietico monoposto da intercettazione. Ha prestazioni approssimativamente analoghe a quelle dello statunitense F-15 e porta una notevole quantit di missili a guida radar.
Su-7 Fitter Progettato dalla Sukjhoi, questo modello di trent'anni fa  un aereo d'attacco monomotore monoposto. Ha scarsa autonomia ed  in grado di trasportare carichi limitati.
T-55 Carro armato sovietico di vecchio modello, con un cannoncino da 100 mm di scarsa potenza e molti difetti di progettazione. Per esempio, le munizioni sono protette in modo inadeguato e tendono a esplodere quando il carro viene colpito.
T-62A Successore del T-55.  comparso originariamente negli anni Sessanta. Porta un cannoncino da 115 mm e il sistema di puntamento  migliorato; inoltre ha una corazza pi spessa di quella del T-55. Tuttavia, il suo equivalente americano, l'M60, gli  nettamente superiore.
T-72 Questo moderno carro armato sovietico ha un cannoncino da 125 mm e la sua corazza  stata rafforzata. Presenta ancora vari difetti, soprattutto nel sistema di puntamento e nel caricamento automatico. Tuttavia, la sua corazza  difficile da perforare, soprattutto nella parte anteriore.
TOW (Tube-launched, Optical Wire-guided Missile) Missile con tubo di lancio, guidato con cavo ottico. Grosso razzo anticarro a lunga gittata, impiegato in origine nel Vietnam dove ha dato risultati eccellenti. Da allora a oggi  stato ulteriormente migliorato ed  attualmente l'arma pesante anticarro standard dell'esercito americano. Ha gittata di 3750 m.
Tu-16 Badger F Il Tu-16  un bimotore a turbina degli anni Cinquanta. E stato impiegato nei ruoli pi svariati. Il modello "F" porta un carico di strumenti di rilevazione elettronica per registrare le trasmissioni del nemico.
Voyska PVO Nome dato dai sovietici alla loro difesa antiaerea, che  un'arma indipendente. La PVO  costituita da una serie di radar per la rilevazione avanzata, di missili terra-aria e di aerei d'intercettazione.
XO (Executive Officer) Ufficiale esecutivo. Termine con cui si definisce nella marina il primo ufficiale della nave. Si occupa della conduzione corrente della nave, mentre il comandante tiene d'occhio il quadro pi vasto.
ZS Zona smilitarizzata. Fascia avente una larghezza di quattro chilometri posta tra le due Coree: in essa non possono entrare forze militari. Mentre la Zona stessa non  militarizzata, lo sono invece, e pesantemente, le due zone che la chiudono a nord e a sud.
ZSU-23-4 Shilka Veicolo antiaereo cingolato sovietico; porta quattro cannoncini antiaerei da 23 mm. Dispone di un radar di bordo ed  considerato un pericoloso avversario.
ZU-23 Cannoncino sovietico da 23 mm a doppia canna, per impiego a terra. Ha un'efficacia limitata, ma presenta il vantaggio dell'economicit.
...
FINE.